(Le Notizie e l’Informazione oggi)6 min read

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C Il panorama dell‚’informazione in questo inizio di XXI° secolo, ha subito profonde trasformazioni non soltanto a causa della trasformazione tecnologica in corso da quasi un trentennio e sostanziatasi, principalmente. Nell ’arrivo e nella diffusione massiccia di internet nel mondo e in tutte le fasce della popolazione, ((https://www.slideshare.net/wearesocialsg/global-digital-statshot-q3-2017)che ha modificato le abitudini di consumo dei media ed anche le strategie di monetizzazione dei contenuti (sia nel senso di selezione delle notizie presentate sia di modifica dei criteri di notiziabilità )dei media stessi in parte perché i media hanno cercato di sopravvivere dando all’audience quello che hanno ritenuto che l‚’audience volesse. La trasformazione non è stata solo una variazione tra i livelli di diffusione di un medium rispetto ad un altro, ad esempio la carta stampata rispetto all’informazione online o, per fare un altro esempio, la radio rispetto alla televisione. Invece si è assistito ad una serie di cambiamenti interni alle audience che hanno, di riflesso, causato modifiche nei media, Su questo si sono innestati i social media, con un effetto dirompente e, attualmente, non è ancora del tutto chiaro né stabilito quale sarà il percorso evolutivo dei media nel medio e nel lungo periodo, ma sicuramente saranno soggetti ad ulteriori cambiamenti, forse anche radicali. Una delle innovazioni più pervasive è la condizione ‚”always on‚” (che si può tradurre con ‚”sempre attivo‚”) dei fruitori dei media,) e che fa riferimento all’essere costantemente connessi a internet e, tramite la rete, al resto del mondo e sempre immersi in un flusso continuo di news, informazioni, entertainment, infotainment (crasi di information e entertainment) in particolare da quando, dopo la loro introduzione nel 2007, gli smartphone hanno sostituito i cellulari, I tablet e, , I personal computer consentendo a noi tutti di avere un accesso continuo alle informazioni ed anche di poter contribuire ad esse come testimoni di ciò che accade attorno a ciascuno di noi. Questo flusso ininterrotto (cfr. ‚”sommersi dai media‚” Todd Gitlin 2003) è stato copiato anche dai media tradizionali, in particolare la televisione con le reti ‚”all news‚” il cui esempio più noto è certo la statunitense Cable News Network, più nota con l‚’acronimo CNN ‚, (, che per prima ha iniziato, negli anni ’80 (CNN 1 giugno 1980) a tramettere notizie con un ciclo di programmi ininterrotti che copre le 24 ore del giorno. Un metodo di programmazione adottato anche da BBC World News ed Al Jazeera così come da vari talk show ed anche TG nostrani che, nell’ambito di una edizione si collegano con una località dove sta accadendo qualcosa di notiziabile e trasmettono aggiornamenti continui sull’evento in atto. In modo simile alla copertura di una partita di calcio (o altro evento sportivo ma la copertura continua di qualcosa che non è in corso ma è già avvenuto, risulta nella necessitàda parte dei giornalisti o di chi è in video, di avere continuamente qualcosa da raccontare al pubblico e così ‚”Tutto diventa notizia‚” a prescindere dall’analisi e dalla verifica delle fonti che si potrebbe e dovrebbe invece fare prima di mandare in stampa il numero di un giornale o di consegnare il testo di un articolo che verrà passato e stampato. I social media in questo contesto svolgono un ruolo particolare che li vede essere tanto “fonte” di notizie quanto origine di commenti alla notizia stessa, avocando quindi il ruolo primario che spetterebbe ai giornalisti. Ancora una volta senza alcun filtro perchè non c’è il tempo materiale di filtrare I contenuti e perchè offrono dei contenuti completi “pronti” per essere copiati ed incollati o comunque riutilizzati entro format esistenti: “quante volte si è visto in un TG il filmato ‚”più “cliccato” di youtube” o ‚”l’ultima moda che impazza sui social “(Social media N.D.A.)”