Sao ke SMS…

Leggendo il newsgroup it.cultura.linguistica.italiano scopro questo articolo di Vera Schiavazzi su Kataweb, dove si sostiene che gli SMS permetterebbero di “comunicare in poche parole, selezionandole con cura – e non solo non impoveriscono il linguaggio dei giovani ma potrebbero addirittura migliorarlo”. Sono certo che i vari semiologi, filosofi e linguisti abbiano analizzato la cosa con una visione parziale, perchè se è vero che l’SMS crea dei vincoli nel numero di caratteri che dovrebbero portare alla sintesi, non mi pare che questo poi si traduca in un miglioramento del linguaggio, anzi secondo me si arriva a cancellare dal proprio vocabolario molto materiale. Per esempio nessuno usa parole polisillabiche o complesse, perchè sono lunghe e perchè il T9 (lo stramaledetto sistema di composizione automatica delle parole, responsabile di tanti strafalcioni) non la conosce oppure suggerisce alternative fantasiose. Si incoraggiano anche cose come “un pò” al posto di “un po’ ” perchè così si risparmia un carattere. “Perche”, “perché” e “perchè” non vengono distinti: “tanto si capisce lo stesso”. E via di questo passo.
Anche la sintassi e la consecutio temporum, ammesso che chi scrive le avesse mai conosciute, se ne vanno a “signorine disponibili per pochi soldi”, e così capita di leggere costruzioni improbabili e difficili da decifrare. Per avere un riassunto rapido degli obbrobri che girano via SMS è sufficiente cercare una delle molte trasmissioni TV che vantano una striscia in fondo al teleschermo, lungo la quale vengono fatti scorrere i messaggini che via via arrivano alla redazione del programma. Un compendio di strafalcioni, errori ortografici d’ignoranza e non di distrazioni, verbi coniugati in modo dadaista ecc. ecc.

Uno degli intervistati, il linguista Paolo Vinçon, afferma “Tutti i ragazzi sanno fare un sms, compresi quelli che non hanno studiato e non si cimenterebbero mai con una lettera di carta” e questo è decisamente vero, conosco personalmente giovani (poi neanche tanto giovani visto che sono sulla trentina abbondante) con diploma di scuola superiore che di fronte all’idea di dover scrivere una lettera, o anche solo una e-mail, osservano schermo e tastiera con sguardo inorridito e poi lasciano perdere. L’SMS invece viene vissuto in modo molto più tranquillo in quanto non viene sentito come impegnativo. E’ ovvio che quanto dico mi viene dall’esperienza diretta su un campione immensamente più ristretto di quello degli studiosi di cui parla l’articolo, ma comunque non mi pare che ci sia l’abitudine a passare dal messaggino al messaggio vero e proprio, anzi semmai il contrario: si tende ad abbandonare scritti più lunghi e faticosi da elaborare e digiatare, x l’immediatezza e la sintesi del msg.

Non sono d’accordo neppure con l’idea che “Con i messaggi si entra in contatto con persone che si esprimono meglio, e si impara”, anzi i messaggi via sms non sono molto trasversali, si scambiano tra persone appartenenti agli stessi gruppi e con cultura (o mancanza di essa) piuttosto omogenea, quindi più che davanti ad un’occasione di confronto e apprendimento mi pare che ci troviamo in un ambiente che tende a rafforzare gli errori con l’esempio fornito da quelli commessi da altri.

One Response to “Sao ke SMS…”

  1. ke palle nn ho voja d fà 1 8D!

    non ci crederai, ma i segni grafici dicono di tutto e di più!
    ..cosa non si impara sulle chat e con i messaggini!
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