Ritorno alla tradizione orale?
Il link a YouTube o ad altri siti di video sharing sta diventando quasi un obbligo nei post di molti blogger. Non più, come avveniva all’inizio, come commento al video o come approfondimento di quello che si dice nel post, ma proprio come contenuto unico del post medesimo.
Tralasciando i clone-bloggers, cioè quelli che echeggiano il loro guru di riferimento (come i Grillo-pensanti… oddio “pensanti”, diciamo i Grillo-seguaci), negli altri casi mi domando se non sia un ritorno ad una tradizione alla comunicazione orale. Orale nel senso he viene veicolata solo dal parlato, senza costringere alla, per molti insostenibile, fatica di leggere più di cinque parole in fila.
Da qui abbozzo unidea estemporanea e una domanda alla quale non so darmi risposta.
Se la democrazia come la conosciamo noi è derivata anche dal crearsi di quella sfera pubblica (Habermas) che i giornali hanno poi contribuito a nutrire e sviluppare a partire dall’inghilterra del 18° secolo, cosa accade con un ritorno ad una tradizione solo orale dove l’informazione non passa più dal momento della lettura, che comporta una ritmo più lento e un minimo di riflessione personale. Cioè, se tutta l’informazione viene veicolata da pillole, superficiali e brevi, puntate più a stupire che a informare, sul modello YouTube (o Studio Aperto per toccare la TV), che succede?

