La Scomparsa del sì

Ci ho fatto caso ultimamente, quando rispondo al telefono, e non solo io, cerco di evitare di dire “sì”, insomma la caratteristica principale della “lingua de Le genti del bel paese là dove ‘l sì suona» citando Dante Alighieri(Inf. XXXIII, vv. 79-80, sta scomparendo sostituita da acrobazie sintattico lessicali e banali sostituzioni con “Certo” “Sicuro” “sono io” e simili, il tutto nasce dall’ampia pubblicità data dai media in merito alla cosiddetta “Truffa del Sì” di cui si parla ad esempio qui La cosa è fastidiosa perchèun sì tante volte semplifica la vita specialmente se lachiamata è fatta in auto o inambiente disturbato e con un operatore che risponde da chissà dove. Peraltro a me da fastidio sentirmidire “le comunichiamo che la chiamataè gestita dall’Italia” e poi la voce che risponde ha un chiaroaccentoSiciliano o Napoletano. Sonorazzista? Sì Dimolto e ne vado Fiero.

ma li trovo tutti io?

Stamani sono uscito per fare delle commissioni, non scendo nei dettagli di cosa e dove perchè, 1 sono cazzi miei e 2, appunto, dicevo, sono cazzi miei, Comunque ho fatto un percorso di appena 2800 metri, secondo l’app contapassi del mio telefono, attraverso e attorno al centro di Pistoia, piazza del duomo e strade circostanti, bene in questo breve tratto sono stato accostato non da uno, non da due ma da 5 (cinque) venditori ambulanti che definirei negri ma, per non essere tacciato di razzismo, definirò diversamente bianchi. A dire la verità non sono razzista e che siano neri, verdi o turchini non mi fa alcuna differenza o crea alcun problema, quello che trovo disturbante è, invece, che tutti chiedano di comprare qualcosa, solitamente gancini per i panni o fazzoletti di carta ma al momento non avendo bisognodi ganciniper i panni (anzi la parlata locale vuole che si dica “GanGini” e non essendo-ringraziando il cielo- raffreddato non ho bisogno della loro mercanzia, cortesemente glielo dico e, ogni volta, parte la scena del “mi dai almeno un euro per mangiare”, accompagnato dal gesto di portare una mano alla bocca, immagino ad indicare il gesto del cibarsi. Eppure da quanto ne so i migranti vengono rifocillati dai servizi assistenziali e-a vederli- hanno un aspetto parecchio diverso da quello degli ospiti di buchenwald ed Auschwitz (evvai così ora possono incazzarsi anche gli Ebrei, più che un post uno Strike, in meno di 300 parole sono riuscito ad offendere tutti.quindi la fame non mi pare un problema emergenziale. Rimane il fatto che, sicuramente in errore, trovo pazzesco che ce ne sia uno ogni 560 metri, senza considerare la marea di altri mendicanti che sono in giro, capisco che siamo in recessione, ma Pistoia non è la londra di fine ‘800 è Pistoia nel 2018, per tacere (preterizione) la Signora “sedicente Maria”che infesta i dintorni di Piazzza della Sala accosta i Passanti con “Posso fare una domanda?” poi chiede di essere accompagnata a comprare del cibo perchè non ha soldied ha un tot di figli affamati a Casa, boh, o che li trovo tutti io?

