Un Paese di Pensionati e un Paese per pensionati

Siamo un paese la cui ossessione é l’odio e l’unica prospettiva é il riposo eterno, nel senso di permanente, dell’annullarsi nel disfacimento del corpo e della mente, in altre parole, forse più brusche e dirette ma meno ambigue e più comprensibili: Leggi tutto “Un Paese di Pensionati e un Paese per pensionati”

Nostalgia Canaglia

Albano e Romina, cantavano nostalgia canaglia nel 1987prima che Romina si facesse prendere da manie coomplottiste-ambientaliste che sembrano essere un incrocio tra il celentano degli esordi “pastore serafino” e gli sciachimisti della peggior specie, per intendersi, in altre parole, e più attuali, un miscuglio letale tra idee ecologiste ai confini con la sindrome banana e il complottismo dei M5S, adesso, nel pieno della crisi, la nostalgia è tornata di moda, una nostalgia che si rifà alla tendenza antropologica ed etnologica del “si stava meglio quando si stava peggio” connessa da vicino alla credenza, che esisteva già nell’antica grecia, nell’esistenza di una età dell’oro e non del loro, come purtroppo scrivono in molti che trovano faticoso ricorrere all’apostrofo. che sulla tastiera, virtuale, dello smartphone, è faticoso cercare ed usare e quindi si assiste ad un profluvio di “del l’andare” “nel l’andare” ed altri che chiamerei più volentieri barbarismi piuttosto che solecismi e che sono tutti segni della dilagante ignoranza, a proposito segnalo il volume social linguistica della professoressa Vera Gheno, uscito nel 2017 per i tipi di Cesati Editore, c’èsicuramente una nostalgia per i tempi passati, oserei dire, il prima della globalizzazione, per un temmpo che era certo più semplice, da interpretare e al quale eravamo ormai abituati, più per tradizione che per esperienza, rispetto al mondo nuovo nel quale ci troviamo oggi

Maledetta L’oreal

Il marchio di prodotti per Capelli L’oreal o Loreal o come si scrive, o, meglio, l’agenzia pubblicitaria che ha inventato il claim, slogan, “perchè io valgo” ha fatto un eccellente lavoro, ma anche tanti danni, eccellente in quanto quel claim ha sposato una serie di cose che erano già credute nella società, e qui sta la bravura nell’averla saputa leggere ed interpretare in modo astuto da parte dei pubblicitari, negli italiani c’è dasempre una tendenza a sentirsi migliori degli altri ed a vivere i soprusi come complotti, tra le italiane ancora di più, vedi il successo del femminismo, e delle revanche periodiche delle femministe d’assalto, forse lasciti di una società lungamente rimasta patriarcale che, poi, ha liberato le sue appartenenti, solo che, dagli anni 70 in poi è nata una tendenza, non so quanto auto- e quanto etero-diretta, attenzione! non penso neanche minimamente che si tratti di un influsso estero o proveniente da altri Paesi, qui lodico e vorrei che non fosse interpretato in quel modo, ma comunque si è sviluppata, contemporaneamente e, probabilmente in modo co-incidentale e sincrono per puro caso, all’approvazione della legge su divorzio (legge 1° dicembre 1970, n°898) una tendenza a ritenersi, per se sesse, le Donne, superiori ai loro compagni, il tutto si è sposato, per l’appunto con la tendenza italiana, del popolo italiano al volere molto in cambio di niente,che ricalca una tendenza umana nel senso di specie al fare il meno possibile ma volere comunque godere dei frutti del lavoro altrui, questa tendenza, accolta e supportata dal contemporaneo aumento della componente femminile della magistratura, ha portato a far sì che le giudici o giudicesse che trattavano casi di diritto di famiglia, tendessero a dare sempre ragione alla donna e ad attribuirle una rendita in modo che non dovesse lavorare e potesse concentrarsi su cose importanti, lo studio, penserete, forse, ma anche no… o, i figli, o altre attività culturali, ma manco per sogno! la risposta è semplice, su se stesse, sulla propria estetic a e sul proprio abbigliamento, sulla propria salute mentale, sul proprio narcisismo, insomma su tutto il bello e il dovuto, finalmente affrancate dal dovere del lavoro e della vita domestica, le madri hanno così insegnato alle figlie che il compagno, o marito, non doveva essere una brava persona, onesto e lavoratore, meglio se anche simpatico, no, per niente, queste cose non contavano più, l’unica cosa che contava era solo una: l’uomo non deve essere in grado di sostentare la moglie, no, deve avere un buon lavoro che gli dia un grandissimo disposable income, cioè soldi che la moglie può spendere, non per lui ma, per sè, e a questo punto sorge spontanea la domanda, ok, ma perchè? la risposta è retorica quasi quanto la domanda, ricordate lo slogan iniziale? qzzeccatissimo! perchè io valgo, io conto, io sono importante e tutto mi è dovuto, un incrocio tra il narcisismo dei bambini ed il narcisismo tout-court I risultati sono sotto gli occhi degli spettatori di qualsiasi talk show pomeridiano e, credo, nei dati dell’istat sui matrimoni, anzi sulla loro fine, dal 1970 in poi

