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No-B day – tifo da stadio

Non mi piace parlare di politica, tanto in Italia non si può farlo serenamente. E’ come voler discutere, serenamente, di due squadre di calcio, parlando a due tifoserie avverse.
L’atteggiamento è lo stesso: tifo da stadio, odio e livore dall’una e dall’altra parte. In pratica, tempo perso.

D’altra parte però il no-B day mi ha colpito per una serie di ragioni che non condivido. La prima è l’arroganza di un gruppo di persone che decide di rappresentare gli interessi di tutti i cittadini. Si battezza “popolo di internet”, come già esisteva il “popolo dei fax” e si comporta come se avesse avuto mandato di rappresentanza, cosa che, chiaramente non è avvenuta. Questo non significa che non si possa manifestare un dissenso, anzi, è giusto scendere in piazza a dire come la si pensa. Ma da questo a chiedere le dimissioni di un governo ce ne corre.

Che piaccia o meno ai manifestanti, in Italia c’è la democrazia. E questo sistema richiede che i governi si alternino in base ai risultati delle consultazioni elettorali, momenti nei quali i cittadini, tramite il voto, scelgono chi deve governarli per gli anni successivi. Scaduto il mandato a governare, si torna alle urne e si può premiare chi era al governo con un nuovo mandato o, se non ci è piaciuto il suo operato, sostituirlo con altri. Questo è come funzionano le democrazie, tranne che in Italia.
Qui se vince la destra tutti in piazza a gridare al regime che soffoca le libertà e a cercare pretesti di ogni tipo (dalla mafia ai soccorsi al terremoto) per cacciarla. Ripeto: è tifo da stadio, non contrasto politico. Tra l’altro nessuno sembra notare che un regime liberticida non consentirebbe le manifestazioni.

Il “popolo di Facebook” (peraltro che bisogno c’è di trasformare un social network in una piattaforma di azione politica in modo, piuttosto estenuante per chi non è interessato e lo vorrebbe usare solo per tenere i contatti con gli amici e passare del tempo serenamente, per avvelenarsi bastano i TG).

Il motivo di fondo di questo post, però è leggere su Boing Boing, un blog solitamente interessante, non troppo politico seppur definibile “a sinistra” se si guarda l’attenzione ad alcuni argomenti come la privacy o libertà del software, un post come questo. Nel quale l’autrice si fa portavoce delle tesi della piazza, facendo passare per fatti gli slogan politici.

Purtroppo l’Italia e le sue vicende sono troppo spesso raccontate in questo modo da corrispondenti stranieri poco interessati a fare il proprio lavoro (raccogliere fatti e opinioni da tutti i lati, riferire i fatti e, semmai commentare) quanto piuttosto a riportare quelle che sono le grida più forti.

Da questo articolo scopriamo che Berlusconigoverna l’Italia da 20 anni (ovvero dal 1989, prima ancora che scendesse in politica), ignorando il fatto che dal 1994 ad oggi di governi se ne sono succeduti tanti e, peraltro, numericamente è stato più presente il centro-sinistra che il centro-destra).

La domanda che mi pongo è: ma tutti quelli che erano in piazza sabato erano lì perchè avevano guardato i fatti, ci avevano riflettuto e poi avevano deciso di agire, oppure avevano sentito dire che “bisognava manifestare contro Berlusconi che è al governo da 20 anni?”. Perchè la democrazia è una bella cosa, ma il cittadino elettore ha il diritto-dovere di votare in base alle sue convizioni e sarebbe bello che se le formasse pensando, non “per sentito dire”. Lo so è una vana speranza.

sciopero dei blog?

Mi trovo in disaccordo con l’idea di scioperare e non comunicare per combattere una legge che, si suppone, potrebbe portare danno ai blogger e quindi, in teoria, portare proprio all’impossibilità di comunicare. E’ un po’ come dire “bevo per scioperare contro l’abuso di alcool”.

In primo luogo mi sa di “io blogger mi sento poco considerato” e quindi faccio le bizze e pesto i piedi. Poi credo che ci sia un po’ di invidia verso i giornalisti, da parte di tutti quelli che si sono improvvisati “citizen-journalist-de-noantri” e che pur avendo blog che – quando, si danno da fare, ripetono il meme del momento e nel resto del tempo sono vuoti o pieni di fuffa – ma hanno di tanto in tanto bisogno di sentirsi importanti e quale miglior modo che non il lanciare una protesta politica. Una protesta, beninteso, alla quale sanno di dover aderire per senso di appartenenza, ma delle cui basi hanno solo qualche idea “sentita dire”.

