eggi di Murphy applicate alla subacqua

Le Cosiddette Leggi di Murphy sono note tra nerd e geek e, forse, tra gli studenti di ingegneriama il capolavoro di Arthur Bloc del 1977 rimane sconosciuto ai più, in quanto l’originaleè stato pubblicato in inglese lingua verso la quale gli italiani provano un’avversione che non mi so spiegare al di là di un rifiuto di tipo scolastico e che forse va cercata in nostalgie nazional-popolari dei tempi del ventennio. In ogni caso, nel 2004 mi dilettai a rielaborare le leggi di murphy originali ed adattarle all’ambiente della subacquea che, allora, era il mio ambiente, Le pubblicai sul newsgroup italia.hobby.scuba, oggi forse rimasto in piccola parte su google groups e, ovviamente, ma questo si sa solo in seguito, furono riprese e qualcuno le diffuse come sue… recriinai, ma non servì a niente. Ora,a ndici anni da allora, le ho riviste e pubblicate io stesso su amazon, grazie al sistema Kindle Direct Publishing. Le offro gratis fino al 30 novembre, le trovate qui

Narcosi da Azoto

Narcosi da Azoto

La narcosi da Azoto o Ebbrezza da profondità come la etichettò Cousteau, è nota fin da quando la tecnologia ha permesso all’uomo di scendere attorno e oltre a 30 metri di profondità (100 piedi per gli amanti delle misure anglosassoni), per la subacquea professionale, che ci si è confrontata spesso e duramente non è un gran problema, per dirla con le parole del dott. Bill Hamilton è “sabbia a lato della strada, ovvero un pericolo ben noto quanto facile da evitare. La narcosi è un fatto assodato da più di un secolo, anzi ormai andiamo verso il duecentesimo, dei primi cenni ad essa nella letteratura scientifica. Nel 1835 lo scienziato francese T. Junot riportava segni di alterazione mentale nelle persone che respiravano gas compressi, nello specifico, aria. Junod segnalava che le funzioni cerebrali in queste condizioni venivano attivate, l’immaginazione si fa più vivace, i pensieri sono particolarmwnte affascinanti e, in alcune persone, sono presenti alcuni sintomi analoghi a quelli della intossicazione alcolica”.
the functions of the brain are activated, imagination is lively, thoughts have a peculiar charm and, in some persons, symptoms of intoxication are present.” Qualche anno dopo, nel 1878 sull’argomento narcosi intervenne anche Paul Bert, sì proprio quello della sindrome omonima (tossicità dell’ossigeno a breve termine), che riferì di altri effetti narcotici dell’aria compressa, effetti simili furono riscontrati poco dopo anche da Hill, Greenwood e McLeod all’inizio del secolo successivo, 1903 e 1906 che confermarono le stesse esperienze nei loro studi condotti sugli operai dei cassoni con la prima indicazione di una quota specifica, pari a 46 metri. Dopo una pausa di qualche anno, dovuta alla Ia guerra mondiale, si arriva al 1930 quando prima Damant e poi, nel 1932 Hill e Philis confermano di aver osservato dei rallentamenti dei processi cerebrali nelle immersioni ad ariacompressa, Damant riferisce un altro segno importante ovvero l’effetto della ppN2 elevata sulla memoria, infatti viene riferito per la prima volta che le vittime di un episodio di narcosi non lo ricordano in seguito, quindi ecco il primo esempio di amnesia, confermata dai lavori di Hill ePhilips del 932 che rilevano anche un rallentamento dei processi cerebrali prima che scoppi di nuovo la Guerra ecco che si individua il colpevole nell’azoto, ad opera di Albert Behnke, al quale fra l’altro si deve l’uso dell’ossigeno per il trattamento delle MDD e l’invenzione della decompressione continua. Ovvero effettuata senza soste ma solo dosando gradualmente la riduzione di pressione ambiente fino a tornare alla pressione atmosferica della superficie. Hills, Philips e Damant studiarono operai cassonisti a profondità elevate, tra i 46 e i 91 metri.
La fine dell’800 e gli inizi del 20° secolo furono un periodo fulgido per le ricerche sulla narcosi in quanto si tendeva a sperimentare in modo più aggressivo ed il campo era aperto a indagini in varie direzioni aiutate certo da un clima di elevata attenzione alla ricerca scientifica ed al rapido progresso tecnologico, combinati sfortunatamente alla ricerca bellica che purtroppo di lì a pochi anni avrebbe conquistato le scene con le due guerre mondiali.. Nello spazio di mezzo secolo fu chiarito che gli effetti narcotic si avvertivano a partire da 20 metri e che i test matematici erano un metodo eccellente per valutarli e misurarli in modo obiettivo come imponeva la tradizione scientifica vittoriana.

