Nitrox – cosa è cambiato nel suo uso negli ultimi anni?7 min read

Spread the love

Nitrox – cosa è cambiato nel suo uso negli ultimi anni?

Sono passati alcuni anni dall”ultima volta che ho scritto  a proposito del nitrox, credo che sia utile tornare sull’argomento per verificare in che modo si è modificata la percezione dei vantaggi e svantaggi di queste miscele da parte dei subacquei e vedere anche come si è evoluto il suo effettivo utilizzo.

Prima di tutto però è utile una breve panoramica che richiami i concetti fondamentali dell’argomento nitrox. Con questo termine si definiscono le miscele binarie composte da azoto e ossigeno in percentuali diverse dal rapporto 79/21 dell’aria atmosferica. Ecco che in questa suddivisione rientrerebbero anche in nitrox a ridotto tenore di ossigeno -ipossici- cioè con percentuali di O2 inferiori al 20%. All’atto pratico però questo tipo di miscele non ha alcuna utilità nella subacquea tradizionale, in quanto l’unica cosa che si otterrebbe, a parità di profondità, è una narcosi maggiore ed un tempo in curva di sicurezza più breve di quanto si farebbe con l’aria.

Ecco quindi che il gas che ha visto davvero una diffusione è la cosiddetta “aria arricchita” cioè una miscela azoto/ossigeno nella quale la frazione di ossigeno è di almeno 0,22. L’ente statunitense NOAA (National Oceanic & Atmospheric Admistration) è stato uno dei primi ad usare massicciamente il nitrox e a questo dobbiamo la standardizzazione delle due miscele tuttora più usate, l’EAN32 e l’EAN36 che contengono, rispettivamente il 32 ed il 36% di ossigeno.

Il nitrox 32 permette di raggiungere quote attorno ai 40 metri (a seconda della pressione parziale di O2 che si sceglie di accettare), mentre il 36 costringe a rimanere un po’ meno profondi ed è spesso la miscela scelta per la seconda immersione della giornata, in modo da ridurre ancora l’assorbimento di azoto senza per questo rinunciare a scendere “un po’ più giù”.

In seguito si è avuta una ulteriore standardizzazione che vede le sue radici nel settore della subacquea tecnica e che ha portato all’uso consolidato di altre due miscele: l’EAN80 e l’EAN50 utilizzate per ottimizzare la decompressione. Negli ultimi due tre anni in Italia, già prima negli USA, l’EAN80 ha cominciato ad essere usato un po’ meno in favore di decompressioni effettuate con nitrox 50 a partire dalla profondità di 21 metri per poi completare l’espulsione di inerte alle quote alte con ossigeno puro.

Dai pochi esempi accennati è evidente come l’uso del nitrox abbia preso piede nonostante richieda qualche conoscenza in più rispetto al respirare solo aria. Quindi si può dire che i subacquei, che agli inizi erano diffidenti verso questa “novità” alla fine si sono lasciati convincere dai (molti) vantaggi e dai (pochi svantaggi) riscontrati nell’aria arricchita. Le virgolette attorno a novità possono sembrare una contraddizione, visto che in apertura di questo articolo ho detto che il nitrox ha cominciato a diffondersi attorno al 1998, quindi in tempi molto recenti. La contraddizione in realtà è insita nella vicenda nitrox, il primo uso di questo tipo di gas è avvenuto molto prima, addirittura alla fine del 1700 per scopi medici dopo che era stato sintetizzato per la prima volta dal chimico inglese Priestly nel 1773. La prima immersione con il nitrox è un pochino più recente, ma non di molto in quanto risale al 1879 ad opera di Henry Fleuss. La marina americana lo riscoprì durante la seconda guerra mondiale e cominciò ad utilizzarlo operativamente negli anni sessanta. In seguito la NOAA pubblicò le prime tabelle nitrox nel 1978 e, come si usa dire, il resto è storia recente.

Ma torniamo al 2005 quando ogni didattica offre almeno un corso nitrox base e molte anche corsi di livello superiore. Qualcuno ipotizza che si tratti solo di una strategia commerciale per vendere ai subacquei dei nuovi corsi, ma in realtà non credo che questa opinione sia condivisibile. Il corso nitrox può essere un momento fondamentale della carriera di un subacqueo, infatti è qui che, per la prima volta, si ha occasione di introdurre ed approfondire molti argomenti che nei corsi di primo livello sono esclusi.

Per quei sub che poi vorranno progredire verso la cosiddetta “subacquea avanzata” o nella tecnica e passare all’uso del trimix, il corso nitrox, se svolto in modo corretto, rappresenta una eccellente base teorica per le nozioni da acquisire in seguito. Inoltre doversi immergere rispettando pratiche più attente del “infila la bombola, controlla che sia carica e vai” applicato all’aria, il subacqueo avrà occasione anche di indagare meglio i suoi interessi ed obiettivi e magari ridimensionare i suoi scopi trovando però la dimensione subacquea che più gli si addice.

