Sao ko kelle terre…

Stasera mi è arrivato un SMS da un’amica: “ciao, ke fai?”. La K al posto del CH ancora non riesco a tollerarla, ormai sono anni che viene usata, prima dai “komunisti” che ce l’avevano con “l’amerika”, poi dai ragazzini che scrivono gli sms e che, trovando limitativi i 160 caratteri concessi dal sistema, hanno inventato le abbreviazioni “ciao, nn so ke dire, tvtb” e simili. ma ancora lo trovo un ostacolo alla comprensione immediata del testo.
Nel contesto dei messaggini forse lo si può sopportare, quantomeno c’è una giustificazione, ma l’uso delle abbreviazioni purtroppo viene sempre più spesso associato alla comunicazione telematica tout court, sfuggendo dai limiti imposti dal display dei cellulari, anche quando non ha alcun senso il loro utilizzo. Quando si scrive su un newsgroup, si commenta un blog, si interviene su un forum o si manda una email si ha a disposizione una tastiera completa e tutto lo spazio che si vuole.

Perchè dire “nn sono dakkordo”? “nn” al posto di “non” è il risparmio di un carattere, poco davvero; “dakkordo” non fa risparmiare proprio nulla. Anche “anke” è un risparmio decisamente misero. E allora perchè si usa, anzi si abusa, di queste forme in ambienti virtuali dove non ce ne sarebbe alcuna necessita? Forse si tratta di un malinteso senso di “comunicare giovane”, di sentirsi creativi violentando l’ortografia? Dell’esprimere in forme tutto sommato innocue la ribellione giovanile? Insomma come altre generazioni dicevano “matusa”

Comunque non è bello, se Dante -padre putativo dell’italiano per aver sancito l’uso del volgare- dovesse rivoltarsi nella tomba per ognuna di queste cose ormai avrebbe fatto più capriole di un girarrosto, e non lo è non tanto per la distorisione della lingua, quanto perchè avviene non per il desiderio di creare qualcosa di nuovo o di esprimersi in modo innovativo, ma si tratta solo di una piatta imitazione di altri modelli o di cose “viste in giro”, senza coscienza e senza fantasia.

Chissà che alla fine non ci troveremo a leggere di nuovo il primo documento scritto in volgare, il celebre “sao ko kelle terre que ki contene, trenta anni le possette parte sancti benedicti”, dove ancora permanevano echi latini come il “que” o il genitivo di “sancti benedicti”, ma magari diventerà “so ke qlle terre ke qi contene, 30 anni le pos7 parte sancT benedicT”.

One Response to “Sao ko kelle terre…”

  1. è stata una truce esperienza di vita, ma ho incontrato, nel mio breve e blando percorso di smsmessaggistica, un’essere homo insapiens e poco scrivens che: -kuasi kuasi stas t vengo a trovà-.. e il fatto è che mi scrisse solo questo, quindi nessun problema di spazio, fu SOLO un pò di dialetto toscano mi kiedo?

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Carlo



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