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Corrieri

La vicenda risale a parecchi mesi fa, ma la voglio postare -e nella categoria Web e dintorni- perchè il corriere è spesso l’anello debole dell’e-commerce. Inoltre, pur essendo del tutto vero, è un racconto che ritengo divertente.

Mi trovavo a dover spedire un cd in Francia per conto di un cliente e per richiesta del cliente dovevo addebitare le spese sul suo account presso il corriere XXX (nome omesso). Prima provo con una agenzia locale che fa da punto di raccolta. Entro, appoggio la busta sul banco, l’impiegato la guarda:
Imp: ma c’è scritto Francia
Io: sì
Imp: ma è all’estero
Io (sentendomi preso in giro): sì, risulta anche a me
Imp: allora è una spedizione fuori dall’italia
Io (sentendomi ancora più preso in giro): direi di sì
Imp: allora non si può addebitare al mittente
Io: perché?
Imp: perché l’autista mi fa delle storie
Io: ma l’autista deve solo guidare il furgone fino alla sede provinciale, mica portare lui il pacchetto in Francia
Imp: sì ma per le spedizioni internazionali mi fa problemi
Io (riprendo la busta): ho capito la porto io alla sede provinciale.

Avanti veloce di 5 ore – sede provinciale del corriere.

(gli do la busta)
Imp: ma c’è scritto Francia?!
Io (sentendomi in un deja-vu): sì
Imp: ma è all’estero
Io (sentendomi ancor più nel deja-vu): sì, risulta anche a me
Imp: allora è una spedizione fuori dall’italia
Io (cercando il gatto nero di matrix): direi di sì
Imp: allora ci vuole il collega dell’estero
Io: …
Imp: ma la posso prendere anch’io
Io (pensando a dove la dovrebbe prendere): bene, un’altra cosa, la devo addebitare su questo conto
Imp: eh ma ci vuole l’autorizzazione
Io: eccola! (e metto sul banco l’email del cliente dove mi dice di addebitare sul suo conto)
Imp (la guarda bene un paio di volte): ma è una fotocopia?
Io: veramente è la stampa di una email, perché?
Imp: perché ci vuole un fax
Io (cominciando ad incazzarmi): quella cosa lì vale quanto un fax
Imp: no, perché l’ha stampata lei e potrebbe averla fatta lei
Io (ormai incazzato): sì, come no, perchè il fax non potrei essermelo spedito da me?
Imp: infatti ci vuole un fax mandato a noi, su carta intestata del cliente, con timbro e firma del responsabile spedizioni e del direttore
Io (riprendendo la busta): ma sta scherzando?
Imp: no, è il regolamento
Io: ma sta scherzando? (repeat)
Imp2 (arrivato in quel momento): eh sì, ci vuole il fax al nostro numero: 545/545
Io: ma sta scherzando? (repeat 2)
Imp: no, si può accettare solo così.
Io: si vabbè (riprendo la busta): salutatemi Heidi quando la vedete tanto vivete nello stesso paese e quando passate le caprette vi fanno ciao.

Morale della favola: il cd è partito con la posta prioritaria.

Celentano è l’Italia

Stasera mi sono soffermato a guardare qualche minuto di Rock Politik. Ne avevo visto qualche spezzone anche le altre volte che era andato in onda -e mi ero guardato perfino le trasmissioni che ne parlavano- ma non ero mai cascato nel pieno di uno dei sermoni di Celentano.

Stavolta l’ho ascoltato mentre si lanciava in una spericolata trattazione che, partendo dalla demagogia e dagli antichi greci, è arrivata fino alla democrazia sfiorando l’oligarchia e citando Platone e la sua “Repubblica”. Era evidente come stesse recitando un copione, peraltro mal ricordato (o mal letto sul gobbo) con qualche esitazione traditrice. Splendido il giudizio sulla democrazia, in sintesi: è una cosa bella che governi il popolo, ma è male che il governo decida quello che vuole la maggioranza che l’ha eletto. Suona strano solo a me?

E poi la conclusione che dice che una società dovrebbe essere governata dalla verità e dalla ragione e che, insomma, è meglio avere un buon governo che governa bene invece che un cattivo governo che governa male- No!?! Ma davvero? E’ veramente una scoperta sconvolgente e rivoluzionaria.

Mi ricorda tanto quello che mi disse una persona appena tornata da un seminario Bayerische (l’assicurazione venduta porta a porta da venditori multilevel). Era contentissima di quello che le avevano insegnato perchè ne vedeva l’utilità pratica. In un approfondimento sull’economia avevano spiegato che un’azienda che incassa più di quanto spende è in una situazione migliore di una che spende più di quello che incassa. Di nuovo: No?!? Chi l’avrebbe mai detto!

Detto questo (e anche dopo aver osservato en passant che forse un cantante dovrebbe cantare e non predicare) mi viene da pensare che però Celentano sia veramente l’ideale per la prima rete del servizio pubblico, quella che per prima ha portato l’Italia in televisione. Infatti, il Molleggiato è lo specchio fedele dell’uomo comune, che va avanti a luoghi comuni, non ha idee proprie e ripete stancamente le ovvietà più trite, all’insegna del “Venezia è bella, ma non so se ci vivrei” o “non esiste più la mezza stagione”.

Lo stesso desolante panorama che si trova anche in moltissimi blog personali nostrani, nessuna idea, nessuna novità, solo un continuo ripetere di banalità. Attenzione non sto facendo del qualunquismo e sostenendo che tutti i blog siano così, ci sono migliaia di proposte originali e culturalmente valide; ma ci sono anche molti blog che sono esclusivamente il riflesso del nulla che alberga nelle persone che li scrivono. Un nulla che, e devo dire purtroppo, diventa uno spazio capace per accogliere il “nulla travestito da qualcosa” che esce da tanti teleschermi. Abbiamo chiuso il cerchio.

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Carlo



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