Borda, ci risiamo…

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…a parlare di immigrati. La mia è una riflessione che suonerà trita e ritrita e che non vuole in alcun modo essere, o suonare razzista, tuttavia il tema è a rischio di subire accuse di razzismo in ogni caso, io sono stanco, per molte varie ragioni che, allo stato, cioè hic et nunc, non ci interessano, ne prendo atto e, invece di avvitarmi nei perchè e nei per come, continuo nell’argomento principale. ne ho già scritto in altre occasioni sul vecchio blog, nel corso del 2017 e del 2018. L’argomento si presta ad essere strumentalizzato da chi vuole ergersi a paladino degli immigrati e, quindi, taccerà tutti gli altri, me compreso ,di razzismo, quella  di essere razzista è un’accusa che, per quanto falsa e infondata, posso sopportare, quello che non sopporto più è il non avere più la libertà di passeggiare per le strade del mio Paese, l’Italia e della mia città Pistoia, con qualche moneta in tasca perchè vengo immediatamente fatto oggetto di richiesta dagli immigrati nullafacenti che passano la giornata ad accattare, insieme a vari italiani che, per ragioni le più diverse, voglio soldi non loro per fare non so cosa. L’accattonaggio non è reato e, quindi, non si possono perseguire per il fatto di chiedere, e, il dare, dovrebbe essere stabilito da ciascuno in base alle sue possibilità e inclinazioni. Invece siamo in una situazione che è il risultato dell’accoglienza “senza se e senza ma” propalata da una certa parte politica e supportata da una parte della chiesa cattolica che ha scelto di interpretare così le sacre scritture: dovete condividere tutto con gli altri, la proprietà è peccato e dovete spogliarvi dei vostri bene per aiutare gli altri. un obiettivo certo lodevole anche se non più in voga dai tempi di san francesco (circa 1200 se ricodo bene) e comunque non più attuale nella società odierna che, invece, si è mossa lungo l’asse altruismo-egoismo, attestandosi salsamente in prossimità di quest’ultimo valore, anche perchè nella società odierna, la cosiddetta “società dell’immagine” (come l’ha definita J sinclair) in cui conta solo ‘apparire e quindi ‘avere ben più dell’essere

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