Giovani d’oggi…

(e anche di ieri e, temo, anche di domani).

Leggo in questo post sullo spesso interessante blog di Fabio Giglietto (docente di teorie della comunicazione all’università di Urbino) che i ragazzi italiani frequentano pochissimo Facebook, un social network che spopola in USA (dove è nato prima per l’uso degli studenti di una sola università, poi per quelli di tutti i college statunitensi e, da vari mesi, per chiunque in tutto il mondo). Spopola non solo nel senso di essere di moda, ma anche come numero di utenti, interazioni e valutazione economica della piattaforma che, recentemente, è stata alla ribalta in rete.

Il dato statistico è un numero interessante ma non è quello di cui voglio discutere, ma consiglio di leggere il post per scoprire i dettagli. La mia interpretazione del dato è che i giovani internauti italiani non sappiano neppure che Facebook esiste, semplicemente perchè non rientra nei loro interessi e, sopratutto, perchè è reo del peccato più grave possibile agli occhi di un “gggiovane” studente italiano: è in inglese. E non si può pretendere che una generazione che ha studiato inglese alle elementari e alle medie inferiori e lo sta studiando nelle superiori che la fascia d’età in discussione (16-19 anni) frequenta possa leggere delle pagine in inglese. E che diamine, l’italiano è provinciale e ignorante di diritto, nessuno pretenda di più.

Allo “scoglio” linguistico credo si sommi la scarsa propensione all’esplorazione, la mancanza di curiosità intellettuale tipica dell’audience di “Amici” e reality vari. Esagero? mi piacerebbe ma temo di avere ragione. I social graph (o comunità online o social network) mi affascinano da tempo e mi sono iscritto e informato, per interesse anche professionale, a numerosi di essi. Il mio punto di vista, tuttavia, non ha pretese di scientificità o di esaustività però nelle mie frequentazioni (tra le quali Flickr, Anobii, Facebook, Hi5, LinkedIn) trovo pochi italiani in generale e appartenenti più che altro a fasce di età più elevate. A occhio direi almeno da 20 anni in su. Ma la mia prospettiva è ridotta e quindi potrebbe benissimo darsi che quello che vedo rifletta semplicemente interessi diversi da quelli dei 16-19enni). Tuttavia credo che alcuni dei miei sospetti valgano ugualmente anche per queste età.

A supporto della mia tesi che la mancanza di interesse in cose che siano in lingue diverse e altre dal noto azzardo i dati della zeitgeist di Google, sempre confortevolmente deprimenti. I dati di Ottobre per l’Italia riportano

  1. halloween
  2. ferrari
  3. high school musical 2
  4. britney spears
  5. ratatouille
  1. isola dei famosi
  2. cristiano ronaldo
  3. prison break
  4. autunno
  5. garlasco
  1. spiderpork
  2. passaporto
  3. dimagrire
  4. silvia battisti
    (Miss Italia 2007)
  5. immigrazione

vale a dire, nell’ordine:
1 ) una festività importata
2 ) tifo automobilistico
3 ) spettacolo
4 ) gossip
5 ) spettacolo
6 ) un reality
7 ) calcio
8 ) spettacolo
9 ) stagione
10 ) cronaca nera
11 ) spettacolo (anzi in questo caso probabilmente si cerca una suoneria del cellulare)
12 ) informazioni burocratiche (le vacanze natalizie si avvicinano?)
13 ) salute/bellezza
14) cronaca/attualità

molti degli altri paesi citati nella stessa pagina non rivela ricerche molto più dotte in verità ma, francamente, a me questa più che il resoconto delle ricerche mi sembra la scaletta di Studio Aperto o degli altri TG di puro infotainment (a questo proposito segnalo questo sarcastico e provocatorio filmato di JibJab).

Purtroppo credo che questa scaletta rifletta gli interessi di tutti i visitatori di internet ivi compresi i giovani.

Per confermare / smentire queste miei impressioni mi piacerebbe vedere una statistica simile a quella rilevata su Facebook ma applicata a MySpace. Infatti temo che l’approccio più multimediale e giocoso di questa piattaforma sposi meglio il gusto trash degli spettatori, anche giovani, della nostra TV (e con questo, si badi bene, non voglio incolpare la televisione che se ha delle colpe le ha come riflesso delle mancanze della scuola e della famiglia). Non mi stupirebbe scoprire che i giovani italiani di quella fascia d’età sono più interessati a stare in giro con gli amici e interagire via cellulare e internet sia usata solo per scaricare musica e film. Youtube probabilmente ha un qualche successo perchè è un mezzo molto “televisivo”, cioè fruibile passivamente e con poco sforzo. Suppongo anche che la maggiore diffusione delle pagine Microsoft possa essere dovuta alla notevole diffusione di MSN e quindi al fatto di trovarsi LiveSpaces quasi “pre installato” senza dover fare la fatica di scroprire qualcosa.

