introduzione al Nitrox9 min read

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Al giorno d’oggi attorno al nitrox non c’è più quel mistero di pochi anni fa, quando ancora aleggiavano intorno a questa misteriosa sigla leggende e miti, chi sosteneva che servisse solo per andare profondi, chi che fosse la chiave per rimanere sott’acqua per ore ed ore, chi affermava che in caso di incidente decompressivo durante un immersione con miscele iperossigenate la terapia iperbarica non era più possibile. Pian piano i subacquei si sono documentati, il nitrox si è diffuso e i miti sono evaporati; oggi è molto utilizzato (anche se meno di quanto promettevano i primi profeti) ed è entrato nella sua giusta dimensione: viene utilizzato quando e dove serve, senza esagerazioni. Finalmente si è realizzato in quello che doveva essere, un altro strumento a disposizione dei sub per godere ancora di più dell’immersione. Insomma, la novità è diventata routine. Apriamo una piccola parentesi a proposito della “novità”, la prima immersione con nitrox è stata effettuata nel 1879 da un certo Mr. Fleuss, palombaro della Siebe, Gorman & Co. di Londra che rimase immerso in una grossa vasca per un ora. Da allora ci sono state evoluzioni e modifiche a non finire al modo di andare in acqua, sia quanto ad attrezzature, a tecniche e anche allo scopo per cui ci si immerge, e siamo arrivati al nuovo millennio.

Pervasi da questo spirito di modernità ci siamo fatti attrarre dalla locandina che invitava a frequentare un corso di specialità nitrox e dopo qualche lezione di teoria e un paio di tuffi ci siamo trovati possessori di un bel brevetto che ci indicava quali “Nitrox Diver” (la denominazione cambia da didattica a didattica, ma la sostanza è quella). Poi però è passato qualche mese, il lavoro, la famiglia, il maltempo, insomma è un po’ che non utilizziamo le nostre capacità e viene qualche dubbio sul da farsi

In questa chiacchierata rivedremo le principali cose da ricordare per quanto riguarda l’uso delle miscele iperossigenate ricreative, cioè con percentuali di ossigeno comprese tra il 22 ed il 50%. Ricordiamoci che il nitrox ci regala molti vantaggi (vedi schema 1) ma poi, in modo figurato, “ci presenta il conto” dobbiamo, infatti, osservare una serie di accorgimenti e regole per essere certi di approfittare delle cose positive evitando quelle meno piacevoli.

Prima di riprendere la nostra attività con nitrox ripassiamoci un po’ di calcoli (magari aiutandoci con le formule del riquadro 2) antipatici ma utili per rinfrescare qualche concetto. Se poi durante l’immersione vorremo avere la massima sicurezza e tranquillità potremo affidarci alle indicazioni di un computer subacqueo in grado di gestire percentuali di ossigeno diverse da quelle dell’aria, in commercio esistono molti modelli di computer nitrox e procurarcene uno sarà certo un’ottima idea. Tra le altre cose ricordiamoci che un dive computer nitrox va benissimo anche per immergersi con l’aria, difatti, la “vecchia” aria altro non è che un Eanx21 cioè una miscela nitrox con il 21% di ossigeno ed il 79% di azoto.

Le principali nozioni che dobbiamo ripassare sono la massima pressione parziale (e quindi la massima profondità di utilizzo), la best-mix e la gestione dell’esposizione all’ossigeno. Sembrano parolacce ma in realtà si tratta di cose semplici.

La pressione parziale dell’ossigeno è una funzione della frazione di O2 contenuta nella miscela e della profondità. Una volta era molto diffusa la scelta della PpO2 di 1,6 bar, sulla scorta dei limiti NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) che ci consentono una esposizione di 15 minuti a questi livelli di ossigeno. Negli ultimi anni si è orientati verso limiti più conservativi come l’1,4 suggerito da PADI. Comunque resta ancora una scelta personale, ma come sempre è saggio “giocare in difesa”, tanto uno 0,2 in meno non ci danneggerà certamente e ci aiuterà a rimanere entro i famigerati “limiti dell’immersione sportiva”.

In ogni caso i calcoli restano validi per qualunque pressione parziale limite adottata; quindi, una volta stabilitala, potremo andare ad “aggiustare” le altre due variabili: profondità e percentuale.

Facciamo un esempio, decidiamo una PpO2 massima di 1,4, e abbiamo disponibile una bombola di aria arricchita con il 36% di ossigeno, un classico nitrox 36 (o NOAA Nitrox II). Quale sarà la nostra massima profondità operativa?

Prima di rispondere ricordiamo che le profondità si possono esprimere come pressione in atmosfere (secondo la legge: 10 metri equivalgono ad una atmosfera).

Quindi per la legge di Dalton: 1,4 diviso 36% ci darà 3,8 atmosfere, da cui togliamo quella dovuta alla pressione della colonna d’aria atmosferica a livello del mare, ed otteniamo una profondità massima di utilizzo pari a 28 metri.

Con il termine “Best Mix” invece ci riferiamo ad una miscela con percentuale scelta appositamente con una data profondità in mente. Anche qui utilizziamo un esempio scontato ma efficace. Pensiamo di volerci immergere su un relitto che poggia su un fondale di 26 metri.