Le ferrovie

Sì é vero che prendersela con le ferrovie è come sparare sulla croce rossa, ma é anche l’unica cosa che si può fare quando ostaggio del sistema, in attesa al binario o sul treno… il trasporto regionale oscilla tra la tragicommedia e il surrealismo spinto, ’40 minuti di ritardo su 35 di percorso mentre un display ti informa che stai viaggiando a 135 km/h ma é colpa di un guasto a un passaggio a livello e dello sciopero del personale che, puta caso é organizzato spesso il venerdì o il lunedì oppure é dovuto, ai troppi treni sulla linea alta velocità Roma Firenze come se i troppi treni Messi sulla linea ci fossero messi dagli alieni…

La radio senza internet

Al giorno d’oggi credere che qualcosa possa esistere ho essere esistito, senza internet pare assurdo ma così come si cucinava prima del forno a microonde, ci sono cose come la radio fm che sono esistite senza che il conduttore, il dj, o come preferite chiamarlo, avessero uno staff o una redazione a cercare i fattoidi con cui condire le parole dette in diretta anzi live che fa più cool. A fine anno ’90 ho lavorato anche se la retribuzione era tra il minimo e il nulla…in una radio locale per sapere quale potete leggere il mio cv. E allora internet era ancora di lá da venire, per di più in studio non c’era un computer e gli smartphone sarebbero arrivati vent’anni dopo. Eppure si facevano ore ed ore di diretta, all ‘inizio senza neanche un lettore di CD-ROM ma solo con musicassette e vinili sul giradischi, niente mixer e timeline di audacity ma un grande mixer analogico che di digitale aveva solo i polpastrelli delle dita che spingevano su e giù i cursori o impugnavano qualche pomello di regolazione.

