immersione notturna7 min read

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Ripubblico un mio articolo sulla immersione notturna, o night dive, per chi vuol fare il fighetto, pubblicato su Sub nel 2007 o ditorniImmergersi di notte è una delle esperienze più affascinanti del mondo subacqueo, anche il punto di immersione più spoglio e privo di interesse col buio si ammanta di mistero e si anima di vita, l’esperienza dell’immersione notturna non cela particolari difficoltà ma richiede un minimo di preparazione.

 

Il primo elemento a cui viene da pensare è sicuramente come fare a portare la luce in un luogo, o meglio in un momento, che ne è privo. La soluzione è prontamente disponibile in qualunque negozio di attrezzature subacquee e in ogni centro noleggio di un diving center, ed assume la forma delle innumerevoli lampade, torcie ed illuminatori tra cui scegliere quello che meglio si adatta alle nostre necessità. Per quanto riguarda la luce, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, nella notturna il senso della misura è imperativo: “poco è meglio”. Infatti è con apparecchi di illuminazione non esageratamente potenti si ottengono i migliori risultati, si ha una lunga autonomia, si illumina ugualmente bene ciò che vogliamo vedere e si riduce la probabilità di abbagliare il compagno (e di essere, a nostra volta, abbagliati). Piuttosto sarà molto importante pensare alla fonte di luce più in termini di ridondanza che di potenza, infatti, sarà opportuno dotarsi di almeno una fonte di luce secondaria da affiancare alla prima e con un ruolo di backup se questa dovesse avere dei problemi. Se ci è possibile portare anche una terza luce, magari una microtorcia riposta nella tasca del jacket, non ci procurerà un intralcio eccessivo e ci assicurerà di non rimanere mai al buio. Tanto per fare chiarezza, se mi perdonate il gioco di parole, il problema non è il “rimanere al buio” che in sé non comporta particolari problemi, ma le difficoltà sorgono al momento di navigare in immersione senza luce e, soprattutto, nel leggere gli strumenti. A questo proposito c’è da ricordare che disporre di un computer con display retroilluminato ci risparmierà qualche fastidio, non nell’eventualità, come vedremo remota, di non avere alcuna luce, quanto perché potremo leggere comodamente i dati senza essere costretti a scomode manovre per illuminare il display.

Trovarsi completamente al buio in condizioni normali è particolarmente improbabile in quanto significherebbe che si sono esaurite le batterie, o si sono allagate, almeno quattro fonti di luce. Infatti, dovrebbero cessare di funzionare le nostre luci ed anche quelle del compagno; se poi siamo in gruppo e portiamo due torce o illuminatori a testa l’evento “buio” praticamente diventa impossibile. Da quanto detto appare evidente come di notte il sistema di coppia arrivi ad assumere un ruolo più importante del solito, infatti il buio, oltre alle difficoltà pratiche che abbiamo appena visto, è un fattore predisponente allo stress e un problema anche minimo, come potrebbe essere l’incaglio in una lenza, si trasforma più facilmente del solito in panico. Ecco che il non essere soli può essere un “calmante” perfetto che mantiene l’eventuale difficoltà entro limiti più che gestibili. Ecco che per aiutarci a mantenere il sistema di coppia ci faremo di nuovo aiutare dalla tecnologia, dotandoci, e facendo dotare il compagno, di una lambada stroboscopia o lampeggiante che segnali immediatamente la nostra posizione nel caso di separazione. Una valida alternativa, anche se meno potente come erogazione luminosa, può essere l’impiego delle cosiddette luci chimiche, attenzione però al tipo che si utilizza, alcune hanno problemi a resistere alla pressione e, se si allagano, hanno una durata ed una intensità molto ridotte dalla diluizione dell’elemento chimico luminescente.

D’altro canto c’è da dire che individuare il compagno dal quale ci siamo eventualmente separati, in notturna è molto più facile. Infatti, la sua luce ci permetterà di localizzarlo in pochi istanti, anche se nascosto da qualche elemento del fondale, grazie all’alone di luce prodotto. Per aiutarci a trovarlo possiamo anche prendere in considerazione di spegnere per qualche istante la nostra fonte luminosa.

Sempre a proposito di luce c’è da ricordare che in acqua la luce si diffonde più che in superficie e quindi le fonti luminose nostre e del compagno creeranno una sorta di “bolla” illuminata che si sposta con noi nell’esplorazione della zona, difficilmente quindi sarà davvero buio.

