Entries Tagged as ''

Diversamente magro…

Bella cosa la correttezza politica, il politically correct proprio utile, serve soprattutto a rendere ridicolo chi si adegue alle sue sciocche regole portando così un momento di ilarità nella nostra giornata.

I ciechi da quando sono diventati non vedenti sono molto più felici, idem per i non udenti che si sentono più allegri, mentre i nani, da quando si chiamano “diversamente alti”, vedono il mondo da tutta un’altra prospettiva. Non sia mai poi che si indichi una persona che viene dall’Africa ed ha la pelle nera come negro… panico, sarebbe razzismo al massimo grado. Cosa dire poi di chi vive fuori della Comunità europea? Per esempio un americano o uno svizzero, si offenderebbero se definiti extracomunitari? No di certo! Esattamente come non troverebbero offensivo essere chiamati “americani” o “svizzeri”, ma pensiamo di dirlo alla persona di prima… di nuovo panico scomposto “hai detto ad una persona di colore che è extracomunitaria?” Sì? Allora sei uno sporco razzista, al livello degli idioti del Ku Klux Klan.

Potremmo continuare con l’idiozia: gli spazzini sono da tempo operatori ecologici, ma ovviamente solo sulla carta, tutti li chiamano spazzini; le prostitute sono “operatrici del sesso”; gli omosessuali sono “gay” da decenni e gli handicappati sono “diversamente abili”.
Si arriva poi alla follia bella e buona come quella delle autorità della contea di Los Angeles che hanno vietato l’uso dei termini master e slave per indicare gli hard disk perchè richiamano la schiavitù. Un po’ come vietare la parola pinze perchè nel medioevo si usava questo strumento per infliggere torture agli eretici.

L’ultima pensata è quella di sopprimere gli immigrati… non le persone per fortuna, il vocabolo. Ora, infatti, non si possono chiamare solo “migranti” non si capisce poi cosa cambia, continuano ad essere persone in cerca di un luogo migliore per vivere e una “e” in più o in meno non credo cambi niente. E’ un po’ come se operassimo dei distinguo tra stupido e cretino, ci saranno certo dei gradi di differenza ma sono offese tutte e due.

Però per il popolo ipocrita la differenza c’è eccome e c’è anche per i politici che amano fare della demagogia e usare qualunque scusa per attaccare l’avversario, reo di essere “razzista, sessista ecc.”. Nessuno si sogna di chiamare handicappati i disabili e contemporaneamente eliminare le barriere architettoniche, è meglio chiamarli “diversamente abili” e continuare a parcheggiare tra le strisce gialle. La coscienza sta bene lo stesso e si trova anche parcheggio in centro nell’ora di punta.

Io, personalmente, sono molto contento: essendo sovrappeso adesso so che nessuno potrà più dirmi che sono grasso, dovranno dire che sono diversamente magro… e temo che prima o poi ci arriveremo. A quel punto nessuno potrà impedirmi di pensare che chi ha usato quel termine sia “diversamente intelligente”, anzi proprio stupido.

Content is king… non sono il solo a dirlo

Il mio post del 17 ottobre scorso non aveva pretese di novità assoluta quando dicevo che i contenuti dovrebbero essere il fulcro di qualunque sito web, affiancati da altri elemento come una grafica adatta, una buona organizzazione dei contenuti ecc. e che il look e la tecnologia dovrebbero essere su un piano inferiore a quello dei contenuti, la frase chiave è “Content is king” e da qui non si sfugge.

Oggi scopro che la stessa cosa la dice Bryan Eisenberg, un esperto di web marketing, sul sito Clickz, in un articolo di consigli su come orientare le strategie web per il 2006. In particolare Eisenberg fa notare due elementi centrali: l’importanza di avere un testo eccellente e di dare ai visitatori ciò che cercano.

Infatti chi naviga su internet, a parte quelli che cercano le foto di qualche donna poco vestita o le suonerie del cellulare, desidera informazioni su prodotti, eventi, personaggi e vuole soprattutto leggere, altrimenti guarderebbe la televisione. Quindi è inutile prendere Internet per uno schermo che deve solo lampeggiare e attrarre, è più importante dare contenuti buoni, ben scritti, informativi e interessanti, non frasi studiate solo per poter inserire più parole chiave e ingannare i motori di ricerca.

L’altra critica di Eisenberg va proprio a questo aspetto: dobbiamo attrarre i visitatori e spingerli a tornare, non far contenti i motori di ricerca per attrarre visite che poi non porteranno conversioni (acquisti o richieste di servizi) perchè i visitatori che attiriamo non cercavano noi.