Applicando la solita legge ma con un po’ di modifiche all’ordine delle operazioni ecco che dovremo dividere la pressione parziale voluta per la profondità espressa in bar, vale a dire:

1,4 diviso 3,4 che ci darà un valore di O2 pari al 38% della nostra miscela. Questa mix non standard la dovremo chiaramente ordinare in anticipo alla nostra ricarica in modo che il personale abbia modo di prepararcela. Una domanda ovvia è: quale vantaggio avremo utilizzandola? Solo per citare il più evidente tra quelli elencati nello schema 1, potremo fare un’immersione in curva di sicurezza molto più lunga (scorta d’aria permettendo!) perché i nostri 24 metri corrisponderanno a circa 17 di un’immersione ad aria. Se prendiamo come paragone una tabella per l’aria, ad esempio la US Navy (non certo la migliore per uso sportivo ma didatticamente comoda perché la si reperisce con molta facilità) il nostro tempo “in curva” a 17 metri sarà di 60 minuti mentre a 24 potremmo rimanere solo 40’. Avremo “guadagnato” 20 minuti, con la garanzia di respirare un gas più pulito e saremo anche un po’ meno stanchi al termine dell’immersione.

Cominciamo ad avvicinarci al momento dell’immersione, sarà consigliabile procurarci una scorta d’aria adeguata al nostro obiettivo, vale a dire caricare o noleggiare un bombola nitrox. La prima cosa da fare quando il contenitore ci viene consegnato sarà verificare che il gas sia effettivamente quello che desideriamo. Per ottenere questo risultato impiegheremo uno strumento chiamato analizzatore a ossigeno (in realtà dovrebbe essere chiamato analizzatore del gas. Dato che in effetti si ricerca il valore relativo all’ossigeno ma all’interno della miscela, non andiamo certo a controllare la qualità dell’O2, solo la percentuale nella quale è presente.). Questo strumento esiste in differenti versioni, tutte sono in grado, ovviamente, di determinare il contenuto di ossigeno del gas, ma alcune sono dotate di funzioni aggiuntive che aiutano il subacqueo nella pianificazione dell’immersione. Infatti, su alcuni modelli è possibile vedere effettuati immediatamente i calcoli della massima profondità operativa (dopo aver impostato la pressione parziale desiderata), della profondità equivalente ad arie e così via, con tutte le possibili combinazioni alle quali siamo abituati sulle moderne apparecchiature elettroniche. L’uso dell’analizzatore per i nostri scopi è semplice dovremo solo far arrivare un po’ del gas da analizzare al sensore, per fare ciò ci saranno metodi diversi a seconda del tipo di strumento, e poi leggere sul display il valore risultante. Da ricordare che prima di effettuare la misura è necessario tarare l’analizzatore in modo da far coincidere il valore indicato con la percentuale di ossigeno dell’aria atmosferica, vale a dire il 21% in modo tale da assicurarci una analisi corretta.

Una volta ottenuto l’agognato valore lo riporteremo sul modulo del centro di ricarica nel quale solitamente ci verrà chiesto anche di indicare i nostri dati personali (compreso il numero di brevetto, ricordate di averlo con voi), la massima pressione parziale che siamo abilitati ad usare e la conseguente massima profondità di utilizzo del nitrox che stiamo ritirando. Seguono ovviamente data e firma e poi siamo liberi di andare in acqua.

I dati saranno stati riportati anche sulla bombola (con una etichetta adesiva o altro indicatore) in modo che potremo conoscerne il contenuto anche una volta arrivati al momento di scaricare la bombola dall’auto e montare l’attrezzatura. E’ un passo importante infatti immergersi con una miscela diversa da quella che crediamo di avere può essere molto pericoloso.

Adesso che abbiamo l’attrezzatura pronta è il momento di entrare in acqua, un ultimo accorgimento, se stiamo usando un computer nitrox è fondamentale comunicare allo strumento la percentuale di ossigeno contenuta nella miscela. Anche in questo caso la procedura per farlo varia da computer a computer e può essere banale o richiedere numerosi passaggi. Inoltre dobbiamo stare attenti alla tentazione di inserire i dati molto in anticipo, infatti, questi strumenti hanno un tempo di timeout dopo il quale si resettano automaticamente sul valore del 21% (o un altro valore di default, anche qui dipende dal modello). Gli strumenti più sofisticati permettono di modificare questo lasso di tempo sul valore che più ci piace, se operiamo tale modifica però ricordiamoci di controllare con ancor maggiore attenzione l’impostazione prima di iniziare l’immersione.

L’immersione di per se non sarà differente da una fatta con aria, dovremo applicare le solite cautele con in più un occhio attento a rispettare la massima profondità di utilizzo in modo da tenere sotto controllo gli effetti negativi delle alte concentrazioni di ossigeno. Anche la risalita dovrà essere correttamente eseguita, il che significa che dovremo risalire a velocità moderata (10 metri al minuto) ed effettuare una sosta di sicurezza di qualche minuto tra 6 metri e la superficie. Infine, ormai con la testa fuori dall’acqua, continuiamo a respirare dall’erogatore anche nel tragitto verso riva o la barca. In fondo la nostra miscela di aria arricchita avrà una percentuale di ossigeno superiore a quello atmosferico e quindi respirandola faciliteremo l’eliminazione dell’azoto assorbito dal nostro organismo durante l’immersione. Se vogliamo fare un altro tuffo avremo cura di pianificare correttamente anche la seconda immersione, specialmente se volessimo farla ancora con nitrox, in modo da tenere nella giusta considerazione la nostra esposizione all’ossigeno. Anche qui un computer subacqueo ci potrà dare una mano, ma non dobbiamo dimenticare che le macchine difficilmente sbagliano i calcoli ma “ragionano” appunto solo in termini numerici quindi è assolutamente vietato accendere il computer e spegnere il cervello.

Schema 2 Formule da ricordare

MOD (maximum operating depth – massima profondità operativa)

Pt = Pg / %

Best Mix

% = Pg / Pt

Entrambe derivano dalla rappresentazione grafica della legge di Dalton che permette di trovare il terzo valore conoscendone una coppia. (img dalton.tif)

Dove

Pg = Pressione del gas in AtA

% = Percentuale del gas

Pt = Pressione Totale in AtA

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