Con tutte le cautele del caso (target differente e focus specialistco (lo studio), campione poco significativo ecc.) però vedo anche come gli utenti di un sito che gestisco, rivolto agli studenti di un corso di laurea in comunicazione (quindi erà dai 19 ai 24 anni), siano molto apatici e poco partecipativi e come ignorino quasi del tutto il fenomeno del web 2.0 o i social network. Citando i siti di cui sopra o anche Twitter si viene ripagata da sguardi vacui se di persona o dal “silenzio partecipativo” se chiesto a mezzo blog, sondaggio o forum. Se combino questa osservazione con l’orrore per l’esame di inglese torno alla mia tesi iniziale dell’ignoranza e della pigrizia.

Conclusioni?…se Celentano viene salutato come un maitre à penser nel suo ultimo exploit televisivo cosa vogliamo sperare?

7 Responses to “Giovani d’oggi…”

  1. Un’analisi convincente. Ed amara. Soprattutto la constatazione della mancanza di curiosità intellettuale dei ggiovani (che non a caso preferiscono il telefonino – non smartphone, telefonino… – al computer).

    Se sommiamo a questo la gerontocrazia dominante nel paese, l’avversione quasi generalizzata per la scienza e la tecnologia (non che la cultura umanistica goda salute migliore), l’alto tasso di nervosismo e maleducazione nella vita quotidiana, la sciatteria e l’approssimazione dilagante nel mondo del lavoro, una società civile esausta e disillusa, ne viene fuori un quadro desolante.

  2. La tua analisi andrebbe bene se non usassi come pretesto di scandalo il fatto che non si usi Facebook. Io lo uso ogni tanto, ma e’ di una noiosita’ e di un’inutilita’ spaventosa.

    La gente deve vivere fuori, deve stare fisicamente con le persone, questi siti di social networking vanno bene in alcuni casi, ma usarli in scala per creare casi collettivi mi sembra privo di senso.

    Va bene per connettere persone tra nazioni diverse (gli USA si differenziano dall’Italia per il territorio esteso – ma l’ignoranza USA non ha nulla da invidiare alla nostra), ma che senso ha che lo studente X usi Facebook per <> ?

    Finche’ l’uso del computer non ci rimbecillira’ totalmente al punto tale da preferire una chattata a una conversazione, viva pure l’ignoranza Italiana.

    Che poi, ripeto, questo filoesterismo che tutto cio’ che viene fatto altrove e’ meglio, lo trovo proprio una gran puttanata.

    Saluti
    Fabio

  3. Aggiungerei: perche’ noi dobbiamo per forza parlare l’inglese quando americani, inglesi & c ovunque vadano non fanno MAI il minimo sforzo per apprendere una lingua? E quando gli viene fatto notare che quello e’ un paese dove NON si parla inglese, loro si arrogano il diritto che qualcuno lo debba per forza parlare?

    A me va bene l’uso di una lingua comune per comunicare tra nazionalita’ diverse, ma la supponenza che tutti dobbiamo per forza parlare l’inglese e’ una gran vaccata. A proposito di ignoranza, blabla, va a vederti la merda che produce la societa’ anglosassone, e la loro pochezza culturale, per renderti conto di come l’italia su questo abbia poco da invidiare.

  4. Fabio, grazie del commento ma ho paura che tu abbia frainteso il senso del mio post.
    Intanto confermo di trovare anche io Facebook molto poco usabile e confusionario, ma forse sono io che non mi ci oriento.

    Quanto dici invece in merito alla questione social network versus l’incontrarsi di persona invece non corrisponde al vero e patisce del luogo comune che internet isola le persone. Anni di esperienze e anche varie ricerche dimostrano che questo non è affatto vero. Anzi i social network servono a creare nuove conoscenze che poi vengono fruite di persona o servono a rinforzare reti sociali esistenti, fornendo semplicemente un nuovo canale che si aggiunge agli incontri di persona e ai collegamenti tradizionali come il telefono.

    A riprova di ciò, tanto per rimanere nell’ambito Facebook, c’è il fatto che sia nato e si sia sviluppato prima a livello di campus universitario, quindi tutt’altro che su un territorio esteso. Ti porto un altro esempio: il sito Anobii.com riunisce appassionati di libri e c’è un forum dedicato solo ad organizzare incontri tra le persone che lo frequentano? Non parlerei quindi di rimbecillimento da PC e di separazione.

    Purtroppo i media convenzionali in Italia continuano a propalare questa bufala che vuole internet come il male che separa le persone, le mette a confronto con pedofili e altri personaggi poco raccomandabili e ne fa degli animali asociali che vivono davanti allo schermo.

    Sto usando l’articolo di Giglietto, che ti invito a consultare se non l’hai già letto, per notare che l’uso di Facebook non è un giudizio qualitativo su chi lo usa o non lo usa, ma solo un metodo di misura.

    Il fatto che gli studenti italiani siano disinteressati è una delle tante conclusioni che si possono trarre da questo esame, ma non è un dato che viene solo da lì ci sono tanti altri esempi che danno questa impressione (e sarei ben lieto di scoprire che in realtà è il contrario e gli studenti sono persone che altro non fanno che cercare la cultura, la crescita personale e l’impegno, purtroppo non mi pare affatto così).