? Sono piccoli contenuti ‚”pronti all’uso” che non richiedonoalcun particolare lavoro o impiego di tempo, tempo che spesso manca, per essere mandati in onda o in stampa. E così che anche cose come le teorie del complotto, dalle scie chimiche ai chupacabras (‚vedasi il caso di ”Studio Aperto” del 2004‚”) vengono rilanciati dai media tradizionali e acquistano una sorta di ‚”ufficialità”‚ che non meriterebbero. Questa già triste situazione dell‚’informazione, di cui peraltro i giornalisti sono coscienti. Come dimostrato ad esempio dal corso‚”Debunking e fact checking nell’era delle false notizie”‚ organizzato dall‚’Ordine dei Giornalisti‚” che in uno dei video che lo compongono dice ‚”i casi e le regole sono le stesse [della carta stampata N..d.A.] ma non avere tempo per fare le verifiche impone di passare la notizia senza alcun controllo”. In altri termini si addossa all’accelerazione del ciclo delle news la responsabilità di cattive abitudini sviluppate dagli operatori del settore. L’impatto delle tecnologie ha chiaramente avuto un effetto (com’, era già accaduto al momento dell’arrivo dei videoterminali negli anni 80, con la differenza che l’effetto non si è riscontrato solo sui giornalisti e sul settore dell’informazione tout-court ma si è potuto riscontrare anche sulle audience che di queste news sono, anzi erano, i fruitori. Dico erano perché le audience hanno subito una trasformazione dovuta in buona parte proprio alla comparsa delle nuove tecnologie, prima, e, poi, dei nuovi prima e dei social media, poi. Il complesso delle trasformazioni tecnologiche ha trasformato, infatti, le audience in produttori di notizie (‚”Citizen Journalist‚”per dirla col termine usato da Dan Gillmor nel suo libro ‚”We The Media‚”NYU 2004, oppure possiamo scegliere il termine italiano equivalente di ‚”giornalismo partecipativo‚” anche se questo termine, pur indicando sostanzialmente lo stesso fenomeno, è un termine più ‚”spostato”‚ sul fenomeno in sé e meno sull‚’accezione del ‚”Citizen Journalism‚” che vede buona parte del suo significato proprio nel fatto che sono i cittadini ad interpretare il ruolo di giornalisti; a prescindere dalle tecnologie utilizzate. Allo stesso tempo Internet, dando a potenzialmnte chiunque la possibilità di partecipare ed esprimersi, ha anche assunto il ruolo di luogo pubblico in cui chiunque voglia mettersi in mostra può farlo e, in queste condizioni, le persone tendono a dare il peggio di sé ecco che quindi la Rete ha raccolto il disagio -non ultimo quello causato dalla recente crisi economica nonchè l’odio per la classe politica nel filone dell’Avversione generializzata verso la cosiddetta Casta spesso scritta“Kasta” (dal libro “La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili
“ di Rizzo e Stella del 2007 Rizzoli che ha lanciato il Termine Casta che tanto successo ha avuto. secondo il paradigma del ‚”Gentismo” come chiama questi comportamenti Leonardo Bianchi che ne fa un’eccellente analisi nel suo libro ‚”La Gente-viaggio nell’Italia del malcontento”‚ uscito di recente Anche questo è certo un elemento che ‚” fa audience‚” e quindi viene spesso proposto dai media. Inoltre anche l‚’effetto della connessione continua che contribuisce al sovraccarico informativo cui ormai siamo tutti soggetti. Inoltre queste news che strizzano l‚’occhio all‚’audience hanno portato con sé un effetto meno piacevole: un calo drastico della fiducia dell‚’audience stessa nei media, in quanto l‚’audience, o le audience, hanno capito che molti dei contenuti sono scelti solo per la loro attrattiva verso il pubblico piuttosto che per il loro effettivo valore di notizie. Peraltro ritengo che i criteri di notiziabilità siano stati rivisti alla luce della capacità di ciascun titolo di essere utilizzato come clickbait.”

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