L’immersione di notte ci permette di scoprire i posti già conosciuti sotto un aspetto totalmente nuovo e, le prime volte, sarà addirittura consigliabile immergersi proprio in luoghi con i quali si ha già confidenza. La zona immersa probabilmente non la riconosceremo che in parte, però avremo dimestichezza con le particolari caratteristiche del punto di entrata ed uscita dall’acqua. A questo proposito non dobbiamo dimenticare di predisporre qualche luce che ci aiuti a ritrovare “la strada di casa” al termine dell’immersione. Una tecnica piuttosto comune è quella di posizionare due luci, molto usare quelle gialle di segnalazione dei cantieri stradali, poco distanti l’una dall’altra e ad altezza leggermente diverse. Rientrando sapremo che, se le vediamo una sopra l’altra stiamo navigando nella corretta direzione, se le vediamo come punti luminosi separati staremo seguendo una rotta diversa da quella prevista. Da ricordare che dobbiamo adeguare anche la segnalazione di “uomo immerso” e quindi adottare una boa che, al posto della bandiera segansub, abbia una luce intermittente bianca o gialla. Le cose cambiano, ma di poco, se ci immergiamo dalla barca, qui avremo solo da assicurare una lampada stroboscopica sulla catena dell’ancora, in modo da avvistarla con facilità al ritorno. Se ne disponiamo potremo anche metterne più di una a varie quote per semplificare ancora il compito di chi guida. Se scegliamo di posizionarne soltanto una in fondo alla cima, sarà importante non porla in prossimità del fondale. Infatti, se la posizioniamo a 4-5 metri da esso la renderemo molto più visibile e ci assicureremo anche che non venga danneggiata da eventuali movimenti della catena.

 

La preparazione all’immersione, oltre ai punti già visti, comuni a tutti i casi, dipenderà poi dal nostro livello di esperienza. Se è la prima volta che ne effettuiamo una sarò opportuno pensare ad alcuni altri aspetti, in particolare ai segnali e all’attrezzatura. I segnali più comuni, come Ok e “ho un problema” si trasformano: il primo in un ampio cerchio effettuato con la torcia, che vale sia come domanda che come risposta, ed il secondo in un movimento alternato della stessa in senso verticale. Per richiamare l’attenzione il movimento sarà invece orizzontale. Gli altri segnali, quelli più complessi come, ad esempio, far vedere il manometro, richiedono l’uso della luce per illuminare la mano che esegue il segnale o lo strumento che si desidera mostrare. Durante queste procedure è motlo importante non puntare mai direttamente la luce in volto al compagno, in quanto ne sarebbe abbagliato e i suoi occhi dovrebbero ricominciare da zero il processo di adattamento alla visione notturna. A questo proposito è importante ricordare che in condizione di scarsa luminosità i nostri occhi vedono meglio gli oggetti posti nelle zone laterali dell’area di visione, è quindi meglio non fissare direttamente qualcosa di non illuminato, ma guardare leggermente a lato.

 

Prima di effettuare la nostra prima immersione notturna, un utile esercizio sarebbe indossare l’attrezzatura a casa al buio, magari senza bombola per praticità. In modo da acquisire familiarità , ad esempio, con le varie regolazioni del gav e poterle effettuare e trovare al tatto, senza farci guidare dalla vista. Questa pratica poi ci sarà comunque utile in tutte le immersioni. Sempre se si tratta della prima volta potrebbe essere consigliabile iniziare con una immersione da terra, entrando in acqua bassa e procedendo verso la profondità in modo graduale. Magari faremo in modo di iniziare l’immersione al tramonto così da immergersi quando c’è ancora un po’ di luminosità residua per ammortizzare il primo impatto con lo stupendo mondo subacqueo notturno.

Una regola che vale un po’ per tutte le notturne è comunque quella di scendere in acqua con le fonti luminose già accese, così da accertarsi che funzionino ed anche, cosa da non sottovalutare, facilitarne il recupero nel caso che ci sfuggissero di mano e non fossero assicurate al resto dell’attrezzatura.

Per la cronaca si deve ancora registrare il caso di chi ha fatto un’immersione notturna ed ha sinceramente detto che non la trovava affascinante e interessante, con la giusta, e semplice, preparazione che abbiamo visto sarà uno scherzo aggiungere una nuova entrata al nostro libretto di immersioni, e spianare la via per nuove esplorazioni.

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