il lancio di Galileo nel 201112 min read

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Ebbene sì, nel 2011 ero a Hallwill alla sede della Uwatec per assistere al lancio del computer subacqueoGalileo Sol. galileo sol uwatec

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Ormai si tratta di un modello di computer subacqueo che ha più che dimostrato il suo valore ed il successo commerciale è lì a dimostrarlo, ripubblico questo mio articolo uscito al tempo su SUB, credo nel numero di febbraio 2011 per chi volesse più informazioni e/o non avesse seguito la presentazione al pubblico

Provare in acqua un nuovo computer subacqueo è sempre un’esperienza interessante, ma provare un computer all’esordio pubblico rende la prova decisamente carica di aspettative.
Il computer in questione è Galileo, la nuova piattaforma hardware presentata da UWATEC all’inizio di gennaio con un evento speciale presso lo stabilimento di Hallwil in Svizzera, dove i computer vengono progettati e costruiti.
Nell’ambito della presentazione, alla quale hanno partecipato oltre 40 giornalisti in rappresentanza delle principali riviste del settore subacqueo di 17 paesi europei più il Giappone, è stato spiegato in generale il funzionamento dello strumento e le sue caratteristiche chiave, poi è stato possibile testarlo in immersione nelle acque del lago di Lucerna. Questa prova sarà decisamente sui generis in quanto l’obiettivo sarà descrivere Galileo Sol immersione ma anche illustrare le principali caratteristiche tecnologiche di questa piattaforma che UWATEC propone come base per lo sviluppo di una famiglia, del tutto nuova, di computer subacquei.
La combinazione dei tempi ristretti di questa due giorni con le corte giornate invernali ha fatto sì che l’immersione divenisse in pratica una notturna, ma il lago non avrebbe offerto comunque molta luce ambiente oltre i venti metri di profondità e quindi la condizione esterna ha influito poco.
La prima cosa che colpisce di Galileo Sol sono le sue dimensioni, a vederlo sembra molto grande, ma una volta confrontato con lo Smart Z che ho portato con me, mi rendo conto che praticamente identici come larghezza. Facendo attenzione noto che sono le dimensioni del display di Galileo Sol a trarre in inganno, essendo molto ampio fa sembrare largo anche l’intero computer, mentre – proseguendo il confronto con lo Smart – è la cornice attorno al display ad essere molto più sottile nel nuovo strumento. Galileo Sol avvolge il polso in maniera ergonomica con una design che richiama le forme dell’Aladin AirX e Air Z, su Galileo la cassa è in materiale sintetico alla quale si sovrappone una elegante finitura in metallo satinato impreziosita dalle scritte Galileo e Sol poste, rispettivamente sopra e sotto il display. La parte superiore dell’involucro ospita i tre pulsanti, anche questi in metallo, che permettono di interagire con il computer sia in superficie che durante l’immersione, poi troviamo una parte di forma cilindrica che è il vano nel quale si trova la batteria. Questo compartimento è separato dal vano che ospita l’elettronica, così gli ingegneri svizzeri sono riusciti a sfruttare i vantaggi offerti dall’uso dell’olio che allaga il vano dell’elettronica con la possibilità di sostituire la batteria da parte del subacqueo. In basso, sotto lo schermo, si trovano invece la finestra dell’interfaccia infrarossa e i contatti bagnati. Il compartimento principale a bagno d’olio permette a Galileo Sol di avere una cassa con pareti sottili e un display molto grande nel contesto di un’unità da polso di dimensioni tutto sommato contenute e di poter resistere ad una pressione di oltre 40 bar. Non è un errore di battitura, Galileo è testato a 420 metri di profondità e certificato (a norma EN13319) fino a una quota operativa di 330 metri.
Uno dei pulsanti controlla la retroilluminazione, su suggerimento di Patrick – l’ingegnere che si occupa della programmazione di SmartTRAK e che in questa particolare occasione ci farà da guida nell’immersione – la imposto per rimanere accesa fintanto che non premo di nuovo il pulsante. Nel buio del lago questa scelta si rivelerà sorprendentemente comoda, per leggere le informazioni mi basta uno sguardo al display che è già illuminato senza che io debba premere nulla.
Uno degli aspetti chiave sui quali UWATEC ha insistito molto nella realizzazione di Galileo è proprio la grande possibilità di personalizzarlo, sia nei parametri fisiologici che per quanto riguarda l’interfaccia utente. Per esempio l’uso di un display a matrice di punti consente una maggiore versatilità rispetto ai classici segmenti LCD, ma ne parleremo a breve.

