La lettura, poco praticata

Questo Testo, che ho scritto come parte della Mia Tesi di Laurea in media e Giornalismo è una riflessione, con dati Istat a supporto, sulla situazione della Lettura in ItaliaLa situazione attuale, che tratterò nelle prossime pagine, Penso si possa in larga pare attribuire al livello di grave ignoranza attualmente riscontrabile nella audience dei media mainstream ovvero nella popolazione, non solo in quella italiana, anche se i dati che verranno presentati faranno spesso riferimento all’Italia. 1 Il calo generalizzato della cultura di massa, che ha portato fino ad un livello così basso da venire in, parte, sfruttato NCHE dagli stessi media mainstream, CHE NE APPROFITTANO PER LIVELLARE, IN BASSO, LA QUALITà DELLA LORO OFFERTA CULTURALE IN GENERE, CONTANDO SUL FATTO Che una audience di ignoranti non metterà in dubbio la qualità e neppure se ne renderà conto e che viene certamente messo in evidenza dall’uso che viene fatto dei social media e che informa anche i risultati di questo uso dei social media, principalmente Facebook, in quanto i è attualmente il social network con cui tutti hanno più familiarità, forse grazie, e a causa della, sua ampia diffusione, ma senza escludere Twitter, Instagram, YouTube e ogni altra forma di user Generated Content, quindi comprendendo anche i commenti nei blog o i commenti ai video di youtube, ma anche tutte le altre forme di discussione più o meno pubblica: da chi ascolta un dibattito politico, a chi fa semplicemente chiacchiere da bar. Oltre alla bassa scolarizzazione, penso che sia opportuno anche tenere conto del cosiddetto Analfabetismo funzionale che, secondo i dati istat e quelli dell’indagine IPSOS MORI, affligge oltre un terzo della popolazione italiana Nel nostro Paese, inoltre, l’analfabetismo funzionale va di pari passo con una particolarmente scarsa abitudine alla lettura, anche se per questo dato pare che sia in corso una promettente inversione di tendenza. Tuttavia si scopre che troppo spesso quei pochi lettori che ci sono sono lettori deboli (cioè persone che leggono meno di un libro al mese) e sempre Secondo i dati Istat ( si stima che“Nel 2015 si il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni (vedasi Figura 1 per la distribuzione delle fasce d’età e l’andamento negli scorsi anni,) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011. Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire di nuovo; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni. La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente. I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno. L’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi. Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.3.1 nella media dei 24 paesi partecipanti e il 22.6% in Giappone, il paese in testa alla classifica. Inoltre, solo il 26.4% raggiunge il livello 3 di competenza linguistica‚” Secondo me questo chiarisce il perchè i contenuti generati sui social media siano, quando si tralasciano i selfie e le fotografie di qualità altrettanto scadente, siano caratterizzati da un”espressione scritta con grammatica e ortografia, a dir poco, traballanti; Per non parlare dei dei contenuti scritti in lingue straniere, praticamente sconosciute all’atto pratico, e che costituiscono una parte rilevante del Web; nonostante il vezzo italiano di vantarne comunque una conoscenza, seppur minima, con risultati che vanno dal sembrare il Pieraccioni de ‚”Il Ciclone‚” (1996),secondo cui per parlare spagnolo basta aggiungere una ‚”S‚” alla fine delle parole,  all’uso dell’inglese da parte dei nostri Esponenti Politici (Spesso usato come bersaglio dalla Satira in quanto produce effetti più comici che comunicativi proprio a livello di significato, tralasciando quindi la pronuncia approssimativa che imita più i suoni che il parlare di un parlante reale della lingua in cui si sta cercando di esprimersi.). Considerando la lingua conosciuta meglio, il 7,6% degli intervistati che parlano almeno una lingua straniera ritiene di avere un livello di competenza ottimo, il 24,3% un livello buono, il 37,7% ritiene di avere un livello di competenza s)ufficiente e il 30,4% scarso (dati da leggere ricordando l‚’effetto Dunning Kruger di cui parlo appunto nel post appena linkato). Sommando coloro che ritengono di avere un livello di competenza buono o ottimo, , si nota che tale quota è più elevata tra le donne (34%) rispetto agli uomini (29,9%) e tra i giovani di 25-34 anni (34,1%) (cfr. Tavola 11). Che Sono Forti le differenze legate al titolo di studio: tra i laureati la quota di coloro che ritengono di avere un livello di competenza buono o ottimo è del 58,3% rispetto al 33,2% dei diplomati e al 22,8% delle persone con licenza media. Le persone intervistate dichiarano, dunque, un livello di conoscenza delle lingue straniere abbastanza modesto. Per l‚’inglese il livello di conoscenza è scarso per più del 30% degli intervistati. La quota di persone che dichiarano una conoscenza ottima dell‚’inglese è ristretta, il 5,7%, mentre il 23,6% dichiara un buonlivello di conoscenza.

