Linkare = consigliare o unirsi al gregge?
Qualche anno fa comparve il primo portale davvero diffuso, phpNuke, che si è diffuso a partire dal 2000/2001. Una delle caratteristiche principali di questo CMS era la disponibilità di moduli dedicati alle funzioni più varie, tra queste quelle di aggregare contenuti da altri siti. Con il termine aggregazione ci si riferisce al riunire pezzi di informazioni da numerose fonti che sono collegate al sito e possono essere consultate quando un particolare articolo si rivela interessante. Un sistema che oggi è diffusissimo grazie alla Really Simple Syndication o RSS, i feed per capirsi.
Questa interessante caratteristica non credo fosse esclusiva di phpNuke ma fu comunque estesa e usata dalla maggior parte dei portali presenti in circolazione e in altri tipi di CMS come gli stessi blog. Il costituirsi come un nodo della rete è una delle cose più apprezzabili della rete ed è basilare per consentire la “navigazione” o meglio il surfing della rete, il passare da un’onda a un’altra semplicemente seguendo un link.
Data la disponibilità, peraltro crescente, di Content Management System (CMS appunto) distribuiti sotto licenze prive di costo (GPL e simili) sono stati moltissimi ad adottarli ed installarli, con l’auto dei pratici sistemi autoconfiguranti che hanno reso possibile l’uso anche a chi aveva pochissime nozioni tecniche, e creare dei propri portali. Anche qui siamo davanti ad un altro degli aspetti più apprezzati della rete, l’accesso relativamente semplice anche a tecnologie complesse.
Molti di coloro che installavano il proprio portale con la configurazione di defualte hanno lasciato attivi gli elementi di syndication (nulla a che vedere coi sindacati) e quindi, alla fine, si è assistito ad una moltiplicazione di “portali” tutti identici, a migliaia, che mostravano l’obbligatorio pannello degli ultimi post di Slashdot, Sourceforge, Wired ecc.. Una cosa simile avviene con i blog, sia con quelli ospitati su piattaforme come blogger che quelli installati su server individuali, qui però i feed inseriti (o il blogroll) vengono più spesso scelti per un meccanismo imitativo: “se ce l’hanno gli altri lo metto anche io”.
Da tempo pensavo che fosse una idiozia o, meglio, una cosa naturale tanto originale quanto il fatto che guardando un parcheggio si nota che tutti hanno la macchina color argento. Uniformarsi alla massa è bello, dà sicurezza e riduce la fatica richiesta dal dover pensare e decidere (e a me ricorda anche i Borg di Star Trek e quindi non la vedo una cosa tanto bella.)
Tanto per battere sempre gli stessi tasti mi sono spesso chiesto come sia possibile che quasi tutti i blogger italiani abbiano tra i loro link quello al “blog” di Beppe Grillo, ok è apprezzato, ok è popolare, ma… così tanto? Anche qui la mia idea era di essere di fronte ad un “intruppamento” dovuto al desiderio di uniformarsi.
Ieri, per caso, ho scoperto che c’è chi ha pensato lungo le mie stesse linee e ne ha scritto molto prima di me. Così linkare un altro non diventa più dire “trovo questo interessante”, quanto lo dico anche io, secondo me con un ragionamento dietro che funziona in questo subdolo modo: “se lui è ritenuto bravo e io lo linko verrò visto dagli altri come uno bravo anche io” (la potenza di un simile meccanismo di autocongratulazione è evidente).
Ma c’è anche un altro fenomeno interessante e, in parte, ironico: i blog come personal publishing sono spesso celebrati come il futuro della democrazia e della libertà d’opinione, visto che consentono a chiunque di esprimere il proprio punto di vista senza i filtri che ci sarebbero negli altri canali di distribuzione delle informazioni. Invece pare che uno degli effetti sia inverso, ovvero, tutti tendono ad esprimere lo stesso punto di vista facendosi influenzare proprio dal fatto che un singolo punto di vista sia ripetuto da centinaia o migliaia di persone. E’ evidente che si tratta di un circolo vizioso che tende ad appiattire verso un consenso non preceduto da un ragionamento, ma solo “imposto” dalla folla. Un meccanismo imitativo insomma, che potremmo assimilare, con una certa imprecisione ma con comodità di esempio, a quando ad una conferenza il moderatore chiede al pubblico di fare qualche domanda, all’inizio c’è un silenzio imbarazzato e pare che nessuno voglia chiedere nulla, poi quando il primo coraggioso pone il suo quesito dà il via agli altri che si sentono autorizzati dal fatto che sia già stato fatto.
Con questo sistema la grande massa di informazioni, commenti, opinioni (concordanti) riguardo una particolare cosa agisce al contrario di come si intende. Avere una molteplicità di dati non rende l’analisi più precisa, ma la orienta e contemporaneamente la inibisce portando alla conclusione già scelta dal gregge. In pratica avviene che una serie di blog riporta un contenuto senza rielaborarlo criticamente e, invece di dire “l’ho letto, ci ho riflettuto e ho concluso che sono d’accordo” si limita a echeggiarlo acriticamente.

