Viaggiare o volare

Volare OO, oppure Sì, Viaggiare, ma non mi interessa scomodare Modugno nè tantomeno Lucio Battisti, ma ho usato nel titolo i verbi che fanno parte di titoli delle canzoni di tali artisti semplicemente perchè mi sembrava ovvio usare tali titoli per parlare di tali argomenti, altrimenti avrei potuto autocitare una poesia mia pubblicata nella raccolta Immagini, pubblicata nel 2015 su Kindle Direct publishing e disponibile qui intitolata, appunto “Viaggiare” e scritta dal sottoscritto intorno al 1984-1985, ma vado a memoria e chissà qual è la data esatta? che parlava di vari paesaggi di cui avevo sentito raccontare o letto e che mi sarebbe piaciuto visitare un giorno, a 30 anni di distanza confesso, o meglio ammetto, di non essere riuscito a vivere quei posti che avevo descritto nella mia poesia, non tutti almeno, qualcuno sì, fortunosamente e ringrazio il destino di averne avuto l’occasione, in 32 anni, tra il 1985 ed il 2015 ho fatto in media 2,11 voli aerei all’anno, l’11 è un risultato della media aritmetica, da vero nerd ho un elenco dei voli fatti conservato in un foglio excel, in particolare tra il 2009 ed il 20015 credo che la media sia stata più alta di 2 voli all’anno e probabilmente più vicina a 4 o 6 l’anno senza contare gli spostamenti in auto e con altri mezzi perchè in quei 6 anni che ho lavorato per SCUBAPRO, mi capitava spesso di arrivare in ufficio la mattina, specialmente tra il 2010 ed il 2013, e scoprire che avrei finito la giornata a Milano, o magari ad Antibes, o in viaggio tra un posto e l’altro, più mettiamoci qualche viaggio di lavoro in Mar Rosso, prima che la “primavera araba” del 2010-2011 rendesse sconsigliabile la frequentazione del Mar Rosso egiziano, le vacanze in Scozia e in Irlanda ogni volta che potevo, attività lavorative varie in Svizzera, Germania e Francia ed il numero di voli cresceva. Ma non siamo qui per parlare di aeroporti, anche se un post su alcune cose l’ho in mente da un pezzo e prima o poi lo scriverò. A quasi 47 anni spero di riuscire a viaggiare ancora, per lavoro o meno perchè il mondo è grande e se non tutto, mi piacerebbe vederne ancora un bel pezzo. Del resto mi manca ancora da Vedere una gran parte dell’Italia, altra cosa alla quale spero di potermi dedicare in futuro. D’altra parte sono curioso, brutta malattia e incurabile, e poi mi trovo un po’ in imbarazzo ad aver provato la pioggia inglese, il sole africano, l’aria aciutta del deserto del Nevada a Las Vegas, il caldo della Costa Azzurra, il Freddo della Baviera, il grigiore dei paesaggi Belgi e, contemporaneamente, non avere ancora visto Napoli, Le Marche, La Basilicata,l’abruzzo ed il Molise.



I Robot

Sono tra noi da tempo. solo che non li vediamo.
Già il termine “Robot” ha una certa storia: è stato usato per la prima volta dallo Scrittore ceco, nel senso di persona di nazionalità ceca, non di non vedente, che si scrive cieco, comunque.nel 1920 nel suo dramma teatrale I robot universali di Rossum, noto anche come RUR, niente a che vedere con la nota regione mineraria del Belgio che tutti ricordano per averla studiata quando a scuola, e che peraltro, si scrive “Ruhr” anni ’70 e ’80 ancora si studiava geografia, poi rimossa sic transit gloria mundi grazie alla Riforma Gelmini a pochi anni fa, 2016 credo sia la data ufficiale ed un altro pezzo di Cultura che viene sacrificato per semplificare una scuola che serve, ormai, solo a produrre ignoranti con un titolo di Studio e nessuna capacità di ragionamento indipendente.Chi ha studiato la vecchia Geografia sicuramente non rimpiangerà la Barbabietola da Zucchero che era diffusa ovunque come produzione locale, o come bene importato o esportato o quantomeno trasformato. Era un mondo diverso, internet era ancora di là da venire< Leggi tutto “I Robot”

