I giovani d’oggi2 min read

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Quanto spesso avete sentito un anziano, lo scrivente ha 47 anni e -nell’Italia di oggi, quella di “garanzia giovani”- lo sono, dire “i giovani d’oggi… proseguendo la giaculatoria con l’elenco dei soprusi commessi dai giovani, a partire da non hanno rispetto per gli anziani si interessano solo di…e poi qualcosa che interesserebbe a lui ma che non può più fare. Credo che forse sarebbe opportuno fare la considerazione che “i giovani d’oggi ” sono i bambini di ieri o di poco prima ” che sono stati educati, se l’oggi é il 2019, negli anni ’80 e ’90, figli di quegli anni ’70 che avevano seguito il fermento degli ’60 e del 1968 in particolare e quindi l’educazione era in corso di rimodellamento secondo le mode della pedagogia di allora, influenzata dalla scuola di barbiana di don Milani e della temperie culturale del tempo. Quindi una scuola dalla quale rimuovere gli insegnanti “caratteriali” e autoritari perchè se, non sia mai, avessero bocciato il loro pargolo, gli avrebbero potuto causare, inenarrabili traumi psichici che ne avrebbero inficiato lo sviluppo mentale.
Ed altr boiate di tale risma da lasciare interdetti al realizzare quanto fossero e siano assurde, se avessi appreso quanto ho letto, non studiato, all’esame di filosofia dell’educazione, forse oggi saprei scrivere qualcosa di sesnato sul valore pedagogico dell’educazione e sulla razionalità della bocciatura, sull’importanza del voto etc. etc… ma io quell’esame l’ho passato con un 26, voto scarso e non in linea con la mia media esami che, in quindici anni ha sempre oscillato intorno al 28,27 r altre cifre non significative e, in questa sede, poco rilevanti, quindi non saprò che scrivere in merito alla bocciatura, ai traumi che causa eal suo maggiore o minore valore educativo. Posso dirvi invece, del disvalore del vedere altri compagni passati perchè “i genitori hanno divorziato” “viene da una famiglia difficile” ed altre scuse consolatorie, in questi casi mi viene sempre in mente quello che scriveva il compianto tom Clancy, credo in without remorse, del 1993, a proposito dei furti commessi da criminali con background disagiato e/o tossicodipendenti: “mi hai spaccato il finestrino della macchina per rubarmi l’autoradio per comprarti una dose, poverino” ma se ti prendo ti metto in carcere comunque, sei drogato, ma quello è un problema tuo, rubare l’autoradio dalla mia macchina, invece, è un problema mio…e se posso ti meno, fregandomene del tuo disagio sociale

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