A qualche nativo digitale forse questo sembrerà un racconto del tipo “ah le frecce con punta di selce per la caccia ai dinosauri ” o altro che ci riporta al medioevo se non direttamente al neolitico, ma tant’é anzi era, la radio chiuse nel 1996 dopo che le frequenze erano state vendute a radio deejay, che allora era una radio in pieno boom, oggi è uno dei principali network della radiofonia italiana. La Radio locale dove ho mosso i primi passi nell’FM era radio Europa, montecatini, fondata, mi pare, nel 1976, durante la prima fase di esplosione delle radio private provocata dalla sentenza della corte costituzionale che, nel 1976 avviò. o meglio riconobbe, la liberalizzazione dell’etere (202 del 28 luglio 1976 della Corte costituzionale, dopo una prima liberalizzazione avvenuta nel 1974.
Per Radio Europa, o, meglio, dalle frequenze di Radio Europa ho condotto dei radiogiornali, resi obbligatori dalla legge mammì o legge 223 del 6 agosto 1990. nello stesso periodo avevo anche un paio di programmi registrati e live, come A night at the movies, dal celebre album dei queen di cui avevo citato e ripreso il titolo, programma di 30 minuti con cadenza settimanale che parlava di cinema e faceva ascoltare brani di colonne sonore di film contemporanei o degli anni precedenti, a partire da il cantante jazz di “AL
Jolson” primo film sonoro pubblicato, o come si dice oggi, uscito, nel 1927. di quel periodo anche un’ora al saloon in cui facevo ascoltare brani di musica country e western, e varie domeniche a condurre in diretta la diretta dello sport, in quanto Radio Europa era nata e viveva di e per il ciclismo, con inviati che seguivano, in auto, le corse ciclistiche in questa parte della toscana, nord toscana. come si faceva una diretta senza internet, ripeto, il pc non c’era e gli smartphone sarebbero nati, con iphone 1, solo nel 2007, quindi oltre 20 anni dopo la chiusura della radio, che trasmetteva sulla frequenza 106,3Mhz, senza tali strumenti e senza redazione, per parlare su una canzone e sapere qualcosa su disco e cantante c’erano solo: cultura personale e le scarne informazioni che talvolta erano sulla copertina del disco o, raramente e solo dopo l’acquisto di un lettore cd nel 1995, sul booklet del cd stesso. ripensarci oggi, ripeto, sembra di narrare storie della preistoria, quando la radio ed internet non erano nemmeno immaginate, non se ne è potuto parlare fino a Guglielmo Marconi agli albori del 20° secolo. eppure si andava avanti, senwikipedia e senza neppure l’idea di streaming e web radi, ma con un misero trasmettitore radio credo sul tetto della sede della radio, in viale martini a montecatini terme, che mandava le trasmissioni ad un ripetitore presente sul vicino montalbano, che è in rALTà SOLO UN collina che consentiva di raggiungere gli ascoltatori in una bella fetta di Toscana, per un periodo ho fatto anche il venditore di pubblicità e ricordo che avevo provato a stimare il numero di ascoltatori potenzialmente raggiunti nelle provincie di pistoia, lucca, firenze e prato (allora neocostituita 1992)