Mi sfugge l’assunto di fondo del perchè la legge sulla stampa possa obbligare alla rettifica e al rispondere delle proprie responsabilità nel caso in cui si scrivano cose diffamatorie o infondate, mentre chi scrive su un blog dovrebbe avere il diritto di scrivere qualunque cosa, senza alcuna responsabilità. Addirittura si può presumere che lo faccia senza avere idea di cosa sia la diffamazione e come mai i giornalisti la evitino, pena il rischio di querela, quindi con ancora più leggerezza. Se si interpreta la protesta in modo estremo, sembrerebbe di capire che su un blog si dovrebbe avere il diritto di esprimere qualunque cosa, con responsabilità ancora inferiori a quelle personali che si hanno esprimendosi “a parole” di persona. Anche per questo ho il sospetto che chi lancia questi allarmi “contro la censura liberticida” non abbia idea di quale sia il quadro normativo che regola l’informazione nelle sue varie forme.

In secondo luogo l’idea di scioperare in questo caso è ancora più stupida in quanto non si crea un danno a nessuno, esattamente il contrario di quelle che sono le ragioni storiche e pratiche di uno sciopero. Ma l’ho già detto, si sciopera perchè gli altri lo fanno.

Il premio della coerenza, comunque, lo do a tutti quelli che oggi si sono astenuti dal bloggare, ma hanno impestato Facebook dei loro status “oggi partecipo allo sciopero del blog”, quindi di fatto facendo i crumiri e bloggando attraverso il microblogging di, appunto, Facebook e Twitter… che dire, avran fatto colazione a pane e volpe.

Leggere nell’era di Internet

Titolone impegnativo per quella che, in realtà, è una banale considerazione scaturita oggi da una chat e che posso riassumere nel semplice slogan:

“se smetti di leggere smetti di crescere”

La considerazione deriva da varie cose, una tra queste l’osservazione personale che molta gente che ha fatto carriera in parte per capacità e in parte per essersi trovata nel posto giusto e nel posto giusto, ma senza una cultura specifica, si sente arrivata e, implicitamente, ritiene di non avere più nulla da imparare.

Vedere che spesso gli sfuggono delle verità fondamentali del loro lavoro, solo perchè sono cose attuali che sfuggono da quelle che hanno appreso dieci anni fa, genera una sensazione mista di compassione e tristezza.

Qualche anno fa, usando sempre di più internet, avevo ridotto moltissimo il numero di libri che leggo. Per un po’ ho creduto di poter fare a meno dei libri stampati, tra l’altro si risparmia anche, poi ho riscoperto che il libro ha un ruolo che va al di là del suo contenuto.

Prima di tutto, l’atto di leggere richiede un minimo di concentrazione e di staccarsi dal continuo flusso di distrazioni che il computer ci offre (e a cui ci sottopone): status di Facebook, IM, email ecc. Poi il libro è un portale verso un altro luogo, sia questo il mondo parallelo di un romanzo o un angolino della mente dell’autore di un saggio. Comunque ci porta altrove rispetto a dove siamo.

Infine, e forse è il vero motivo, quando lo leggi fai solo quello, ti concentri e il libro diventa uno strumento per pensare, ben al di là del contenuto. Mentre le parole passando dalla pagina, agli occhi, alla mente spesso si comportano come una leva, o meglio un lubrificante, che moltiplica le capacità del nostro cervello.

Con questo non voglio dire di leggere i libri e non il testo su internet. Direi una cosa stupida e sarei incredibilmente ipocrita visto che se leggo 10 pagine di un libro al giorno, in quel giorno avrò letto almeno altrettanto -probabilmente 3 volte tanto – in rete, sotto forma di blog, forum, pagine web ecc. Ma sono letture che hanno scopi e risultati diversi. In rete leggo per avere un’informazione specifica, per ottenere delle risposte. Sui libri la lettura porta più alla riflessione e all’acquisizione di strumenti per pensare e a nozioni più generali.

La morale non c’è, anzi c’è ed è banale: leggere tanto, su ogni mezzo. 

Chissà poi cosa succederà quando la convergenza ci porterà ancora più e-reader (tipo Kindle)

piccole soddisfazioni di fine anno

 

Ieri il postino mi ha portato una copia di “Natura 2000 –  Protecting Europe’s biodiversity“, un libro edito dalla Commissione Europea che mette in luce le più importanti oasi naturali d’Europa sottolineando la necessità di proteggerle.

E’ un libro molto bello e la notizia è che hanno usato una mia foto subacquea che ritrae un banco di corallo rosso. La foto è molto comune, niente di particolarmente spettacolare, ma mi piace il fatto che i redattori l’abbiano trovata su  Flickr, mi abbiano chiesto il permesso di stamparla e poi mi abbiano mandato copia del libro (peraltro gratuito e richiedibile al link presente all’inizio dell’articolo).

Si erano offerti di pagare la foto, ma dato che era per una buona causa, per un libro non a scopo di luvro e si trattava di una foto non particolare, ho solo chiesto in cambio una copia di Natura 2000 e il photocredit.

Negli ultimi 10 anni ho visto pubblicare oltre 400 miei articoli in varie riviste di subacqua, corredati di foto, eppure questa pubblicazione è riuscita a soprendermi piacevolmente.

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Carlo



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