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…e piove anche

Nel post sull’inverno notavo come secondo i media sembrasse un fatto strano che d’inverno facesse freddo e come ogni riferimento al meteo venisse esaltato e reso in toni catastrofici nell’intento di dare più risalto alla “non notizia”.

Ora, sempre su questa scia, aggiungo un commento simile riguardo alla pioggia, infatti dallo scorso weekend ad oggi i TG si sono accorti anche che di novembre piove. Straordinaria novità non c’è che dire. Specialmente alla luce del fatto che dal 1950 ad oggi tutte le alluvioni in Italia si sono avute quasi esclusivamente in ottobre e novembre.

Da toscano ho particolarmente vicina nella memoria l’alluvione del 4 novembre del 66, anche se ancora non ero nato, per la vicinanza geografica e per il fatto che quella di Firenze ebbe una tale risonanza da assurgere a “icona” stessa dei fenomeni alluvionali. Però è esperienza comune che qui (e in Italia in generale) a ottobre e novembre piove e tanto e quindi parlare ogni volta di “precipitazioni eccezionali” ha un che di forzato. Ma d’altra parte è tutto in linea con il sensazionalismo imperante che tende a vedere ogni problema come una tragedia imminente, vedere l’epidemia dei polli e prima ancora la SARS, la mucca pazza ecc.

Il meteo poi si presta eccezionalmente bene ad essere collegato al filone del riscaldamento globale, dell’effetto serra e dell’inquinamento che, si sa, non guasta mai come carezza alla coscienza di chi ha appena cambiato la terza macchina in sei anni…

Scrivere alla velocità del pensiero

Ieri sera sono andato al cinema a vedere l’ultimo film della serie di Harry Potter, tra l’altro uno dei pochi casi in cui il film è fedele al libro, anche se in questo gioca un ruolo importante il modo di scrivere della Rowling che assomiglia moltissimo ad una sceneggiatura, e ho visto come il regista ha immaginato lo strumento della giornalista di gossip della “Gazzetta del profeta”: un block notes classico spiralato (un’icona del giornalismo anglosassone) ed una penna che è un incrocio tra una piuma e una stilografica e che annota da sola -magicamente of course- le parole della reporter.

Mi è tornato in mente che qualche settimana parlavo con un’amica di come bloggare sia un’attività che porta ad una forma mentis che tende a ridurre in potenziali brani per il blog molte delle riflessioni che ci capitano. A me per esempio capita molto spesso di comporre dei brani, che poi naturalmente dimentico o sono troppo pigro per ricostruire, quando sono a passeggio con il mio cane. Alla fine avevamo concluso che ci piacerebbe veramente tanto avere un apparecchietto al quale dettare, meglio se per via telepatica, le nostre riflessioni. A quanto mi risulta non esiste ancora niente del genere, ma credo che prima o poi -e forse più prima che poi visto il ritmo con cui si sviluppa la tecnologia- ci arriveremo. Al momento la cosa più prossima è rappresentata dai sistemi di dettatura vocale, tra i più celebri si contano Dragon Naturally Speaking (che adesso scopro che ha cambiato nome in Nuance) e IBM Via Voice, che consentono di parlare e vedere le proprie parole trasferite direttamente all’interno di un’applicazione di word processing.

Questo in teoria almeno. In pratica questi sistemi funzionano alla perfezione quando confrontati con vocabolari specialistici che sono stati previsti dalla programmazione e dopo che chi detta ha addestrato il software a riconoscere la sua voce, le sue parole, il suo modo personale di parlare. A dirla tutta non so quanto si tratti di addestrare IL software o piuttosto di essere addestrati DAL software (non voglio usare la parola ammaestrati, ma il concetto è quello).
In tutta onestà è possibile che negli ultimi anni questi software siano migliorati moltissimo, io l’ultima volta che ne ho provato uno, circa 5 anni fa, ho desistito quando mi sono accorto che duravo più fatica ad adattarmi alle esigenze del software che non a scrivere come ho sempre fatto. Per di più io odio la fase, peraltro fondamentale, della rilettura e dover rileggere un documento che può anche essere pieno di frasi sconclusionate generate dalle incomprensioni tra me e il software mi fa passare la voglia di “scrivere”. Per di più i travisamenti possono essere anche notevoli, in alcuni casi portando allo snaturamento totale del testo. Per me il punto di rottura fu quando il programma decise che “7° cavalleria” doveva diventare “chiara isteria”, chiuderlo e disinstallarlo fu un tutt’uno con la realizzazione che non saremmo mai andati d’accordo. (Per la cronaca il 7° cavalleria di cui sopra non era un tentativo di mettere in difficoltà il software, ma un termine ricorrente in una lunga traduzione di un testo sull’ultima battaglia del General Custer, il celebre episodio di Little Big Horn.)

