L’Era della Disinformazione5 min read

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Ho deciso di Condividere qui il primo Capitolo della mia tesi in scienze della Comunicazione, discussa all’università di firenze il 21 febbraio 2018
Capitolo 1 L’Era della disinformazione

Il termine era della disinformazione, come viene chiamata in italiano quella che gli anglosassoni definisconoDDisinformation age, reperibile anche in versione Misinformation age, termini giornalistici più che scientifici, costruiti come calco della Information Age, anche chiamata Digital Age non è un’era geologica o storica in senso stretto, anzi è più un termine giornalistico, evidentemente prodotto per calco sul nome delle ere storiche, che prende in giro il termine ’information age giocando sulla estrema similarità dei termini informazione e disinformazione che,. L’era dell’informazione o Information age che viene definita come : “ il periodo successivo all’Era industriale e precedente a quello dell’Economia della conoscenza. Il termine è applicato al periodo in cui il movimento dell’informazione è diventato più veloce del movimento fisico, più specificamente al periodo successivo agli anni ottanta, periodo in cui si è assistito all’espansione e all’evoluzione di internet e quindi alla chiusura dell’era della stampa e all’apertura dell’era digitale. Secondo la convenzionale teoria economica, l’Era dell’Informazione è anche considerata l’epoca in cui l’informazione era una risorsa scarsa e la sua e distribuzione generava un vantaggio competitivo.

La Microsoft divenne una delle più grandi aziende del mondo a basare la sua influenza sulla creazione e sulla meccanica nascosta di facilitare la distribuzione di informazione. È stato stimato che l’Era dell’informazione sia durata approssimativamente dal 1971 al 1991. Un’altra tesi è che questa sia iniziata alla fine della seconda metà del XIX secolo con l’invenzione del telefono e del telegrafo.

Il termine è spesso usato congiuntamente al termine società post-industriale.” chiaramente questo ecosistema dell’informazione vede come grande protagonista l’informazione intesa non tanto e non solo come un singolo dato relativo ad uno stato del mondo, altrimenti sarebbe più semplice ed economico chiamarlo appunto “dato” quanto piuttosto all’informazione intesa come notizie , facendo riferimento al mondo dei media industriali che più avanti verranno meglio definiti e confrontati con i social media che li insidiano e ne minacciano il ruolo di principali diffusori di notizie e informazioni di cronaca e politica e quindi come formatori della pubblica opinione, tutti compiti che all’inizio erano svolti dalla stampa che in un certo senso è stata scavalcata e sussulta dai nuovi media (radio e televisione prima, oggi internet, che hanno indubbi vantaggi di rapidità di aggiornamento e facilità e possibilità di essere corretti in tempo reale quindi facendo tramontare il concetto di Edizione, tutti effetti che i social media hanno accentuato ed accelerato, come sostenuto in We the media, fino a giungere ad una situazione in cui le news sono diffuse e riportate direttamente da quegli stessi cittadini che poi ne sono poi anche i consumatori finali. un sistema ancora piuttosto confuso e in cerca di una forma definitiva e stabile che risulterà dall’evoluzione caotica che sta agitando questo settore che è tuttora un magma in attesa di cristallizzarsi in qualcosa di difficile da definire o da prevedere se non, addirittura, da immaginare nei dettagli. Questo magma o forse, meglio, questo marasma ha in sé le potenzialità di correggere i suoi problemi attuali fra i quali c’è sicuramente quello delle false notizie e della troppa credibilità accordata alle bufale che nascono, crescono e si diffondono facilmente in questo brodo di cultura privo di controlli interni o esterni per vari fattori di cui parleremo più avanti. Ecco quindi perché si parla di età della disinformazione in assenza di controlli e di fronte ad un medium privo di barriere di accesso ed aperto a tutti, così che, potenzialmente chiunque abbia accesso ad internet puòcontribuire le proprieinformazioni e notizie e quindi le credenze popolari e le notizie scandalistiche o il gossip si diffondono molto facilmente e senza freni. Al contempo siamo in un tempo in cui c’è un marcato disinteresse per la conoscenza scientifica, dhe richiede conoscenze e nozioni di base che semplicemente non cono più presenti nella popolazione che, invece, tende ad interessarsi a fatti e argomenti di stampo più sensazionalistico e meno impegnative, conseguenza anche di un disinteresse diffuso per la lettura e ad un generale scadimento della cultura generale. come certificato anche dalla posizione dell’Italia all’8° posto nell’ignorance index, il tutto combinato con un’analfabetismo funzionale che l’ISTAT valuta essere attorno al 43% -anchese altre statistiche parlano di 47%-della popolazione,dipinge un quadro piuttosto desolante. Vorrei anche puntualizzare che misinformazione e disinformazione non sono termini equivalenti, e lo faccio ripartendo dalla loro origine in inglese. Misinformazione deriva semplicemente dall’aggiunta del prefisso “mis” alla parola information, così come disinformazione deriva dall’aggiunta del prefisso dis- alla parola “information”. Mis (dal latino minus) e Dis non sono uguali Misinformazione significa informazione sbagliata mentre Disinformazione significa informazione volutamente falsa e fatta passare per vera a scopi precisi. La Disinformazione per esempio ha una lunga storia nel settore dello spionaggio e durante la guerra fredda entrambi i contendenti hanno fornito delle disinformazioni alle spie dell’avversario in modo da indurlo a credere qualcosa che non era vero ma che perseguiva gli obiettivi della parte disinformate.
In un recente articolo su First Draft, Claire Wardle propone di fare un passo in avanti, di andare oltre il semplice utilizzo, quasi fosse un mantra, della parola “fake news”, inutile per descrivere la complessità dei diversi tipi di misinformazione (la condivisione involontaria di informazioni false) e disinformazione (la deliberata creazione e condivisione di informazioni note per essere false), e di capire e spiegare come funziona quello che lei definisce “ecosistema della disinformazione”. L’utilizzo degli strumenti della comunicazione, della propaganda e della manipolazione delle informazioni da parte di stati e leader politici per orientare opinioni e consensi non è un fenomeno inedito. Recentemente, il tema dell’uso strumentale dell’informazione è tuttavia balzato agli onori della cronaca internazionale, non da ultimo in occasione della campagna presidenziale americana. ne digitale

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