Non capisco, quindi non vedo
All’estero nomi, pubblicità, indicazioni stradali e qualunque altra informazione testuale in una lingua sconosciuta viene ignorata, anzi non viene proprio vista o recepita, allora a che pro viaggiare?
Ho notato questa cosa varie volte quando mi è capitato di viaggiare con persone che conoscevano solo l’italiano e, al massimo un po’ di inglese. Quando vedono un cartello pubblicitario, una indicazione, una qualsiasi “scritta” che non è nella loro lingua i loro occhi non si soffermano, passano oltre e non vedono totalmente la cosa. Immagino che lo stesso avvenga anche per parlanti di altre lingue.
Se, per esempio, vedono una pubblicità colorata la recepiranno non come comunicazione di un prodotto o servizio ma solo come un elemento colorato del paesaggio. In pratica gli occhi la vedranno ma non ci sarà nessuna elaborazione, potrà colpirli il colore ma il messaggio si fermerà lì.
Non ho idea di quanto sia comunque questo fenomeno ma lo vedo estendersi anche a situazioni dove questo blocco mentale di fronte al “non so la lingua, noncapisco”. Spesso con un po’ di impegno si riesce a capire cosa ci vuole dire un cartello o, magari, un menu in quel simpatico ristorantino sul porto…, specialmente con lo scritto è facile cercare di analizzare e usare le parole simili per capire, dal contesto, quelle che si ignorano. Certo, rimane il rischio dei faux-amis, ma sempre meglio che non capire assolutamente nulla.
Chi invece viaggia senza sapere una lingua e sopravvive affidandosi alla guida, al linguaggio dei segni o limitandosi a fare le vacanze chiuso in un villaggio turistico dove tutti parlano la sua lingua finisce per viaggiare come un pacco postale. Si sposta da un luogo all’altro ma non recepisce quasi niente dell’ambiente che lo circonda.