    Infine non si tratta di esterofilia, non sto dicendo che all’estero si fa meglio, sto confrontando due realtà. Comunque tra due che si telefonano per parlare della partita della nazionale e una persona che scrive qualcosa su un blog non ho dubbi che la seconda attività crei un maggiore “valore culturale” rispetto alla prima. Mi sfugge però perchè si debbano vivere queste cose come elementi contrapposti. Si può usare internet E il telefono E gli incontri non internet O il telefono O incontrarsi. La mia analisi dice che gli italiani tendono ad usare un solo canale, invece che tutti.

    Invece il fatto che in Italia non si sa l’inglese e che questo è un ostacolo a conoscere il resto del mondo è un fatto che non credo sia discutibile.

  5. Aggiungo alla tua aggiunta che l’inglese è ormai una lingua franca, che piaccia o meno, e che il giudizio sulla cultura anglosassone non c’entra molto con quanto dico.

    Se partecipo ad una comunità in inglese posso conoscere gente da tutto il mondo e confrontarsi con loro, a prescindere dal fatto che gli americani mi stiano simpatici (temo sia questo il punto cruciale) mentre se esigo che il resto del mondo impari l’italiano per comunicare con me… beh posso mettermi comodo e sperare di avere da leggere.

    Oppure dovrei considerare l’Italia una colonia culturale che difende la sua ignoranza e il suo isolamento? Perfino i Francesi, storicamente fieri difensori della propria cultura, hanno capito che non possono pretendere che gli altri parlino francese (lingua che comunque è molto più diffusa della nostra). Apprendere e usare l’inglese, di nuovo, non vuol dire rinunciare all’italiano e non vuol dire farsi imporre un’altra cultura, significa solo un’altra occasione di comunicare

  6. Scusa il linguaccio spiccio, purtroppo i commenti non si possono editare :-)

    Comunque io ho viaggiato, ho abitato in paesi anglosassoni e visto che tipo di “esperienze” fanno i giovani che parlano l’inglese. Ti posso dire che purtroppo la lingua poco, ma veramente poco spesso porta una valore aggiunto. La maggior parte dei cosidetti giovani che usano il social networking per socializzare sono alfabeticamente zero e il grado di comunicazione e linguistica e’ molto basso.

    Io non demonizzo internet, figurati, ne sono quasi drogato. Dico quasi perche’ a volte mi scoccio e mando al diavolo tutto.

    Pero’ quello che noto e’ che non sempre le persone riescono a bilanciarsi, non sempre c’e’ l’intelligenza (e l’esperienza) necessaria per sapere in quale modo internet vada usato senza che possa influire negativamente sui nostri rapporti.

    Ti faccio un’esempio: negli USA questi siti di social networking, come MySpace (che trovo veramente ORRIDO) sono molto usati pure tra i minori, nonostante questo non sia permesso. Un mese fa se non sbaglio un’adolescente si era suicidata per gli insulti che aveva ricevuto. Ok e’ un caso isolato, ma andiamo avanti…

    Tu parli di inglese, di comunicazione. Io vedo solo una storpiatura oltraggiosa dell’inglese stile SMS applicata a internet. La chat piu’ usata tra i giovani, MSN, e’ quasi diventata illeggibile per l’uso delle emoticon. Non dico siano tutti cosi’ ma QUASI.

    Internet non e’ altro che uno strumento ma ci sono anche delle corporation che hanno un potere strabiliante nell’accorpare le masse, creare comunita’ e pubblicizzarle.

    Tutto questo non e’ fatto nell’interesse della cultura, della linguistica e dell’avvicinamento delle culture, ma solo ed esclusivamente nell’interesse dei soldi e del profitto.

    Il risultato? Imbarbarimento della lingua (che sia inglese o altro), bassezza culturale da record, esibizionismo a livelli patetici.

    I blog pure sono uno strumento nato da buone intenzioni, ma ora un blog per l’utilizzatore della rete “medio” non e’ altro che una vetrina esibizionistica della propria vita, spesso povera di argomenti e spunti di riflessioni. Un diario uguale, standardizzato, usato da tutti.

    E’ questo l’internet che volevamo?
    E’ questo che la tecnologia volevamo ci desse?

    Einstein dopo che fu sganciata la bomba su Hiroshima e Nagasaki disse “Se potessi rinascere farei l’idraulico”.

    Per ora esplosioni non ce ne sono, ma il degrado culturale sul quale ci stiamo lanciando tramite l’uso improprio delle tecnologie ci fara’ fare lo stesso ragionamento di Einstein a noi professionisti dell’IT?

    Ai posteri l’ardua sentenza.

    Fabio

  7. Oggi non sono in grado di esprimermi in italiano. Da che pulpito arrivano le mie prediche ;) Ma spero il concetto giunga ugualmente.

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Carlo



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