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politica società

il fine vita, qualche riflessione

La Corte costituzionale alla fine si è pronunciata in merito all’aiuto al suicido, ex art. 580 CP del codice penale, e si è scatenata la prevedibile bagarre, con la CEI che prevede scenari apocalittici e la politica che, al solito, brilla per la propria assenza, ed il problema è proprio questo: la chiesa in Italia è , di fatto, se non di diritto, usa da secoli ad esercitare ogni possibile ingerenza sulla politica dell’italia, paese di cui il vaticano fa parte per ragioni storico-geografiche e culturali, ma della e dalla cui politica dovrebbe rimanere fuori,sia per rispetto ed educazione che perchè la Costituzione Italiana, agli articoli 7 ed 8, sancisce che: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.” e quindi, se ne può inferire che lo Stato  Italiano è uno stato Laico, anche se non è detto esplicitamente, ma la laicità dello stato è resa ovvia dal dire che Stato e Chiesa sono indipendenti e sovrani, e, quindi:, quindi la colpa è della Politica, non per generalizzare ma perchè, di fronte ad una Chiesa che è sempre stata invadente, no oppone resistenza, anzi, per comodità specialmente in situazioni elettorali, le lascia spazi indebiti che la Chiesa, da Parte sua, non si trattiene dallo sfruttare per fare breccia ed invadere il campo che sarebbe-invece-proprio della politica . E’  difficile incolpare la chiesa di influenzare la politica, quando la politica non fa altro che assoggettarsi ai desiderata della Chiesa o le lascia spazio invece di rintuzzare gli attacchi e reagire alle invasioni di campo. L’Italia è indiscutibilmente un paese senza una propria identità, confrontiamo la Francia per avere un paragone, e la religione cattolica è considerata, ed attribuita agli italiani di default, ma le cose non cambieranno finchè si continuerà a tenere atteggiamenti da medioevo e continuare superstiziosamente a rifiutare la scienza per abbandonarsi alla comodità dell’abitudine

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L’inglese? certo che lo so

E come no…?

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Come decade un Paese

L’Italia, come è arrivata alla situazione attuale? e alla decadenza che continua ad erodere quel poco di sano che ci arrivava dai fasti del secolo scorso?

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le partite IVA, nuova miniera di contributi

Il giochino è banale, tanto semplice che nessuno ci pensa e, come tutte le cose semplici, diventa ovvio una volta spiegato chiaramente, a cosa mi riferisco?

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telefoni che fanno i computer, banche che fanno le assicurazioni

Telefoni che fannno i computer, son gli smarphone che tutti ormai abbiamo in tasca e, di fatto, sono computerAssicurazioni che fanno le banche, poste che fanno le banche, poste private che fanno quello che le poste non fanno [ più]

