Baker’s Dozen ovvero quando 12 vale 136 min read

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La traduzione letterale sarebbe la dozzina del fornaio, che per ragioni ignote su cui sono fiorite varie teorie una baker’s dozen è pari a tredici elementi anzhichè dodici come direbbe il senso comune, la dozzina del fornaio l’ha usata anche George Irvine del WKPP e di seguito ne trovate la traduzione in italiano1) Questo gas è stato proposto nel tentativo di superare l’incapacità degli allievi tech diver di controllare il loro assetto in acque libere. In quanto tale è una ulteriore concessione a fare cose in maniera contorta per risolvere una serie di problemi autogenerata e dovuta alla linea di pensiero “doing it wrong” che permea la subacquea attuale.

2) Il mare mosso non è un problema per le soste di decompressione a meno che non crei problemi di carico polmonare. Immerso col mare mosso guarda il tuo profondimetro e vedrai che i cambiamenti sono insignificanti e, se non lo sono, allora non avresti dovuto immergerti oppure non avresti dovuto accumulare una decompressione così abbondante. Nel caso di un cambiamento delle condizioni (del mare) durante l’immersione vedremo come l’80/20 diventa un punto debole e non un vantaggio

3) Allo scopo di utilizzare un set standard di miscele in modo da poter marcare permanentemente le bombole sacrificare i vantaggi dell’ossigeno puro ad una mancanza di abilità, reale o presunta, è una sciocca concessione alle incapacità. Prima di darti alla subacquea tek impara ad immergerti.

4) Per le medesime ragioni scoprirai che quando sarai qualificato per le immersioni reali (in grotta) non vorrai incrementare la tua ppo2 alle profondità minori quando hai ancora davanti una lunga decompressione a quote meno profonde, e scoprirai che produrre miscele particolari per ottenere questo scopo è un errore pericoloso (esattamente come la fantasia di tenere una ppO2 elevata durante le deco con rebreather). Prevedo che, per il loro modo di pensare, “quelli dell’80/20” passeranno all’ossigeno supplementare in grotta senza tenere conto l’esposizione totale (all’O2), ponendosi a rischio di tossicità nelle fasi finali della decompressione. Dalla tossicità non si esce, dalla MDD sì.

5) L’80/20 in pratica è totalmene inutile, e controindicata come gas decompressivo. A 30 piedi (9m) la ppO2 è solo 1,52 (1,6 si avrebbe con 84/16) e quindi non apre la giusta finestra di ossigeno, ne funziona altrettanto bene come l’ossigeno puro senza gas inerte a qualsiasi profondità. Con l’uso dell’ossigeno anche a 20 piedi (6 m) la miscelazione del gas ( che avviene) nei polmoni ha già ridotto la ppo2 efficace per prevenire un picco, in altre parole ci troviamo di fronte ad una semplice incomprensione o storiella, tipica della subacquea.

6) Se l’ossigeno 100% è sentito come un rischio per il mancato controllo dell’assetto a 20 piedi (6m) allora perché la medesima ppo2 non è considerata un rischio a 30 piedi (9m). Questo mostra la totale assenza di una logica ragionevole nella scelta di usare questo gaso, così come una mancanza di compresione del quadro generale (vedi il resto di questa discussione).

7) Sempre su questa falsariga spesso sentiamo parlare della “pulizia a ossigeno” per miscele con più del 40% (O2) e i proprietari dei negozi che si lamentano delle bombole contenenti ossigeno che vengono caricate. Con un sistema ad ossigeno puro la bombola viene riempita esclusivamente con O2 proveniente da bombole di O”, non da un qualunque compressore di un negozio qualsiasi.. Questo dimostra di nuovo la totale mancanza di coerenza delle filosofie delle agenzie didattiche e dimostra che la vera ragione per usare questo gas è fingere di ridurre i rischi dell’insegnare ad immergersi a degli incompetenti, il che è una stronzata (bull abbreviazione di bullshit), e il tentativo di attribuire qualche risultato originale ai componenti delle didattiche che dimostrano di non fare vere immersioni proprio facendo questo tipo di raccomandazioni. Queste cose sono come gli erogatori colorati, le bombole da fianco da entrambe le parti, la fibbia a sgancio rapido e il jacket “da barboncino” (credo che voglia dire che i jacket somigliano ai cappottini da cani, se sbaglio ditemelo ndT): stupidaggine ovvie sviluppate dal pensiero unilaterale di quelle persone il cui universo non solo è gravemenre limitato, ma che sono anche accecate dall rabbia di non essere gli “inventori” delle tecniche che funzionano.

