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Google Wave

Ieri mi è arrivata l’onda, ovvero ho ricevuto l’invito a provare Google Wave.

Questo nuovo prodotto di Google, al momento in “invitation-only beta” chiamata “Wave preview” ma che sta iniziando ad aprirsi al grande pubblico, si propone come uno strumento potenzialmente rivoluzionario nel modo di comunicare in rete. D’altra parte però va considerato che proporsi come “dirompente” è la caratteristiche di tantissime tecnologie che poi, alla prova dei fatti, non ottengono il successo sperato.

Di fatto la necessità di ricondurre i vari metodi di comunicazione che usiamo quotidianamente è un’esigenza sentita da molti. Per chiunque lavori in gruppo con una rete abbastanza estesa di contatti è facile avvertire la scomodità di avere il contenuto delle discussioni – ed i file che spesso ne sono corollario – sparsi in una miriade di luoghi virtuali. Succede così che parte di una discussione si porti avanti su varie chat di msn, più un paio di thread per email e magari anche un paio di telefonate. A tutto questo si aggiunge qualche documento di office che gira in allegato in n-versioni contemporaneamente e magari anche qualche file condiviso su – sigh – MS Sharepoint. Se poi si vuole buttare nel mix anche qualche link o riferimento a pagine esterne la cosa si fa ancora più distribuita e difficile da cooordinare. O, meglio, il coordinamento richiede un sacco di tempo e ripetizioni.

Google Wave si propone di risolvere questo problema facendo da accentratore di conversazioni. Vale a dire un luogo unico dove si concentrano tutti i flussi di discussione, i link ed anche i riferimenti ai documenti. Altre cose simpatiche sono il fatto di vedere in tempo reale quando qualcuno sta scrivendo, come già avviene nella maggior parte di client di instant messenging, e addirittura di semplificare la vita nelle discussioni che coinvolgono persone di lingue diverse con un sistema di traduzione automatica in tempo reale.

Le promesse sono tantissime, la versione beta ne implementa alcune e presenta anche un’architettura aperta con delle API che consentono agli sviluppatori di creare dei plugin che estendano le funzionalità base di Google Wave.

Vari commentatori sono perplessi di fronte alla reale capacità di Wave di attecchire in un mondo, quello dell’utenza business dove realmente sarebbe utile usarlo, fatto di persone che spesso hanno difficoltà a usare strumenti banali come l’email e msn. Mi iscrivo anche io a questo campo di pessimisti, anche se in fondo spero che non sarà così, ma ho in mente vari esempi personali di gente che sarebbe molto duro passare ad un flusso di lavoro di questo tipo. Persone che, per esempio, trovano inconcepibile usare Google Docs per condividere dei documenti e preferiscono allegare decine e decine di versioni di un documento di Word e farlo circolare tra 3-4 persone che, ogni volta che fanno una modifica, salvano una nuova versione che, se proprio si è fortunati, vede l’aggiunta delle iniziali dell’autore delle correzioni nel nome del file. Chiaramente poi si trovano file con nomi tipo “documento 01 del 15 ottobre 2009 rivisto da AB – CD – EF -GH(1)(2).doc” (e sfortunatamente non esagero)…

Vedremo cosa succederà. Nel frattempo il video qui sotto spiega le 15 funzioni base di Google Wave, mentre questa è la presentazione ufficiale risalente ormai a qualche mese fa.

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Carlo



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