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One year as a journalist

On November 16, 2006 the local board of the national register of journalists (Italian journalists’ association?)… right now I don’t remember the official translation, it’s a State-recognized board anyway, accepted my request to join. I had completed the requirements (number of paid articles and such) since 2003, but I’m very good at delaying anything that has some bureaucracy in it, so I’d never got around to sending the documents.

So I’ve been a card-carrying journalist for 1 year now (and the “leather bound booklet” of the press card isn’t really comfortable to keep in the wallet). Conclusions? Right now I have nothing special to say. In a way the card has a “weight” in that it’s a remainder of the responsibilities that are always related to any communicative activity, even if for me, as I’m writing for scuba diving magazines lately, these responsibilities are really small and life/writing is easy, if it were “the news” it would be quite a different situation.

I wrote this post essentially to self-celebrate… that is, my 5 minutes of vanity ;-) and the important part is that I must remember not to look at the pic inside the card… hint: never use a picture made by an automated machine at 2 a.m. for an official document.

Un anno da pubblicista

Il 16/11/2006 l’ordine dei Giornalisti della Toscana ha deliberato la mia iscrizione al registro dei pubblicisti iscritti all’ordina. In realtà le collaborazioni necessarie le avevo maturate già nel 2003, ma sono molto bravo a ritardare qualsiasi cosa di natura burocratica e, quindi, non ho mai mandato la documentazione.

E’ da un anno che giro con la tessera in tasca (tra l’altro il formato “libretto rilegato in pelle” non è comodissimo nel portafoglio), conclusioni? Al momento non ne ho di particolari. In un certo modo “pesa” nel senso che ricorda un po’ delle responsabilità che sono sempre collegate a qualunque attività di comunicazione anche se nel settore nel quale opero (riviste di subacquea) la vita è facile e le responsabilità poche, la cronaca sarebbe ovviamente tutt’altra cosa.

Fondamentalmente ho scritto questo post per autocelebrare… insomma i miei 5 minuti di vanità ;-) e l’importante è che non guardi la foto che è sul tesserino… consiglio: non fate mai foto per documenti ufficiali ad una macchinetta automatica alle 2 del mattino.

Non capisco, quindi non vedo

bus stop advertAll’estero nomi, pubblicità, indicazioni stradali e qualunque altra informazione testuale in una lingua sconosciuta viene ignorata, anzi non viene proprio vista o recepita, allora a che pro viaggiare?

Ho notato questa cosa varie volte quando mi è capitato di viaggiare con persone che conoscevano solo l’italiano e, al massimo un po’ di inglese. Quando vedono un cartello pubblicitario, una indicazione, una qualsiasi “scritta” che non è nella loro lingua i loro occhi non si soffermano, passano oltre e non vedono totalmente la cosa. Immagino che lo stesso avvenga anche per parlanti di altre lingue.

Se, per esempio, vedono una pubblicità colorata la recepiranno non come comunicazione di un prodotto o servizio ma solo come un elemento colorato del paesaggio. In pratica gli occhi la vedranno ma non ci sarà nessuna elaborazione, potrà colpirli il colore ma il messaggio si fermerà lì.

advertisment

Non ho idea di quanto sia comunque questo fenomeno ma lo vedo estendersi anche a situazioni dove questo blocco mentale di fronte al “non so la lingua, noncapisco”. Spesso con un po’ di impegno si riesce a capire cosa ci vuole dire un cartello o, magari, un menu in quel simpatico ristorantino sul porto…, specialmente con lo scritto è facile cercare di analizzare e usare le parole simili per capire, dal contesto, quelle che si ignorano. Certo, rimane il rischio dei faux-amis, ma sempre meglio che non capire assolutamente nulla.

Chi invece viaggia senza sapere una lingua e sopravvive affidandosi alla guida, al linguaggio dei segni o limitandosi a fare le vacanze chiuso in un villaggio turistico dove tutti parlano la sua lingua finisce per viaggiare come un pacco postale. Si sposta da un luogo all’altro ma non recepisce quasi niente dell’ambiente che lo circonda.

Foto cubo Flickr + HP

Oggi è una grigia domenica di novembre, uno di quei giorni in cui ti domandi se non sarebbe meglio gustarsi della cioccolata calda davanti al caminetto invece di essere di fronte al PC con le mani congelate. Improvvisamente realizzi che:
a) non hai cioccolata
b) non hai un caminetto
c) la voglia di lavorare ha preso un giorno di ferie…

e inizi a fare un po’ di giardinaggio sul tuo sito (stamani ho finalmente aggiornato la sezione del portfolio che ne aveva bisogno da un annetto), poi ti dedichi a blog, msn, e flickr tanto per far passare il tempo.

Dopo questa lunga e noiosa introduzione passiamo al piatto forte: su Flickr, stufo di quardare le mie foto (sfacciata autopromozione) me ne sono andato sulla home page per vedere cosa avessero postato ultimamente i miei contatti. E lì scopro questo intelligente strumento di marketing che inoltre regala una mezzoretta di intrattenimento senza pretese.

My first Flickr photocube
(consiglio: carta rigida e un po’ di attenzione nelle pieghe :-) )

L’intelligenza di questo sistema di marketing secondo me risiede nel fatto che HP ti fa qualcosa di gratuito (che a loro costa solo la creazione e l’hosting dell’applicazione) e in cambio ti espone al loro brand mentre ti dà qualcosa di divertente da fare. Quindi il messaggio positivo è rinforzato anche dall’attività… mentre stai ritagliando il foglio e montando il cubo hai continuamente sotto gli occhi il logo HP.

Come funziona? Come ho detto è piuttosto semplice: scegli 5 foto dal tuo account Flickr e l’applicazione prepara uno schema in PDF del cubo, completo di istruzioni di montaggio e, ovviamente, delle foto che hai scelto. Ci sono anche dei semplici strumenti di modifica delle foto (rotazione, ingrandimento/riduzione e simili). Una volta scaricato il PDF basta stampare, ritagliare e montare… et voilà il tuo fotocubo è pronto.

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Carlo



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