il futuro non è quello che doveva essere, perchè?

Eravamo su una traiettoria accelerata e in accelerazione continua, questi concetti sono quelli della dinamica classica, fisica delle scuole medie, piano inclinato e carrellini assortiti, non mi addentrerò nella materia perchè la conosco solo per grandi linee e concetti base ma mi guarderei bene da mettermi, anzi, rimettermi, a fare i conti, mi sono scontrato con la Fisica negli anni ’90, prima alle scuole superiori-liceo scientifico per la precisione, poi facoltà di medicina, dove, oltre alla matematica, con esercizi, mai risolti, che mi sono però rimasti in mente, uno in particolare: se un rappresentante di medicinali deve portare con sè i campioni omaggio che sono costituiti da un numero X di fialette della tot misura, di forma cilindrica e, si presume, senza scatola, con una automobile la cui bauliera ha forma trapezoidale di misura tot e tot, quale sarà il modo migliore di disporre le fialette? boh… per me quell’esercizio rimane non risolto, o quantomeno non risolvibile in modo banale, a istinto tenderei a rovesciare tutte le fiale nella bauliera e poi lasciare che le scosse e le buche della strada facessero il loro lavoro e scuoti, scuoti, le fiale o boccette piene di pastiglie, troverebbero il loro assetto, non ottimizzato e pseudo-casuale, ma comunque stabile in qualche modo, che dipende certo dalla forma della bauliera e dagli scomparti vuoti che le boccette, nel loro scuotere e collidere, un po’ come le molecole di un gas imperfetto, troverebbero la sistemazione più stabile, con minore energia potenziale possibile, perchè? perchè questo mondo gira così,, così come il rappresentante, che oggi si chiama, nel mondo nuovo, informatore scientifico del farmaco, girerà sulle strade del suo paese, piene o meno di buche e così causa degli scuotimenti di assestamento, come prevedere in che posizione andrà a finire la boccetta Y, Y perchè dire sempre X, mi è venuto a noi e, poichè X ed Y o un altra lettera a caso possono valere egualmente come etichette per una variabile immaginaria, che Y sia, stamattina mi gira così e se non vi piace o ritenete che non sia il modo di svolger eun eserciziom vi prego di descrivere un procedimento migliore nei commenti, vi assicuro che lo leggerò con curiosità mi ci arrovello dal 1992, all’incirca, il che non vuol dire che non ci dormo la notte e mi sbatto quotidianamente per risolverlo, semplicemente l’ho messo da parte come uno dei tanti misteri del mondo, ogni tanto, come adesso, lo ritiro fuori o a fini di aneddoto o come esercizio mentale fino a se stesso, ma senza alcuna volontà, oltre la curiosità spicciola di risolverlo, già che siamo in tema c’è un’altra categoria o classe di esercizi che fin dalle scuole elementari, ovvero fin dagli ultimi anni ’70 del secolo scorso, mi rimane antipatico, quegli esercizi del tipo: in classe ci sono gino, pino, lino e maria: pino ha le mutande bianche, pino blu, lino verdi e maria non le porta di che colore sono le scarpe della zia di gino?
la risposta da ‘chi sa’ è invariabilmente ‘facile, basta impostare una equazione di ‘n’ variabili in grado m ed il risultato è?
ma, fondamentalmente:
1-chi se ne frega del colore della scarpe della zia di gino?
2- chi stracazzo se ne frega del colore della zia di gino?
3- ripetere finchè non vi viene a noia o finchè non capite che il colore, oltre a non arrivare come risultato diretto di una qualsivoglia equazione, neanche differenziale, è irrilevante ai fini dell’esempio, eppure quanto vi hanno rotto le palle con questi esercizi tra scuola e settimana enigmistica?
io-nichilisticamente. me ne fotto,e delle scarpe della zia di pino non mi interesso più e torno all’argomento originale chiudendo questa parentesi, anzi parente in quanto zia, con un bel punto e a capo.Anzi l’equazione di cui sopra, se la sapete impostare, gentilmente volgiate condividerla nei commenti almeno imparo qualcosa, sarò socratico e vi dirò che sapere di non sapere, per quanto sia un ottimo atteggiamento per apprendere, nella vita non vi serve a molto, sorry ’bout that
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