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Gutenberg vs. The web

Giovanni Sartori nel suo libro Homo Videns sostiene, ma non è il solo, che la televisione e i media stanno trasformando l’uomo in una nuova specie che prenderebbe il nome di, appunto, Homo Videns perchè la sua modalità principale di comunicazione e di rapporto con la comunità sarebbe la visione. Altre caratteristiche di questo nuovo uomo sarebbero il vivere quasi essenzialmente di sensazioni istantanee o comunque transitorie completamente diverse dalla tipica abitudine ad assorbire informazioni più lentamente, attraverso la lettura e la riflessione autonome.
Internet, in quanto considerato il “new medium” per eccellenza, sarebbe colpevole della stessa accusa e contribuirebbe alla trasformazione e al ritorno ad uno stato tribale dove la memoria collettiva sarebbe limitata nel tempo. (L’idea è più complessa, passatemi le semplificazioni da blog).

E’ curioso vedere che questa riflessione arriva nel momento in cui il passaggio di testimone tra televisione e internet è ormai prossimo, così come la prima riflessione sul passaggio tra la cultura letteraria a quella dell’era televisiva era nata quando la TV stava iniziando ad appropriarsi del suo spazio. per esempio con il celebre Galassia Gutenberg di McLuahn (sì, proprio quello di “il mezzo è il messaggio” una delle frasi più maltratte di tutti i tempi, ognuno per il suo interesse).

Per quanto l’idea di una ri-tribalizzazione portata dalla prevalenza ossessiva dell’immagine su tutte le altre forme di espressione culturale non sia priva di meriti o di verità, secondo me non è applicabile tout-court a internet. Certo che se, come sembra conferma la zeitgeist di google, le 10 cose più cercate dai navigatori italiani sono (dati di luglio 2005): harry potter, croazia, lastminute, ferrari
adriana lima, moto, U2, gardaland, autostrade, londra; allora in effetti la prevalenza della ricerca di cose “leggere” sembrerebbe confermata (e comunque Harry Potter almeno è un libro).

Però secondo me questo vale solo per la massa dei navigatori, che fanno numero ma riflettono forse solo chi cerca un attimo di intrattenimento, non chi usa la rete per conoscere e queste persone ci sono. Quale che sia la verità rimane la realtà che la maggior parte dei contenuti in rete è ancora composto da testo. Anche se questo sarà percepito negativamente da chi cerca una rapida “emozione” meglio trasmessa da una immagine, comunque costringe la gente alla lettura e questo direi che è un bene, specialmente in una realtà come quella italiana. Volendo ribaltare l’assunto di partenza si potrebbe forse ipotizzare un superamento, da parte di internet, di quella comunicazione istantanea ed emotiva tipica della televisione, quindi un ritorno all’homo legens che credevamo in via d’estinzione.

D’altra parte i new media mettono il navigatore, anzi il lettore, al centro di un universo di contenuti scritti, sonori, visivi che gli permettono di accedere istantaneamente a una enorme quantità di informazioni. Un esempio: leggendo un blog si trova un termine sconosciuta, un salto su Wikipedia ed ecco che ne conosciamo il significato e abbiamo arricchito il nostro patrimonio culturale. Forse il futuro è meno peggio di quello che credono gli apocalittici?

Motori di ricerca e utenti del web

Su un newsgroup che nulla ha a che vedere con internet e motori di ricerca, uno dei partecipanti chiede informazioni su un prodotto che ha acquistato in un negozio ma a riguardo del quale non trova informazioni in rete, non trova neppure il sito del produttore.
Un altro partecipante gli risponde dicendo che lui ha trovato il sito immediatamente usando Google. La persona che aveva fatto la domanda ringrazia dicendo “yahoo mi mostrava solo spazzatura….mi sa che devo cambiare la mia pagina iniziale con google!”.

La cosa mi ha incuriosito, a quanto pare la pagina di apertura del browser viene percepita come l’unica via di accesso ai motori di ricerca. Non è certo una novità, già le prime versioni di Netscape Navigator impostavano il sito Netscape come pagina di partenza. Immagino che Internet Explorer (è un po’ che non reinstallo Windows) faccia lo stesso con MSN. Firefox propone Google di default e mi pare che così avvenga anche per Opera. Anche le pagine predefinite impostate dalle connessione automatiche create dagli script distribuiti dai provider si comportano così, la connessione creata dalla Telecom (dai tempi di Tin.it alle più recenti proposte di Alice) impostavano/impostano Virgilio (e quindi Arianna) come home page.