Dicevamo che il pericolo è noto ormai da tempo ed è anche semplice da evitare: essenzialmente due sono le strategie per evitarne gli effetti: una è non scendere alle profondità alle quali la narcosi si fa sentire, l’altra è farlo usando miscele contenenti gas meno narcotici dell’azoto, uno di questi gas?l’elio risponderanno i lettori più pronti, ai quali devo dire, bravi, avete indovinato e, spingendo avanti la linea di ragionamento, ecco che si scopre come il trimix sia nato proprio dall’uso di elio come gas inerte al posto dell’azoto nelle miscele respiratorie proprio perchè si era rivelato essere un narcotico meno potente, pur avendo anch’esso dei problemi operativi. Però più facili da affrontare rispetto alla narcosi. Spesso per introdurre il problema si fa l’esempio dell’ebbrezza da alcool come esempio di “narcosi”, infatti il parallelo tra ebbrezza da profondità e ebbrezza da alcool è veramente valido ed è un esempio banale quanto efficace. come l’azoto, in quanto gas, segue le “leggi dei gas, gli scienziati che si occupavano di narcosi pensarono che anche per l’alcool si potessero definire dei grafici e delle leggi che aiutassero a comprendere la potenza narcotica. Così è nata la cosiddetta “legge di Martini”, dal nome del drink preferito da 007, agitato, non shakerato mi raccomando., infatti la “legge” di Martini, ripeto è riferita al cocktail, non esiste alcuno studioso di nome Martini che le ha dato il nome recita: “15 metri di profondità, respirando aria, equivalgono ad un Martini secco (martini dry) a stomaco vuoto” il che vale a dire che una volta raggiunti i fatidici 30 metri ci si dovebbe sentire ebbri come se si fossero bevuti due martini dry a stomaco vuoto, il che in effetti può ingenerare una “narcosi” considerevole, peralttro la “legge” di Martini viene spesso illustrata da un grafico chenon è lineare nel suo andamento, bensì la curva che si dipana su un normale campo ascisse e ordinate ha un andamento sigmoidale, come la curva di saturazione dell’emoglobina per citare una delle funzioni sigmoidali più note, la somiglianza non finisce qui ma, come per ogni altra funzione sigmoidea, anche gli effetti non ono lineari ma, invece, cambiano in modo drammatico a seconda di come ci si sposta lungo la curva, questo nel caso della narcosi si traduce nel fatto che anche gli effetti narcotici possono variare in modo repentino e inatteso, il che significa che abbiamo a che fare con un fenomeno impossibile da prevedere e prevenire. Questo ad esempio spiega come sia possibile che un subacqueo in narcosi possa improvvisamente passare da uno stato di leggera eccitazione mentale al black out, che può avere conseguenze immaginabili come molto serie.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ac/Logistic-curve.png
Ripassiamo un pochino di chimica, che in questo caso fa comodo. L’Aria atmosferica ha la composizione seguente: Ossigeno per circa il 21%, insieme ad un 79% di Azoto e tracce di altri gas che compongono il rimanente (circa 1%), questo ci permette di capire perchè il gonfiaggio delle gomme dell’auto con azoto, tanto in voga negli ultimi anni, sia soltanto un modo escogitato furbamente dai gommisti per spillare qualche soldo in più all’automobilista ignorante che non si accorge di quanto sia improbabile che sostituire la piccola percentuale di ossigeno con azoto abbia i mirabolanti effetti vantati, dai gommisti, sulla durata degli pneumatici rispetto all’uso di aria normale, e questo a dispetto di un’altra legge che è il momento di citare ovvero la “Legge di Dalton, questa è una legge fisica reale e dimostrata e che dice che in una miscela di gas, ogni gas si comporta indipendentemente, in base alla propria pressione parziale o, meglio quando due o più gas vengono mescolati in unico recipiente, senza che tra essi avvenga alcuna reazione chimica, la pressione totale esercitata dalla miscela gassosa è uguale alla somma delle pressioni parziali esercitate dai singoli componenti. In altri termini: Ptot=P1+P2+P3+Pn Dalton, scienziato inglese nato nel 1766 non sapeva che la sua legge sarebbe stata usata oltre duecento anni dopo, nella subacquea, attività sportiva che era ancora molto di là da venire, come sa chiunque abbia un brevetto nitrox, la legge di Dalton serve molto nei calcoli delle miscele e delle pressioni parziali.

