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Googlepod? Altacast?

Radio what’s new ?
Someone still loves you

You had your time – you had the power
You’ve yet to have your finest hour

Radio cosa c’è di nuovo?
Qualcuno ti ama ancora

Hai avuto il tuo tempo – hai avuto il potere
deve ancora arrivare la tua ora migliore
Così cantavano i Queen in Radio Ga Ga nel 1984. Internet, almeno come la conosciamo noi, era ancora di là da venire e la radio sembrava tramontare di fronte al sorgere dei video musicali e curiosamente, mentre celebrava “i bei tempi andati” della radio, il video di questo brano riprendeva alcune immagini di un classico del cinema: Metropolis di Fritz Lang del 1927.

Sono passati 22 anni da allora, la radio è viva e vegeta ed è nato il Podcast. Il fenomeno è in grande espansione e lo possiamo leggere come una sorta di radio per tutti. Quando il digital divide sarà colmato – non dico “se”, dico “quando” – fare la radio sarà davvero a portata di chiunque voglia far sentire la propria voce. Già oggi il livello di tecnologia necessario è minimo e reperibile in modo piuttosto facile.

A differenza della radio però, almeno per ora, non esiste un modo di fare una scansione delle stazioni e soffermarsi su quella che più ci interessa. Gli strumenti di ricerca dei podcast sono le directory come Podcast.net, i motori specialistici tipo PodScope e le raccolte come quella di iTunes e quelle che ritengo seguiranno presto all’interno delle proposte come Urge creato da Microsoft insieme a MTV e le altre iniziative delle varie aziende del settore dei media.

Però tutti questi strumenti di ricerca si basano sulle descrizioni (testo) che l’autore del podcast rende disponibili e, quindi, non sul contenuto reale del file audio che si ascolterà, un po’ quello che accadeva vari anni fa quando i motori di ricerca indicizzavano le pagine attraverso il meta tag “keywords”. Subito scaltri (e disonesti) webmaster pensarono che le pagine del loro sito di mobili antichi sarebbe certo stato visitato più spesso se nell’elenco delle parole chiave mettevano cose come “donne nude, sesso in quantità”. Tra l’altro “fregare” i visitatori è una politica stupida, dovrebbe essere autoevidente che se uno cerca donne nude non si soffermerà a guardare i mobili antichi. Mentre il numero di persone che cercano donne nude, trovano mobili antichi e decidono di comprare una scrivania del 1700 è talmente piccolo che questa non può essere una giustificazione di un tale comportamento.
Certo, creare un motore di ricerca che scarichi un podcast, lo ascolti, desuma il contenuto e lo indicizzi è una bella sfida tecnologica, ma prima o poi (mi auguro prima) qualcuno ci riuscirà*, avremo dunque GooglePod, Altacast o forse Poodle (come l’omonimo cane)?

E’ una necessità che avvertiremo presto anche per gli altri contenuti non testuali della rete, come i video e le immagini (anche la ricerca di immagini di Google si basa sul contesto della pagina nella quale l’immagine è inserita, non sul contenuto effettivo dell’immagine).

Una soluzione provvisoria, molto parziale e di difficile applicazione, sarebbe realizzabile sulla scia della folksonomy: chi ascolta un podcast lo assegna ad una data categoria e ne crea una descrizione. Un software combina le varie descrizioni e categorie e consente la ricerca. Ma un sistema siffatto non raggiungerebbe mai le prestazioni possibili con il classico spidering fatto in automatico.
*tanto per mettere le mani avanti: se qualcuno non ci avesse pensato e questo mio post lo spronasse al successo mi aspetto delle royalties sull’implementazione.

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Carlo



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