Effetto Dunning Krueger

L’effetto Dunning-Kruger si chiama così dal nome degli Autori che, in uno studio del 1999 descrissero Questa distorsione cognitiva, da loro attribuita all‚’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori.[Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un‚’affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della¬fiducia in sé stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger, della¬ Cornell University, hanno tratto la conclusione che: ¬´l’”errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”). Si viene così a formare un circolo vizioso nel quale persone disinformate producono ulteriore informazione, o forse dovrei dire ‚”ulteriore disinformazione‚” che poi viene consumata da altri soggetti simili per crearne ancora, riavviando così il circolo e, in un certo senso aggravando la situazione.

In particolare è preoccupante il calo generalizzato della cultura di massa che, forse, andrebbe considerata estinta o, forse neppure mai esistita, così¨ come la ‚Mitica “saggezza ‚delle folle‚”(più nota nell‚’espressione anglosassone ‚”wisdom of the crowds‚”(J Surowieki2004 1 pag 57-85, libro non recente ma tuttora attuale come trattazione.)

1
 J James Surowiecki The Wisdom of the Crowds (Anchor Books New York 2005

Riflessioni a distanza di 10 anni, o, semplicemente, 10 anni dopo

Sono passati dieci anni da quando ho scritto la prima versione di questo post, pubblicato la prima volta il 17 novembre del 2008, 10 anni fa, non esattamente, più 10 anni ed una settimana fa, ma credo che “10 anni dpo”, per ricopiare il titolo di “Dumas Vent’anni dopo” (1845) che rappresenta la parte centrale della storia dei tre moschettieri: Athos, Portos, Aramis e il più celebre, d’Artagnan.

 

Poco meno di un anno fa, il 28 novembre 2007 avevo scritto a proposito di Facebook e di come fosse poco usato dai giovani italiani. Quasi un anno dopo siamo in piena fase di boom di questo Social Network che ha avuto una crescita esplosiva in Europa negli ultimi 12 mesi e anche in Italia (con un numero di utenti nell’ordine di grandezza di 1,5 milioni). esplosiva in Europa negli ultimi 12 mesi e anche in Italia (con un numero di utenti nell’ordine di grandezza di 1,5 milioni, oggi 2018 sono diventati circa 40 milioni, circa il 60% della popolazione, prendendo il totale a 60 milioni in attesa del ricalcolo della “popolazione legale” che si aspetta per il 2021 al termine del primo giro del Censimento Permanente). Insomma più della metà degli italiani è iscritto a Facebook. che, nel corso di questi 10 anni, ha raggiunto e superato i 2,2 miliardi di utenti, analogamente pari a circa il 30% della popolazione mondiale, attualmente estimata a circa 7,6 miliardi di persone. (fonte Wikipedia) dopo aver raggiunto i 7 miliardi ad ottobre di sette ani fa, nel 2011.

A livello globale ha superato i 100 milioni di utenti ad agosto e sta crescendo non solo tra i giovani ma anche nella fascia di età che va da 30 a 45 anni, un segmento demografico che tra luglio e settembre è cresciuto di circa il 40%. C’è da dire che questo picco di crescita è spiegato dal fatto che questa fascia di persone era poco presente su Facebook. Ma è interessante vedere che viene adottato da persone dai 13 ai 60 anni e oltre.I media tradizionali detti anche media mainstream, al solito, hanno visto l’aspetto allarmistico di questo boom, arrivando a suggerire che chiunque usi un social network sia, essenzialmente, un disadattato (per una disamina della vicenda suggerisco la lettura di un libro come Far Web di Matteo Bianchi che può aiutare a chiarire certe dinamiche.