La narcosi, quantomeno e pur rimanendo pericolosa per la sua possibile comparsa quantomeno ha sintomi chiari, pur rimanendo estremamente variabile nel modo di manifestarsi da persona a persona, Eccone un elenco:

    euforia
    ebbrezza
    “testa leggera”
    coordinazione neuromuscolare impedita
    udito più sensibile o allucinazioni uditive
    rallentamento dei processi mentali superiori
    ridotta capacità di problem solving
    perdita o disturbi della STM
    percezione temporale alterata
    sonnolenza
    eccessiva fiducia
    impedimento nei lavori di precisione
    movimenti esagerati
    intorpidimento e formicolio delle labbra, del volto e dei piedi
    stupore

Segni e Sintomi della narcosi

Un testo fondamentale è il resoconto della conferenza di Catalina USA del 1985, che ho tradotto e Pubblicato qui: https://www.amazon.it/dp/B01N6FCYDN

Come ci si riduce

Il Titolo potrebbe far pensare che la mia domanda abbia una risposta, e invece no? mi rendo conto che credere di essere intellettuali e poi citare Max Pezzali possa essere un ossimoro o contraddizione in termini, seguite il blog e troverete vari esempi di figure retoriche, come l’anacoluto, piccolo anatide dal piumaggio rosso e blu, perché rosso e blu? perchè stamani mi gira così, nessun richiamo al genova, saranno le origini montecatinesi da tifoso rosso-blu e i montecatinesi che vivono a pistoia, due città separate da una aspra rivalità cestistica accesa fino agli anni novanta e poi scomparsa insieme alle velleità cestistiche, nel senso di pallacanestro di montecatini, con la sparizione della panapesca, già Lotus e oggi rinata come Agricola Gloria, per quel vezzo italico di abbinare in modo inscindibile, il nome delle squadre da quello degli sponsor che sponsorizzano, e che altro dovrebbe fare uno sponsor? le loro maglie. Comunque, prima o poi sugli esuli montecatinesi che da ” chi non salta è un pistoiese, diventano a loro volta pistoiesi, ci tornerò forse, quando i miei neuroni si scontreranno di nuovo, cioè quando e, se, mi tornerà in mente, appunto, appunto, o simili, ma è dal secolo scorso che non seguo più il basket. Il chè mi ricorda quando due miei amici, da giovani, erano per loro i tempi delle elementati, per me delle medie, giocavano a basket e si raccontavano una simil telecronaca ed inventarono “il grande pallacanestrista” sul calco del ‘ il grande bomber del calcio’ che avevano sentito in qualche radiocronaca. Ma questi sono ricordi che ogni tanto affiorano e io lo trascrivo qui, solo perchè questo mio scrivere, non compulsivo, ma frequente e del tutto inutile ai fini del lavoro o del guadagno, credo che mi serva non -come dice guccini per mantenermi vivo, quanto piuttosto credo che mi aiuti a mantenere un minimo di sanità mentale, sempre più minacciata dal mondo disintermediato nel quale stiamo vivendo tutti, assediati dal bisogno di apparire bene sui social e, cosa volevo scrivere? e chi se lo ricorda, sarà senilità incipiente, boh, ormai più che ‘ ai posteri l’ardua sentenza, bisogna dire ‘ ai poster’ nel senso di coloro i quali postano sui social, appunto. Fuori di battuta, l’anacoluto è definito, da wikipedia come ”Costrutto sintattico per cui il primo elemento appare, rispetto ai successivi, insieme campato in aria e messo in rilievo: io, purtroppo, mi sembra che non ci sia nulla da fare; Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro (Manzoni).” toh, miracolo punto esclamativo, ho citato manzoni e max pezzali insieme in uno stesso testo, bohn ormai è fatta e sic transit gloria mundi ormai chiudo tornando al punto del titolo: come ci si riduce? se mi avete letto fin qui, evidentemente ci si riduce male ma come si dipani questa discesa in basso, anche perchè la discesa verso l’alto è semanticamente impossibile, per non dire fisicamente ardua. Concludo questo che più che un post è stato uno stream of consciousness, e così ho fatto tris, citando anche Joyce l’Ulisse per la precisione, insieme con Manzoni e Max Pezzali., Max Pezzali di cui volevo citare la strofa ”io di risposte non ne ho, di domande, ne ho quante ne vuoi, della canzone ”ci sono anche io”risalente ancora al periodo degli 883 e precisamente al 2002, per quelli ai quali che “quelli che” non si può sentire e mi dà fastidio sentirlo, piace sapere le date, cosa che peraltro è auspicabile, non per puro nozionismo, ma perchè consentono di orientarsi nel tempo e sapere, ad esempio, quando un evento è accaduto in rapporto ad un altro. E so di essere anormale nel tenere a queste cose, visto che oggi conta solo il flusso

