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I nuovi schiavi per il nuovo mondo

In questo post non parlerò dello schiavismo classico, quello dell’antica Grecia e di Roma, e zone circostanti ma sempre in età classica, e neppure in quello raccontato da Alex Haley, in radici, lints kunte e compagnia di schiavi, anzi non parlerò neanche della tratta e neppure del caporalato nel sud e nemmeno dei riders delle startup tipo deliveroo e glovo e simili tipo just eat e concorrenti per lo stesso spazio di mercato, consegne cibo a domicilio, che non sono schiavi ma sono incastrati in situazioni per certi aspetti, simili alla schiavitù quasi al limite di quella classica, il tutto ne silenzio dei sindacati che hanno capito che da loro non possono guadagnare e, quindi, preferiscono attaccare le aziende strutturate dalle quale possono avere una maggiore rendita, sia in termini di percentuale sugli stipendi che di eventuali rimborsi nel caso di vertenze legali vinte, tutto il sistema andrebbe ripensato per questo mondo nuvo il PD ci ha provato con il jobs act, che si scrive, appunto, jobs act e non job acts perchè ‘c’è una s da qualche parte’, jobs act, facile, basta una parola, mentre chi c’è ora a parte attaccare ed incolpare i predecessori non riesce a fare, sic transit gloria mundi anche perchè sic renault master non sarebbe una gran citazione latina, così come sic vivaro (opel) non funzionerebbe e neppure sic mercedes vito, quindi meglio sic transit (ford) gloria mundi, che, alla fine, è l’originale… un esempio dinuova schiavitù è quello di chi lavora nei call center e nelle agenzie che rivendono, in conto dei fornitori, i servizi di luce e gas e simili. Poco pagati e costretti a lavorare a spese proprie a fronte di una promessa percentuale che poi si trovano mille scuse per non erogare, quindi lavorare gratis, come appunto degli schiavi. Su che principi funziona questo sistema? elenchiamoli:

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Disponibilità di manodopera volenterosa, disperata e pronta a tutto,

ricambio elevato o elevatissimo, ne ho scritto qui

in pratica, una volta eliminato il costo della manodopera, ecco che si inizia a guadagnare anche se il ricavo per singola vendita è minimo. In altre parole è lo stesso meccanismo dello spam a mezzo email: l’invio del singolo messaggio email ha un costo non nullo ma, potenzialmente, minimo rispetto al potenziale guadagno, quindi se mando 1.000.000 1 milione di email a costo zero ed ho un tasso di conversione del 0,1% cioè 1 persona su mille compra quello che propongo, anche se il guadagno su quella singola compravendita è minimo, sul grande volume che sviluppo, diventa comunque un introito ed un flusso di cassa positivo. con la schiavitù è lo stesso: abbattere i costi di produzione e di consegna, accettare guadagni e margini minimi ma lavorare sui volumi, quindi mettere in giro più gente possibile, sempre reclutata tra i disperati del nuovo proletariato, che non costano nulla ma suonano campanelli con la stessa efficacia degli altri e propongono, come le email di spam, se il tasso di conversione è basso, aumenterò il volume, tanto costa sempre 0 e mi rifarò sul volume, perchè 0, qualcosa per tot milioni = 0, qualcosa di quei milioni, quindi al crescere del tot, cresce il guadagno, banale vero?. non adombro nessun complotto, mi limito ad un ragionamento con matematica meno che elementare, ci arrivo anche io… e credo sia alla portata di chiunque non sia ancora del tutto preda dell’analfabetismo funzionale, letterario ed aritmetico

 

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La nuova televisione é

É Facebook

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c’è un termine ben preciso

non italiano ma inglese, ebbene sì conosco, anzi so, di sapere, piuttosto bene, valutazione esente dall’effetto dunning kruegerEffetto Dunning Krueger

