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Audiovisivo

Ero in terza media e un docente, Carlo Corti, che sarebbe stato il professore di matematica, ci fece conoscere la fotografia insegnandoci le basi e facendoci scoprire la camera oscura, un giorno in classe ci parlò di audiovisivo, era il 1985,  internet era ancora di lá da venire,ed i blog tanto più, al massimo scrivevo sul mio diariodi 14 enne, sì avevo un diario, ce l’ho ancora, rilegato in tessuto giallo e chiuso con un lucchetto, non escludo di recuperarlo e postare qualche estratto un giorno o l’altro perchè, a dispetto dell’effetto google, credo ancora che i ricordi abbiano un loro valore e sia bene conservarli

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la puntualità

a gennaio 2018 ho frequentato un laboratorio di scrittura organizzato dall’università di Firenze, ho il vizio di fare di queste cose per continuare a mantere a punto le mie abilità di scrivere, un mio vezzo, e comunque, cazzi vostri mai eh?, un esercizio è stato quello di argomentare sulla puntualità:

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Ora legale

Stasera, 30marzo 2019 si portano le lancette dell’orologio in avanti-le riporteremo indietro il 27 ottobre, adesso l giornate si allungheranno di botto, così come ad ottobre ci parrà che i giorni siano, improvvisamente, diventati cortissimi e che faccia buio prima, continuerà così fino al 13 dicembre, giorno più corto dell’anno e continueranno a diminuire le ore di luce fino al 22 dicembre, solstizio d’inverno, quando le giornate ricominceranno piano piano ad essere più lunghe delle notti, e così via nel 2020 e negli anni successivi, perchè?

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introduzione al Nitrox

Al giorno d’oggi attorno al nitrox non c’è più quel mistero di pochi anni fa, quando ancora

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La finestra dell’ossigeno

 

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Si parla spesso della finestra dell’ossigeno (così definita per la prima volta da Behnke nel 1967 anche se il fenomeno era già stato osservato da Haldane), però a molti non è del tutto chiaro cosa sia e come si sviluppi. Ci proponiamo l’obiettivo di gettare un po’ di luce su questi argomenti, per centrarlo andiamo a scartabellare due testi fondamentali della medicina subacquea: The Physiology and Medicine of Diving e Diving Medicine.

In estrema sintesi si potrebbe dire, con le parole del Dott. R. Vann, che “La finestra dell’ossigeno è la differenza tra la tensione gassosa tissutale totale e la pressione ambiente.” ma è una definizione troppo semplicistica e che non rispecchia le realtà fisiologiche sottostanti, cerchiamo di saperne di più.

I due fenomeni che influiscono maggiormente sulle dinamiche dei gas nei tessuti dell’organismo sono la perfusione e la diffusione; numerosi studi hanno confermato come, nei tessuti vascolarizzati, il meccanismo primario che determina lo scambio di gas inerte disciolto sia la perfusione. Quando però si verifica la formazione di bolle anche l’altro meccanismo, la diffusione, assume un ruolo rilevante poiché a questo punto il gas inerte viene separato, isolato, dalla circolazione e non può essere eliminato attraverso il flusso di sangue fintanto che non è ritornato -per diffusione appunto- all’interno del tessuto. Cioè finchè non abbandona la fase gassosa per tornare in soluzione.

La velocità di diffusione è determinata dalla differenza tra la pressione parziale dell’inerte all’interno della bolla e la tensione del gas presente disciolto nel tessuto. Quando l’organismo è esposto all’aria ad una pressione di 1 ATA il subacqueo si trova in una situazione di saturazione e la pressione parziale dell’azoto a livello alveolare (PAN2) è pari alla tensione tissutale dell’azoto (PtN2). A causa del consumo di ossigeno nel metabolismo la tensione tissutale di O2 (PtO2) è inferiore alla pressione parziale alveolare di questo gas (PAO2), mentre la tensione tissutale dell’anidride carbonica (PtCO2) è maggiore della pressione parziale alveolare (PACO2) a causa della produzione di anidiride carbonica da parte del metabolismo cellulare. Il consumo di ossigeno però è quantitativamente superiore all’aumento di anidride carbonica, la conseguenza è che la somma delle tensioni gassose a livello dei tessuti risulta inferiore a 1 ATA.