La caratteristica in assoluto più nuova è l’uso della frequenza cardiaca come sistema per valutare lo sforzo fisico del subacqueo. Galileo Sol è il primo computer ad utilizzare la rilevazione delle pulsazioni nei suoi calcoli. Il ritmo viene misurato con una fascia che il subacqueo indossa sul petto e che trasmette le pulsazioni, via radio, all’unità da polso. Per implementare questa funzione Uwatec ha collaborato con Polar, un marchio rinomato nel settore dei cardiofrequenzimetri ad uso sportivo. La fascia è stagna e quindi può essere utilizzata senza problemi anche con la muta umida. Qualche secondo dopo averla indossata, il numero di pulsazioni al minuto compare sul display di Galileo Sol ed è possibile vederlo per tutta la durata dell’immersione e poi anche, sotto forma di grafico, quando si scaricano i dati del profilo sul PC. Questa rilevazione viene integrata nei calcoli dell’algoritmo come misura dello sforzo.Quando esce di fabbrica Galileo ha delle impostazioni predefinite valide per la maggior parte dei subacquei ma è necessario personalizzare il funzionamento immettendo la propria frequenza cardiaca a riposo e quella massima sotto sforzo. Si può decidere di far valutare lo sforzo in base alle pulsazioni, alla respirazione (come negli altri computer Uwatec integrati) o utilizzando contemporaneamente entrambi i dati. E’ anche possibile solo visualizzare la frequenza cardiaca, senza utilizzarla nei calcoli di decompressione. E’ stato interessante scoprire, dai dati mostrati durante la presentazione, che il calcolo dello sforzo in base alla respirazione era già molto vicino alla realtà, e le pulsazioni sono una rilevazione praticamente diretta del carico di lavoro.

L’algoritmo utilizzato da Galileo Sol è lo ZH-L8 ADT PMG, lo stesso di Smart TEC e Aladin TEC2G. Come questi strumenti, anche Galileo calcola contemporaneamente la decompressione con più miscele binarie, fino a tre diversi gas per la precisione. Prima dell’immersione si imposta la frazione di ossigeno dei gas che si utilizzeranno e il computer calcolerà, simultaneamente, la prognosi di decompressione per tutte le possibili combinazioni. In immersione è possibile visualizzare sul display i dati rilevati da tutte le sonde in uso: un comodo riassunto che permette anche di anticipare i punti di cambio-gas. Una particolarità interessante è che Galileo Sol può ricevere i dati da quattro sonde, quella che non viene usata per uno dei nostri gas può essere montata sulla bombola del compagno per controllare la sua scorta d’aria senza dover guardare i suoi strumenti. La trasmissione, per tutte le sonde, è codificata per evitare interferenze. Se si usa un solo gas è possibile semplificare l’interfaccia disattivando la funzione Predictive Multi-Gas (PMG appunto). Quando si usano più miscele, invece, è possibile vedere in immersione ogni possibile combinazione di situazioni, proprio perché i calcoli sono svolti tutti simultaneamente. Inoltre è possibile impostare i 5 livelli di protezione dalle microbolle tipici di ZH-L8 ADT MB ed è disponibile una modalità gauge che può essere attivata manualmente oppure automaticamente se si supera la profondità di 120 metri. Questa modalità può essere usata fino a 330 metri e quando è attiva mostra anche la profondità media azzerabile e un cronometro con indicazione dei secondi, viene anche mostrata la velocità di risalita effettiva in metri al minuto.