C’era una volta il militare

La leva Militare, in Italia è stata eliminata con la legge 226 del 2004, a compimento di un percorso legislativo che, a tappe, era andato avanti fin dal 1999, con varie iterazioni ma tutte ispirate da una resistenza presente nella popolazione fin dall’istituzione del servizio militare obbligatorio nel 1861 ovverosia ben 144 anni prima, io, personalmente ricordo quando “il militare” era lo spauracchio agitato da Genitori e insegnanti per incitare gli studenti svogliati, “Presente!” ad impegnarsi nello studio e il terrore, vero eproprio, nell’attesa delle celeberrime e temute “cartoline” e al fiorire di leggende metropolitane sull’argomento, a testimoniare come il partire militare fosse vissuto come un obbligo mal digerito da partenti e famiglie, credo con diverse connotazioni a seconda della provenienza geografica di ciascuno, i giovani delle famiglie benestanti del nord lo vedevano come unultimo ostacoloda superareprima di entrare in possesso dell’azienda di famiglia, mentre per i giovani di famiglie meno benestanti, per lo più del sud e delle isole, veniva visto come l’opportunità di vivere un anno all’estero e di scoprire nuove occasioni, sociali e di vita, che scarseggiavano nel territorio di origine, anche questi spostamenti forzati alimentavano il mulino dei miti attorno a questo anno, diverso, e forse ormativo e forse istruttivo che, ad ogni modo, arrivava intorno al momento di un’altra soglia mitologica da attraversare: il raggiungimento della maggiore età, con i suoi annessi: patente, diritto al voto etc. etc.un periodo quindi già di per sè ricco di unuove esperienze e ipso facto ans”’iogeno. PArtiva quindi la corsa alla “raccomandazione” per farsi destinare vicino a casa, per chi poteva farlo, al momento della cancelazione dell’obbligo, di cui ricorrono quasi i 15 anni, decisamente l’idea di servizio militare obbligatorio era ormai anacronistica, dopotutto la Costruzione dell’Europa aveva già offerto il suo dono più bello e importante: la scomparsa delle guerre combattute dal continente, e non è che nei secoli precedenti ce ne fossero state poche, a partire dal medioevo, con le varie guerre di successione e dei trent’anni o dei cent’anni, diguerre ce ne erano state, senza menzionare le varie guerre locali di indipendenza, tra le quali quelle italiane del risorgimento, senza farsi mancare qualche rivoluzione qua e là tra il ‘700 e l’800 r45il continente europeo di campi di battaglia ne aveva già visti numerosi, così come c’era stato un abbondantissimo sversamento di sangue, da waterloo in poi, fino alla tragedia “vicina” essendo ricorso da poco più di un anno il primo centenario, della 1a guerra mondiale, e poi la seconda, conflitti che avevano portato, forse per la prima volta, la guerra ad essere non più una cosa di soldati e famiglie nobili, bensì un elemento concreto e dannoso per le famiglie, le abitazioni e la vita quotidiana di chi ha avuto la sfortuna di vivervi, anzi sopravvivervi in mezzo, poi il ‘900con le sue follie ideologiche, come il fascismo da noi, il comuniscmo poco più a oriente ed il nazismo a nord delle alpi, tutte ideologie che, prima e per creare l’uomo nuovo, idealizzato si sono certo nella pratica, date da fare a distruggere un bel po’ di esemplati dell’uomo vecchio, le stime parlano, per la prima guerra modniale di un numero tra i 15 ed i 17 milioni di morti, considerando la popolazione attuale del nostro Paese, si tratta di quasi un quarto della popolazione, non proprio inezie e comunque un quasi 4% della popolazione italiana di allora,per chi volesse divertirsi con i numeri rimando a wikipedia per i dati.
Rimanendo in tema sommiamoci anche gli oltre 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale e si arriva ad un enorme tributo di vite, e a quel punto in effetti a fine del 20° secolo nessuno pensava che ci potessero essere più guerre e quindi non serviva più un esercito tanto numeroso e quindi il servizio militare obbligatorio era davvero anacronistico e superato, quindi il 2004 ha rappresentato davvero una liberazione, sia dallo stress per ragazzi e per le loro famiglie che per il sistema-Paese, liberazione forse eccessiva, perchè da un lato l’elemento coercitivo e la voglia di rimandare LA PARTENZAfaceva Sì CHE QUALCUNO SI Impegnasse maggiormente nello studio, cosa poi cessata, ma anche la struttura e l’educazione alla disciplina facevano bene ed erano educative e formative, ed oggi paghiamo anche quella scomparsa, anche se la situazione attuale dell’Italia discende da danni accumulati nel tempo, un po’ come l’invecchiamento ed alcune malattia che non sono causate tanto da uno stravizio o da una brutta abitudine occasionale, quanto dall’accumulo per anni di danni, lo smantellamento dela scuola, ad esempio, ben più di una singola riforma legata a questo o a quel governo specifico, che ci ha portato alla attuale situazione di analfabetismo funzionale diffuso Ovviamente non ci penso nemmeno ad identificare in una singola causa tutti i problemi ma, siamo in un mondo nuovo

Compagnia di lagunari nel 1990
Il servizio militare di leva in Italia (formalmente, coscrizione obbligatoria di una classe, popolarmente naja) indica, in Italia, il servizio militare obbligatorio.

Istituito nello stato unitario italiano con la nascita del Regno d’Italia e confermato con la nascita della Repubblica italiana, è stato in regime operativo dal 1861 al 2004, per 144 anni. L’obbligatorietà del servizio, prevista dalla costituzione della Repubblica Italiana, è ordinariamente inattiva dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla legge 23 agosto 2004, n. 226.

