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Mi sento un dinosauro

Premetto che non sono pronto all’estinzione, ma mi sento un dinosauro e forse anche fuori dal mondo. Eppure a 34 anni mi pare presto sentirmi così, con la scuola superiore lasciata 15 anni fa ma cambiata così tanto da essere per me irriconoscibile.

Porto quella come esempio perchè nei giorni scorsi due episodi mi hanno colpito, entrambi collegati alla scuola. Certo due episodi non mi consentono di generalizzare, ma ho la triste impressione che invece siano un fedele specchio delle cose. Comunque bando alle ciance e descrivo l’ultimo episodio in ordine di tempo.

Qualche giorno fa mi chiama uno studente delle superiori, secondo anno, i cui genitori sono miei clienti per il sito web della loro impresa. Faccio una necessaria premessa: ho convinto l’intera famiglia a installare OpenOffice sui PC di casa e del lavoro invece che ricorrere a MS Office di provenienza diciamo “artigianale”.

La voce al telefono mi chiede: “Dov’è la funzione di sunto automatico in openoffice?”. La mia risposta è che a quanto ne so non c’è (se ci fosse colgo l’occasione per farmi dire dov’è) e che comunque difficilmente funziona bene salvo avere un documento ben strutturato. Per curiosità chiedo cosa deve riassumere: “Una poesia”. Rimango interdetto e gli faccio notare che una poesia è di per sè praticamente impossibile da riassumere, figuriamoci se può farlo un software.

Questo mi porta a scoprire che in realtà quella che ha chiamato poesia è una novella, e già il fatto che uno studente delle superiori non sappia distinguere le due forme narrative mi lascia piuttosto perplesso. Comunque gli chiedo ancora, sono un rompiscatole lo so,: “Ma quanto è lunga? Non fai prima a leggerla e riassumerla? In un’oretta te la cavi.”

La risposta è: “Ma no, è lunga quasi 5 pagine! Come si fa a leggere così tanto?” e poi “Conosci mica un sito dove posso trovare il riassunto fatto? Sai tipo i siti di compiti svolti”.

Gli dico che non ne conosco anche perchè quando andavo io alle superiori Internet era ancora di là dal diffondersi. Al ché l’ulteriore risposta è quella che davvero mi ha intristito: “Ma allora a scuola come hai fatto?”

Ecco il dramma vero: la mancata abitudine al fare un minimo di fatica, a leggere per capire e quindi poter riassumere. I compiti a casa come momento di apprendimento non sono più percepiti come tali, ma solo come “rottura di scatole” da levarsi di torno prima possibile con un po’ di copia e incolla. Le ricerchine delle elementari e delle medie si facevano copiando, dalle enciclopedie e anche dai manuali appositi, magari incollando anche la fotocopia di qualche schema o qualche fotografia. Ma almeno i libri andavano letti per sintetizzarne le informazioni e qualcosa si imparava, quantomeno si comprendeva il bisogno di studiare come attività necessaria per scoprire le informazioni di cui si aveva bisogno. Invece pare che la generazione del copia-e-incolla (ne parlano anche qui)sia ormai realtà. Questo spiega anche il terrore che si vede negli occhi di tante persone quando, di fronte alla domanda “come si fa questa cosa?” si risponde “leggi il manuale, c’è spiegato”.

Il dopo Fallaci

E’ morta. Capita a tutti, prima o dopo, sfortunatamente non ci si può fare molto. Era malata da tempo e sapeva che sarebbe finita così. Così come aveva vissuto in modo riservato, così ha scelto di andarsene senza clamore, senza spettacolo.

Oriana Fallaci è stata prima ignorata per anni, perché era scomoda, poi odiata per il coraggio che aveva mostrato nel dire ciò che pensava e poi ignorata di nuovo come si fa con un insetto molesto: ignoriamolo magari se ne va. Eccoli accontentati.

Però ora tutti si lanceranno nel ricordo ammirato che si riserva ai morti. E’ normale, la superstizione innata nell’essere umano fa pensare che parlar male dei morti non sia consigliabile, e se avessero un modo di vendicarsi?.

Era fiorentina, eppure Firenze l’ha sempre snobbata e attaccata direttamente nel 2002 quando lei non voleva che la sua città divenisse la sede di quel social forum di “pacifisti” che sostenevano le ragioni dei terroristi per il consueto spirito antiamericano, anzi correggo subito l’ortografia “antiamerikano”.

Ieri Dario Fo, altro paladino di quella sinistra politically correct incapace di prendere posizione su qualunque cosa: “ho sempre detto che aveva posizioni aggressive, antistoriche”. Alla faccia, nel 2002 aveva usato toni un po’ diversi: “«Mancano solo i carriarmati, la Fallaci è una terrorista».

Un buon resoconto del “prima” e del “dopo” lo fa Riccardo Barenghi (ex direttore de Il Manifesto) qui: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200609articoli/10834girata.asp.

Quello che trovo veramente spiacevole è come una persona venga usata finchè fa comodo e poi “fatta sparire” quando non serve più. La si riscopre solo nel momento della morte perché è comunque utilizzabile per tornare sotto i riflettori a dimostrare che si è equanimi, “si alcune cose erano un po’ forti, ma quanto era brava su altre”. Imbarazzante. Un esempio? Eccolo: il presidente del consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini (al quale va comunque dato atto di aver voluto attribuire la medaglia d’oro regionale alla scrittirce) dice: “Voleva morire a Firenze, come lei stessa, nella sua ultima uscita pubblica, nel febbraio scorso, a New York, mi aveva confidato” il succo qui non è che la Fallaci volesse morire nella sua città, ma che Nencini avesse avuto l’onore di ascoltare questa “confidenza”.

Ora. So già che i commenti andranno dal “dici così perché sei di destra”, “la morte va rispettata”, “bisogna andare d’accordo e non fomentare l’odio”. Sì. Bello, Giusto (forse). Ma a suon di “rispettare” e “volersi bene” chi rimane a dire le cose come stanno? O, ancor più importante, chi rimane a provocare con coraggio nella speranza che qualcuno usi i neuroni di cui è dotato? Invece di attendere istruzioni da altri per sapere se oggi è meglio uscire con al collo la kefiah o la bandiera libanese.

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Carlo



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