Ignoranza e Analfabetismo funzionale3 min read

Spread the love

La situazione attuale di elevata ignoranza, semplice o aggravata dal cosiddetto
analfabetismo funzionale, detto anche”analfabetismo di ritorno” è la conseguenza di molteplici
cause concorrenti.

xv


Analfabetismo di ritorno

L’espressione è riferita a quella quota di alfabetizzati che, non esercitando le loro
competenze alfanumeriche, tendono a farle regredire, perdendo così infine la capacità di
utilizzare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi. L’analfabetismo di
ritorno ha dunque effetti determinanti sulla capacità di un soggetto di esprimere il proprio
diritto alla cittadinanza (dal voto al diritto all’informazione, alla tutela sul lavoro ecc.) e di
potersi inserire socialmente in modo autonomo. I semianalfabeti, ossia coloro in possesso
della sola licenza elementare, rappresentano la quota più a rischio di analfabetismo di ritorno,
potrebbero non perdere le competenze alfabetiche se il sistema educativo nazionale
prevedesse di integrare i piani formativi con esperienze regolari e durevoli di educazione degli
adulti. L’analfabetismo di ritorno nel nostro Paese tocca la quota del 47%; (cioè circa 28
milioni di persone, considerando la popolazione italiana pari a 60.000.000) è un fenomeno
che ha dimensioni differenti in base alle fasce di età ed al territorio di residenza, ma dipinge,
comunque, un quadro allarmante. Il Sud e le Isole ad oggi rappresentano la quota più
imponente di analfabetismo, nonostante abbiano tassi di disoccupazione più elevati per i
profili dei laureati. Questo fatto ci invita a riflettere non solo sulla fuga dei cervelli che dal
Sud si trasferiscono al Nord per cercare lavoro (il 75% dei quali è laureato), ma sul rapporto
esistente tra il conseguimento del titolo di studio e il collocamento lavorativo che, nel nostro
Paese, va a svantaggio di processi di formazione lunghi e specialistici.
Il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno comprende anche lo sviluppo e la mancata
6
diffusione di nuove competenze alfabetiche (ossia la decifrazione e l’uso di simboli
convenzionalmente riconosciuti) dalle quali rimangono tagliate fuori generazioni intere di
alfabetizzati: pensiamo alle competenze informatiche di base che, oggi più di ieri,
accompagnano la comunicazione globale e dalle quali in Italia è escluso il 50% della
popolazione adulta. Secondo ricerche internazionali solo il 20% della popolazione adulta
italiana possiede, infatti, gli strumenti indispensabili per orientarsi efficacemente e in modo
autonomo nella vita di tutti i giorni. Il restante 80%, se sa leggere e scrivere, lo fa con
difficoltà e solo per brevi elaborati; ha difficoltà nell’analizzare ed interpretare dati presentati
attraverso un grafico o addirittura non sa fare niente di tutto ciò.
Negli anni Cinquanta del 20° secolo. L’analfabetismo in Italia toccava la quota del 30%
ed è evidente che l’espansione senza precedenti dell’istruzione scolastica nel secolo scorso ha
portato risultati tangibili; visto che gli analfabeti assoluti (o strutturali, per distinguerli da
quelli funzionali) sono scesi nel nostro Paese fino al 5%.
È altrettanto vero però che il confronto con gli altri paesi del mondo industrializzato ci
pone più in alto del solo Messico nella scala cosiddetta “Indice di Ignoranza) (Ipsos Mori Op.
Cit.); l’indiscusso abbassamento di livello culturale dei diplomati e dei laureati, insieme con
l’analfabetismo di ritorno e con quello funzionale sono dati preoccupanti per la società nel suo
complesso, frutto dell’anti intellettualismo ed antiscientismo dominante e soprattutto della mancanza di
investimenti qualitativi in tutti i rami dell’istruzione pubblica. In un Paese nel quale il numero
di persone considerate a rischio alfabetico raggiunge l’80%, e il livello culturale medio
subisce una flessione anche nelle caratteristiche della sua classe dirigente, emergono nuovi
problemi anche di rappresentanza democratica. In una società sempre più complessa e
globale, la cultura e più in generale la conoscenza della realtà dovrebbero crescere, e non
decrescere, per riuscire a garantire una capacità di risposta adeguata ai nuovi problemi.

Liked it? Take a second to support Carlo Amoretti on Patreon!