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“Il linguaggio è l’abito del pensiero”

Il titolo di questo post è una citazione dal letterato inglese Samuel Jonhson, vissuto a cavallo tra il 6 ed il 700. Recentemente leggevo una raccolta di sue “quotes”, raccolte di quelle cose che in rete piacciono tanto, e mi sono accorto di riconoscermi in molte delle sue frasi, nonostante i circa 300 anni di distacco.
L’idea che il linguaggio sia il vestito con cui il pensiero di una persona si presenta al mondo è affascinante, soprattutto è una descrizione efficace che possiamo tranquillamente applicare al giorno d’oggi, dove la comunicazione in senso lato è moltissima, ma la quantità non ha nulla a che spartire con la qualità.In pratica quello che vediamo è tanto rumore, ma poco segnale. Un continuo brusio che non ha alcuna sostanza, o comunque poca.

Ma l’aspetto che mi piace indagare sta sotto all’aspetto esteriore rappresentato dall’abito. La mia idea è che l’abito di un pensiero che, quando espresso, appare brutto, nel senso di vestito male, non discenda da un errore nel modo di esprimere, cioè di abbigliare, quel pensiero, quanto che dipenda proprio da una “scarsità del guardaroba”, cioè una scarsità di capacità di pensare da parte di chi male si esprime. Quest’idea mi viene dal parlare, frequentemente, con gente che si vanta (sic) di “non aver più letto un libro dai tempi della scuola”. Noto che queste persone tendono ad avere ben pochi argomenti di conversazione, e quei pochi quasi esclusivamente attinenti alla doxa (sport, grande fratello ecc.), che vengono espressi con frasi poco sofisticate che, troppo spesso, denotano una totale mancanza di riflessione prima di essere espresse. Vengono composte al volo, faticosamente e quasi sempre ignorando l’esistenza del congiuntivo.

Di per sè questo non sarebbe un dramma, troppo diffuso per non considerarlo la triste normalità. Però il fatto che chi veste male i pensieri lo faccia perchè non ha gli abiti, cioè gli strumenti per pensare è, secondo me, inquietante. Non perchè si esprimerà male, spiacevole ma poco grave, quanto perchè anche nei momenti in cui dovrebbe pensare, fra sé e sé, riflettere dunque, cioè elaborare una propria identità, un proprio punto di vista o un’opinione non sarà in grado di farlo. Non potrà costruirsi un’idea propria perchè gli mancano i materiali base e se anche ci provasse, troverebbe l’impresa tanto faticosa da farlo desistere per cedere alla comodità di uniformarsi all’opinione comune.

Forse questa è una delle ragioni dello scarso amore per la cultura che molti, non solo in Italia, dimostrano. E’ faticoso pensare, e lo è perchè mancano le competenze per farlo. La scuola sarebbe l’istituzione che dovrebbe confezionare gli abiti, insegnare a vestire i pensieri e, ancor più importante, insegnare che quei vestiti li possiamo acquistare leggendo libri e pascendosi di conoscenza fino ad arrivare a saperli perfino creare questi abiti. Ma, conseguenza necessariamente pessimistica di quanto sopra, anche un’opera di questo tipo, portata alle masse, sarebbe faticosa e andrebbe contro la seconda legge della termodinamica: diminuirebbe l’entropia del sistema e quindi è talmente contro natura da essere irrealizzabile.

Qualcuno vestirà bene i propri pensieri e per farlo imparerà a pensare meglio, gli altri continueranno a discutere di Amici di Maria De Filippi al bar e per queste attività una tuta è un abito più che adatto.

Beppe Grillo, scopritore di acqua calda

Lo so è quasi un vizio per me parlare male di Beppe Grillo e delle sue rivoluzionarie intuizioni e scoperte. Pensandoci mi sono reso conto che la mia risposta è dovuta al fatto che l’ex comico genovese, oggi di professione scopritore dell’acqua calda,

Si pone sempre come il prometeo che dona al popolo ignorante il fuoco della saggezza. Questo atteggiamento mi urta, in particolar modo quando viene da uno che, come simpatie politiche, mi pare che si ponga, o che si dovrebbe porre dalla parte del popolo. Purtroppo, anzi è normale, si pone verso il suo pubblico come normalmente fanno i personaggi di sinistra. Si pongono al di sopra dei loro soggetti, altro che compagni. La spocchia è tangibile ed è evidente, a chi sa guardare, anche il malcelato schifo per dover condividere qualcosa con il popolo, il popolo bue, la massa di manovra. Triste invero.

Tempo fa Grillo è diventato blogger (anche se ci sarebbe da discutere sul fatto che un blog che ha nei credits un’agenzia di consulenza strategica in rete (nome molto “new economy” e che fra l’altro propone anche lei articoli “nati vecchi” sul proprio sito)). Ma ovviamente la blogosphera è diventata una cosa importante solo dopo il suo arrivo, che ha fatto, ovviamente di nuovo, diventare i blog degli strumenti validi. Insomma Grillo ha scoperto i blog, con 4-5 anni di ritardo, ma questa non è una novità.