Facciamo un esempio pratico e consideriamo un subacqueo immerso alla profondità di 10 metri, a livello polmonare PACO2 e tensione di vapore acqueo (PH2O) sono le stesse che ad 1 ATA, ma PAO2 e PAN2 sono aumentate per mantenere la pressione alveolare totale pari alle 2 ATA dovute alla profondità. Abbiamo visto che PtO2 e PtCO2 sono determinate dal metabolismo e quindi rimangono invariate, PtN2 invece aumenta a causa dell’azoto che entra nella circolazione attraverso i polmoni e che viene poi distribuito in tutto l’organismo. Rimaniamo a 2 ATA per 12 ore ed il nostro sub sarà saturo di azoto tanto da equilibrare le pressioni alveolare e tissutale di questo gas. Nel momento in cui riportiamo il nostro ipotetico subacqueo in superficie (dove la pressione è di 1 ATA) PAO2 e la PAN2 tornano ai loro valori di partenza, adesso però il tessuto è sovrasaturo per due terzi di atmosfera in base all’equazione:

(dove rappresenta la somma delle pressioni parziali dei gas disciolti e la pressione barometrica),

una sovrasaturazione così importante determina la trasformazione di un nucleo gassoso in una bolla.

Tralasciamo l’influenza della tensione superficiale e dell’elasticità del tessuto che sono ininfluenti ai fini del nostro ragionamento ma che, nella realtà determinerebbero un aumento della pressione della bolla, e ricordiamo come la legge di Dalton ci imponga che la somma delle pressioni parziali dei gas contenuti nella bolla deve essere pari alla pressione barometrica.

A questo punto facciamo un breve riepilogo della situazione rispetto alle pressioni in gioco:

PH2O è costante, PbO2 e PbCO2 (le pp dei gas nella bolla) sono fissate dal metabolismo ai valori tissutali e l’unico gas che non è caratterizzato da una pressione parziale prestabilita rimane l’azoto. Questo inerte servirà a a compensare la differenza tra la pressione assoluta e le pressioni degli altri gas.

Si verificano due possibili eventi: o l’N2 diffonde dentro la bolla oppure arriva ai polmoni portato dalla circolazione, la bolla si espande fino al suo massimo volume appena prima che si realizzi l’equilibrio tra polmoni e tessuto rispetto all’azoto. Quando si arriva all’equilibrio PbN2 è maggiore della PtN2 in misura pari alla finestra dell’ossigeno e la bolla viene lentamente riassorbita.

Infliggiamo al nostro ipotetico subacqueo una embolia (PDD). Per poterlo curare i medici della camera iperbarica lo ricomprimeranno ad una profondità di 18 metri e gli faranno respirare ossigeno puro. A questa profondità la pressione assoluta nei polmoni e nella bolla è di 2.82 ATA ed il volume della bolla si riduce del 30% in base alla legge di Boyle e Mariotte, le pressioni parziali dei gas presenti nella bolla crescono, eccezion fatta per PbO2 e PbCO2 che tornano rapidamente ai valori tissutali. Al solito rimane una “mancanza” di pressione all’interno della bolla che deve essere riempita da qualcosa per soddisfare la legge di Dalton. Questo qualcosa sarà, ovviamente l’unico gas che non ha uno status definito, cioè l’azoto che determinerà un forte gradiente dalla bolla verso il tessuto e la bolla si riassorbe rapidamente. Man mano che l’azoto tissutale viene rimosso dal sangue e portato ai polmoni questo gradiente aumenta accelerando il processo.

E’ stato dimostrato da Van Liew che la finestra dell’ossigeno (OW) è rappresentata dall’espressione: OW = (PAO2 – PBO2) + (PACO2 – PBCO2)

Diventa interessante notare che i valori di PBO2, PACO2 e PBCO2 rimangono praticamente costanti con basse pressioni parziali inspiratorie di ossigeno (PIO2).