Pennivendola sarà tua Sorella

Rispondo, in qualità di appartenente alla categoria dei Giornalisti al BisMinistro Di Maio che recentemente ha apostrofato i Giornalisti come Pennivendoli e Puttane per rinviare gli insulti allo stesso Ministro e all’eventuale, ma mi pare che sia figlio unico, sorella ribadendo che ha sbagliato, come spesso accade quando si apre bocca e gli si dà fiato senza aver prima ossigenato il cervello ad apostrofare così una categoria che fa della ricerca della verità il suo obiettivo principale, ma a volte l’ansia da politico Grillino rampante spinge a questi errori di giudizio e la luce dei riflettori della TV probabilmente ha dato alla testa di un giovinetto senza arte ne parte, assurto per la fortuna e la scaltrezza di entrare in politica in un momento propizio al ruolo di vicepremier che sta assolvendo, diciamo, pietosamente, come può ma, visto il background formativo ed educativo del Di Maio, come non si può cavare sangue da una rapa è altrettanto difficile aspettarsi posizioni da intellettuale dallo stesso Di Maio, d’altra parte l’intera compagine dei cinque stelle è fatta da persone che semrano trovarsi dove sono per caso e, quei pochi che vantano dei tioli di studio, vantano lauree all’università della Vita, o carriere accademiche abbandonate in quantità e più cambiamenti di corso di un fiume in piena, il solo Di Maio ne ha accumulati due, uno da ingegneria informatica a giurisprudenza se non conto male e, dopotutto lo scrive lo stesso Di Maio nel suo CV pubblicato sul sito del movimento cinque stelle di cui riporto un estratto: “ho frequentato per alcuni mesi la facoltà di Ingegneria informatica, passando poi a Giurisprudenza. Sono diventato presidente del Consiglio degli studenti e ho fondato l’Associazione studentesca studentigiurisprudenza.it, un’associazione indipendente attiva ancora oggi e che si occupa di tutelare i diritti degli studenti. Uno dei risultati raggiunti, e che ci rese più che orgogliosi, fu ottenere che gli studenti potessero iscriversi agli esami online, evitando ore di viaggio da tutta la Regione. Una cosa semplice e banale, che però non era mai stata fatta prima.”. Io ho fatto il giornalista solo per una decina di anni, altrettanti ne sono trascorsi da quando ho il tesserino da pubblicista, ma mai ho ottenuto benefici economici che andassero al di là della paga concordata per ciascun pezzo, E quindi ripeto: puttana sarà qualcun altro.

O tempora O Mores-lavoro al giorno d’oggi

il titolo è in latino ”che tempi, che costumi” per dare un’idea di che tipo di post sarà questo… un rant, come lo chiamano gli americani, ovvero una specie di sfogo e di lagna generale, se siete ancora qui dopo la premessa, il Lead non certo invitante, avete la mia gratitudine, che non è una malattia dei cani e andiamo a cominciare:
Il laboro, non si trova, io per esempio ne cerco uno da giugno del duemilaquindici, quando sono stato licenziato da quello che avevo, con contratto a tempo indeterminato, per giunta grazie al Jobs Act e alla Riforma Fornero, mi sono trovato a spasso e cacciato con due spiccioli, andati, in buona parte all’avvocato che mi ha assegnato il sindacato. Non è tanto questo quello di cui voglio scrivere, quanto piuttosto un atteggiamento che trovo, sempre più spesso in chi un lavoro ce l’ha, quale che sia. Nessuno è felice di lavorare per il piacere di fare qualcosa, fosse anche soltanto un lavoro ben fatto, no. Tutti lavorano per avere lo stipendio, solo che: lo stipendio è sempre troppo basso, sicuramente orde di psicologi e sociologi hanno già indagato la percezione che non abbiamo mai abbastanza rispetto a quello che vorremmo, ma sono, lo confesso, troppo pigro per andare a cercare la letteratura in materia. Ma trovo molto frequente il caso di gente che lavora e che, entrandoci in conversazione dice che non è giusto che lui lavori, mentre gli impiegati dell’amministrazione -un reparto percepito quasi sempre come popolato da nullafacenti- stanno davanti al computer mentre lui si spacca la schiena a lavorare, e questo non lo sento dai muratori, ma dai magazzinieri e anche semplicemente dagli impiegati del front office che si riferiscono agli altri, siano capi o solo impiegati di un altro reparti come, quelli che non lavorano quanto lui, se posso azzardare una interpretazione, e posso visto che questo è il mio blog e, cazzo, è mio, lo gestio Io e ci scrivo un po quello che mi viene in mente a me, anzi viene in mente a me, che me e mi non si usano in italiano corretto. Comunque l’andazzo è quello, credo che sia una manifestazione del fatto che esprimo con, durare fatica tocca solo a me, gli altri se la godono, buon per loro o, l’erba del vicino è sempre più verde, anche questi detti sono certo la manifestazione di pulsioni antropologiche simili e parenti di quelle che portano a ritenere che’ si stava meglio quando si stava peggio” e che ci sia stata una ‘non meglio definita’ ma mitica- mitica, non mitologica, come dicono in molti, ‘età dell’oro’ ormai passata, è almeno dai tempi dell’antica grecia che questo mito si perpetua, non so perchè e me lo lascio scorrere addosso nel flusso mediatico che ci bombarda costantemente, insieme ad altre doléances tiè un po di francese, giusto perchè lo so e lo voglio sbattere in faccia ai miei pochi lettori, grazie ancora se sei arrivato fino a qui, adesso la smetto che ne ho dette abbastanza.