Ma al di là di tutte queste problematiche tecniche quello che mi domando è un’altra cosa: vorremmo davvero vedere ogni nostro pensiero comparire su uno schermo, anche quelli dei quali magari un po’ ci vergogniamo?

Però credo che il punto non sia nemmeno questo, penso invece che poter dettare o pensare un testo sarebbe molto pratico ma porterebbe a risultati diversi dallo scriverlo quel testo. Non che ci sarebbe nulla di male, ma si avrebbe una forma diversa di comunicazione. Il parlato e lo scritto sono entrambi “testi” ma giocano su registri diversi. Il parlato funziona grazie alle pause dell’oratore, ma anche ai suoi gesti, al suo modo di fare e di porsi, alla sfera della prossemica insomma. Lo scritto invece per esprimersi usa le virgole, i punti, i tempi verbali e in alcuni casi anche il lettering o l’impaginazione.

Il parlare sopporta ripetizioni, leggere alterazioni di uno stesso discorso, allitterazioni e formule oratorie che, se portat e sul foglio, squilibrano del tutto il testo o lo rendono ridicolo. Lo scrivere invece, proprio per la sua qualità artigianale dovuta al suo sgorgare dalle dita di chi scrive che, contemporaneamente, rilegge quanto ha appena vergato digitato, è più pensato e ripensato, limato e modificato -sia durante la stesura che nelle letture successive-, tutte operazioni che lo rendono completamente diverso da un discorso. Quindi la possibilità di dettare diventa comodissima nella stesura di documenti tecnici o elenchi o nella compilazione di rapporti o moduli dove la precisione e la forma sono più importanti della capacità di far riflettere o di trasmettere emozioni.

toh! ora d’inverno fa freddo

Basta ascoltare un qualsiasi TG ed ecco che già dai titoli ci viene rivelata con catastrofica apprensione che d’inverno è freddo… ma va?! da quando?!

E’ vero che lo scorso mese di ottobre è stato più caldo del solito e così è successo anche nelle prime settimane di novembre, poi, con grande meraviglia dei meteorologi e dei giornalisti, le temperature sono tornate a quelle normali per questo periodo o forse un pochino sotto. Ma da qui a stupirsi del fatto che a fine novembre ci sia il ghiaccio al mattino, la neve in montagna e basse temperature ce ne corre.

L’inquinamento delle nostre news da parte del sensazionalismo ad ogni costo però appare irrimediabile. La potremmo chiamare la “sindrome del titolo a effetto”, quella per la quale quattro morti in un incidente stradale diventano “strage sull’asfalto”, le abbondanti piogge di novembre sono “l’Italia sott’acqua” e 5 gradi di temperatura minima a novembre vengono da introdotti da “precipitano le temperature!”.

Se lo strillo aveva un senso nelle locandine dei quotidiani e forse ancor più sulle copertine delle decine di mensili e settimanali che competono per la nostra attenzione nelle sempre più affollate scansie delle edicole lo hanno molto meno nel contesto di un telegiornale. La scelta di vederlo è un comportamento abitudinario, chi sceglie un determinato canale e orario tende a ripetere la visione con regolarità, selezionando la testata che più si addice alle sue preferenze. Per questo nel momento in cui il TG comincia è molto probabile che l’ascoltatore ormai abbia deciso di seguirlo, ormai è preso non c’è più bisogno di richiamare la sua attenzione.

Invece più comprensibile è il tenore allarmistico e eccessivo nei “teaser” dei TG – quei brevi spezzoni che anticipano di qualche minuto l’edizione che seguirà di lì a poco – spesso inseriti come anticipazioni, appunto, nel programma che precede il telegiornale. In quel caso si cerca davvero di convincere lo spettatore a rimanere sintonizzato su quel canale anche dopo il programma che sta guardando.

Però il tono allarmistico prosegue anche nel corso dei vari servizi e nell’immancabile intervista al meteorologo di turno che confermerà il “nucleo di aria glaciale” (notare la scelta di parole, non è mai “aria fredda”, ma aria polare, glaciale o siberiana) e il prossimo “crollo della temperatura” che sicuramente sarà “inferiore alle minime del periodo” e, si spera, anche prossima ad un recordi di freddo come non lo si osservava da tanto. Io mi domando su quale periodo calcolano le medie: 2 ore? 2 giorni? se sono calcolate davvero su qualche settimana o mese allora sono uno strumento predittivo talmente inaffidabile che non si comprende come mai possano essere portate a paragone, il meteo dei TG non è praticamente ma “in linea con le medie del periodo”.