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Resilienza

Resilienza

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Negli ullimi anni, la parola Resilienza ha acquisito una vasta popolarità e una altrettanto ampia, diffusione, al punto quasi, da poterla definire un termine decisamente in voga.
Come accade a tutte le parole che entrano in voga, anche Resilienza vive un periodo in cui è molto usata, diffusa e, diciamo, portata in palmo di mano, per poi, quando la moda o la voga, cesserà, Resilienza tornerà ad occupare il suo posto di pari rango con tantissime altre parole della lingua italiana, in una pagina, non necessariamente oscura, del dizionario o di una enciclopedia, ma proprio perchè “parola di moda” rendiamole omaggio co un approfondimento su cosa si intende con questo termine e al concetto stesso di Resilienza che, proviene dalla Psicologia, e vediamo in che modo è stato preso dal pubblico ed in che modo viene utilizzato nella sua parabola effimera ma attualmente al picco della sua diffusione-sempre che anche per i vocaboli, si possa-come credo-utilizzare il modello di “ciclo di hype” che negli ultimi decenni del 20° secolo e-in modo particolare-con la nascita e la diggusione di internet si è affermato anche in questi primi quasi 20 anni del XXI° secolo come un percorso ideale che molte idee, e novità di mercato, attraversano nella loro carriera di passaggio dall’oscurità, più o meno profonda, attraverso un periodo di luce che, fatalmente, le riconduce poi nell’oscurità di partenza che, nel caso di resilienza si nasconde addirittura tra i lemmi del dizionario di Latino, a scelta o a preferenza del lettore se IL Castiglioni e Mariotti o altro dizionario con cui si è diventati “amici” ai tempi della scuola.
Resilienza, infatti, ha origine dal verbo latino resiliere che nasce dall’unione del prefisso “re-” ql verbo “salire” che significa l’azione del salire come attualmente in italiano ma anche saltare indietro, ritornare rapidamente, di colpo e poi, si è esteso al significato di rimbalzare, ripercuotersi e simili termini tutti, per caso, adatti anche a descrivere anche l’atteggiamento della persona resiliente ovvero di chi ha la caratteristica della resilienza. Oggi sempre più apprezzata come caratteristica psicologica più che come semplice caratteristica fisica di un materiale per cui il termine era originariamente in uso. In particolare vale la pena di notare come Resilienza, pur derivando, come abbiamo appena detto, dal latino, è arrivata in italiano non direttamente ma, di rimbalzo, dal francese e dall’inglese, per il tramite della rete, e di quale rete? Questa domanda non può avere, nel 2019, che una risposta: ma internet ovviamente, che, negli anni ha preso su di sé, fino a racchiudere e a identificarsi interamente con il significato stesso di rete, con una traslazione, da “rete di computer” a Rete tout-court”. Internet è nata e si è sviluppata negli Stati Uniti e , quindi, è nata in inglese e sulla base della lingua inglese, e poi, quando si è allargata a partire dai server del Cern di Ginevra dopo l’idea di Tim Berners Lee, di creare il sistema del world wide web, ovvero la rete mondiale, e, ritornando al nome originale, possiamo ricordare che ce ne è rimasta traccia in quel www, che sono le tre lettere iniziali del protocollo, o, più propriamente, servizio: W3, appunto iniziali dell’acronimo World Wide Web che ancora oggi troviamo alla radice di ogni URL o indirizzo internet, le celeberrime “www”come, ad esempio in , “www..il sito che mi pare…” e così, resilienza è partita dal latino, ha poi girato quasi tutto il mondo per poi tornare a noi, in forma quasi immutata come ortografia ma, durante questo viaggio di lunghissima durata, quasi 2000 anni, si è caricata di moltissimi significati ed ha giocato diversi ruoli, in diversi ambiti: dalla filosofia alle scienze sociali, passando anche per la psicologia e per l’ingegneria e la scienza dei materiali, in ogni caso è rimasto sostanzialmente identico il significato: un materiale o una persona, il cui carattere o, meglio, le caratteristiche del cui carattere, hanno un’attitudine, un talento o una qualità tali da consentirgli di “rimbalzare” dopo l’urto contro una difficoltà, un ostacolo o, metaforicamente, uno scoglio che gli si para di fronte, sempre in modo metaforico potremmo identificare la resilienza con i mare le cui onde battono e ribattono su uno scoglio che, per la natura rocciosa che gli è propria, usualmente non si sposta nè si altera, almeno nel breve periodo, sotto l’azione delle onde, e poi, l’acqua si ritira e torna a scontrarsi con la roccia, ancora e ancora, senza lasciarsi abbattere dalla inamovibilità della roccia stessa.

Può trattarsi di un’attitudine, di un talento, di una risorsa positiva, di una qualità che ci appartiene. Una volta scoperta possiamo perfezionare quella qualità e pensare all’ambito della nostra vita in cui la utilizziamo naturalmente per estenderla anche alla situazione problematica che stiamo vivendo. In questo modo è possibile un cambiamento.

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biografia Europa

La saga del diploma

Ho già raccontato le peripezie legate al mio diploma di maturità, in quanto è stato smarrito i certificato provvisorio rilasciato dalla scuola nel 1991, e, quindi, non ho mai ritirato il diploma definitivo…. oggi, nel 2019 la saga si arricchisce di un nuovo capitolo.

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biografia guccini

Continuare o fermarsi?

Credo di averlo già scritto, ma lo scorso anno, di questi tempi, 7mesi dopo la laurea triennale, conseguita il 21 febbraio 2018, mi sono iscritto ad un corso di laurea specialistica, in sociologia e ricerca sociale, scrivo questo perchè? perchè, per me, scrivere è un modo e un’occasione per riflettere, mettere in ordine le mie idee ed arrivare ad un giudizio sulle mie decisioni, quindi, perchè l’ho fatto?, da una parte perchè:

