O tempora O Mores-lavoro al giorno d’oggi

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il titolo è in latino ”che tempi, che costumi” per dare un’idea di che tipo di post sarà questo… un rant, come lo chiamano gli americani, ovvero una specie di sfogo e di lagna generale, se siete ancora qui dopo la premessa, il Lead non certo invitante, avete la mia gratitudine, che non è una malattia dei cani e andiamo a cominciare:
Il laboro, non si trova, io per esempio ne cerco uno da giugno del duemilaquindici, quando sono stato licenziato da quello che avevo, con contratto a tempo indeterminato, per giunta grazie al Jobs Act e alla Riforma Fornero, mi sono trovato a spasso e cacciato con due spiccioli, andati, in buona parte all’avvocato che mi ha assegnato il sindacato. Non è tanto questo quello di cui voglio scrivere, quanto piuttosto un atteggiamento che trovo, sempre più spesso in chi un lavoro ce l’ha, quale che sia. Nessuno è felice di lavorare per il piacere di fare qualcosa, fosse anche soltanto un lavoro ben fatto, no. Tutti lavorano per avere lo stipendio, solo che: lo stipendio è sempre troppo basso, sicuramente orde di psicologi e sociologi hanno già indagato la percezione che non abbiamo mai abbastanza rispetto a quello che vorremmo, ma sono, lo confesso, troppo pigro per andare a cercare la letteratura in materia. Ma trovo molto frequente il caso di gente che lavora e che, entrandoci in conversazione dice che non è giusto che lui lavori, mentre gli impiegati dell’amministrazione -un reparto percepito quasi sempre come popolato da nullafacenti- stanno davanti al computer mentre lui si spacca la schiena a lavorare, e questo non lo sento dai muratori, ma dai magazzinieri e anche semplicemente dagli impiegati del front office che si riferiscono agli altri, siano capi o solo impiegati di un altro reparti come, quelli che non lavorano quanto lui, se posso azzardare una interpretazione, e posso visto che questo è il mio blog e, cazzo, è mio, lo gestio Io e ci scrivo un po quello che mi viene in mente a me, anzi viene in mente a me, che me e mi non si usano in italiano corretto. Comunque l’andazzo è quello, credo che sia una manifestazione del fatto che esprimo con, durare fatica tocca solo a me, gli altri se la godono, buon per loro o, l’erba del vicino è sempre più verde, anche questi detti sono certo la manifestazione di pulsioni antropologiche simili e parenti di quelle che portano a ritenere che’ si stava meglio quando si stava peggio” e che ci sia stata una ‘non meglio definita’ ma mitica- mitica, non mitologica, come dicono in molti, ‘età dell’oro’ ormai passata, è almeno dai tempi dell’antica grecia che questo mito si perpetua, non so perchè e me lo lascio scorrere addosso nel flusso mediatico che ci bombarda costantemente, insieme ad altre doléances tiè un po di francese, giusto perchè lo so e lo voglio sbattere in faccia ai miei pochi lettori, grazie ancora se sei arrivato fino a qui, adesso la smetto che ne ho dette abbastanza.

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