Le porte del web

“In a hole in the ground there lived a hobbit” comincia così Lo Hobbit, in un certo senso l’avvio della saga de Il Signore degli Anelli, segue una breve descrizione della caverna e poi ecco la parte che ci interessa: “It had a perfectly round door like a porthole, painted green with a shiny yellow brass knob in the exact middle. The dooor opened on to a…”. La traduzione italiana ufficiale non l’ho sottomano quindi vi beccate la mia “Aveva una porta perfettamente rotonda, come un oblò, dipinta di verde e con un lucido battente d’ottone esattamente al cento”.

Cosa c’entra questo con il web? Moltissimo.
Tolkien ci descrive un’abitazione inusuale, una caverna, dotata di una porta altrettanto inusuale, è rotonda, ma chiaramente riconoscibile come tale e con un battente che permette di individuarne immediatamente la funzione. Potremmo dire che era una porta usabile. Tolkien nelle sue lettere ci dice che scrisse la frase d’apertura per caso durante un’estate verso la fine degli anni 20 del secolo scorso (1928 o 1929 per intendersi), allora non si pensava ancora certo a internet, ma questo non impedisce di applicare il paragone ai siti internet.

Una volta che qualche magheggio di posizionamento ha reso possibile individuare un sito nel motore di ricerca, l’utente clicca e si trova davanti a una porta. Ma questa porta com’è fatta? E’ rotonda o quadrata? Percepibile o invisibile? Utilizzabile o incomprensibile? Quante volte capita di trovarsi nella prima pagina di un sito, essere assaliti da un’orda di luci colori e suoni e non trovare un link “skip intro” neppure a cercare con il microscopio? Il designer ci dirà che ha sfruttato quei primi 10-20 secondi per catturare l’attenzione del visitatore e “agganciarlo”… e se il visitatore ha invece cercato scampo nella X che chiude il browser? Perso! probabilmente per sempre.

Dall’altro lato ci sono i siti “senza porta” nel senso che si arriva direttamente nella home page. Questo può essere un bene (di solito lo è) ma presenta dei rischi. Anche se il visitatore è giù nel posto che si suppone che stesse cercando dobbiamo accoglierlo ugualmente, evitando di confonderlo con una marea di informazioni che, a meno che non conosca già il sito o l’argomento trattato, non farà che confonderlo e sommergerlo. Anche in questo caso il suo salvagente sarà la solita “X”.

Le porte, dunque, sono fondamentali. Anzi dovrebbero essere standard il più possibile, probabilmente creando una sorta di metafora condivisa del punto d’accesso al sito, invece di mutuare metafore che non appartengono al medium nel quale sono adottate. Trovo sbagliato credere che un sito internet abbia bisogno di una copertina, come un libro o una rivista, perchè le sue pagine interne non hanno bisogno nè di essere protette dall’usura e dalla polvere nè hanno bisogno di risaltare tra le altre proposte dell’edicola o dello scaffale della libreria.

Dai libri invece si dovrebbe prendere l’indice, che in un hypermedia è molto più importante che non in un libro: un libro (salvo manuali, dizionari et similia) si legge dall’inizio; un sito si consulta nelle parti che interessano ed è essenziale che il visitatore possa accedere il più rapidamente possibile ai contenuti che desidera. Senza stancarsi, o andrà altrove (il titolo del libro di S. Krug “Don’t make me think” è autoesplicativo) a cercare quello che gli interessa.

I blog sono un ottimo esempio della tendenza ad uniformare le interfacce, e quindi le porte, dei siti. Quasi tutti hanno una struttura che vede un header e poi il contenuto sotto, in verticale, ordinato secondo la data di pubblicazione. Alcuni clienti ai quali serviva un blog, anche se non lo sapevano, mi hanno detto “ma non è originale!”; è vero, non è affatto originale, ma qui non si tratta di stupire ma di comunicare. La risposta che gli do è una domanda: “Perché quando un cliente entra nel vostro ufficio o nel vostro negozio non lo accogliete con un benvenuto in Swahili?”, la prevedibile risposta è “non mi capirebbero e rimarrebbero perplessi senza sapere cosa gli voglio dire”. E allora perché dovremmo non farci capire e lasciare perplessi i visitatori che arrivano dalla rete?

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Carlo



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