I Robot sono già in casa di ognuno di noi

E ci sono da un pezzo, può sembrare un’affermazione buttata là senza alcuna base, ma, in realtà, è il frutto di una riflessione scatenata dal rumore della lavatrice che finito il lavaggio, faceva scattare il meccanismo che consente l’apertura dell’oblò insomma una banalità. Dal 2017 c’è una certa enfasi mediatica sul pericolo dei robot che stanno diffondendosi e, a seconda di chi scrive, porteranno più problemi di quanti ne risolvano. Può darsi ma, prima di cedere a reazioni di panico scomposto del tipo “moriremo tutti”-a proposito, azzardo uno scoop: è vero, siamo tutti nati e tutti, inevitabilmente, saremo costretti a morire, ovviamente ognuno si può augurare che la sua morte arrivi il più tardi possibile ma, al momento, tocca ancora a tutti e non c’è ricchezza o conoscenza che ci possa permettere di evitare questo destino. C’è vita oltre la morte? e lo chiedi a me? qui alzo le mani e mi arrendo, credo che la risposta a questa domanda ognuno debba cercarla, e trovarla al proprio interno, sula base delle proprie convinzioni Religiose. E’ possibile che la “risposta sia dentro di noi e sia sbagliata!, LA mia personale opinione è che non ci sia nulla, niente, ne inferno ne paradiso e che, una volta che il cervello smette di ricevere sangue, ossigeno e zucchero e, quindi, muore, con lui se ne va anche quella che chiamiamo”mente” e con essa scompare il nostro essere e il nostro avere una coscienza, d’altra parte è pure vero che sono 650 milioni di anni che le meduse vivono senza cervello, ma per gli umani credo che pochi minuti dopo che respirazione e circolazione si fermano, i giochi siano fatti, e la decomposizione del corpo possa procedere, più o meno rapidamente verso quella scomposizione che riporterà. attraverso la terra o il fuoco,a far tornare gli elementi chimici che ci compongonoad essere polvere di stelle, dopo tutto da quella polvere veniamo e lì ritorneremo. Chi vuole potrà ritrovare in questa idea il polvere eri e polvere ritornerai, ma, ripeto, è soprattutto una questione di credere personale. Io, da non credente, appunto, non credo, chi invece ha il dono della fede penso che crederà di essere atteso da Dio, non in persona ma per il tramite di San Pietro o chi per lui, che lo accoglierà ai cancelli del Paradiso. Io credo che alla fine ci sarà il nulla, non so e vivo aspettando la fine che so che arriverà e, penso sarà definitiva. Senza speranza di resurrezione, anche perchè da non credente dubito anche della reincarnazione. Non è hollywood e qundo sarà ora un bel fade to black possa essere una conclusione più che accettabile. Sui robot ci torno poi…

Giornale online, perchè mai aggiungerne un altro?