Un immigrato fa l’elemosinainvece di chiederla… sì, è tutto vero

Pistoia, 28 novembre 2018, questa è davvero una notizia, da cui la formula con la quale ho iniziato. E’ un fatto di cui sono stato testimone diretto non più di mezz’ora fa. In negozio c’era un disgraziato sfortunato che di solito trovo in giro ad elemosinare soldi dai passanti e con il quale ho, nel tempo, fatto amicizia, lo chiameremo Pino per celare il suo vero nome. Dopo un po’ entra un Vu Cumprà che offre la sua mercanzia, gli dico non mi interessa e lui si rivolge a Pino che, improbabilmente gli chiede se ha un euro o due, e qui il fatto.
Il Vu Cumprà tira fuori qualche moneta e gliela dona. Così, con semplicità, voglio prendere questo come spunto di speranza invece che come avvio di un articolo potenzialmente tacciabile di Razzismo e come modo di guardare il mondo come un posto dove forse ci possiamo davvero aiutare tra umani invece dell’Homo Homini Lupus di Hobbes, il filosofo che predicava la guerra d tutti contro tutti.Non rinuncio tuttavia a metterci un po’ di sale in chiusura, è evidente, credo che dipende dall’etnia, il Vu Cumprà era Senegalese e quindi forse per cultura meno predatore dei Nigeriani, non ho dati per supportare questa mia che, pertanto, resta una ipotesi

Va bene essere poveri, ma così si esagera (vaccino antiinfluenzale)