Come anticipato, il display dot-matrix permette di personalizzare il display con tre configurazioni dello schermo: Light, Classic e Full. La prima mostra i dati fondamentali per l’immersione in una schermata con cifre molto grandi, che permettono di rinunciare alle maschere ottiche o ai “lentini” sul vetro della maschera stessa. La modalità Classic, come il nome suggerisce, fornisce una serie di dati tipica di computer, con un buon equilibrio tra una leggibilità immediata e una serie completa di informazioni. La terza possibilità è la configurazione Full, che porta sul display tutti i dati che Galileo Sol può mostrare: è l’ideale per i subacquei che al polso vogliono avere un vero e proprio cruscotto con tutti i parametri dell’immersione. Nelle altre modalità i dati che non sono sempre visibili possono essere richiamati premendo i pulsanti, in modo da poter controllare ciò che si desidera quando si vuole. Il display “dot matrix” permette anche di cambiare dinamicamente il modo in cui alcuni dati sono indicati. Per esempio le informazioni di decompressione verranno mostrate in bianco su sfondo nero, invertite rispetto agli altri dati, in modo da metterle in evidenza.
Galileo Sol viene distribuito con una dotazione di sei lingue, tra le quali l’italiano. Questo permette di avere le etichette dei pulsanti nella propria lingua, ma l’aspetto che durante l’uso si nota di più è il fatto che tutte le operazioni sono descritte con il testo anziché con delle icone. Vedere “scritto” un messaggio è più comprensibile rispetto ad un’immagine della quale magari si scorda il significato e si deve ricorrere al manuale per interpretarla. Fintanto che questo accade in superficie non è un problema ma quando si tratta di un allarme in immersione le cose cambiano; credo sia successo a tutti, prima o poi, di trovarsi in un’immersione con il computer che suona e mostra un simbolo che non ci fa capire cosa staremmo sbagliando.
Faccio un esempio pratico, durante la fase finale della prova in acqua, ormai vicino alla superficie – quando la massima velocità di risalita consentita è inferiore a 7 metri al minuto – provo a risalire un po’ più rapidamente e contemporaneamente alzare il braccio per far scattare l’allarme di risalita veloce: Galileo Sol non solo suona, ma sul display compare anche una striscia nera orizzontale, e ben evidente, con scritto -in bianco- “Risalita troppo veloce”. Decisamente difficile da fraintendere.
Le funzionalità grafiche però non si esauriscono qui; tra le opzioni più allettanti per i sub c’è quella di vedere il grafico a barre della saturazione dei tessuti durante l’immersione ma, soprattutto, la funzione che durante l’immersione di prova mi farà tornare spessissimo a guardare il display: si può vedere il profilo. Premendo un pulsante lo schermo mostra un grafico profondità-tempo simile a quello che si ottiene scaricando i dati sul PC, questo profilo viene aggiornato in tempo reale e, nel caso di immersioni fuori curva, contiene anche l’indicazione delle varie quote e della durata delle tappe. E’ possibile anche memorizzare delle immagini, richiamabili in immersione, per esempio una mappa o, per i subacquei tecnici, delle tabelle personalizzate.
Galileo dispone anche di una innovativa bussola digitale che, tramite un sofisticato sistema di accelerometri, riesce a funzionare anche quando il polso è molto inclinato. Quindi senza bisogno di tenerla perfettamente orizzontale. Si possono impostare dei riferimenti, quando, durante il nuoto, si devia dalla direzione inserita, compariranno delle frecce che indicano la correzione da effettuare per tornare sulla rotta voluta. La schermata della bussola contiene, in basso, anche i dati fondamentali dell’immersione, in modo da tenere profondità, tempo di no stop e RBT sempre sotto controllo.
Supporre di descrivere tutte le caratteristiche in questa prova “ibrida” è illusorio, ma tra quelle da citare ci sono certo il poter inserire informazioni di emergenza e il fatto che il firmware di Galileo Sol è aggiornabile tramite l’interfaccia infrarossa. Per la prima facciamo un esempio: in caso di incidente sul display compare un pulsante marcato “SOS”, premendolo vengono mostrati il numero di telefono della persona da chiamare, il numero di tessera del DAN, l’indicazione dell’allergia a un medicinale e gli altri dati inseriti dal sub.
La seconda significa che Galileo Sol non subirà la rapida obsolescenza degli strumenti elettronici perchè sarà possibile aggiornarlo con nuove funzioni o, magari, aggiornamenti dell’algoritmo che saranno sviluppati nei prossimi anni. La procedura di aggiornamento può essere fatta direttamente dall’utente e si compone di vari passi che garantiscono un upgrade privo di errori.
Il giudizio finale spetta, come sempre, a chi lo userà ma Galileo Sol si presenta decisamente come un concentrato di novità che difficilmente potrà deludere i subacquei di ogni livello.