Quella del titolo è la domanda di fondo: dato che ci sono già decine, anzi migliaia,  di blog in rete ed altri se ne aggiungono ogni giorno, perchè mai crearne ancora un altro? la domanda è legittima, lo sono tutte d’altra parte. La risposta è ”Perchè no?” non è una risposta da bastian contrario ma dovrete leggere tutto questo pezzo per darmi modo di chiarire le mie ragioni, poi sarete, ovviamente, liberi di non condividerle e di mandarmi a quel paese, per dirla con wittgenstein, il filosofo Austriaco, sia chiaro, non il blog di Luca Feltri, sì proprio il figlio di Adriano. perchè a quel paese e non a quell’altro?. Ovvio che tutti sanno qual è quel Paese e potrebbero non sapere quale sia quell’altro ma tant’è, il blog è mio e ci scrivo ciò che voglio, chi vuole legga, gli altri vadano a Quel Paese o a Quell’altro insomma, vadano, ovunque ma non qui l’importante nel caso, è citare un altro autore, il Danese Andersen come il verbo… .
Tornando al punto di partenza, perché propongo di costituire un blog con vari autori e la ritengo una cosa possibile anche a fine 2018?. 0ra provo a spiegarlo.  Certo non per fare soldi con la pubblicità, quello ormai risulta difficile anche alle realtà editoriali consolidate che annaspano in questi tempi bui per il giornalismo. La mia vera risposta-che potrà suonarvi da bastian contrario ma, se ancora non fosse chiaro lo riaffermo esplicitamente, qui io scrivo ciò che penso e non mi assoggetto a valutazioni di opportunità o a giudizi di tipo, “ma se scrivi questo la gente penserà quest’altro”… premetto che sono fortemente convinto che molte persone, anzi dirò la Gente, con una generalizzazione brutale-non lo sono forse tutte?- ma anche semplificante… ripeto, dubito fortemente che la Gente pensi, tout-court questo non vuol dire che la Gente è stupida, ma non vuole nemmeno dire che la Gente, intesa come complesso delle persone, sia particolarmente abituata a farlo. Non sapete  cosa voglia direuna Parola? esistono i dizionari apposta e le dita che vi fanno spippolare sullo schermo unticcio del telefono o sulla tastiera, possono altrettanto bene sfogliare le pagine di un dizionario o di una enciclopedia e male non fa, ve lo assicuro. “Perchè no” si sposa con “ma lo fanno GIà IN TantI”,. Appunto lo fanno in tanti e allora perchè non io, o noi? non costa nulla è tecnicamente abbastanza semplice, e senza osare non sapremo mai come finisce;  come disse non ricordo chi: Audentes fortuna juvat o … comunque la Fortuna aiuta gli audaci nel mio caso più che di audacia io propendo per gli incoscienti, pensando all’incoscienza del disperato che, ormai, ha poco da perdere e quindi tanto vale che provi anche questo…
Da settembre sto frequentando un master in giornalismo e comunicazione il giornalismo è stato il mio lavoro per pochi anni e vorrei rientrare in quel mondo che si chiude sempre di più e, se i tempi di Maupassant e del suo Bel Ami (1885) non l’amico bello di Razzi ovviamente ma il giornalista seduttore raccontato appunto da Guy de Maupassant, sono ormai trascorsi duecento anni, penso che comunque ci possa ancora essere uno spazio per descrivere la realtà, soprattutto se a farlo sono degli ex-giovani, ormai sta passando un concetto che, dopo i venti anni la vita finisce.Io ne ho quasi quarantasei ma non mi rinchiudo nell’angolo che i bimbiminkia riservano ai”kuarantenni”, termine e che definisce, penso, più i bimbiminkia che i quarantenni. Dopotutto Guccini lo ha anche cantato, in “Eskimo”(1978), “a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età”, credo con una punta, o due, d’invidia ma anche con quel poco di saggezza che gli anni lasciano nel loro fuggire via. Insomma: penso, forse sbagliando, che ci possa essere uno spazio, nel senso un minimo di lettori interessati ad un’analisi meno superficiale della lettura che i media mainstream danno quotidianamente della realtà e magari uno spazio per analisi un po’ più argute ma non saccenti,che spazino in tutto lo scibile umano, quindi dalla politica alla cronaca, passando per cultura spettacolo, critica dei media, letteratura, ma anche sport tecnologia, esteri et cetera et cetera, sì l’etc dei fumetti di topolino è abbreviazione di et cetera. locuzione latina, a sua volta parente di inter alia, che ormai è usato solo nelle citazioni degli studi delle università degli angoli più sperduti del mondo. Poi in questo spazio online ci sarà certo anche qualche annuncio pubblicitario Google, non penso di guadagnarci, non sono così illuso ma, con tanta fortuna, magari ci paghiamo un giro di bevute con i partecipanti al master di cui sopra… Non è una offerta di lavoro, non sono un editore e non credo che avrò mai le risorse economiche che servono per esserlo, ma metto a disposizione la mia capacità lavorativa e le mie, per quanto scarse, competenze ed esperienze nel settore del giornalismo, per chi vorrà seguirmi in questa avventura magari folle, sicuramente divertente e che penso si possa pensare come una “palestra di giornalismo”, chi si vuol fare un po’ di fiato va a correre, chi vuole allenarsi a scrivere può farlo qui, i lettori forse ci saranno, forse no, tutto farà, se non propriamente curriculum, quantomeno allenamento per quello che spero possa essere il futuro che tutti, o almeno molti, sperano per sé. O anche, no, ma perchè non provarci? cosa mi sfugge? nessuno ha voglia di mettersi alla prova? senza alcun rischio? non c’è nulla da pagare, anche se dovesse funzionare e si trattasse di registrare la testata in Tribunale, lo farei io, costa abbastanza poco da potermelo permettere ma lo farei e, in caso di guai, in galera andrei io e, si sa, che in italia una condanna penale equivale ad una condanna alla morte economica, perchè una volta finiti ‘al gabbio‘ si diventa non appetibili per alcun lavoro e la disoccupazione equivale ad essere poveri e quindi rifiutati dalla società.

internet risorge come la fenice?

