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Flickr HP cube

Today it’s a grey november Sunday. One of those days when you wonder whether it’d be better to be drinking some hot chocolate in front of the fireplace rather than being in front of the PC with cold hands. When you realize that:
a) you’ve no chocolate
b) you’ve no fireplace
c) the will to work has taken a day off…

you start doing some gardening on your website (this morning I got around updating my portfolio page that had been waiting for it almost a year) and then you hit the blogs, msn and flickr just to “while away the time of day”

After this long (and boring) intro let’s move to the main course. On flickr, bored of looking at my own pictures (shameless plug), I go to the home page to see what my contact have posted lately. And there I discover this intelligent marketing tool that also provides half an hour of simple fun.

My first Flickr photocube
(hint: heavy paper and pay attention when bending the sides)

The intelligence of the marketing is, for me, in the fact that HP gives you something for free (at not cost for them except the creation and hosting of their app) and in return they expose you to their brand while also providing some fun. So the positive message is reinforced by the activity… while you are cutting the paper sheet to assemble the cube the HP logo is constantly in front of your eyes.

How does it work? As I said, it’s pretty simple: choose 5 pics from your Flickr account and the site app prepares a PDF printout of your cube, with assembly instructions. There are some tools to edit the images (rotate, scale and such). Once you have downloaded the PDF you just print, cut and assemble… voilà the photocube is ready

Italiani all’estero

PICT4975Questo, sarà un post breve, più corto di quanto meriterebbe l’argomento, ma ho la bozza in attesa da luglio 2006, e decisamente voglio levarmi il pensiero. L’ispirazione viene da una vacanza in Croazia con degli amici. La Croazia è una destinazione che combina l’essere vicina all’Italia con il fatto che molti parlano la nostra lingua (dal 1920 al 1945 era addirittura parte dell’Italia) aggiungiamoci che è economica ed ecco che abbiamo la destinazione ideale per il turista italiano tipico: rozzo, arrogante e ignorante.

Potrebbe sembrare che stia esagerango, ma chiunque ha guardato i connazionali con occhio critico sa che non è così. Zainetto Invicta in spalla, voce alta nei locali e l’atteggiamento del “più furbo” sono riconoscibili ovunque.

Questo atteggiamento, poi, si eleva a forma d’arte quando sono in gruppo. Allora tutto fa schifo, dall’abbigliamento degli autoctoni al cibo, e la critica è continua. Non vengono notate che raramente cose come la maggior pulizia delle strade, il rispetto delle regole del traffico o, semplicemente, il silenzio che c’è nei locali, invece del “vociare” tipico dei nostri.

Insomma l’italiano all’estero si sente un gran dritto e fiero delle tante cose che potrebbe insegnare. Tutto questo criticando cose che, nella maggior parte dei casi, non capisce nemmeno perchè lui, appartenente a un popolo di “santi, navigatori, …” mica può occuparsi a sapere una lingua che non sia l’italiano. Certo sul curriculum scrive “inglese: conoscenza buona” e in questo caso il livello è quello del “du gust is megl che one” della celebre pubblicità e poi sa lo spagnolo, come potrebbe non saperlo quando è certo che lo si parli aggiungendo una “s” in fondo ad ogni parola. Ricordate Pieraccioni e Ceccarini ne “Il Ciclone?” “Esto es el casolar de noantri”… ecco, ci siamo capiti.

La scorsa estate poi c’era anche di peggio, quando mi sono azzardato a far notare l’atteggiamento ingiustificato e la boria nazionale in evidenza (in questo forse ci superano solo i francesi) mi veniva risposto “ma siamo campioni del mondo” (con immancabile coretto “po po-po pop popo”, come se una vittoria sportiva giustificasse e redimesse qualunque comportamento.

Il bello è che, quando sono Italia, criticano il nostro Paese in modo altrettanto incessante, ma convinti che altrove si stia peggio.

Non pensate che abbia esagerato, ho sicuramente generalizzato, ma l’atteggiamento prevalente è questo.

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Carlo



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