PRINCIPALI CARATTERISTICHE
Tipo: Computer Subacqueo
Modello: Galileo Sol
Algoritmo ZH-L8 ADT MB PMG
Rilevazione carico di lavoro: tramite cardiofrequenzimetro, respirazione o entrambi
Gas: 3 miscele, integrate via radio (Aria e Nitrox fino al 100% in passi di 1%, passaggio tra mix possibile in immersione)
Retroilluminazione display: sì, attivazione a pulsante o temporizzata
Calcolo decompressione: sì, con tutte le 3 miscele (pianificabili in superficie)
Massima profondità operativa: 330 metri
Modalità gauge: sì, impostabile manualmente e automatica al superamento di 120 metri
Lingue interfaccia: italiano, inglese, francese, tedesco, olandese, spagnolo
Particolarità: computer aggiornabile per aggiungere nuove funzionalità, configurazioni personalizzate.
Certificazione: EN13319:2000
Interfaccia PC: IrDA con il software SmartTRAK.

DATI DELLA PROVA: Il computer Galileo Sol è stato provato nelle acque del lago di Lucerna (Svizzera) il giorno 8 gennaio 2007, alla massima profondità di 32 metri, con temperatura dell’acqua di 6° gradi in superficie e 4° in profondità, l’immersione ha avuto una durata complessiva di 43 minuti.

DIDASCALIE FOTO

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Il display di Galileo è molto ampio e pienamente configurabile. Le indicazioni sono riportate con un sistema a matrice di punti. Ad esempio, nella foto le etichette che identificano i dati sono in inglese, ma il computer supporta 6 lingue fra le quali l’italiano. Sotto il display sono visibili i contatti bagnati e la finestra dell’interfaccia infrarossa incorporata. Lo schermo dispone di una protezione antigraffio sostituibile.

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All’accensione Galileo Sol mostra una schermata che include l’ora, la frequenza cardiaca, la temperatura esterna, la classe di altitudine, lo stato di carica della batteria, la pressione della bombola, l’impostazione della % di O2 e la MOD corrispondente e l’eventuale livello di protezione dalle microbolle impostato. Il cinturino in gomma utilizza una particolare fibbia con doppio ardiglione.

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Osservando Galileo Sol di fianco è possibile apprezzare il ridotto spessore della cassa dello strumento. Queste dimensioni sono rese possibili dalla cassa a bagno d’olio, che consente l’adozioni di pareti sottili e di un ampio display pur resistendo alla pressione equivalente ad oltre 420 metri di profondità. La batteria è sostituibile in quanto contenuta in un vano esterno al bagno d’olio e posto in corrispondenza del coperchio circolare visibile nella parte superiore della fotografia.

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L’immersione di test si è conclusa quando ormai era buio. La particolarità è stata che nel corso della presentazione, i giornalisti sono stati accompagnati in acqua dagli stessi ingegneri Uwatec, la maggior parte dei quali sono appassionati subacquei.

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Dopo l’immersione le attrezzature sono state riposte nel pulmino che il diving team dell’azienda Svizzera utilizza per andare a fare le immersioni di prova che vengono condotte ogni pochi giorni per testare i nuovi prodotti e migliorare quelli esistenti.

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Già durante l’estate del 2006 vari test diver di tutto il mondo hanno ricevuto dei prototipi di Galileo Sol da provare in immersione, ma Galileo andava già in acqua agli inizi del 2006, ancor prima che fosse ultimato il design meccanico della cassa, in modo da provarlo nel maggior numero possibile di immersioni reali. In questo modo Galileo Sol è arrivato all’avvio della produzione con oltre 10.000 ore di collaudo in mare e in camera iperbarica.

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