Va anche detto,  però, che la grancassa mediatica ha anche aiutato Facebook portandolo all’attenzione di molti che non ne avevano mai sentito parlare in precedenza. Ed infatti è proprio attorno al 2007 e 2008 che si è avuta una prima fase di ampia diffusione dei Social Network in Italia, fase poi cavalcata un po’ da tutti e che ha dato il via alla successiva moda in arrivo dagli USA, quella degli influencer, che ci ha regalato tanti VIP che di VI Very Important hanno poco o nulla, ma sono famosi, e tanto basta a farli diventare, per dirne una, Scrittori di Successo, pur in un Paese dove si legge sempre poco

 

In USA intanto c’è chi ha iniziato a parlare di perdita di interesse verso questa piattaforma, dato che lì la crescita del numero di utenti è rallentata fino ad appiattirsi o a calare (fino al 7%) rispetto ai mesi precedenti. Però considerando che la creatura di Mark Zuckerberg aveva continuato a crescere per molti mesi di seguito si tratta più probabilmente del semplice fatto che il mercato è saturo e quindi il ritmo delle nuove iscrizioni deve inevitabilmente rallentare.

 

Io mi sto trovando ad usarlo molto, una volta presaci la mano diviene semplice da usare (al contrario delle prime impressioni che lo fanno sembrare una piattaforma incomprensibile) e ritrovarci amici attuali e conoscenti dei tempi andati è interessante e fa appello al piacere, che tutti negano ma tutti allo stesso tempo provano, di farsi gli affari degli altri. Il punto che proponevo nel post di un anno fa però mi sembra che venga confermato da Facebook: i giovani lo usano ma la produzione di contenuti, per la natura stessa della piattaforma, è limitata: si aggiungono foto e si linka tanto materiale da altre fonti (Youtube, Flickr e via dicendo), oppure si spammano gli amici con inviti a gruppi e applicazioni. Ma di creazione di contenuti originali non se ne trova (ripeto, nella piena logica di tale piattaforma che in parte sta tendendo a Myspacizzari) e la blogosfera continua a essere piena di blog anch’essi myspacizzati: qualche foto o immagine presa altrove, copia-incolla di testi di canzoni e poesie altrui ma pochissima produzione originale.

 

Forse c’è da rassegnarsi al fatto che al mondo di “autori” ce ne sono pochi, come confermato anche da questa analisi di Forrester Research.

 

George Bush Senior è morto

il luogo comune vorrebbe che aggiungessi “pace all’anima sua” ma credo che sia un augurio poco proponibile visto quanto odio si è attirato negli anni, rpima per la Guerra del Golfo e poi per aver dato i Natali a George Walker Bush, uno dei Presidenti degli Stati Uniti più Contestati dalle Sinistre Nostrane, prima di Donald Trump attuale Presidente e altrettanto attuale Spauracchio o Uomo ùNero degli Antiamericani d’Italia che, pur non essendo un partito Politico Ufficiale sono tanti, almeno quanto gli AntiSalviniani ma, secondo me, con minor Titolo, infatti, se qualcuno può Non apprezzare Matteo Salvini, attuale Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno, ed ha titolo a protestare civilmente contro di Lui, come peraltro previsto dalla Costituzione della Repubblica con La Libertà di Opinione e di manifestazione del Pensiero, Articolo 21, Trovo quantomeno assurdo il voler imporre ad un Altro Popolo, nella fattispecie quello Americano il proprio punto di vista perchè non ci Piace Donald Trump. E’ stato eletto con modalità  Democratiche, fatevene una Ragione. Così come furono costretti a Farsene Una i vari Occhetto e D’Alema nel 2000 alla Rielezione di Bush Figlio, George Walker Bush, 43′ Presidente degli stati uniti e predecessore di Barack Obama.ne le contestatissime Elezioni in Florida del novembre 2000, con i voti ricontati ancora e ancora. L’analisi però è Banale: cosa dà più Visibilità. sui social e sui Media: prendersela con il Proprio Governo o Offendere e Bruciare Bandiere di un altro Paese (L’America, magari scritto “Ameirka” perchè fa più Figo?) Ed avete lì la spiegazione del perchè tanti politichetti nostrani fanno bandiera del loro antiamericanismo, con o senza K fate voi, le stesse ragioni che li spingono a farsi portbandiera di altre cause assurde, come il movimento NoTAV, l’essere contro tutto e tutti e l’essere affetti dalla sindrome BANANA di cui ho parlato qui. Concludo dicendo che la Natura ed il tempo hanno fatto il loro Corso e Bush Padre è passato dove sono i più alla non tenerissima età di 94 anni, dei quali oltre 50 passati da Miliardario, non u modo terribile non credete? Io rimango dell’Idea che compiuta la Sua Vita, possa riposare in Pace, anche se penso che una volta morti finisca tutto, e debba finire anche l’odio, la demonificazione e la damnatio memoriae, se non altro perchè inutili a giochi finiti o, per dirla con Amleto The Rest is Silence, che non ha bisogno di Traduzioni, spero almeno ma comunque la metto, significa “il resto è Silenzio”