Il Lonfo di Maraini in Versi e in Prosa3 min read

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Ricordi delle scuole Medie mi fanno ricordare l’esercizio tedioso e ripetitivo di riportare in Prosa iversi diun qualche poeta, mai che fosse Maraini che al tempo era vivent,e e quindi contemporaneo, o di shakespeare, no, erano dante e Virgilio dell’eneide e, occasionalmente Chaucer per gli inglesi, insomma non precisamente quello che un ragazzino delle medie (11-13 anni a pprossimativamente) può trovare appassionante, ma ricordo dopo 30 e passa anni, le paginate di versione in prosa della chanson de Roland ed altre noi dell’Epica, sulla scorta di tali ricordi mi azzardo, con risultati che starà a voi giudicare, perciò lo definisco un azzardo,a volgere in Prosa, la Poesia Metasemantica Il Lonfo Di Fosco Maraini:

  

Il Lonfo non vaterca né gluisce Il Lonfo, animale immaginario che, n quanto tale può essere raffigurato da ciascuno, liberamente, con la propria immaginazione, la mia in questo caso mi ha lasciato solo e non so che bestia sia anche se immagino sia un parente del frumious bandersnatch di Lewis Carrols, sì proprio l’autore di Alice, che lo inventò nel poemetto nonsensejabberwocky, donandolo alla letteratura da cui èstato ripreso nel romanzo fantascientifico,che consiglio, lo trovate qui Ringworld di Larry Niven del1970 ed è molto godibile anche in traduzione oltre ad essere interessante e visionario con una fantascienza bella e ancora lontana dalla traizione fantascientifica di star trek, the next generation dove, secialmente nelle serie meno antiche, dopo la classica, ha un po’ tanto la tendenza, esacerbata ad esempio in deep space nine, a risolvere tutto con il teletrasporto, idea affascinante ma di per sè un deus ex-machina troppo semplicistico, sullo stipe del tropo dell’applied flebotinium, per me comunque il lonfo è e rimane un qualche animale aquatico, sarà per il bete e fonchia nei trombazzi che me richiamano un qualche canale di acqua stagnante in cui il lonfo si nasconde, anzi alligna, per usare un verbo più poetico invece del prosaico si cela o si annida.
Il Lonfo non vaterca ne gluisce, cioè, in prosa, il Lonfo non emette alcun suono specifico, il gatto miagola, il cane abbaia, il maiale grugnisce e il Lonfo cosa fa? Maraini non ce lo dice ma richiama, metasemanticamente appunto, il gluire e il vatercare, versi tipici di chissà quale animale, di quelli, numerosi, che noè non ebbe modo, o voglia, di far salire sull’arca e, quindi, si sono estinti, per me il gluire è una via di mezzo tra il verso dello pterodattilo e l’urlo della lucertola saltante dalle rocce, quella che, descritta pone la domanda? e lo fa spesso a cui la risposta è unica: una volta nella vita, anzi due: la prima e l’ultima perchè, è chiaro che saltando dalle rocce, il problema non è la caduta quanto la brusca frenata all’atterraggio, di nuovo sulle rocce che, come patrick de gaillardon potrebbe testimoniare se mai rispondesse nelle sedue spiritiche, è traumatica.volta, Maraini ci fa sapere che il lonfo raramente barigatta, altro verbo che fa riferimento ad un verso impossibile da ricostrtuire ed anche da immaginare,scontanto l’idea possibile ma poco fantasiosa che si tratti di un verso di un felino femmina, non tigre, di gatto domestico e proveniente da bari, il Lonfo però quando soffia il Bego, vento immaginario presumo, a bisce bisce, che non hoidea se si riferisca ad un modo di soffiare il vento, o voglia richiamare il soffiare della biscia o, in generale il suono di un serpente tra l’erba
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

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