C’è un grande bisogno di resurrezione, non nel senso cattolico del termine, diciamo, piuttosto, bisogno di un risveglio, internet si è presentata, torniamo indietro nel tempo, agli inizi degli anni novanta come una nuova era dei lumi, la chiave che avrebbe aperto le porte di una nuova era di luce, come i lumi agli inizi del settecento, ma poi il lume si è spento e, invece delle superstrade dell’informazione, abbiamo assistito,, soprattutto negli ultimi anni, ad una alluvione di fake news ed odiatori seriali che vomitano il loro odio sulla rete e il cui tipico esemplare è stato magnificamente reso da Maurizio Crozza, con il  personaggio di Napalm 51 che per comodità vi mostro nel video qui di seguito.

 

Il personaggio di Napalm 51 è evidentemente modellato sul personaggio di Walter Sobchak de il Grande Lebowski film dei fratelli Coen del 1998 del quale Napalm riprende alcuni modi di Fare e, decisamente, il Look con occhiali da Poligono di colore giallo. Il Personaggio incarna bene, molti tratti dell’ “odiatore seriale”, che si sente sveglio più degli altri, capace di evitare le insidie delle lobby e, in generale, più furbo degli altri, una caratteristica tipica, in fondo, dall’italiano medio: debole coi Forti e forte coi deboli, un po’ come tanti personaggi portati sullo schermo da Alberto Sordi ad esempio il Marchese del Grillo nella celebre scena del ‘io sono io e voi non siete un cazzo” che potete vedere qui di seguito

Oggi, soprattutto negli Stati uniti, dove è nata, si parla di un risorgere del web che rinascerebbe dalle proprie ceneri come la fenice. Purtroppo, pur venendo da Tim Berners, Lee, l’inventore del protocollo www ovvero del word wide web che è ciò che conosciamo, dal 1995, come L’internet e che ha sostituito e inglobato o, per dirla con i filosofi, sussunto, i protocolli esistenti come http, ftp, gopher ecc. ecc, nel senso di et cetera, ovvero e altri, innumerevoli altri.la prima pagina Web, pubblicata dallo stesso Berners Lee, nel 1991 è stata l’innesco che poi ha portato alla rete come la intendiamo oggi e consentito la nascita dei, molto più tardi, Facebook, Google, Youtube ecc. Forse è il solo caso nella storia in cui è possibile documentare con una data certa l’inizio di un fenomeno così rivoluzionario e fonte di sconvolgimenti quasi al pari della rivoluzione industriale o della rivoluzione francese bn più famose ma certo meno documentabili se non in termini vaghi del tipo la rivoluzione industriale iniziò nella seconda metà del ‘700 quando furono impiantati i primi telai e si diffuse l’uso della macchina a vapore, certo termini più indefiniti di data del mese di agosto 1989. In questi poco meno di quaranta anni però anche grazie all’esistenza di internet e dei sui annessi e connessi, espressione che ho sempre voluto usare ma non mi era m capitato, che io ricordi almeno, di farlo… Il mondo è stato rivoluzionato e da quella rivoluzione, definita anche quarta rivoluzione industriale, nulla a che vedere con ‘industria 4.0 del precedente governo che invece è un calco del web 2.0 che , a sua volta, è un’espressione coniata da Tim O’Reilly nel 2004, Tim nome che ricorre spesso in quest’ambito, meno male che zuckerberg, e non zuckemberg, si chima mark..
Comunque il mondo è cambiato, quella scintilla ha dato avvio alla mondializzazione e alla globalizzazione che, a propria volta, ha causa tanti problemi, molti dei quali stiamo subendo ancora oggi. Il problema grave e fondamentale, non è tanto che il mondo sia cambiato, quanto piuttosto, che la gente, noi, non siamo cambiati di pari passo e non ci siamo evoluti, preferendo rimanere ancorati a paradigmi e abitudini del Vecchio Mondo, come descrive bene sygmunt bauman nel libro retrotopia.