8) Qualsiasi presunto vantaggio decompressivo derivante dall’avere una ppo2 più alta a 30 piedi (9m) si perde poi dalla ppo2 ridotta a 20piedi (6 m), per non menzionare il fatto che la presenza di un gas inerte nella miscela respirata elimina il vantaggio di usare l’ossigeno (vedi the Physiology and Medicine of Diving) . La ppo2 dell’80/20 a 20 piedi (6 m) è 1.28, non un granchè di finestra ad ossigeno, e a 10 piedi (3 m) è 1.04 – inutile a fini decompressivi. Per peggiorare le cose in caso di emergenza non puoi abbandonare la sosta dei 30 piedi (9 m) (ne fare le altre soste) con 80/20 senza rischiare realmente una MDD di tipo 2.

9) Questo è un metodo pericoloso di ottenere una maggior volume di gas per chi respira male (un’altra ragione per cui il gas è di moda), che non dovrebbero arrivare a deco di questo tipo, e comunque anche il vantaggio di avere più gas va perso dato che lo si respira a 30 piedi (9 m) e poi deve durare anche per le altre soste. Il fatto è che il gas effettivamente si risparmia utilizzando fino a questo punto la miscela decompressiva della quota precedente, sia per decomprimersi sia per avere un break dalla più elevata ppo2 del gas precedente, prima di passare all’ossigeno puro. Momento nel quale il picco potrebbe essere un problema in una esposizione estrema priva di un adeguato break a ppo2 inferiori (questo dimostra di nuovo che chi usa l’80% è un subacqueo neofita privo di reali esperienze o della comprensione dei veri rischi di queste immersioni.

10) Il 20-30% di tempo in più a 30 piedi (9 m) con la minor ppo2, non solo è recuperato con o2 puro alle soste successive, ma i break non entrano in gioco finché la dose iniziale di ossigeno è stata assorbita dato che non si sta avendo un picco da una precedente dose elevata e senza un break, in effetti dovuto al gas precedente. Le agenzie devono comprendere ed insegnare queste cose, non qualche superficiale garbuglio progettato per nascondere il problema piuttosto che riconoscerlo apertamente e gestirlo in maniera responsabile.

11) In una situazione di emergenza passare all’o2 puro per una 20ina di minuti (per immersioni lunghe qualcosa che approssima il tempo di fondo o un qualunque intervallo ragionevole) ti darebbe un’ottima chance di uscire dall’acqua avendo saltato il resto della deco e sopravvivendo con sole manifestazioni dolorose. Queste cose vanno pensate fin in fondo, senza tendere al ragionamento superficiale di coloro che stanno solo cercando di “lasciare il segno” con qualche “grande” idea che possono definire propria. Il collaudo è, come sempre, il calibro dei subacquei che adottano queste tecniche.

12) Se c’è un problema con la decompressione o comunque si presentano dei sintomi (di MDD) e hai bisogno di ossigeno sia in superficie che per ritornare in acqua, è stupido non averlo avuto con se tutto il tempo. A quel fine l’80/20 è inutile a meno di non avere l’asma nel qual caso qualsiasi miscela con ossigeno elevato è un incubo. Anche questo fa parte della filosofia “pensa le cose fino in fondo” che ovviamente non è stata applicata alla discussione sull’80/20.

13) Solo uno stroke certificato farebbe una cosa simile, e presentarsi con una bombola di 80/20 non è diverso da indossare un cartello sulla schiena con scritto “Sono uno stroke ed ho i documenti che lo dimostrano”. Avere quella bombola annuncia al mondo che non sai nulla di come vanno le cose, un po’ come indossare le bretelle col gancetto o avere della cacca di cane sulle scarpe. George Irvine Director, WKPP “Do It Right” (or don’t do it at all)

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