Ma la colpa credo che sia anche di noi che il web lo creiamo, dovremmo essere capaci di spiegare ai clienti queste cose e non confermargli che “sì, il sito è bello quando luccica, saltella e suona” perchè così il cliente è contento e ci affida il progetto. Credo però che ci sia una ragione più importante che porta a far prevalere l’immagine sui contenuti ed è legata alla quantità di tecnici puri che si vendono come webmaster completi “one man band” in grado di fare tutto, dalla programmazione ai testi, passando per la grafica e la vendita dell’hosting.

Purtroppo questo deriva dall’ignoranza e dalla convinzione che “scrivere una paginetta è facile” e che i testi li farà qualcun altro, tanto nessuno legge. E’ vero, i tecnici non sono abituati a leggere, spesso non sanno scrivere e proiettano questa loro avversione al testo su tutti gli altri. Dopotutto scrivere parole non è “cool” come scrivere codice. I temi si fanno a scuola, il webmaster duro e puro “coda in vim” mica può perdere tempo a sapere che non si scrive “qual’è” ma “qual è” o a rileggere quanto scritto. Ecco cosa trovo nel sito di una web agency “Qual’è la procedura per dar corso alla realizzazione del proprio sito web? [omissis] si acquista, succesivamente si vanno a definire le carattestiche…”, oppure, da un altro sito, “Operante direttamente via web, senza necessità di istallare in locale alcun software…” e non continuo per non infierire, ma basterebbe cercare con occhio critico.

Bilanci

E’ un classico, a fine anno, tirare i bilanci, fare liste ed elenchi cercando di riunire in poche righe tutto quello che è avvenuto nei 365 giorni precedenti. Ricordo ancora i frenetici giorni del 29, 30 e 31 dicembre di quando lavoravo a Radio Europa (una radio locale a dispetto del nome) e in quei giorni si compilavano le classifiche con i numeri uno delle top ten dei singoli mesi e delle singole settimane appena trascorse e soprattutto, me ne occupavo io quindi il ricordo è netto, riunivo le principali notizie dell’anno per utilizzarle nel lungo programma del 31 che riuniva attorno ai microfoni tutti noi per dare l’addio all’anno morente.

Di solito questi bilanci si fanno dopo natale, ma Google quest’anno si è anticipato ed ha pubblicato la Zeitgeist (a questa particolare rassegna avevo già accennato) oggi. Ne possiamo trarre vari spunti di discussione sullo “stato di Internet” o, meglio, su quali sono le cose più cercate dai navigatori.

E’ interessante notare che le prime 5 voci che hanno guadagnato più terreno nel 2005 sono tutte relative a sistemi di condivisione di informazioni o sistemi di community o di community forming:
1. Myspace (online community)
2. Ares (file sharing)
3. Baidu (motore di ricerca / community cinese)
4. wikipedia (enciclopedia collaborativa)
5. orkut (community online acquistata da Google)

Secondo me questo attesta la grande crescita di Internet come mezzo di comunicazione non tanto di massa, o meglio non solo di massa, ma come mezzo di comunicazione personale, che permette ai singoli utenti di interagire facilmente con decine o centinaia di altri persone: come, quando e se serve. Si va dall’interazione a livello di community centrata su un interesse condiviso (per esempio un newsgroup riguardante un hobby), alle community vere e proprie, alla collaborazione online con colleghi di lavoro o business partner alla telefonata alla zia che vive in un altro continente (Skype, Google Talk ed altri sistemi di VoIP), passando per instant messenging eccetera.

Il sociologo Zygmunt Bauman parla di una modernità liquida, nella quale l’identità delle persone è in continua evoluzione e siamo in grado di “indossare” un’identità diversa in vari momenti della giornata. La rete esalta questa possibilità, si può essere un telelavoratore che riceve un lavoro via email dal proprio datore di lavoro e ne discute i dettagli in videoconferenza e un attimo dopo essere un fan che discute le ultime novità nel settore che occupa il suo tempo libero.

La seconda sezione della Zeitgest 2005 mostra le news più cercate, a sorpresa la cantante Janet Jackson supera lo Tsunami e l’uragano Katrina. Onestamente vorrei sapere cosa ha fatto la Jackson nel 2005 mi pare strano che siano ancora delle eco del celebre “seno al vento” al SuperBowl 2004.