il Paese dove il lavoro non si trova ma si compra,

Se pensate che sto cercando di spiegare il perchè delle mie azioni, beh, è così. Credo che comunicare le cose eviti incomprensioni e litigi. Come avrete letto o magari sapete perchè mi conoscete, sono senza lavoro dal 2015, da allora ho mandato non so pù se150 o 200 CV oltre ad essere stato parecchie volte al centro per l’impiego. Non ho ancora trovato un impiego e fortunatamente sono nato nel 1971 e si sa, i nati prima del990 non sono desiderati perché sfruttarli è complesso e non ci sono incentivi in quanto la narrazione anzi lo storytelling ufficiale dice che il dramma è quello dei giovani del sud che non hanno lavoro, i meno giovani che si fottano, e poi il PD si stupisce di andare male alle elezioni?. Io non sono giovane, ho 46 anni e capisco che questo sia gravissimo per l’Italia, non voglio emigrare in cerca di lavoro perchè il caso ha voluto che sia nato in Italia e non vedo perchè dovrei emigrare a forza. Dal 2015 ad oggi mi sono messo a completare il percorso universitario iniziato nel lontano 2003 e mi sono laureato a febbraio scorso in Media e Giornalismo al corso Adriano Olivetti organizzato illo tempore dalla Scuola Cesare Alfieri dell’università deglistudi di Firenze voto 104/110. Ho provato anche a fare il giornalista ma ho trovato solo chi offre di pagare io per scrivere per loro oppure scrivere gratis (in forme varie dal gratis e basta al “scrivi” se il tuo articolo viene letto xmila volte ti pagheremo una miseria, entrambe le forme non compatibili con la vita. Il mio precedente lavoro, creare siti web oggi è diventato inutile, pare che il sito ormai ce l’abbiano già tutti e l’unica richiesta è “voglio un ecommerce che fatturi milioni ma senza che io debba far nulla e “a gratis” e peraltro di richieste ce ne sono poche anche in quel senso, Internet pare passata di moda. E quindi? Quindi cazzi miei ovviamente, però il mutuo va pagato e quindi ho deciso di provare con un negozio di cartucce e consumabili per la stampa, perchè il mercato c’è il modello delle lame da rasoio anche e questo settore combina le due cose secondo me. Quindi sappiate che aprirò un Dama Store o “Spaccio della Cartuccia” a Pistoia, in Corso Gramsci 48 attorno al 10 aprile perchè con la Pasqua di mezzo i tempi sono questi…

scoprire l’acqua calda

Sentendo un TG il celebre o forse famigerato Studio Aperto si scopre che il base Jumper, attività che per me è simile alla roulette russa come divertimento Austriaco morto dopo essere saltato dal “Becco dell’aquila” in trentino e caduto senza aprire il paracadute “probabilmente è deceduto
a causa dell’impatto sulle rocce” ma va? davvero? e chi l’avrebbe mai detto quando la notizia che “chi si tuffa in acqua” spesso si bagna? e non si può nemmeno incolpare giornalisti inviati e direzione del TG che non fanno altro che produrre ciò che l’audience-eh sì voi che li guardate, ascoltate, leggete- vuole e Jib Jab quando ha creato l’animazione what we call the news ci hanno veramente indovinato, e non dite, ma gli americani sono ignoranti.. perchè l’Italia segue le tendenze USA e, certo, non è che siamo un tempio della cultura dalle nostre parti. Non basta nascere o vivere a Roma per sapere il latino,

tu ma…

“maiala” sarebbe la risposta automatica di qualunque Toscano. Invece la domanda è quella posta, in italiano stentato dalla bambina scelta come protagonista dello spot del detersivo Winni’s che afferma che sua mamma è cologica (sic) probabilmente vorrebbe significare ecologica ma gli autori hanno pensato che farla parlare come una bambina inciampandosu parole complicate come la frase “è ecologica” fosse più simpatico e, quindi” mia mamma è cologica e la tua?” domanda a cui l’unica risposta sensata sarebbe, forse “mi ma è diesel ed inquina a bestia” chi si fosse perso lo spot può trovarlo su youtube ma,sarò buono e ve lo linko sotto che cercarlo è fatica.

