Il doppio cortocircuito dell’informazione
L’incidente minerario di Tallmansville, USA, avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere gestito come una tragedia strappalacrime. Una pacchia per i nostri media sensazionalisti. Gli elementi scenici c’erano tutti: mogli e figli in lacrime, una chiesa piena di parenti che pregano, la morte nelle viscere della terra, l’impegno incessante dei soccorritori e, non dimentichiamolo, 12 morti che fanno sempre notizia.
Eppure, anche se non mancava nulla, l’attenzione dei media si è appuntata solo sull’errore che ha portato a credere che in undici dei minatori intrappolati si fossero salvati ed uno solo fosse morto quando, invece, era esattamente il contrario.
Gli inviati dei nostri TG non si sono affannati, come di solito accade, a parlare del dolore dei congiunti, facendo a gara a chi trovava l’inquadratura più lacrimosa o il minatore che lasciava il figlio più piccolo. Soliti squallidi appunti a margine di ogni tragedia che, però, vengono usati perchè attirano gli spettatori e, quindi, non sono imputabili ai giornalisti.
Invece tutti a gridare allo scandalo di fronte al fatto che si fosse fatto credere alle famiglie che i loro cari erano vivi e che loro si erano dati a festeggiare e ringraziare in una chiesa battista. In pratica non si è sentito parlare che della chiesa – battista (aggettivo ripetuto a iosa perchè poco usato e quindi “curioso”) -, dello sdegno -giustificato ma beside the point- dei familiari e dell’imbarazzo del responsabile della miniera di Sago.
In pratica è stata data notizia di una notizia, anzi notizia di una notizia sbagliata. Non voglio dire che l’episodio sia da ignorare, ma ipotiziamo cosa potrebbe essere successo. Un soccorritore si trova di fronte a 12 cadaveri ed un minatore in gravi condizioni, riferisce alla base. Usa una radio e si trova qualche chilometro sottoterra, indossa una maschera granfacciale per evitare di respirare il monossido di carbonio -gas letale, per capirsi quello emanato dalle stufe che ogni inverno uccidono qualche famiglia-, l’erogatore collegato alla maschera non agevola la comunicazione ed è probabile che le informazioni che arrivano all’operatore che si trova fuori dalla miniera saranno frammentarie e poco chiare. L’operatore stesso, magari anche lui collega delle vittime, sarà portato a sentire quello che vuol sentire, la notizia che tutti sperano, pregano, di poter ascoltare.
Ecco che “12 morti, 1 ferito” si trasforma in “1 morto, 12 feriti”. Non è la prima volta che capitano incomprensioni simili, non sarà certo l’ultima. Più grave il lungo ritardo che ha preceduto la smentita, ma immagino che sia stato dovuto all’essersi accorti di aver fatto una stupidaggine e aver consultato i legali in un Paese sempre più assediato dagli avvocati, dalla mania di far causa con qualunque pretesto e dove ogni atto comunicativo o ufficiale rischia di essere bloccato dalle beghe legali che mirano a prevenire risarcimenti potenzialmente milionari.

