italiani all’estero3 min read

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Li riconosci da lontano un miglio, non perchè si vedano da 1,6 km di distanza, questa la misura del miglio terrestre o da 1,8 km se trattasi di miglio nautico, ma perchè “si riconoscono da lontano un miglio” è un’espressione idiomatica, standard e si usa, o si cita, così com’è, senza variazioni e quindi l’ho usata così. Si riconoscono da lontano un miglio,se nautico o terrestre, sta a voi decidere, comunque è facile, basta individuare un gruppetto che fa casino, in ordine sparso, perchè ignoriamo il concetto di coda e parliamo a voce alta, specialmente quando non conosciamo la lingua perchè, una certa saggezza popolare impone che, con gli stranieri, nel senso di coloro che parlano una lingua diversa dalla propria, si deve parlare a voce alta e lentamente, se, in effetti, questo possa migliorare la comunicazione, non lo so, ne dubito, ma non lo so. nè d’altra parte ignoro dove o quando sia entrata nel folklore, con la divisa d’ordinanza: giubbotto di jeans, perchè all’estero è freddo, a prescindere ch si sia sulla spiaggia di sharm o nell’artico, è freddo e ci vuole il giubbino di jeans, che fa tanto anni ’80 meglio se con bordatura interna in pelino bianco, che fa pecoraio secondo me, ma che, chissà, dà più calore, e abbiamo già detto che fuori casa è freddo, dopotutto lo dice anche la mamma, esci? copriti che fa freddo!, e supporta meglio lo zainetto, invicta, altro accessorio imprescindibile dell’italiano all’estero, e non per ragioni di moda ma, credo pùù per il suo ruolo affettivo e consolatorio anzi nostalgico, non nel senso politico dell’aggettivo, perchè gli invicta negli anni del ventennio non esistevano, quanto perchè quello zaino è certamente quello stesso che l’italiano all’estero medio, porta alle spalle, come incollato, da 30 anni o più, al minimo dai tempi delle scuole superiori, e quindi ha accumulato macchie, strappi e ricordi che lo rendono parte, insieme alle scritte a uniposca, relative alla fede calcistica o, raramente, politica, dell’identità della persona, poi, per moda, alla maniglia posta sopra la flap, il coperchio per capirsi sopra, di imbarazzanti colori improbabilmente fluo, ormai tendenti al rosina pallido o al giallo urina, invece del colore originale perchè, a forza di stare al sole, comunque alla maniglia sono annodati braccialetti senegalesi della fortuna o dell’amicizia o varie bandane assortite e braccialetti in pelle ormai rinsecchiti tipo mummie egizie e tenuti, per ricordo di una gioventù ormai trascorsa da tempo immemore, ma, di nuovo, parte dell’identità personale. I più patriottici ci legano anche un tricolore oltre alla scritta o alla patch ITALIA, come se qualcuno mai forse in papuasia, potesse scambiarli per gente di altra nazionalità. Se poi c’è un pallone e una superficie erbosa, per quanto piccola, nel raggio di 100km, è obbligo morale, disputarci una partitella, con le porte fatte da due zaini distanziati di un metro, un metro e mezzo e saluti alla qualità dell’erba, che verrà calpestata da un branco di fanatici urlanti, non per farsi capire dai locali ma, semplicemente, per il puro gusto di fare casino prima di svaccarsi sul prato, sì, proprio quello che sui cartelli si chiede di non calpestare, ma tanto è erba dello straniero e, quindi, nemico e barbaro, che poi, quando la polizia locale si presenta e, giustamente richiama all’ordine il branco di di bestie, che altrimenti non si possono definire, parte la storia del fatto che la polizia straniera è cattiva e via, via la polizia, e poi si dice che i politici ci fanno fare brutta figura in Europa… i politic? certo, la popolazione italiana è educata, osservante delle regole, in casa e fuori, e come no?

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