 

che palle

Di sicuro guardo troppo la TV ma d’altra parte devo in qualche modo, far passare il tempo. Detto questo, c’è roba che veramente non si sopporta e che, a mio giudizio, dimostra la disperazione dei pubblicitari di fronte alla necessità di far presa sull’attenzione di spettatori divisi tra il secondo schermo dello smartphone che in realtà non è certo secondo. visto che è quello che cattura tutta la loto attenzione,  e una serie di programmi tutti uguali e ripetitivi, per tacere del fatto che sono tutti identici e copiati da format stranieri pensati per altri popoli, americani in primis e quindi lontani dal sentire italiano. Ecco così che si trova “io vado qua e là e amo la mia libertà della sgallettata di i liu-jo che sfarfalla qua e là con le scarpe da ginnastica col tacco, liberissima di darla via come se un domani non ci fosse e l’esperta Amy Sedaris, che pare una matrona di bordello riciclata alla pubblicità, si vede che il cassonetto dell’umido era pieno, che trulleggia sullo schermo per proporre il lenor unstoppable che dovrebbe coprire il puzzo dei panni sporchi dopo il lavaggio… ma che lavaggio è stato? o, forse, troppo complesso capire che se lavi con l’acqua zozza i panni non si puliscono?

La Saga della carta

A Pistoia la spazzatura, monnezza, Rumenta come la volete chiamare, è gestita da Alia Spa, già Publiambiente che a quanto pare ci tiene alla raccolta differenziata. Ad esempio la Carta non dispone di un cassonetto stradale dedicato come avviene, invece, per plastica, umido e Alluminio. No; la Carta viene raccolta con il  sistema del cosiddetto “Porta a Porta” che non è quello che immaginate. Presumo che vi aspettereste che un incaricato venisse periodicamente a ritirare il rifiuto, la carta nello specifico, porta a porta. Manco per il cazzo. La Carta o il rifiuto specifico deve essere tenuto in casa fino alla data specificata  dal calendario, all’incirca ogni quindici giorni si sarà autorizzati a conferirla (sic) in un punto specifico della strada da cui verrà raccolta. Attenzione il punto giusto io lo stabilisco guardando dove la lasciano gli altri perchè un metro a destra o a sinistra e la carta rimarrà dove è stata deposta con effetti simili a quelli che vedete qui a fianco perchè “gli addetti mica possono mettersi a guardare in giro” anche l’uso di un cassonetto non va bene perchè “la gente metterebbe anche roba che non è carta tipo la scatola della pizza da asporto, a volte anche unta e dovremmo ricontrollarla pezzo per pezzo” io da profano non so come si ricicli la carta nel dettaglio ma la scatolona della pizza mi pare in carta e non vedo come una macchia d’olio rovinerebbe la raccoltaper fare la raccolta vengono dati dei sacchetti di carta che, una volta esauriti possono essere ritirati presso la suddetta Alia/Publiambiente. Stamani quindi sono andato a ritirarli. Entrando nell’ufficio una serie di cartelli di ammonimento che operano al fine di proteggere gli impiegati dal terribile rischio del lavoro e intimano “non chiedere questa cosa qui, non pensare neanche ad ottenere quell’altra lì che poi se ci fosse l’impiegato gli toccherebbe ripiegare il giornale, ascoltare e rispondere ed è scomodo oltre che faticoso. Quindi prendere numero alla macchinetta “eliminacode”, alla seconda visto che la prima che siincontra è quella nella foto qui accanto,  ed attendere che venga estratto… Bene daccordo, preso il codice vedo sullo schermo che c’è da aspettare e mi siedo in attesa. poi, annoiato, giro un po’ per l’area di attesa e scopro che, ben nascosto in alto dietro la zona sedie c’è un altro schermo con i numeri che dice che il mio DD10 è assegnato allo sportello 2. Quidni entro nella stanza sulla cui porta c’è scritto “sportelli 1,2 per chiedere cosa devo fare per avere i sacchetti della carta. Vengo imediatamente apostrofato dall’impiegata presente in ufficio che mi dice “deve aspettare fuori, chiamiamo noi”, ho retto circa tre minuti prima di andare all’atra sede di possibile ritiro dei sacchetti.

 

Ciao mondo!

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