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per me gli fanno un corso

Sonogiunto a questa conclusione sulla base, non propriamente statistica ma, diciamo, su osservazioni ripetute dello stesso comportamento, soprattutto da parte degli immigrati, ogni volta che ci si rivolge a loro in modo non del tutto accondiscente, ad esempio invitandoli a rispettare una fila o la posizione in coda, rispondono “voi italiani tutti razzisti”, la mia risposta è sempre la stessa “a me del colore della pelle non interessa nulla, la razza non esiste” ma vedi di tornare in coda, furbetto, a quel punto di solito fingono di non capire quello che gli dico, ma tant’è la comparsa subtanea dell’epiteto “razzista” mi sembra un po’ troppo immediata e mi ha convinto che gli venga insegnato, o apprendano a fare così vedendo che per altri loro colleghi funziona, a tacciare gli altri di razzismo come scorciatoia per ottenere quello che vogliono, un po’ come gli zingari, che non devono essere chiamati zingari, chissà poi perchè, bensì rom o nomadi o popolo dei camminanti che ormai anche per chiedere l’elemosina si avvicinano dicendo frasi tipo “non mi picchiare o, non sono zingaro/a” che indica che hanno capito che c’è una certa prevenzione, diciamo un legittimo sospetto, nei loro confronti o, comunque, che la loro fama li precede e li fa percepire come potenziali ladri e furfanti dai quali stare in guardia, fama che, peraltro, credo che abbiano ampiamente meritato, c’è però una deriva che non etichetto politicamente per evitare scontri fra tifoserie, che porta a vedere il diverso, immigrato o rom che sia, come un povero che va accolto ed aiutato senza porsi domande, atteggiamento condivisibile, certo, ma che andrebbe o anzi dovrebbe andare di pari passo con un mondo nel quale non fosse una situazione di homo homini lupus, per citare Hobbes, cioè un mondo in cui si potesse accordare fiducia al prossimo essere umano, a prescindere dall’abbigliamento, dai tratti somatici o, dal colore della pelle, senza avere la quasi certezza che ne subiremo un danno economico o di altro tipo, mondo che, sfortunatamente non è questo, e se lasci una porta aperta, qualcuno la usa per entrare… è triste ma è così, e non si tratta di razzismo, parola che è appunto diventata una etichetta di comodo per ‘bollare’ l’oppositore e che credo sia insegnata come arma di difesa a tutti i “nuovi italiani” che sono arrivati da noi da poco ma che, hanno appreso fin troppo rapidamente come arrangiarsi, e siccome, negli anni alla parola razzista è stato associato uno stigma che la rende non un aggettivo neutro ma un termine potente e carico di significato, non si dovrbbe poter usare così facilmente, un po’ come l’altro termine, antistorico, di fascista e nazista, che hanno perso di significato ormai da quasi 75 anni, alla fine della II° guerra mondiale con la benvenuta scomparsa delle omonime, o eponime, ideologie politiche, ma il termine fascista, quanto quello di nazista, sono rimasti come “jolly” o come componente a disposizione di chiunque voglia darsi un tono, se uno ha voglia di fare casino per strada e, probabilmente la locale amministrazione e le sue forze come la polizia locale potrebbero avere qualcosa in contrario, legittimamente e all’interno del loro ruolo istituzionale e nello svolgimento delle funzioni loro proprie, ecco che questo qualcuno che vuole fare casino, dirà che non va per strada a bloccare il traffico per intenti rivoluzionari ma, invece, etichetterà la sua manifestazione come, sfilata anti-fascista o ‘di protesta contro il nazismo’ ben sapendo che così si ammanterà di un’aura positiva non meritata ma sicuramente benvenuta e, allo stesso tempo darà una connotazione, uno spin, alla sua iniziativa e che i giornali, o quello che ne rimane, con ogni probabilità, nella frenesia di avere qualcosa da raccontare, riprenderà quello spin e quella etichetta e titolorà ‘manifestazione antifascista in… nome della città.. anzichè dire, con più verità, gli abitanti diXXX avevano voglia di fare casino e si sono inventati la tal manifestazione, in fondo la comunicazione è assemblabile quasi che fossero blocchi di lego, ma attenzione a cosa ne viene fuori, il linguaggio è una scatola di costruzioni con blocchi di tante e varie forme, ma le parole non sono del tutto fungibili e, per citare nanni moretti, le parole sono importanti e sarebbe bello usarle in modo avveduto per comunicare ciò che si vuole in forma corretta, anzichè essere solo emesse, o scritte a caso per il semplice intento di esprimere un pensiero che non è neanche interamente formulato in modo completo e coerente.

folla ad una manifestazione con bandiere varie
manifestazione

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Se esistesse un reale reddito di cittadinanza

Se esistesse un reale reddito di cittadinanza, più correttamente indicato dal termine reddito di cittadinanza in condizionato, cosa che, nella forma proposta dal movimento cialtroni uniti alla ricerca di poltrone, se davvero esistesse una tal cosa, ci troveremmo, anzi si troverebbero i fortunati che ne usufruirebbero, congiuntivi e condizionali a pioggia, in una condizione simile ai membri del clero inglese del 700 e 800, vicari e simili, spesso protagonisti dei romanzi ambientati in quel periodo e certo diversi dai prelati italiani dello stesso periodo, impegnati soprattutto in lotte intestine, per la conquista di maggior potere e maggiori prebende, non sto facendo iltipico italiano che maledice la sua terra e adora incondizionatamente l’estero sto cercando di essere obiettivo e di dare, uno sguardo oggettivo alle cose. Molti di questi appartenenti al clero, liberi dall’affanno quotidiano di introitare soldi destinati a fronteggiare il carovita, furono i protagonisti di una ragione scientifica di rara fecondità nella storia umana, scientifica ed anche artistica, in Italia, temo che un tale reddito incondizionato, porterebbe più ad un ozio smodato, penso male, ma, comedisse andreotti, a pensare male si fa peccato ma, spesso, ci si indovina. Insomma quelli erano già scienziati o comunque persone dalla spiccata curiosità intellettuale e dediti a leggere e a scrivere, che contribuirono molto al progresso scientifico di quel periodo, penso a Maxwell e alle sue equazioni, ma anche a Lord Dalton e allo Stesso Charles Darwin, che temo, non avrebbero omologhi al giorno d’oggi, più che altro per mancanza di cultura di base, massacrata e infine distrutta dalla scuola a partire dal 1968 e per tutti gli anni ’70 ed 80 ma anche 90 e inizi del 21° secolo. sotto la bandiera della lotta al nozionismo, si è eliminato il nozionismo ma si è anche eliminata quella base culturale condivisa che era l’elemento fondante di una cultura e di una ben poco sviluppata, idetità condivisa.

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