La terza sezione della pagina riassuntiva invece mostra le ricerche più popolari su Froogle (dall’aggettivo “frugale”) il motore di ricerca di Google dedicato all’e-commerce.

Ma ancor più interessanti sono i grafici accessibili dalle intestazioni della pagina, in particolare l’andamento delle news, l’attenzione ai fenomeni ambientali e soprattutto quelli che Google riunisce nell’eterogenea categoria dei “Fenomeni“, gli ultimi due sono cruciali: Wiki, ipod e podcasting.

Tra gli eventi legati alla natura è interessante l’improvviso salto in alto dell’influenza e dell’influenza aviaria, al quale poi nelle news tradizionali è corrisposta una quasi totale scomparsa dall’agenda quotidiana mentre in rete è rimasto un certo livello di attenzione.

Tornando ai fenomeni notiamo come la crescita di Wikipedia prosegua nonostante i recenti problemi che ne hanno messo in dubbio la credibilità e l’affidabilità (poi risolti sia da una comparazione che vede l’enciclopedia collaborativa veritiera quasi quanto l’Enciclopedia Britannica, sia da una nuova policy sulla modifica dei contenuti da parte degli utenti). Infine è curioso vedere come gli mp3 stiano trasformandosi da un sistema ad uso quasi esclusivo della pirateria musicale in un sistema di “comunicazione personale di massa” che non richiede l’ascolto contemporaneo all’emissione. Un po’ come una radio registrata, ma qui i contenuti sono creati in massima parte da utenti e mettono a fuoco gli aspetti più diversi dello scibile umano.

Che dire? bene così e chissà quali soprese porterà il 2006.

Il Blog langue…

Mi sento in colpa, questo blog è nato da poco e già ho lasciato che trascorressero 10 giorni senza aggiornarlo.

Però durante questa pausa ho un po’ pensato a come sia facile che un blog diventi un obbligo e, quindi, ci si senta obbligati a scrivere qualcosa giusto perchè lo si deve fare. Questo porta a post assurdi e totalmente inutili. In una chiaccherata in chat di qualche giorno fa, con un’altra blogger -ben più prolifica e creativa di me- discutevamo del fatto che esistono centinaia di blog che sono visitati solo perchè l’argomento è il sesso che, come sappiamo, vende sempre.

Quindi viene il sospetto che i blog non siano tanto un’occasione di comunicazione quanto una carezza al proprio ego e che le visite siano un modo di misurare l’apprezzamento della comunità. Di fatto è proprio così ma le visite dovrebbero essere motivate dall’interesse per i contenuti originali del blog e non dal fatto che l’autore abbia scopiazzato qualche frase da un racconto erotico, sbocconcellato qualche poesia osé e inserito qualche foto più o meno pornografica.

Si tratta di un comportamento identico all’uso delle doorway pages per attirare traffico su un sito, scorretto, contrario al senso di Internet e, fondamentalmente, stupido. E’ stupido perchè viola la prima regola della rete: dare dei contenuti ai visitatori e dargli una ragione di tornare perchè hanno trovato ciò che cercavano.

Facciamo un esempio. Sto cercando su un motore di ricerca un’idea per uno script in php. Siccome la cosa è molto ricercata qualche webmaster furbo ha pensato bene di creare un sito con qualche allegra donnina nuda (il che lo rende popolare e quindi con un buon page rank) e poi qualche parola relativa al php (perchè è un argomento ricercato). Quindi il motore di ricerca mi propone il suo link fra i primi, lo visito e mi trovo davanti solo una pagina piena di pubblicità (Adsense e simili) a tema “script php”. Ovviamente anche se trovassi un annuncio che mi interessa non lo cliccherei per ribellarmi al tentativo di fregatura, inoltre ricorderò il sito e avrò cura di evitare di tornarci in futuro. Però il sito riceverà visite, quindi “farà numeri” e l’autore sarà contento. Bello? no! Corretto? nemmeno! Stupido? molto!

Purtroppo è un segno di come la rete venga da molti, troppi, interpretata come un modo semplice di guadagnare qualche soldo in modo truffaldino. A loro dovremo presto dire che la cosa, per quel poco che funziona, avrà durata breve, sono solo difetti di gioventù di una Internet che giovane non è più, ma che è in continua evoluzione.

(e “per protesta” :-) non metterò annunci al piede di questo post)

Il mio profilo su LinkedIn

Carlo



Il mio scaffale su Anobii / My shelf on Anobii