Io leggo, dunque sono

Parafrasando Descartes lego ergo sum calco palese di cogito ergo sum, ma in realtà è proprio quello che voglio fare, copiare non tanto cartesio, o rené descartes, per citarlo per nome e cognome in francese, quanto per copiare, in quanto lo condivido appieno, il suo pensiero dietro quella frase, appunto cogito ergo sum o, in italiano, nel caso i vostri ricordi di latino siano più opaci dei miei, cosa di cui dubito, penso, dunque sono. Infatti, penso che io cesserò, voce del verbo cessare, per chi avesse oscuri ricordi anche di grammatica italiana, cosa di persè grave, ma certo non sorprendente visto il livello grave di analfabetismo che colpisce questo paese, tra anafabetismo primario o illetteratismo, fortunatamente molto ridotto rispetto ad un secolo fa, ma le cupe forze dell’ignoranza, sono costantemente rinforzate dal supporto dell’analfabetismo di ritorno, cioè quello di chi, per l’appunto, ha dimenticato quello che sapeva e, forse peggio, dell’analfabetismo funzionale, che va a braccetto con l’ignoranza in un Paese, come l’italia, che non ha mai letto molto ed oggi legge, se possibile, ancora meno del solito e, poi, sarebbe opportuno, forse, interrogarsi, e certo qualcuno, più competente di me, lo ha fatto, ma io non lo so ed ora, alle diciassette di martedì cinque febbraio non ho voglia di andare a cercare su google i dati pertinenti, eh lo so, sono una brutta persona, sempre stato, continuerò così, io faccio quel che posso e come posso, per il resto ci siete voi, o miei splendidi lettori, che siete quasi perfetti e sebbene potreste essere di più, il mondo è già pieno di bella gente, al punto che non c’è bisogno che mi dia da fare anche io ad essere una bella persona, anzi, nella mia bruttezza, ci sguazzo e fanculo, termine inventato dai doppiatori italiani per essere compatibile con il labiale dell’americano, inglese, fuck off, piccolo fattoide, che non sposta minimamente la cosa in sé ma, magari un qualche lettore, lo trova ed avrà imparato una inezia in più ma, d’altronde la cultura è fatta, anche, di fattoidi come questi. sic transit gloria mundi, perchè oggi mi andava di usare un minimo di latino, sopportatemi, se potete, oppure andate altrove, il web è grande… tre puntini di sospensione, perchè? perchè sì, se ne usano tre, non cinque o dieci o millemila come è di moda fare. Leggo dunque sono, perchè nel leggere, il cervello rimane attivo e si fornisce quello che in inglese si chiama food for thought, cioè cibo per il pensiero, cioè combustibile con il quale, con cui, alimentare la costruzione di nuove idee, e la raffinazione di idee preesistenti. Leggere allunga la vita, lo dimostra uno studio dell’università del nord del nord, che lo ha effettuato perchè… perchè volevano o dovevano studiare qualcosa e pubblicarlo e poi, perchè fa fico, cool, sttudiare cose a caso e poi pubblicarle sui social, altrimenti non si spiega perchè nascano gli studi che, sui social, dimostrano che chi beve molto è più furbo, chi dorme poco è più riposato, chi è cornuto è più intelligente e tanti altri studiarelli consolatori, più spesso autoconsolatori per gente che, in mancanza di un libro, di trova con solo un cellulare a fargli compagnia e, dopo, qualche ora, è stanco di rileggere gli stessi post su twitter e su facebook si è già fatto i cazzi suoi e quelli degli altri due miliardi di utenti e si trova solo con se stesso, condizione veramente terribile visto che, al giorno d’oggi, piuttosto che rimanere soli con la propria coscienza, la gente va a stordirsi nei disco pub, leggere salva la vita

