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Ho sbagliato, mea culpa-no coronavirus3 min read

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Questa settimana di certo, questo è il primo post che scrivo che non parlerà di CoronaVirus, argomento che ormai è discusso da tutti, continuamente, senza che questo faccia la minima differenza nella situazione drammatica in cui si trova l’Italia, se proprio volete leggere qualcosa in merito a cosa penso della situazione e del CoronaVirus, vi invito a leggere i mie post recenti su questo stesso blog, in cui ho espresso ciò che pensavo in merito alla situazione e alla gestione, all’italiana, dell’emergenza Covid19, ma oggi non vogliotornare sull’argomento Coronavirus e, quindi,  ho intitolato questo post no-coronavirus e mi concentrerò invece sulla critica alle mie decisioni sbagliate, una vera autocrtitica, di me stesso che ho sbagliato molto e, di certo, molto sbaglierò in futuro, perchè sbagliare è connaturato al fare. e io preferisco fare che non rimanere in attesa che le cose accadano, per quanto sia anche convinto che la vita ci birilla come palle da biliardo (Cit. Antenor Francesco Guccini). per altro, parola che mi piace usare come congiunzione testuale, con senso di, appunto, congiunzione, invece che in senso avversativo come si fa, con “ma”, “però” e, spesso negli anni scorsi, oggi un po’ meno, con l’abuso di “piuttosto che” nel sensodi “e anche” esempio: Cameriere che prende una ordinazione “potete avere pasta al pomodoro, al sugo di funghi, alla panna e salmone, piuttosto che alla spigola, o al prosciutto e formaggio. Mi sono perso nello scrivere, mi capita spesso, mi è sempre capitato e quindi non posso incolpare l’età… . Credo che spesso, queste forme di abusodi termini usati a sproposito nel discorso, tanto nello scritto che nel parlato, non siano dovute ad una scarsa proprietà di linguaggio, quanto piuttosto, ad una esigenza di “riempiere il vuoto” e ad parlare più di quanto serva davvero, una specie di logorrea, appunto dovuta all’horror vacui ed è da qui che, derivano anche altri intercalare, come “cioè” e il recente “e…quant’altro” .prima di deviare ancora, torno al punto. Sono in condizioni psichiche pessime, in una situazione socioeconomica disastrosa, non ho lavoro da quasi 5 anni, per la precisione dal 16 giugno del 2015. Ho conseguito una laurea triennale, lunga da prendere e comunque inutile anche se “trina” e sto cercando di prendere una specialistica, proprio in quantoho constatato, a pelle, sulla mia pelle, quanto sia inutile la laurea triennale, creata solo per consentire di dare lavoro alle università e per sfornare laureati con competenze pari a quelle di una buona scuola superiore, che per altro, non esiste da decenni, ma svuotate di qualunque sapere pratico ed utili solo ad immagazzinare gli studenti per tre, 5 o quantunque numero di anni ci vogliano per conseguirli e ritardare il loro ingresso nel mondo del lavoro,che anche quello non esiste più, cioè il mondo, esiste,è nuovo, ma esiste, è il lavoro che, diciamo, è in transizione da uno stato di equilibrio che prevedeva lavoro per la vita, ad uno nuovo che prevede lavori sempre diversi, e dun mercato del lavoro che, in Italia, non è mai veramente esistito, ma si sono sviluppate illusioni che esistesse, oppure la bassa manovalanza è stata incanalata in fenomeni criminosi come il caporalato, specialmente al sud, perchè, di fatto, il mondo è cambiato, nonostante i movimenti anti globalizzazione, che io vedo un po’ come un movimento di protesta contro l’invecchiamento… inutile e dannoso perchè fa credere che ci sia una alternativa, ed ora esco, consciamente fuori dal seminato, esprimendo la mia opinione che il mondo sia cambiato ma non perchè si è rimpicciolito  grazie all’esplosione della rete internet globale, grazie alla quale, tra l’altro, siete in grado di leggere queste righe ed io di scriverle, ma transeatQuanto,piuttosto, perchè sono scomparse alcune industrie e, in un mondo perfetto, se ne sarebbero create altre, ma nel caso italiano nello specifico questo non è avvenuto per, credo, le stesse ragioni che hanno portato al declino e alla caduta dell’impero romano: una popolazione invecchiata che non ha più stimoli per rinnovarsi e, rinnovandosi, comportare un rinnovamento del paese e, a caduta, del mondo circostante.

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