Se però queste pressioni vengono aumentate accade che le necessità metaboliche tissutali vengono interamente soddisfatte dall’ossigeno disciolto senza che entri in gioco il l’emoglobina venosa che è interamente satura, in questa situazione PbO2 cresce parallelamente a PAO2. A questo punto la finestra dell’ossigeno raggiunge il suo massimo valore e rimane costante indipendentemente da ulteriori aumenti della PIO2. Questo valore massimo è stabilito dall’estrazione arterovenosa di ossigeno e fino a che non lo si raggiunge la finestra dell’ossigeno si presenta come una funzione lineare della PIO2 definita come:

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Un Modello di Previsione della Tossicità dell’Ossigeno Iperbarico per il Sistema Nervoso Centrale nell’Uomo

Un Modello di Previsione della Tossicità dell’Ossigeno Iperbarico per il Sistema Nervoso Centrale nell’Uomo

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Nitrox – cosa è cambiato nel suo uso negli ultimi anni?

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Prova in mare computer Scubapro Meridian Black Tech

Il computer subacqueo Meridian, in formato “da polso”, è stato presentato da Scubapro lo scorso anno. Adesso Scubapro ne propone una nuova versione che prende il nome di Meridian Black Tech. Il nome deriva dalla finitura adottata per le parti metalliche del computer, che sono tutte rivestite con una finitura PVD di colore nero, analoga a quella adottata per l’erogatore MK25/A700. questo rivestimento particolare è ottenuto mediante un trattamento ad alta tecnologia chiamato “Physical Vapour Deposition”, le cui iniziali sono appunto PVD. Si

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tratta di un genere di rifinitura solitamente utilizzata per materiali sottoposti ad elevati stress meccanici. Per esempio il PVD viene impiegato e negli ingranaggi del cambio dei motori delle auto da corsa e perfino come rivestimento esterno delle protesi usate in chirurgia ortopedica. Una delle caratteristiche del PVD è, infatti, la durezza superficiale molto elevata, 2500HV rispetto ai 900HV della cromatura e ai soli 190HV dell’acciaio inox, inoltre è totalmente atossico. Questo fa si che Meridian Black Tech sia particolarmente resistente ai graffi derivanti dal normale uso ma anche che sia del tutto impervio alla corrosione, una cosa particolarmente importante a contatto con l’acqua di mare e, in un prodotto come questo, anche a contatto continuo con l’umidità della pelle e con il sudore, oltre al costante strusciamento dei vestiti quando usato come orologio nella vita di tutti i giorni. Inoltre il PVD è inattaccabile dai raggi ultravioletti.

Questo trattamento speciale viene applicato da macchinari che funzionano in atmosfera rarefatta e causano la deposizione di vapori di alluminio e di nitruro di titanio. Il colore nero della versione Black Tech esalta il design decisamente minimalista della cassa, realizzata in acciaio inox AISI 316L e ricavata dal pieno. La cassa viene chiusa da un coperchio cassa a vite, decorato dal logo Scubapro stampato a sbalzo, con attorno una serie di dati tecnici e di certificazione. E’ qui che troviamo l’indicazione della massima profondità di utilizzo, pari a 120 metri.

Al polso Meridian Black Tech è confortevole e, tutto sommato, leggero nonostante le dimensioni generose richieste dallo spessore della cassa e dalla necessità di realizzare un display a cristalli liquidi che sia facile da leggere in immersione.

Dal punto di vista delle caratteristiche, Meridian si posiziona in uno spazio a metà tra l’Aladin 2G ed il Galileo, gli altri modelli di computer Scubapro.

Ai lati della cassa troviamo i quattro pulsanti che permettono di interagire con Meridian, separati, da un lato dalla griglia di protezione del sensore di pressione e, dall’altro, dal contatto bagnato che permette l’accensione automatica del computer all’ingresso in acqua. Il cinturino è raccordato agli elementi metallici e si porta verso il basso in modo piuttosto rigido per circa uno-due centimetri, prima che la gomma sia abbastanza sottile per essere flessibile. Questo assicura una buona posizione sul polso, senza che Meridian ruoti. Il cinturino è lungo abbastanza per chiudersi sopra una muta umida di spessore medio, ed il lato che entra nella fibbia, termina con un rilievo che lo fa incastrare nel passante, in modo da rendere difficile lo smarrimento anche nel caso in cui la fibbia dovesse aprirsi. Per l’uso con la muta stagna è previsto un cinturino di ricambio di lunghezza adeguata anche a spessi sottomuta.