Insomma, è fine novembre, nel nostro emisfero siamo quasi in inverno (mancano 9 giorni all’inverno meteorologico) ed è freddo: ok, dov’è la notizia? La nostra attenzione verso la TV è ormai così poca che deve essere richiamata solo con le esagerazioni catastrofiste?

Webmaster chi era costui?

La domanda in realtà ha il verbo al presente: Chi è il webmaster o, meglio, cosa è il webmaster?, ma usando il passato si rispetta di più la citazione dal Manzoni “Carneade, chi era costui?”

Ormai chiunque abbia un blog o un sitarello di due pagine si definisce webmaster e magari mette anche una bella email “webmaster@dominio.quelcheè” che però ormai inizia ad essere un po’ anacronistica, ormai la tendenza dei siti “seri” è quella di avere i “credits” a fondo pagina, peraltro commettendo un ulteriore errore di italiano – dopo l’ubiquitario “links” – perchè usando una parola straniera non si dovrebbe usare il plurale… ma “credit” farebbe pensare a una banca o a un prestito e dunque vada per credits.

Dopo questa inutile divagazione ritorno alla domanda iniziale: cosa definisce un webmaster, le sue mansioni? le sue capacità? le sue conoscenze? il semplice fatto di gestire una pagina web?.
Non pretendo certo di trovare una risposta rapida, ma azzardo un’ipotesi: IL webmaster oggi non esiste e forse non è mai esistito.

Se questa mia affermazione può sembrare assurda abbiate pazienza, cercherò di fare chiarezza. Il web negli ultimi dieci anni ha vissuto una tale serie di trasformazioni, evoluzioni e innovazioni che difficilmente – anzi secondo me non può proprio accadere- una sola persona può essere padrone di tutte le tecniche e conoscenze che attengono alla rete. Nel mitico tempo che fu, nella Internet degli esordi, un webmaster poteva davvero avere il controllo di tutti gli aspetti, essere un maestro appunto. Dopotutto era sufficiente conoscere il protocollo TCP/IP, avere qualche nozione che permettesse di amministrare un server, sapere l’HTML e, idealmente, saper anche programmare un po’ di perl, o almeno essere in grado di configurare qualche script.
Già così si poteva passare, credibilmente, per webmaster.

Ma oggi? Oggi, a parte i ragazzini con Dreamweaver pirata (Frontpage non usa più) che si spacciano per webmaster e fanno di tutto, anzi non fanno nulla, chi volesse definirsi webmaster dovrebbe sapersi muovere in così tanti settori da non poter saper fare niente bene e molto – ma non tutto – in modo approssimativo.
Dopotutto se si cerca un programmatore JSP non si può pretendere che sia ugualmente preparato su PHP, ASP, Java e magari anche Javascript. Per lo stesso motivo è assurdo aspettarsi che un esperto di HTML. XHTML, CSS con nozioni di grafica e magari anche un po’ di Flash sia anche un programmatore. E potremmo proseguire con altri esempi. Nota: le aziende non l’hanno capito, a vedere le offerte di lavoro apparentemente continuano a sperare di pelare un vero e proprio jolly, assumendo qualcuno che sappia tutto questo e pagandolo il minimo indispensabile.

Oggi chi volesse dire di essere un webmaster dovrebbe essere a suo agio con tutto quanto sopra, saper realizzare layout grafici come un grafico, amministrare un server, essere aggiornato sulle migliaia di script, CMS, forum ecc. per poter fronteggiare i problemi di sicurezza e ovviamente dovrebbe conoscere quello che è l’aspetto fondamentale – sempre trascurato dai tecnici – di Internet: la comunicazione. Quindi al mix aggiungiamo conoscenze di marketing, di copywriting. di comunicazione in genere. A questo punto, se non lavora come dipendente, deve anche saper trattare coi clienti, oltre chiaramente a trovarli. Permettetemi di dire che se pulisce anche i pavimenti è davvero perfetto (ed ha giornate di 48 ore). Tutte queste conoscenze poi dovrebbero essere tenute sempre aggiornate.

Leonardo da Vinci era anatomista, inventore, fisico, scultore, pittore e altro, ma se la mamma degli imbecilli è sempre pregna, quella dei geni invece lo è raramente (è in un mondo complesso come qullo attuale probabilmente il “genio tuttologo” non può più esistere comunque).

Il problema rimane aperto… lo esploreremo ancora in futuro, sempre alla ricerca dell’agognata risposta alla domanda di partenza “Chi è un webmaster?”

Tag: Web, Internet, Webmaster, comunicazione

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Carlo



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