Ua wro giovane, con una salute accettabile e una speranza di una vita migliore, squattrinato, come spesso, per non dire sempre, e poi? poi il tempo è passato. E con sé ha portato via la mia gioventù, il mio lavoro e la mia salute. Nel 2015 ho avuto un episodio di scompenso Cardiaco, non fatale-purtroppo ma neanche sufficiente per una pensione di invalidità, quindi, insieme alla perdita del lavoro mi ha ridotto a questa condizione di non-vita, perché che vita è quella in cui non puoi permetterti nulla, neanche una influenza e sei condannato a cominciare la giornata con delle pasticche, solo per arrivare all’ora del pranzo per ingurgitarne altre e passare le ore in mezzo a evitare i mendicanti che mi fermano per strada e mi chiedono delle monete, che non ho da dargli. Il mio medico curante ha stabilito che, vista la cardiopatia, no posso permettermi di prendere l’influenza e quindi vengo vaccinato ogni anno cosa che a parte l’istante di dolore dell’ago che buca la pelle non mi dispiace perché credo nell’idea di vaccino e ringrazio Jenner che lo ha inventato alla fine del settecento, per i dettagli c’è wikipedia con la stessa convinzione con cui provo ribrezzo di fronte ai cosiddetti ”no vax” che mettono a rischio la salute dei propri figli per seguire un fenomeno di moda, disprezzabile ne più ne meno del credere alle scie chimiche. Pensavo però che, per quanto povero potessi essere, avrei sempre potuto permettermi una influenza, il medico ha detto che non posso permettermela e quindi… mi lasco vaccinare, in spregio ai no vax e alle loro ubbie. Se chi legge è un antivaccinista che dire se non sospirare e pensare che c’è chi ha problemi più grossi dei miei? Vaccini sì, ora e sempre, forza vaccino. A proposito i vaccini si chiamano così perché il primo, quello inventato da Jenner fu appunto un vaccino usato per prevenire l’insorgenza dello smallpox o Vaiolo delle Vacche, Variolae Vaccinae, quindi ad essere rigorosi filologi, forse invece che vaccini andrebbero chiamati mucchini, almeno dai sensibili e politically correct, quei pusillanimi nella mia opinione che non chiamano le cose con il loro nome, cioè quelli che non accettano che le cose si chiamino con il loro nome, per cui un disoccupato va chiamato privo di lavoro, un cieco ipovedente o, al massimo, privo di vista e tanti altri salamelecchi linguistici che impediscono di chiamare un negro, negro e si rifugiano in cose tipo, di colore, diversamente bianco o ai vari operatore ecologico al posto di netturbino ecc. ecc.

Non sono uno scrittore o forse sì

O, meglio, non so neanche se posso dire che non lo sono, perchè per poterlo affermare avrei bisogno di poter definire e misurare con precisione cosa sia uno scrittore. E questo non so farlo. Non sono abbastanza famoso da essere pubblicabile, mentre lo sono adesempio tutti i partecipanti al grande fratello e i vari VIP Televisivi. Se uno è scrittoreperchè qualcosa di suo è stato pubblicato, invece, le cose cambiano: se il parametro è la pubblicazione allora lo sono eccome. Nel 1982 è stata pubblicata una raccolta di mie poesie come premio di un concorso. Pochi anni fa l’ho ripubblicata su amazon., chi volesse la troverebbe qui:
Immagini
Ho pubblicato anche una traduzione in italiano, l’unica per quanto ne so, degli atti di una conferenza della Undersea Medical Society, che si trova qui, le leggi di Murphy applicate alla subacquea, e l’unica traduzione italiana delle vicende di Little Big Horn, l’ultima battaglia del Generale Custer, qui ed una medicina per i genitori in panico perchè il figlio o la figlia partono per una vacanza studio all’estero, qui. Quindi oltre che giornalista mi definisco anche Scrittore… come sempre, chi trova la cosa fastidiosa o disdicevole, invece di schiumare di rabbia, vada altrove… Internet è sterminata, Andersen i miei libri su Kindle sono tutti qui

eggi di Murphy applicate alla subacqua

Le Cosiddette Leggi di Murphy sono note tra nerd e geek e, forse, tra gli studenti di ingegneriama il capolavoro di Arthur Bloc del 1977 rimane sconosciuto ai più, in quanto l’originaleè stato pubblicato in inglese lingua verso la quale gli italiani provano un’avversione che non mi so spiegare al di là di un rifiuto di tipo scolastico e che forse va cercata in nostalgie nazional-popolari dei tempi del ventennio. In ogni caso, nel 2004 mi dilettai a rielaborare le leggi di murphy originali ed adattarle all’ambiente della subacquea che, allora, era il mio ambiente, Le pubblicai sul newsgroup italia.hobby.scuba, oggi forse rimasto in piccola parte su google groups e, ovviamente, ma questo si sa solo in seguito, furono riprese e qualcuno le diffuse come sue… recriinai, ma non servì a niente. Ora,a ndici anni da allora, le ho riviste e pubblicate io stesso su amazon, grazie al sistema Kindle Direct Publishing. Le offro gratis fino al 30 novembre, le trovate qui