Tempo dopo Grillo ha scoperto un’altra novità assoluta, che al solito usavamo tutti da mesi o anni: Skype. E in un suo spettacolo lo ha presentato come la rivoluzione, con i soliti toni aggressivi verso le compagnie di telecomuncazioni che derubano i poveri cittadini per fare soldi (mentre lui le poche presenze in televisione e gli spettacoli li fa gratis?).

E ora Grillo ha scoperto davvero una cosa rivoluzionaria, ha scoperto qualcosa che cambiertà la struttura dei mercati, del modo di distribuire le conoscenze e i contenuti. Che sopravanzerà addirittura la televisione. Reggetevi forte: Beppe Grillo ha scoperto l’importanza di internet. Standing ovation please.
Veniamo informati di questa incredibile scoperta da uno dei soliti tristi articoli di Infocity, che a causa del meccanismo che dona l’accesso ai propri contenuti in cambio di qualche testo, raccoglie dei penosi esempi di copia-incolla che vengono spacciati per giornalismo.

Scopriamo così che “La TV? Un contenitore finito! Idem i giornali, tutto sara’ inglobato dalla rete, ormai viviamo in un’epoca nuova, con sviluppi incredibili.” Nicholas Negroponte queste cose ce le aveva dette, con maggiore autorevolezza e senza bisogno di attendere tanti anni, nel 1995. E ancora Grillo “La gente potra’ scegliere cosa vedere, pescando nell’archivio della Rai:”, sempre Negroponte lo aveva detto nel 1996 in un testo dove parlava dei cambiamenti nella telefonia, che Grillo “scopre” oggi “E poi ci sara’ la fine anche degli altri mezzi: come il telefono, si potra’ chiamare in tutto il mondo gratuitamente com’e’ giusto che sia, e cosi’ ci togliamo di mezzo tutti quei manager” (e già il problema non sono costi, canoni, call center incapaci e servizi inefficiente, il problema vero è che Tronchetti Provera è più ricco di Grillo). Infine altra anteprima: “E ci sara’ la fine del monopolio e dei copyright assoluti – ha proseguito Grillo – Se ti scarichi una canzone e chiudono il sito da dove si fa, immediatamente ce n’e’ gia’ aperto un altro. No, questa cosa non si puo’ piu’ fermare, non si puo’ fermare la rete. “.

Insomma scopre l’effetto della rete sui mercati, di cui il Cluetrain ci parla solo dal 1999 e addirittura il file sharing… peraltro scambiando il sito con il peer to peer (emule e soci).

Però Grillo può permetterselo, ha legioni di fan che lo supportano, acriticamente, beandosi delle sue scoperte che per loro sono novità solo perchè la loro ignoranza è ancora maggiore di quella del loro idolo. Il giornalista di Infocity suppone che si tratti, da parte di Grillo, di provocazione, ma non credo che qualcuno nel 2006 possa avere il coraggio di spacciare queste cose come novità e fingere che siano nuove “per provocare”.

Che brutto rumore quello dei polpastrelli…

…che scivolano sugli specchi nel disperato tentativo di arrampicarcisi sopra.

Sono colpevole di non aggiornare il blog da più di un mese, mi scuso e cercherà di rimediare… appena smetto di rincorrere le duecento cose che ho lasciato indietro.

Però una chiosa veloce voglio farla, sempre a proposito di polli e media. Per mesi chi hanno detto, allo scopo di fare notizia, che l’aviaria sarebbe stata una pandemia, con milioni di morti, trasmissione interumana diretta e altri scenari che facevano sembrare le epidemie di peste bubbonica (la celebre Morte Nera) un semplice raffreddore. Sempre con l’obiettivo di avere qualche titolone sempre più catastrofico.

Dopo una lunga pausa in cui c’era da titolare sul natale, sulle vignette islamiche e sulla politica, ecco che i media si sono ricordati dei polli e prima eccoli sbavare di fronte all’opportunità di essere i primi a raccontare il primo caso in europa e ora, comicamente, a cercare di salvare il settore dell’allevamento dei volatili.

Da un paio di giorni è tutto un susseguirsi di interviste a medici, nutrizionisti, esperti a vario titolo, tutti ad affermare che “non c’è niente di più sano di un pollo nostrano” (se qualcuno usa questo slogano o il simile “non c’è niente di più sano di un pollo italiano” voglio le royalties :-D ). Francamente è ridicolo vedere la foga con cui si dice che “non mangiare pollo sarebbe un gravissimo errore alimentare” quando un mese fa si parlava solo di pesce, formaggio e, al massimo, tacchino da cenone natalizio.

E al solito i polli siamo noi, che crediamo a tutto quello che ci viene detto, senza applicare un minimo di senso critico oppure, approfittando (gli allevatori) per chiede sovvenzioni e aiuti quando sappiamo che, sì il mercato italiano delle carni di pollo è crollato, ma dagli altri paesi a quanto pare chiedono i nostri polli e all’allevatore vendere i suoi prodotti a Domodossola o a Berlino non cambia molto.
Ma credo che finchè i tg continueranno ad adottare tecniche da strilloni da strada per acquisire visibilità dovremo abituarci a queste marce indietro… almeno, per quanto su sfondo tragico, fanno ridere.

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Carlo



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