trent’anni dopo3 min read

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Quest’anno ricorrerà l’anniversario della caduta del muro di berlino, il 9 novembre, ma per me è l’anniversario della prima volta che andai in UK per un viaggio di studio, era l’estate del 1989, mese di agosto, originariamente la scuola prevedeva un soggiorno di solo due settimane, ma a me l’esperienza piacque tanto che feci e tramai, tutto al telefono con casa mia, per fare in modo di estendere il soggiorno e la scuola, a tre settimane, era la prima volta per me che vivevo da solo, ed in un altro paese, quelli erano tempi in cui l’inghilterra poteva benissimo essere, la luna o quello che attualmente sono gli stati uniti: un paese veramente straniero, lontanissimo agli occhi dell’immaginazione e decisamente diverso dal quotidiano e dalla realtà usuale di provincia, perchè dico questo?

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lo dico perchè il 1989 era, appunto trenta anni fa, per volare in inghilterra, a bournemouth per la precisione, serviva una agenzia di viaggi che organizzasse un volo charter, non esisteva certo ryanair ne le altre compagnie aeree low cost, che hanno nei successivi trenta anni, fatto sì che, per chi ha un minimo di soldi, ma veramente un minimo, andare a londra o a parigi non sia molto diverso da andare non so, a milano o a roma in treno, l’esperienza è molto simile e, per i giovani di oggi è certo un vantaggio grandissimo, che purtroppo molti non sfruttano ma avere a portata di mano, e di portafogli, la possibilità di raggiungere luoghi che non sono facilmente raggiungibili in auto o in treno è una cosa fantastica: consente di andare a vedere di persona londra e scoprire che, magari, è diversa da quella alla quale siamo abituati dalle immagini dei TG, che curiosamente ci mostrano sempre il lato di westminster che affaccia sul tamigi, vedere di persona notre dame a parigi, ma, soprattutto, e ben più importante della fruizione turistica descritta poc’anzi, è la possibilità di incontrare, toccare con mano, in prima persona, l’altro, il diverso che sarebbe ora di temere ed odiare ed identificare ancora oggi come il nero, il barbaro, mentre, per noi, che siamo decisamente parte dell’europa, sarebbe bello abbracciare e conoscere la diversità, non delle persone che, in effetti sono uguali a noi, ma la diversità dell’urbanistica, dell’arredamento delle case, il cibo diverso, che nutre ugualmente ma ci espone, necessariamente a sapori diversi e nuovi, che possono piacere o non piacere, ma sono comunque nuovi e quindi provocano nuove sensazioni ed esperienze e, alla fine della fiera servono a conoscere nuove culture e, quindi, aprono la mente molto di più di quanto non faccia il conoscere il greco o il latino, ed anche avere nuove emozioni, come il perdersi tra autobus dei quali imparare ad usare l’orario e la mappa dei percorsi per arrivare dove vogliamo, invece di vedere sempre i soliti luoghi familiari,e visti e rivisti, insomma il nuovo quasi fine a se stesso, per risvegliare o, per non fare addormentare l’essere umano che è in noi, per esperire la forza vivificante della frontiera(prendo in prestito il concetto da J. Hector St. John de Crèvecœur, che nel 1782 dette alle stampe, che significa pubblicò: il celeberrimo “letters from an american farmer, in cui raccontava dell’effetto vivificante che la wilderness, la frontiera del nuovo mondo, avrebbe avuto sugli europei addormentati da secoli di tutto uguale, sempre lo stesso…
Ovvio che i genitori possano essere protettivi dei propri figli e preoccupati dal far loro vivere una qualche esperienza lontano da loro e fuori dalla protezione della famiglia e dei luoghi familiari, al punto che ho scritto un pamphlet pubblicato su amazon la prima vacanza all’estero, proprio per alleviare le paure dei genitori e spingerli a far viaggiare i figli, questo li aiuterà a vivere in questo mondo che, penso si possa sotto tutti gli aspetti, considerare un mondo nuovo e da esplorare

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