Tutto questo è spiegato dagli enormi vantaggi rappresentati dall’avere il proprio motore come prima proposta e, alla fine, come prodotto “Top of mind”. Quello che mi lascia perplesso però è che gli utenti, anche non novellini (oggi chi usa dei NG va considerato giocoforza un navigatore sopra la media, visto che i newbie tendono più a usare i forum o, al massimo, le interfaccie web ai newsgroup (tipo Google Groups o Newsland)), quando non trovano la risposta che cercano non pensino di utilizzare altri strumenti. Ma soprattutto mi sembra che passi il concetto che il motore “di apertura” sia l’unico utilizzabile o disponibile. Non mi baso solo sul caso riportato sopra, mi capita spesso di parlare con qualcuno che mi dice “Google? mmm non lo uso… io ho Virgilio quando accendo internet”.

Eppure internet non è più una novità, la diffusione è ampia e il cercare informazioni in rete sta diventando un’abitudine comune, non solo fra i giovanissimi. Forse è solo un problema di pigrizia, o motivazione insufficiente a cercare quello che si vuole: se si trova subito bene, altrimenti vuol dire che non esiste (da cui l’importanza di avere il proprio sito nelle prime pagine dei motori).
Il futuro punta molto sul concetto di evoluzione verso il cosiddetto Web 2.0 dove la partecipazione degli utenti alla creazione dei contenuti della rete sarà fondamentale, gli utenti quindi devono crescere per quanto riguarda capacità e voglia. Purtroppo spesso internet viene vissuta solo come una alternativa alla televisione, quindi fruita in modo passivo: ci si aspetta che i contenuti arrivino a noi con un minimo di lavoro… scrivere una parola e cliccare “cerca”, quasi come fare zapping col telecomando.

Il bello, il brutto… ma ai contenuti chi pensa?

Ad oggi il numero di domini registrati presso il NIC, cioè i .it, è di 1.103,398 ovvero più di un milione di cui centomila registrati dall’inizio di quest’anno. I dati di Netcraft per ottobre mostrano che i siti internet esistenti sono aumentati di 2,68 milioni di unità da settembre ad ora. Una crescita maggiore anche dell’incremento esplosivo che si era avuto dalla crescita della ormai celebre “bolla” del 2000.
Questi dati ci dicono 4 cose:

  • internet è in espansione;
  • internet è e n o r m e;
  • questa è una stima per difetto che nasconde le centinaia di pagine singole, pagine dinamiche create solo nel momento in cui vengono richieste al server e server che ospitano decine o centinaia di siti;
  • anche togliendo i domini che vengono registrati senza l’intenzione di mantenerli a lungo (per esempio quelli per il lancio di nuovi prodotti) rimane ancora una crescita molto rapida.

Nessuno di questi fatti è nuovo e nemmeno sorprendente, ma mostra perfettamente il problema che voglio porre: cosa c’è in queste pagine?

Non prenderò in considerazione le pagine che compongono cataloghi online, le pagine personali registrate “per far presenza” e le gallerie di immagini. Pur escludendole ci rimane un numero sterminato di pagine con contenuti di vario tipo, molti dei quali privi di qualsiasi valore per i visitatori.

Legioni di creatori di pagine internet sono composte in buona parte da autodidatti ma una parte consistente comincia ad arrivare dagli istituti tecnici o dalle facoltà di ingegneria. La conseguenza è che sono molto sensibili verso l’aspetto tecnico e quasi del tutto sordi all’aspetto dei contenuti. L’altra grande fascia di creatori è quella dei grafici per i quali conta soprattutto l’impatto visivo mentre tutto il resto passa in secondo piano.

Il primo gruppo tende a realizzare siti complessi, ricchi di funzioni avanzate e strettamente aderenti alle più rigorose specifiche del w3c. Il sito tipo è realizzato in xhtml 1.0 strict, tableless, il contenuto è rigorosamente separato dalla grafica attraverso l’uso dei css. La maggior parte di queste pagine è indiscutibilmente fredda, scarsamente comunicativa, per dirla in una parola: brutta.

