Frodo e Amleto -letterature comparate6 min read

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L’esame di letterature comparate, sostenuto nell’ambito del corso di laurea in media e giornalismo, concluso con il conseguimento della laurea il 21 febbraio2019, era composto da un esame orale che faceva seguito alla scrittura di una tesina, la mia è questa.

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Carlo Amoretti mat. 3785695 2 dicembre 2004

Le opere che ho scelto di confrontare sono “Amleto” di Shakespeare e “Il Signore degli Anelli” di Tolkien. La scelta di questo secondo autore può sembrare lontana da quella che è considerata “letteratura nobile” e quindi degna di considerazione. In realtà questa è una distorsione prospettica principalmente italiana, che ha visto Tolkien1 oggetto di infondate (e stupide) critiche politiche che nulla hanno a che fare con l’opera del letterato inglese e che, soprattutto, sono state mosse da critici che operavano secondo il concetto di “Non l’ho letto ma non mi piace”.

L’aspetto che mi interessa discutere è oinvece quello dei due personaggi principali: Amleto e Frodo che, attraverso le vicissitudini descritte nei due libri, sono sottoposti ad un percorso di crescita che li porta ad essere persone totalmente diverse da quelle che gli autori ci presentano al principio delle opere.
Amleto è un giovane principe, appassionato di teatro che trascorre il suo tempo studiando a Wittenberg e che è tornato alla corte di Elsinore in seguito alla morte del padre e per assistere, suo malgrado, all’incoronazione dello zio Claudio sul trono del padre e al matrimonio di sua madre con il nuovo re.
Frodo non è un essere umano, è un hobbit, ma la sua identità è facilmente identificabile (per quanto Tolkien dica esplicitamente di non voler usare alcuna allegoria2 con un gentiluomo della campagna inglese, partecipe di vicende delle quali farebbe volentieri a meno.
Entrambi i personaggi sono in qualche modo costretti all’azione da altri personaggi che vincono la loro riluttanza e li spingono ad intraprendere un percorso che modificherà irreversibilmente la loro esistenza e, più o meno rapidamente, li porterà alla morte3.
Per l’uno e per l’altro il mezzo che conduce al cambiamento è un viaggio o, meglio, gli avvenimenti che occorrono durante esso. Amleto parte per l’Inghilterra accompagnato -ma forse dovremmo dire tradotto nel senso carcerario del termine- da Rosencrantz e Guildestern, che il Principe manderà a morire senza rimpianti. Frodo viene convinto ed esortato da Gandalf a partire per distruggere l’anello fatale. Il viaggio e gli eventi cruciali della narrazione di Tolkien si svolgono in poco più di un anno, Shakespeare invece non ci dice quanto tempo Amleto resti lontano dalla Danimarca, ma le vicende che intercorrono nel frattempo (la follia e il suicidio di Ofelia) secondo me indicano un periodo di poche settimane, al massimo qualche mese.
Al termine del viaggio entrambi i personaggi compiono la loro “missione”: Frodo salva la Terra di Mezzo e Amleto vendica il padre e salva il proprio onore. Però a questo punto non sono più gli stessi e non possono più tornare alla vita di prima. Il fatto che Amleto resti ucciso nel duello con Laerte non è rilevante, fa solo parte del paradigma della tragedia classica. Se fosse sopravvissuto non sarebbe comunque più stato il giovane amante del teatro e della poesia delle parti iniziali dell’opera, ma un re provato nello spirito e forse neppure desideroso, o in grado, di regnare.

Le due vicende portano i protagonisti a riflettere su due aspetti fondamentali dell’esperienza umana: la brevità dell’esistenza, l’umiltà comune degli uomini di fronte alla morte ed il continuare ad esistere solo nel ricordo degli altri. Entrambi gli autori adottano lo stesso dispositivo narrativo per esporre il pensiero dei loro io alternativi: il dialogo con il personaggio che nella storia è il più vicino al protagonista. Amleto nel V° atto parla con Orazio dopo che hanno visto il becchino esumare il teschio di Yorick, mentre Frodo e Sam, in varie occasioni negli ultimi capitoli de “Il Ritorno del Re”, discutono delle leggende che narreranno le loro gesta.

Non credo invece che possa essere fatto un paragone tra la follia di Amleto e quella di Frodo. La prima è sempre in dubbio, Shakespeare non ci dice mai se il Principe sia davvero folle o se la sua pazzia sia parte della trama volta a smascherare il crimine di Claudio. Frodo invece non agisce mai in preda ad una vera follia intesa come patologia, piuttosto la sua volontà a volte viene sopraffatta dalla forza del male rappresentata da Sauron e veicolata dall’Anello.

I modi nei quali i personaggi si indagano e si confrontano con la vicenda alla quale partecipano è molto differente. Amleto usa il sarcasmo e l’ironia per colpire chi lo circonda, forse è un personaggio negativo o forse, in chiave più moderna, possiamo crederlo tanto ferito dagli eventi da non curarsi più del destino di chi gli è attorno ma solo del suo dolore. Frodo invece è sempre attento alle vicende degli altri personaggi e quando a parlare è il suo io vero -non influenzato dall’Anello- si reputa sempre inadatto al compito al quale è chiamato ma si ostina a compierlo perché il fato ve lo costringe. Entrambi però, una volta accettato il loro destino, mostrano una coraggio disperato a fronte di ogni avversità ed il desiderio risoluto di portare fino in fondo la loro vicenda. Amleto è stato scritto tra il 1599 ed il 1601, Il Signore degli Anelli tra il 1920 ed il 1954, però i personaggi sono moderni, sfaccettati e profondi nella loro forte riflessione sulla loro individualità e sui dubbi che li assillano.
E’ simile anche l’atteggiamento dei protagonisti nei confronti della della morte, per entrambi rappresenta la fine delle sofferenze terrene ed è quasi desiderabile, entrambi si chiedono cosa li aspetti dopo di essa e non accettano di morire se non dopo aver compiuto il proprio compito. Simile è anche il proposito dei loro compagni che vorrebbero seguirli fedelmente anche nella morte ma sono prevenuti dal protagonista che vuole che testimonino le loro azioni. Le ultime parole di Amleto sono per Orazio, al quale chiede di raccontare la sua storia ai posteri, le ultime di Frodo sono per Sam, al quale affida il compito di scrivere gli ultimi capitoli del suo libro.

Gli intenti dei due autori non possono essere più diversi. Shakespeare ha scritto una tragedia teatrale perché quella era la sua vocazione ed il suo mestiere, mentre il professore di filologia ha iniziato per divertimento e proseguito per l’insistenza dei suoi editori, mentre il suo sogno era quello, ambizioso, di creare una mitologia per l’Inghilterra, ma con scritti che verranno pubblicati postumi. Tolkien ovviamente conosceva l’opera di Shakespeare, ma non la apprezzava4 5 ritenendolo colpevole di aver ridotto gli elfi a personaggi di basso rango simili ai folletti della tradizione popolare. Il filologo inglese invece faceva riferimento alla tradizione delle saghe scandinave che però devono aver influenzato in parte anche l’opera di Shakespeare perché parte fondante del folklore portato in Inghilterra dagli invasori vikinghi e sassoni6.

Nell’economia delle due opere l’uso dei personaggi principali è del tutto differente. Amleto è protagonista in tutte le scene nelle quali compare, anche quando sembra defilato come nell’occasione nella quale ascolta Claudio pregare. Frodo invece è spesso un comprimario di altri personaggi che in un dato momento stanno agendo, mentre in altre parti dell’opera compare solo nella nei pensieri dei compagni di avventura.

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