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biografia nuovi media

L’Era dei CMS

Io sono arrivato tardi alla realtà ed al lavoro di Internet, solo ai primi del 2000, poi ho recuperato ed ho avuto una partita IVA dal 2002 al 2009 e realizzavo siti web per terzi, a quei tempi si creavano le pagine HTML, prima, poi HTML più CSS e per imparare c’era internet e i manulai, ma, dalla prospettiva di oggi 2019, quella era la preistoria, eppure i dinosauri non c’erano già più, eccetto che in Jurassic Park, già i siti web dinamici, cioè che mostravano, sulle pagine HTML dei fati estratti da un database erano visti come una tecnologia più futuribile che attuale edi i CMS ancora erano in fase embrionale, si cominciava allora ad affacciare sulle scene il PHP, che poi sarebbe esploso e diventato una tecnologia comune ed alla portata di chiunque, ma allora era, ripeto, appena una novità, c’erano ancora in giro siti web realizzati con Coldfusion, io lavoravo principalmente con Dreamweaver che al tempo, era ancora un software, costosissimo, sviluppato da Macromedia, che lo avrebbe poi ceduto ad Adobe nel2005, ma al tempo era uno standard, così come, in precedenza lo era stato, per fortuna per breve tempo, Microsoft Frontpage, che, divenuto celebre e famigerato perchè faceva molte cose con tecnologie allora oscure come Intellisense che, poi, sono state sussunte (dal verbo, italiano sussumere, spiegato qui da Javascript e dalle librerie di funzioni preconfezionate presenti ad esempio in Adobe Dreamweaver, comunque, a quei tempi, una volta creata una pagina web, statica o dinamica che fosse, era necessario caricarla sul server web, di solito una cartella specifica indicata dall’hosting scelto, per anni ho usato, con soddisfazione, Seeweb che poi, è diventato la base di Tophost, che uso con soddisfazione e consiglio, a chiunque anche prima dei più celebri Aruba e certamente prima di Wix e Squarespace, innanzitutto perchè la server Farm è in italia e ciò semplifica molto gli adempimenti se si devono rispettare le prescrizioni del GDPR e raccogliere dati degli utenti, altrimenti con server all’estero diventa una cosa davvero complicata soddisfare quanto previsto dalla normativa e dalle imposizioni della mai abbastanza maledetta, normativa sulla privacy, che ono 16 anni che ci impone di mettere firme in quantità su moduli assortiti per fare qualunque cosa, anche se stiamo utilizzando dati nostri e non sensibili e non siamo personalità politiche, insomma una complicazione del tutto non necessaria della burocrazia italiana che più che un vezzo è un vero e proprio vizio tutto italiano, non proprio definibile come un vanto nazionale. Comunque, avanti veloce fino agli anni 2010 e questa dimensione artigianale del web sostanzialmente scomparsa, travolta ed affossata dalla diffusione massiccia dei CMS, cosa sono i CMS? prima di tutto spiego l’acronimo Content, Management, Sistem, ovvero, Sistema di Gestione dei Contenuti. Wikipedia lo definisce: “In informatica un content management system, in acronimo CMS (sistema di gestione dei contenuti in italiano), è uno strumento software, installato su un server web, il cui compito è facilitare la gestione dei contenuti di siti web, svincolando il webmaster da conoscenze tecniche specifiche di programmazione Web.” che di fatto è quello che fa, articolo originale qui.
Fondamentalmente si tratta di una serie di interfacce che semplificano all’utente finale il lavoro di inserire i propri contenuti nel sito web, se fosse così facile sarebbe bello non vedere più le pagine news, o i blog aziendali, aggiornati a una data ormai passata da qualche anno come spesso accade, ma sic transit gloria mundi e far capire ad un titolare di azienda per quanto piccola “giovane e dinamica” si descriva nelle brochure aziendali, che le news, per essere tali, devono essere aggiornate quotidianamente, è una sfida quasi impossibile, da qui l’agenzizzazione dilagante, cioè l TENDENZA DI CHIUNQUE Dalle aziende ai piccoli artigiani di rivolgersi non più ai webmaster professionisti, artigiani come loro, ma sempre più spesso affidarsi ad una agenzia che si occupa di tutto, o promette di occuparsi di tutto, con costi promozionali che sono più bassi di quelli del singolo e che, dovrebbe, grazie al supposto maggiore personale, poter curare ogni aspetto del sito internet, ivi compresi SEO e SEM senza costi aggiuntivi, ma quando mai?, la chiave sono gli account manager, bravissimi a vendere pacchetti di servizi, un po’ eno a garantire che i servizi vengano effettivamente erogati, ma tando nessuno controlla mai…

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