Narcosi da Azoto

Narcosi da Azoto

La narcosi da Azoto o Ebbrezza da profondità come la etichettò Cousteau, è nota fin da quando la tecnologia ha permesso all’uomo di scendere attorno e oltre a 30 metri di profondità (100 piedi per gli amanti delle misure anglosassoni), per la subacquea professionale, che ci si è confrontata spesso e duramente non è un gran problema, per dirla con le parole del dott. Bill Hamilton è “sabbia a lato della strada, ovvero un pericolo ben noto quanto facile da evitare. La narcosi è un fatto assodato da più di un secolo, anzi ormai andiamo verso il duecentesimo, dei primi cenni ad essa nella letteratura scientifica. Nel 1835 lo scienziato francese T. Junot riportava segni di alterazione mentale nelle persone che respiravano gas compressi, nello specifico, aria. Junod segnalava che le funzioni cerebrali in queste condizioni venivano attivate, l’immaginazione si fa più vivace, i pensieri sono particolarmwnte affascinanti e, in alcune persone, sono presenti alcuni sintomi analoghi a quelli della intossicazione alcolica”.
the functions of the brain are activated, imagination is lively, thoughts have a peculiar charm and, in some persons, symptoms of intoxication are present.” Qualche anno dopo, nel 1878 sull’argomento narcosi intervenne anche Paul Bert, sì proprio quello della sindrome omonima (tossicità dell’ossigeno a breve termine), che riferì di altri effetti narcotici dell’aria compressa, effetti simili furono riscontrati poco dopo anche da Hill, Greenwood e McLeod all’inizio del secolo successivo, 1903 e 1906 che confermarono le stesse esperienze nei loro studi condotti sugli operai dei cassoni con la prima indicazione di una quota specifica, pari a 46 metri. Dopo una pausa di qualche anno, dovuta alla Ia guerra mondiale, si arriva al 1930 quando prima Damant e poi, nel 1932 Hill e Philis confermano di aver osservato dei rallentamenti dei processi cerebrali nelle immersioni ad ariacompressa, Damant riferisce un altro segno importante ovvero l’effetto della ppN2 elevata sulla memoria, infatti viene riferito per la prima volta che le vittime di un episodio di narcosi non lo ricordano in seguito, quindi ecco il primo esempio di amnesia, confermata dai lavori di Hill ePhilips del 932 che rilevano anche un rallentamento dei processi cerebrali prima che scoppi di nuovo la Guerra ecco che si individua il colpevole nell’azoto, ad opera di Albert Behnke, al quale fra l’altro si deve l’uso dell’ossigeno per il trattamento delle MDD e l’invenzione della decompressione continua. Ovvero effettuata senza soste ma solo dosando gradualmente la riduzione di pressione ambiente fino a tornare alla pressione atmosferica della superficie. Hills, Philips e Damant studiarono operai cassonisti a profondità elevate, tra i 46 e i 91 metri.
La fine dell’800 e gli inizi del 20° secolo furono un periodo fulgido per le ricerche sulla narcosi in quanto si tendeva a sperimentare in modo più aggressivo ed il campo era aperto a indagini in varie direzioni aiutate certo da un clima di elevata attenzione alla ricerca scientifica ed al rapido progresso tecnologico, combinati sfortunatamente alla ricerca bellica che purtroppo di lì a pochi anni avrebbe conquistato le scene con le due guerre mondiali.. Nello spazio di mezzo secolo fu chiarito che gli effetti narcotic si avvertivano a partire da 20 metri e che i test matematici erano un metodo eccellente per valutarli e misurarli in modo obiettivo come imponeva la tradizione scientifica vittoriana.