Una immersione con nitrox, infatti, richiede più passi e più impegno di una con aria. La prima cosa che dovremo fare è decidere il tipo di immersione da effettuare, pianificando l’obiettivo da raggiungere per conoscere la massima profondità che sarà il nostro limite. Se l’immersione è su un relitto saremo facilitati in questo compito, ma se si tratterà della classica multilivello domenicale su una parete ed il punto di immersione verrà stabilito all’ultimo momento in base alle condizioni meteo o all’affollamento della boa di ancoraggio sarà necessario essere padroni della teoria e della pratica in modo da saper gestire l’immersione in modo corretto.

Il limite operativo principale del nitrox è la pressione parziale di ossigeno, che non deve superare gli 1,4 bar (1,6 per i più audaci, ma fortunatamente questa misura tende ad essere abbandonata se non nelle condizioni, relativamente tranquille, della decompressione). Il sub che usa miscele Ean deve acquisire una abitudine a controllare sempre i vari parametri dell’immersione -in questo caso profondità e ppO2- che lo rende sempre cosciente di cosa sta facendo e, ipso facto, lo porta ad una mentalità più orientata alla sicurezza. All’inizio della diffusione del nitrox la pianificazione e lo svolgimento delle immersioni imponevano l’uso di tabelle dedicate, oppure il ricorso a calcoli o tabelle di equivalenza ed ancora un calcolo dell’esposizione alla tossicità dell’ossigeno. Come già era avvenuto per l’aria un decennio prima, anche per il nitrox sono disponibili da tempo computer subacquei più che in grado di tenere conto di tutti questi fattori oltre che, ovviamente, la composizione della miscela utilizzata. I computer più recenti sono anche in grado di gestire immersioni con varie miscele aria o nitrox, consentendo così al subacqueo avanzato di portare con sé e di trarre beneficio pratico dall’uso di più gas.

Vale però la stessa avvertenza che vige per l’aria: mai accendere il computer e spengere lo strumento. I computer ormai sono praticamente tutti affidabili e sicuri, ma questo non significa affidarvisi incoscientemente, demandando alla macchina tutta la gestione dell’immersione. Questo non per la paura di un, possibile ma improbabile, cedimento dello strumento, quanto piuttosto per la necessità di sapere quello che si sta facendo per evitare di mettere in atto pratiche a rischio, un profilo a yo-yo, oppure un intervallo di superficie eccessivamente ridotto, tanto per fare qualche esempio. Pratiche che il computer riesce a gestire, ma che hanno coefficiente di rischio intrinseco più elevato che, per di più, non porta alcun vantaggio nello svolgimento dell’immersione.

Da quanto detto abbiamo anche smentito una delle incomprensioni classiche che circondano l’utilizzo nel nitrox: l’idea che sia un gas che serve a scendere più in profondità. Quale istruttore, proponendo il corso ad una allievo, non si è sentito rispondere: “No, grazie, non mi interessa. Non voglio andare fondo”. Fortunatamente queste idee sbagliate stanno scomparendo via via che le conoscenze e la preparazione del subacqueo medio crescono di livello, e negli ultimi dieci anni, il salto qualitativo è stato enorme grazie soprattutto alla diffusione dell’attività subacquea stessa.

Sono scomparse anche altre leggende che circondavano queste miscele, come la necessità di usare jacket dedicati. Rimane invece fondamentale apprendere ad utilizzare bombole predisposte per l’uso con miscele contenenti maggiori quantità di ossigeno e primi stadi degli erogatori idonei a questo uso. Ma questa necessità si traduce di nuovo in un vantaggio per il subacqueo, che impara ad avere una maggiore attenzione verso l’attrezzatura e, di conseguenza, verso la corretta manutenzione e, in ultima analisi, verso immersioni più sicure.

I diving che offrono di scegliere se noleggiare bombole caricate ad aria o a nitrox sono sempre di più e la difficoltà nel reperire una ricarica nitrox in città è quasi del tutto scomparsa. Ma rimane la domanda di apertura: i subacquei scendono in nitrox?

In assenza di dati statistici certi, la risposta può basarsi solo su quanto vediamo andando in acqua, parlando con altri colleghi sub e vedendo la diffusione dei computer che gestiscono sia l’aria che l’aria arricchita. Ed è una risposta positiva, sono molti i sub che scelgono di usufruire dei maggiori tempi di fondo offerti dal nitrox, soprattutto quando si tratta di immersioni ripetitive, una scelta che dal punto di vista della sicurezza è sicuramente vantaggiosa.

Liked it? Take a second to support gestione on Patreon!