Riflessioni a distanza di 10 anni, o, semplicemente, 10 anni dopo

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Sono passati dieci anni da quando ho scritto la prima versione di questo post, pubblicato la prima volta il 17 novembre del 2008, 10 anni fa, non esattamente, più 10 anni ed una settimana fa, ma credo che “10 anni dpo”, per ricopiare il titolo di “Dumas Vent’anni dopo” (1845) che rappresenta la parte centrale della storia dei tre moschettieri: Athos, Portos, Aramis e il più celebre, d’Artagnan.

 

Poco meno di un anno fa, il 28 novembre 2007 avevo scritto a proposito di Facebook e di come fosse poco usato dai giovani italiani. Quasi un anno dopo siamo in piena fase di boom di questo Social Network che ha avuto una crescita esplosiva in Europa negli ultimi 12 mesi e anche in Italia (con un numero di utenti nell’ordine di grandezza di 1,5 milioni). esplosiva in Europa negli ultimi 12 mesi e anche in Italia (con un numero di utenti nell’ordine di grandezza di 1,5 milioni, oggi 2018 sono diventati circa 40 milioni, circa il 60% della popolazione, prendendo il totale a 60 milioni in attesa del ricalcolo della “popolazione legale” che si aspetta per il 2021 al termine del primo giro del Censimento Permanente). Insomma più della metà degli italiani è iscritto a Facebook. che, nel corso di questi 10 anni, ha raggiunto e superato i 2,2 miliardi di utenti, analogamente pari a circa il 30% della popolazione mondiale, attualmente estimata a circa 7,6 miliardi di persone. (fonte Wikipedia) dopo aver raggiunto i 7 miliardi ad ottobre di sette ani fa, nel 2011.

A livello globale ha superato i 100 milioni di utenti ad agosto e sta crescendo non solo tra i giovani ma anche nella fascia di età che va da 30 a 45 anni, un segmento demografico che tra luglio e settembre è cresciuto di circa il 40%. C’è da dire che questo picco di crescita è spiegato dal fatto che questa fascia di persone era poco presente su Facebook. Ma è interessante vedere che viene adottato da persone dai 13 ai 60 anni e oltre.I media tradizionali detti anche media mainstream, al solito, hanno visto l’aspetto allarmistico di questo boom, arrivando a suggerire che chiunque usi un social network sia, essenzialmente, un disadattato (per una disamina della vicenda suggerisco la lettura di un libro come Far Web di Matteo Bianchi che può aiutare a chiarire certe dinamiche.

Va anche detto,  però, che la grancassa mediatica ha anche aiutato Facebook portandolo all’attenzione di molti che non ne avevano mai sentito parlare in precedenza. Ed infatti è proprio attorno al 2007 e 2008 che si è avuta una prima fase di ampia diffusione dei Social Network in Italia, fase poi cavalcata un po’ da tutti e che ha dato il via alla successiva moda in arrivo dagli USA, quella degli influencer, che ci ha regalato tanti VIP che di VI Very Important hanno poco o nulla, ma sono famosi, e tanto basta a farli diventare, per dirne una, Scrittori di Successo, pur in un Paese dove si legge sempre poco

 

In USA intanto c’è chi ha iniziato a parlare di perdita di interesse verso questa piattaforma, dato che lì la crescita del numero di utenti è rallentata fino ad appiattirsi o a calare (fino al 7%) rispetto ai mesi precedenti. Però considerando che la creatura di Mark Zuckerberg aveva continuato a crescere per molti mesi di seguito si tratta più probabilmente del semplice fatto che il mercato è saturo e quindi il ritmo delle nuove iscrizioni deve inevitabilmente rallentare.

 

Io mi sto trovando ad usarlo molto, una volta presaci la mano diviene semplice da usare (al contrario delle prime impressioni che lo fanno sembrare una piattaforma incomprensibile) e ritrovarci amici attuali e conoscenti dei tempi andati è interessante e fa appello al piacere, che tutti negano ma tutti allo stesso tempo provano, di farsi gli affari degli altri. Il punto che proponevo nel post di un anno fa però mi sembra che venga confermato da Facebook: i giovani lo usano ma la produzione di contenuti, per la natura stessa della piattaforma, è limitata: si aggiungono foto e si linka tanto materiale da altre fonti (Youtube, Flickr e via dicendo), oppure si spammano gli amici con inviti a gruppi e applicazioni. Ma di creazione di contenuti originali non se ne trova (ripeto, nella piena logica di tale piattaforma che in parte sta tendendo a Myspacizzari) e la blogosfera continua a essere piena di blog anch’essi myspacizzati: qualche foto o immagine presa altrove, copia-incolla di testi di canzoni e poesie altrui ma pochissima produzione originale.

 

Forse c’è da rassegnarsi al fatto che al mondo di “autori” ce ne sono pochi, come confermato anche da questa analisi di Forrester Research.

 

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