I giovani d’oggi

Quanto spesso avete sentito un anziano, lo scrivente ha 47 anni e -nell’Italia di oggi, quella di “garanzia giovani”- lo sono, dire “i giovani d’oggi… proseguendo la giaculatoria con l’elenco dei soprusi commessi dai giovani, a partire da non hanno rispetto per gli anziani si interessano solo di…e poi qualcosa che interesserebbe a lui ma che non può più fare. Credo che forse sarebbe opportuno fare la considerazione che “i giovani d’oggi ” sono i bambini di ieri o di poco prima ” che sono stati educati, se l’oggi é il 2019, negli anni ’80 e ’90, figli di quegli anni ’70 che avevano seguito il fermento degli ’60 e del 1968 in particolare e quindi l’educazione era in corso di rimodellamento secondo le mode della pedagogia di allora, influenzata dalla scuola di barbiana di don Milani e della temperie culturale del tempo. Quindi una scuola dalla quale rimuovere gli insegnanti “caratteriali” e autoritari perchè se, non sia mai, avessero bocciato il loro pargolo, gli avrebbero potuto causare, inenarrabili traumi psichici che ne avrebbero inficiato lo sviluppo mentale.
Ed altr boiate di tale risma da lasciare interdetti al realizzare quanto fossero e siano assurde, se avessi appreso quanto ho letto, non studiato, all’esame di filosofia dell’educazione, forse oggi saprei scrivere qualcosa di sesnato sul valore pedagogico dell’educazione e sulla razionalità della bocciatura, sull’importanza del voto etc. etc… ma io quell’esame l’ho passato con un 26, voto scarso e non in linea con la mia media esami che, in quindici anni ha sempre oscillato intorno al 28,27 r altre cifre non significative e, in questa sede, poco rilevanti, quindi non saprò che scrivere in merito alla bocciatura, ai traumi che causa eal suo maggiore o minore valore educativo. Posso dirvi invece, del disvalore del vedere altri compagni passati perchè “i genitori hanno divorziato” “viene da una famiglia difficile” ed altre scuse consolatorie, in questi casi mi viene sempre in mente quello che scriveva il compianto tom Clancy, credo in without remorse, del 1993, a proposito dei furti commessi da criminali con background disagiato e/o tossicodipendenti: “mi hai spaccato il finestrino della macchina per rubarmi l’autoradio per comprarti una dose, poverino” ma se ti prendo ti metto in carcere comunque, sei drogato, ma quello è un problema tuo, rubare l’autoradio dalla mia macchina, invece, è un problema mio…e se posso ti meno, fregandomene del tuo disagio sociale

Piatek o piontek, come si pronuncia?

Il nome del giocatore polacco Krzysztof Piatek recentemente acquistato dal Milan ha causato non pochi grattaapi ai telecronisti ed agli appassionati di calcio in genere che si interrogano su come si pronunci il suo cognome, Piatek, che si sarebbe portati, leggendo il nome sul retro della maglia N°19 del centravanti, si sarebbe portati a chiamarlo o meggio aleggere il suo nome come piAtek, con il gruppo pia letto come l’inizio di piattola-nessun desiderio di associare l’insetto al giocatore, sia chiaro, ma invece, grazie alle complicate regole di pronuncia della lingua polacca, per una disamina delle quali suggerisco di verificare su wikipedia, il nome del N19 del Milan si pronuncia come se fosse scritto in italiano pioNtek, con il gruppo pio che si legge come padre pio poi seguito da una n come in napoli, d’altro canto, a prescindere dal pontificato di giovanni paolo II che dagli anni 80 in poi ha portato una minima familiarità con la polonia ed il polacco, l’italiano ed il polacco rimangono linguisticamente distanti come lingue, a causa delle origini molto diverse, neolatina per la lingua italiana e del gruppo slavo per il polacco, con influenze nei secoli, da italiano inglese e francese.La pronuncia è dunque pioNtek e così sia.

Cagnolino canniolino,La scomparsa del “gno”?

La scomparsa del dittongo gno, in realtà “gno” il suono di gnomo per intendersi, quello che in italiano è presente mentre manca in altre lingue come l’inglese, dove gnomo diventa Gnome che suona come “Genome”, in tedesco, mentre c’è in spagnolo dove ha anche un suo carattere specifico, la ñ con la tilde sopra per intendersi il suono di Èspaña.
Al di là della scomparsa degli accenti “speciali” on non comune, sempre meno usati e ancora meno da quando i più scrivono con gli smartphone e, comunque, nella maggior parte dei casi, ignorano direttamente l’esistenza degli accenti e di altri segni diacritici che sono quei trattini, puntini in arabo, che esistono in tedesco, estone azero e turco, ma anche l’accento circonflesso del francese, che adorna la in quelle parole che derivano dal latino e dove ad anticamente c’era una s dopo la vocale, ane per asino, août per agosto e goût per gusto. sui social, fucina di variazioni lessicali molto attiva e, di conseguenza, osservatorio linguistico molto usato, mi sembra che il gn stia sparendo, preferendo forme come “indinniato” al posto di indignatio e “canniolino” al posto di cagnolino, a dimostrazione, forse, che gli adorabili cucciolotti avrebbero più titolo a scrivere di quanto non ne spetti a molti tecnicamente umani, ma appunto solo tecnicamente, non voglio ritornare su indinniazione ne, tantomeno, suscitarla e quindi chiudo qui questo post.