Un’altra cosa che si apprezza sia in acqua che in superficie è il peso ridotto di Meridian, nonostante l’uso dell’acciaio infatti al polso si avverte una presenza “evidente” in termini di peso ma non eccessiva o fastidiosa. Anche lo spessore, pur non ultrasottile, è contenuto nei limiti comuni di questo tipo di dispositivi.

Tra le altre particolarità una veramente interessante è il sistema di etroilluminazione: un display “in negativo” che, anzichè illuminare lo sfondo, vede i caratteri illuminati mentre lo sfondo viene fatto diventare nero. Questo facilita la lettura in condizioni di scarsa visibilità e limita l’abbagliamento dovuto alla luce dello strumento, conservando la visione notturna.

La corona di Meridian Black Tech è priva di decorazioni e si presenta come una superficie inclinata, liscia, con finitura Black Tech.

Questa idea di semplicità ed eleganza la si ritrova applicata ad ogni aspetto dello strumento, in particolare alla disposizione dei dati sul display, che ricorda molto da vicina quella classica dhe computer Uwatec. La profondità attuale è indicata in alto a destra, a sinistra c’è il tempo di immersione mentre il tempo di no-deco e i tempi e le quote di eventuali tappe di decompressione, occupano la riga sottostante.

Come tutti i computer Scubapro, Meridian utilizza l’algoritmo ZH-L8 ADT con i livelli MB che consentono di inibire la formazione delle microboll, oltre al sistema PDIS. Quest’ultima funzionalità, introdotta con Galileo, propone delle soste intermedie calcolate in base ai vari parametri che influenzano i calcoli dall’algoritmo. Meridian può anche utilizzare per i calcoli un cardiofrequenzimetro, una fascia Polar che può essere acquistata a parte e che aggiunge a Meridian la capacità di rilevare la frequenza cardiaca ed utilizzarla per stimare il carico di lavoro e, quindi, per calcolare l’assorbimento di azoto in modo più accurato e personalizzato. Interessanti anche le funzioni Gauge e Apnea, quest’ultima particolarmente interessante combinata con il cardiofrequenzimetro, senza tralasciare la funzione Predictive Multi Gas che permette di utilizzare MEridian Black Tech in immersioni con un gas di fondo ed una miscela decompressiva, entrambi selezionabili con contenuto di ossigeno tra il 21 ed il 100%.

SCHEDA TECNICA

Prodotto: Meridian Black Tech- computer subacqueo formato orologio

Algoritmo: ZH-L8 ADT MB

Particolarità: Rivestimento esterno “Black Tech” PVD, retroilluminazione in negativo, funzioni PDIS, Apnea e Gauge. Multi Gas predittivo a 2 miscele.

Interfaccia: sì, opzionale con cavo e software compatibile con Windows e Mac

Produttore: SCUBAPRO www.scubapro.com

DATI DELLA PROVA

Il computer Meridian è stato provato in immersione nel Tigullio (GE), nei giorni 20/21 luglio 2013.

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Baker’s Dozen ovvero quando 12 vale 13

La traduzione letterale sarebbe la dozzina del fornaio, che per ragioni ignote su cui sono fiorite varie teorie una baker’s dozen è pari a tredici elementi anzhichè dodici come direbbe il senso comune, la dozzina del fornaio l’ha usata anche George Irvine del WKPP e di seguito ne trovate la traduzione in italiano1) Questo gas è stato proposto nel tentativo di superare l’incapacità degli allievi tech diver di controllare il loro assetto in acque libere. In quanto tale è una ulteriore concessione a fare cose in maniera contorta per risolvere una serie di problemi autogenerata e dovuta alla linea di pensiero “doing it wrong” che permea la subacquea attuale.

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Subacquea e Farmaci

Traduzione in italiano di un articolo pubblicato su immersed del  e tradotta da Carlo Amoretti a maggio del 1998, secolo scorso, quasi 21 anni fa.articolo originale Subacquea e Farmaci di Barbara Kroos PhD

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