Dicevamo che il pericolo è noto ormai da tempo ed è anche semplice da evitare: essenzialmente due sono le strategie per evitarne gli effetti: una è non scendere alle profondità alle quali la narcosi si fa sentire, l’altra è farlo usando miscele contenenti gas meno narcotici dell’azoto, uno di questi gas?l’elio risponderanno i lettori più pronti, ai quali devo dire, bravi, avete indovinato e, spingendo avanti la linea di ragionamento, ecco che si scopre come il trimix sia nato proprio dall’uso di elio come gas inerte al posto dell’azoto nelle miscele respiratorie proprio perchè si era rivelato essere un narcotico meno potente, pur avendo anch’esso dei problemi operativi. Però più facili da affrontare rispetto alla narcosi. Spesso per introdurre il problema si fa l’esempio dell’ebbrezza da alcool come esempio di “narcosi”, infatti il parallelo tra ebbrezza da profondità e ebbrezza da alcool è veramente valido ed è un esempio banale quanto efficace. come l’azoto, in quanto gas, segue le “leggi dei gas, gli scienziati che si occupavano di narcosi pensarono che anche per l’alcool si potessero definire dei grafici e delle leggi che aiutassero a comprendere la potenza narcotica. Così è nata la cosiddetta “legge di Martini”, dal nome del drink preferito da 007, agitato, non shakerato mi raccomando., infatti la “legge” di Martini, ripeto è riferita al cocktail, non esiste alcuno studioso di nome Martini che le ha dato il nome recita: “15 metri di profondità, respirando aria, equivalgono ad un Martini secco (martini dry) a stomaco vuoto” il che vale a dire che una volta raggiunti i fatidici 30 metri ci si dovebbe sentire ebbri come se si fossero bevuti due martini dry a stomaco vuoto, il che in effetti può ingenerare una “narcosi” considerevole, peralttro la “legge” di Martini viene spesso illustrata da un grafico chenon è lineare nel suo andamento, bensì la curva che si dipana su un normale campo ascisse e ordinate ha un andamento sigmoidale, come la curva di saturazione dell’emoglobina per citare una delle funzioni sigmoidali più note, la somiglianza non finisce qui ma, come per ogni altra funzione sigmoidea, anche gli effetti non ono lineari ma, invece, cambiano in modo drammatico a seconda di come ci si sposta lungo la curva, questo nel caso della narcosi si traduce nel fatto che anche gli effetti narcotici possono variare in modo repentino e inatteso, il che significa che abbiamo a che fare con un fenomeno impossibile da prevedere e prevenire. Questo ad esempio spiega come sia possibile che un subacqueo in narcosi possa improvvisamente passare da uno stato di leggera eccitazione mentale al black out, che può avere conseguenze immaginabili come molto serie.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ac/Logistic-curve.png
Ripassiamo un pochino di chimica, che in questo caso fa comodo. L’Aria atmosferica ha la composizione seguente: Ossigeno per circa il 21%, insieme ad un 79% di Azoto e tracce di altri gas che compongono il rimanente (circa 1%), questo ci permette di capire perchè il gonfiaggio delle gomme dell’auto con azoto, tanto in voga negli ultimi anni, sia soltanto un modo escogitato furbamente dai gommisti per spillare qualche soldo in più all’automobilista ignorante che non si accorge di quanto sia improbabile che sostituire la piccola percentuale di ossigeno con azoto abbia i mirabolanti effetti vantati, dai gommisti, sulla durata degli pneumatici rispetto all’uso di aria normale, e questo a dispetto di un’altra legge che è il momento di citare ovvero la “Legge di Dalton, questa è una legge fisica reale e dimostrata e che dice che in una miscela di gas, ogni gas si comporta indipendentemente, in base alla propria pressione parziale o, meglio quando due o più gas vengono mescolati in unico recipiente, senza che tra essi avvenga alcuna reazione chimica, la pressione totale esercitata dalla miscela gassosa è uguale alla somma delle pressioni parziali esercitate dai singoli componenti. In altri termini: Ptot=P1+P2+P3+Pn Dalton, scienziato inglese nato nel 1766 non sapeva che la sua legge sarebbe stata usata oltre duecento anni dopo, nella subacquea, attività sportiva che era ancora molto di là da venire, come sa chiunque abbia un brevetto nitrox, la legge di Dalton serve molto nei calcoli delle miscele e delle pressioni parziali.

La narcosi, quantomeno e pur rimanendo pericolosa per la sua possibile comparsa quantomeno ha sintomi chiari, pur rimanendo estremamente variabile nel modo di manifestarsi da persona a persona, Eccone un elenco:

    euforia
    ebbrezza
    “testa leggera”
    coordinazione neuromuscolare impedita
    udito più sensibile o allucinazioni uditive
    rallentamento dei processi mentali superiori
    ridotta capacità di problem solving
    perdita o disturbi della STM
    percezione temporale alterata
    sonnolenza
    eccessiva fiducia
    impedimento nei lavori di precisione
    movimenti esagerati
    intorpidimento e formicolio delle labbra, del volto e dei piedi
    stupore