 

E’ una vita difficile… e io non ci ho ancora capito un tubo

La mia vita attuale non mi piace, anzi, a dirla tutta, mi fa decisamente schifo-e prego tutti i fenomeni del e cambiala- di andare cortesemente a fare in culo che di profeti e di fenomeni che sanno sempre cosa devi fare per aiutarti ma non muovono un dito per fare quello che va fatto, ne ho abbasanza… anzi, per citare Fabrizio De Andrè:  ”Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio” da Bocca di Rosa. Io  mi alzo la mattina e, dopo essere andato a letto dopo aver discusso con mia madre, che è allettata per scelta, discuto nuovamente per darle le medicine del mattino, la colazione e per cambiarle il pannolone, vedere sopra per l’essere allettata, poi mi vesto per andare ad aprire il Toner Discount, negozio di Cartucce e Toner per Stampanti a Pistoia. Affronto la traversata della città, del centro cittadino in realtà, solo per incontrare un tot di immigrati, dei quali ho scritto qui, che chiedono monetine. Dico di no perchè non ho soldi in tasca ne tantomeno da regalare in quanto sono senza lavoro, e senza stipendio, da giugno 2015, delle mie vicissitudini al centro per l’impiego ho parlato qui e qui, e comunque ormai sono rassegnato ad essere vecchio e povero. Capiamoci bene, ho sognato ma mai creduto di poter essere smodatamente ricco, alla Bill Gates per Capirsi, ma solo di poter avere un lavoro onesto che mi consentisse di campare dignitosamente, insomma aspiravo ad essere normale, invece di dover raccogliere qualche spicciolo come posso, per elargirlo ai più poveri di me che, peraltro, hanno come titolo a chiedere solo il colore della pelle, non ne faccio un post razzista per non aizzare la banda di odiatori seriali che inizia a sbavare appena sente parlare di colore o pelle ed inizia a dire ”razzista” razzista. Cioè facciano pure, sbavino quanto vogliono, la cosa non mi tange manco di striscio. A volte, molto raramente, qualche cliente entra in negozio, diciamo una volta ogni dieci giorni e compra qualcosa, le vendite più remunerative degli ultimi giorni sono state due toner da diciotto euro ed una fotocopia da venti centesimi, quindi non pensate che abbia le tasche gonfie di soldi, perchè un disperato bisognoso è accorso a farseli elemosinare, immediatamente dopo.

la sindrome BANANA

NIMBY family

ho scoperto la sindrome BANANA mentre facevo ricerche sulla mia tesi di Laurea e, in particolare, ricercando informazioni sulla sindrome NiMBY, Acronimo di Not in my Backyard ovvero, non nel mio giardino, che è usata per definire tutti quei movimenti di protesta, spesso locali, che si oppongono alla costruzione di qualsiasi cosa vicino a casa loro, sia essa un ospedale, una stazione o un parcheggio, la sindrome BANANA ne rappresenta una forma ancora più estrema, infatti è l’acronimo che si dipana in “Build Absolutely Nothing Near ANything” cioè: non costruire assolutamente nulla vicino a null’altro”, il che negherebbe, ad esempio, la possibilità di cotruire una città, o qualsiasi altra cosa, in quanto una ccittà è un insieme di strutture costruite in una ambito ristretto. Dopotutto se non si vogliono inceneritori-o termovalorizzatori- vicino a niente altro, non si può avere progresso e tantomeno sviluppo economico, industriale, o di altro tipo. Una grossa parte della colpa io trovo che sia nell’Ambientalismo estremo e nell’atteggiamento di una grande parta della sinistra che, persa la sua originale identità altruista e corporativa che in origine aveva dato vita ai movimenti Operai di auto aiuto, si è cercata di reinventare sotto forma di movimenti ambientalisti, appunto estremisti, con nomi come sole che ride,ecc. ecc. scomponendosi, come il PD, in mille rivoli indipendenti e in lotta feroce gli uni contro gli altri, così da disperdere le energie e le idee in futili lotte tra correnti diverse anche se di poco, ma l’importante per molti movimenti è quel nucleo di lotta che si manifesta nel ricordare le glorie della resistenza, anche se dopo quasi 80anni, l’ardore e la forza fisica sono svaniti e nell’essere contro, contro cosa? non importa, l’importante è, per l’appunto, essere contro, poi si troverà qualcosa contro cui essere… i risultati si sono visti e si vedono nella fine del PD che si dibatte in molteplici correnti che sono, appunto, contro, una definizione quasi una vignetta di un cane che si morde la coda. Te come la vedi? Io? Io sono Contro, contro Cosa? Contro!, che ha la maturità espressiva di unbambino che dice: questo non lo voglio? perchè, “perchè no”

