I polli 3… allora non sono il solo
Ho già scritto due volte (una e due) di come l’attenzione per l’influenza aviaria abbia calamitato l’attenzione pressoché totale dei media per un certo periodo, per poi venire ignorata quasi del tutto e sostituita dalle nuove “urgenze inaspettate”.
Cioè le notizie che ci dicono che:
- incredibilmente d’inverno fa freddo;
- piove anche;
- a natale la gente fa i regali;
- sempre a natale la gente mangia
(ma i servizi sul pranzo di natale e sul cenone di capodanno inizieranno solo tra qualche giorno, tocca pazientare) - in Italia la gente non arriva alla fine del mese con lo stipendio (in teoria) ma trova modo di partire per qualche giorno in occasione di qualsiasi festività: in pratica allora i soldi ci sono, eccome se ci sono (se qualcuno vuole commentare che “i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre pià poveri”, che tutto dipende dai mutui o raccontare qualche caso umano che conosce davvero “mio cuggino” (cit. Elio) insomma… per favore si astenga tanto non ci credo. Non dico che tutti siano ricchi, ma mi rifiuto di credere che chi non riesce a sfamare i figli (come ci vogliono far credere) chieda un prestito per andare in vacanza).
Detto questo volevo riferire che non sono l’unico ad essersi accorto di questa estrema attenzione per un fenomeno, ma che è destinata ad affievolirsi secondo una logica di selezione delle notizie che è apparentemente incomprensibile. Dopotutto il giornalismo e quindi, in parte, i media dovrebbero contribuire a formare la memoria collettiva, qui invece si crea una memoria “a macchia di leopardo”. A quanto pare accade lo stesso anche oltralpe, ecco cosa ne pensa un interessante bloguer francese. A proposito in Francia non si può dire blog, il loro solito nazionalismo idiota ha coniato il termine “bloc notes” per i blog (l’ho scoperto qui).


[...] Eppure, come già per l’influenza aviaria (che ritornerà in autunno) ci fa piacere, in modo perverso, sentirci dire di questi pericoli e di queste calamità che ci aspettano. I media sono sempre più allarmisti perchè per competere nel mercato globale delle notizie non basta dire “l’estate 2006 probabilmente sarà calda”, meglio sparare “estate 2006, bolla di calore africano investe l’Europa”. [...]