Rassegnato e arreso al fatalismo sul lavoro1 min read

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Sono disoccupato, o, in cerca di occupazione dall’11 giugno del 2015, quasi 4 anni, alla fine, dopo aver molto pensato ed essermi dato da fare per trovare un altro impiego, avere fatto “la via soda” al centro per l’i’impiego, ottenendo risposte tra il compatito e la sfacciata e diretta presa in giro, ho finalmente raggiunto l’equivalente della pace dei sensi, ed ho abbracciato una sorta di stoicismo rassegnato: se una ooportunità di lavoro vorrà comparire o il destino vorrà farmi trovare un impiego, beh lo troverò, ma non mi sbatto più ne mi umilio più andando inutilmente al centro per ‘impiego. Credevo che sapere due lingue, avere una decina di anni di esperienza e conosscenze tecniche piuttosto avanzate in due campi: la subacquea ed il giornalismo ed avendo aggiunto anche una laurea, qui il mio cv mi avrebbe aiutato a trovare una occupazione che mi consentisse di risorgere dalla morte sociale che è la disoccupazione e a non deprimermi e sentimri come il bruce springsteen di Downbound train e di veder funzionare l’ascensore sociale per slllevare anche me e farmi partecipare a questa italia che favorisce solo i vecchi mantenuti dall’inps e gli amici degli amici quali ad esempio, gli impiegati dei centri per l’impiego che sono tali solo per chi ci lavora dentro. Sic stantibus rebuse io rinuncio a darmi da fare e a sbattermi per qualcosa che non c’è, il lavoro appunto

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