Segni e Sintomi della narcosi

Un testo fondamentale è il resoconto della conferenza di Catalina USA del 1985, che ho tradotto e Pubblicato qui: https://www.amazon.it/dp/B01N6FCYDN

Come ci si riduce

Il Titolo potrebbe far pensare che la mia domanda abbia una risposta, e invece no? mi rendo conto che credere di essere intellettuali e poi citare Max Pezzali possa essere un ossimoro o contraddizione in termini, seguite il blog e troverete vari esempi di figure retoriche, come l’anacoluto, piccolo anatide dal piumaggio rosso e blu, perché rosso e blu? perchè stamani mi gira così, nessun richiamo al genova, saranno le origini montecatinesi da tifoso rosso-blu e i montecatinesi che vivono a pistoia, due città separate da una aspra rivalità cestistica accesa fino agli anni novanta e poi scomparsa insieme alle velleità cestistiche, nel senso di pallacanestro di montecatini, con la sparizione della panapesca, già Lotus e oggi rinata come Agricola Gloria, per quel vezzo italico di abbinare in modo inscindibile, il nome delle squadre da quello degli sponsor che sponsorizzano, e che altro dovrebbe fare uno sponsor? le loro maglie. Comunque, prima o poi sugli esuli montecatinesi che da ” chi non salta è un pistoiese, diventano a loro volta pistoiesi, ci tornerò forse, quando i miei neuroni si scontreranno di nuovo, cioè quando e, se, mi tornerà in mente, appunto, appunto, o simili, ma è dal secolo scorso che non seguo più il basket. Il chè mi ricorda quando due miei amici, da giovani, erano per loro i tempi delle elementati, per me delle medie, giocavano a basket e si raccontavano una simil telecronaca ed inventarono “il grande pallacanestrista” sul calco del ‘ il grande bomber del calcio’ che avevano sentito in qualche radiocronaca. Ma questi sono ricordi che ogni tanto affiorano e io lo trascrivo qui, solo perchè questo mio scrivere, non compulsivo, ma frequente e del tutto inutile ai fini del lavoro o del guadagno, credo che mi serva non -come dice guccini per mantenermi vivo, quanto piuttosto credo che mi aiuti a mantenere un minimo di sanità mentale, sempre più minacciata dal mondo disintermediato nel quale stiamo vivendo tutti, assediati dal bisogno di apparire bene sui social e, cosa volevo scrivere? e chi se lo ricorda, sarà senilità incipiente, boh, ormai più che ‘ ai posteri l’ardua sentenza, bisogna dire ‘ ai poster’ nel senso di coloro i quali postano sui social, appunto. Fuori di battuta, l’anacoluto è definito, da wikipedia come ”Costrutto sintattico per cui il primo elemento appare, rispetto ai successivi, insieme campato in aria e messo in rilievo: io, purtroppo, mi sembra che non ci sia nulla da fare; Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro (Manzoni).” toh, miracolo punto esclamativo, ho citato manzoni e max pezzali insieme in uno stesso testo, bohn ormai è fatta e sic transit gloria mundi ormai chiudo tornando al punto del titolo: come ci si riduce? se mi avete letto fin qui, evidentemente ci si riduce male ma come si dipani questa discesa in basso, anche perchè la discesa verso l’alto è semanticamente impossibile, per non dire fisicamente ardua. Concludo questo che più che un post è stato uno stream of consciousness, e così ho fatto tris, citando anche Joyce l’Ulisse per la precisione, insieme con Manzoni e Max Pezzali., Max Pezzali di cui volevo citare la strofa ”io di risposte non ne ho, di domande, ne ho quante ne vuoi, della canzone ”ci sono anche io”risalente ancora al periodo degli 883 e precisamente al 2002, per quelli ai quali che “quelli che” non si può sentire e mi dà fastidio sentirlo, piace sapere le date, cosa che peraltro è auspicabile, non per puro nozionismo, ma perchè consentono di orientarsi nel tempo e sapere, ad esempio, quando un evento è accaduto in rapporto ad un altro. E so di essere anormale nel tenere a queste cose, visto che oggi conta solo il flusso