uffici pubblici

ultimamente ho avuto occasione, mio malgrado, di girare un po’ per uffici pubblici, comune, asl, scegliete voi quale, in tutti la scena è stata la stessa, uno o due impiegati o impiegate -equal opportunity non discriminiamo- al telefono, tutti oltre la cinquantina con frasi sentite la nipotina è uscita vestita? con cosa addosso? ha il vestito blu, ma che sfumatura di blu? ah era verde? ma che tono di verde? insomma conversazioni fondamentali per il lavoro. Quando mi sono rivolto a loro mi hanno sempre detto, cortesemente per fortuna? ma non vede che sono impegnato al telefono? questo anche se avevo bussato prima di entrare e mi avevano indicato di entrare prima di tornare all’importantissima discussione sul colore dell’abito del o della nipote, entrando più nel discorso lavorativo la seconda cosa che mi viene detta è, invariabilmente ” sa qui siamo solo due, o cinque o venti o quel che è, ed invece dovremmo esserequaranta, cento, mille, o comunque un multiplo molto maggiore del numero che sono, perchè il lavoro è troppo, dobbiamo rispondere al telefono, sei ore al giorno e poi ci pagano appena X euro al mese, dovremmo prendere dieci volte di più ce l’hanno detto i sindatacati che-combinazione puttana- prendono una percentuale di quel salario, e quindi se detto salario fosse decuplicato, prenderebbero dieci volte di più” sentito una volta il discorso si può ignorare, ma è un refrain che si ripete in ogni singolo ufficio fino all’estremo di una impiegata asl che ha detto, e i dirigenti loro si che sono pagati bene, ma non lavorano mai e prendono solo i soldi, tanti, troppi soldi, e pensi che l’asl ha deciso che possono essere dirigenti medici solo i laureati in medicina -direi e meno male-, mentre noi impiegati non possiamo essere dirigenti… deh, incredibile no?b… e poi chiediamoci se davvero la colpa delle cose è del governo o se forse siamo noi italiani che stiamo andando in malora?

 

Borda, ci risiamo…

…a parlare di immigrati. La mia è una riflessione che suonerà trita e ritrita e che non vuole in alcun modo essere, o suonare razzista, tuttavia il tema è a rischio di subire accuse di razzismo in ogni caso, io sono stanco, per molte varie ragioni che, allo stato, cioè hic et nunc, non ci interessano, ne prendo atto e, invece di avvitarmi nei perchè e nei per come, continuo nell’argomento principale. ne ho già scritto in altre occasioni sul vecchio blog, nel corso del 2017 e del 2018. L’argomento si presta ad essere strumentalizzato da chi vuole ergersi a paladino degli immigrati e, quindi, taccerà tutti gli altri, me compreso ,di razzismo, quella  di essere razzista è un’accusa che, per quanto falsa e infondata, posso sopportare, quello che non sopporto più è il non avere più la libertà di passeggiare per le strade del mio Paese, l’Italia e della mia città Pistoia, con qualche moneta in tasca perchè vengo immediatamente fatto oggetto di richiesta dagli immigrati nullafacenti che passano la giornata ad accattare, insieme a vari italiani che, per ragioni le più diverse, voglio soldi non loro per fare non so cosa. L’accattonaggio non è reato e, quindi, non si possono perseguire per il fatto di chiedere, e, il dare, dovrebbe essere stabilito da ciascuno in base alle sue possibilità e inclinazioni. Invece siamo in una situazione che è il risultato dell’accoglienza “senza se e senza ma” propalata da una certa parte politica e supportata da una parte della chiesa cattolica che ha scelto di interpretare così le sacre scritture: dovete condividere tutto con gli altri, la proprietà è peccato e dovete spogliarvi dei vostri bene per aiutare gli altri. un obiettivo certo lodevole anche se non più in voga dai tempi di san francesco (circa 1200 se ricodo bene) e comunque non più attuale nella società odierna che, invece, si è mossa lungo l’asse altruismo-egoismo, attestandosi salsamente in prossimità di quest’ultimo valore, anche perchè nella società odierna, la cosiddetta “società dell’immagine” (come l’ha definita J sinclair) in cui conta solo ‘apparire e quindi ‘avere ben più dell’essere