Il secondo gruppo tende a realizzare siti dove il ruolo principale è recitato dalla “user experience”, quindi la grafica predomina, si usa frequentemente flash a tutto schermo e si abusa di musiche di sottofondo e animazioni varie. Il contenuto, inteso come testo, è relegato ad un’area secondaria della pagina spesso con l’uso di pixel font (che raramente superano i 10 pixel di dimensione) e con contrasto minimo tra il colore dello sfondo e quello dei caratteri. Anche in questo caso possiamo marchiare le pagine con un singolo aggettivo: belle.

Per entrambe le varietà c’è però una grave carenza di fondo: i contenuti sono del tutto ignorati.
Questi siti sono solo vetrine vuote, vetrine di perfezione tecnica o artistica, ma del tutto prive di qualità comunicative. Monadi autoreferenziali fini a loro stesse. Non apportano nulla alla rete ed i visitatori non vi trovano niente. Nel caso delle pagine con animazioni che richiedono un tempo significativo per caricarsi c’è anche una vaga presa in giro, l’utente aspetta (e paga la connessione) e alla fine non trova nulla.

Le due comunità che tendono verso questi due poli sono in opposizione totale, ognuna in parte disprezza il lavoro dell’altra. Per il programmatore il grafico è una persona che lavora solo su aspetti estetici superficiali e privi di interesse. Per il grafico il programmatore è una persona che si occupa di aspetti freddi, logici, asettici e privi di emozione.
E’ ovvio che entrambe le posizioni sono sbagliate. L’eccellenza tecnica, come l’eccellenza artistica servono entrambe ad una comunicazione efficace, devono però lavorare sinergicamente, è indispensabile che siano coordinate.

Attualmente però, forse a causa della gioventù della rete e di come e del fatto che viene percepita prima a livello di novità tecnologica che di mezzo di comunicazione, manca una cultura in grado di produrre una figura che possa mediare tra i due poli. Una figura che abbia le competenze tecniche per interagire coi programmatori e la sensibilità artistica e culturale per imbrigliare e guidare la creatività dei designer. Quella che serve è una persona che abbia una formazione completa, a tutto tondo, con basi sia tecniche che umanistiche e, soprattutto, una forma mentis che gli permetta di essere aperta alle novità e all’apprendere e adottare nuovi sistemi, ma che, contemporaneamente, sappia beneficiare delle esperienze acquisite nei molti anni di esistenza delle comunicazioni di massa.

Attualmente, almeno in Italia, la formazione di queste persone si ha solo per coincidenze fortuite: gente che si prepara per passione e interesse personale, ma manca un percorso didattico che possa fornire le competenze necessarie. L’università dovrebbe riuscire ad individuare un corso che possa assumere questo ruolo, fornendo le conoscenze dei vari campi in modo sufficientemente approfondito in modo da creare uno “specialista globale” del settore e non degli iperspecialisti relegati ognuno nella propria nicchia. Ci riuscirà?

Vai, ecco un altro Blog!

La domanda sarà frequente, credo: perchè anche questo qui -che poi sarei io- sente la necessità di riversare le sue idee nella già affollata blogosfera? Non ce n’erano già a sufficienza di autoreferenziali diari online?

La risposta sarebbe lunga e articolata ma, volendo evitare la noia dei lettori, la riassumerò in breve:

Il mio lavoro è fondato sulla comunicazione, in particolare sulla comunicazione in rete, e quindi non posso permettermi di ignorarne un aspetto tanto vasto e importante come quello dei Blog; è cosa nota che non ci sia modo migliore che fare una cosa per indagarla a fondo.

Sono un laureando in media e giornalismo all’Università di Firenze: anche sotto questo aspetto non potevo rinunciare a conoscere anche questo tipo di strumento di comunicazione, che si basa sui cosiddetti “nuovi media” ed è una forma di giornalismo (sia professionale che, soprattutto direi, del tipo “citizen journalism”).

Infine mi piace dibattere le cose, non solo esporre il mio punto di vista. Anche perchè il confronto fa crescere, la presa di posizione invece è sterile. Ero partito con l’idea di inserire ogni tanto degli articoli riguardanti la comunicazione online e i suoi strumenti (CMS, Blog ecc.) e permetterne il commento da parte dei visitatori. Ma scrivere un articolo richiede una certa attività di preparazione e ricerca che impiega tempo che al momento non ho. Il Blog al contrario mi permette di inserire brevi post e quindi aggiornamenti più frequenti.

Su, dite la verità… non è stata così noiosa questa presentazione.

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Carlo



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