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giornalismo riflessioni

La Guerra inventata…2 min read

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E’ dai primi di marzo, quando è iniziata la fase degli arresti domiciliari per tutti gli italiani, che i giornalisti dei pricipali TG hanno deciso, credo ognuno in autonomia, senza un coordinamento, di raccontare le vicende delle zone rosse, inizialmente BErgamo e Codogno, poi i confini si sono modificati in itinere, come se si trattasse di zone di guerra e loro fossero degli inviati al fronte. I medici e gli infermieri sono diventati, nella narrazione generale, diciamo nello storytelling, per usare un termine in voga, soldati al fronte, spesso additati come uomini in trincea, in prima linea, solo che è tutta una invenzione in quanto, in una corsi di ospedale le condizioni sono molto differenti da quelle della trincea della prima guerra mondiale, che è il concetto comune di trincea, non c’è il fango, manca il filo spinato, mancano gli assalti di massa attraverso la terra di nessuno e sotto il fuoco battente delle mitragliatrici, e allora perchè chiamarla guerra? perchè, ipotizzo, la guerra porta con se una serie di connotazioni, vita dura in prima linea, sangue e morti, che fanno audience ed attirano l’attenzione degli ascoltatori, anche se in realtà le cose sono diverse, il virus, in quanto tale, è invisibile e quindi è complicato, per non dire inutile, pensare di sparargli contro, non ci sono le armi, al momento, per combatterlo, e, per di più gli eroi in prima linea che “rischiano la loro vita per gli altri” sono da lodare, ma è una situazione diversa dalla vita di trincea, dove c’erano proiettili nemici che volavano, facciamo un esempio limite, un infermiere o un medico che vengono colpiti dal Covid19, muoiono? non è detto, se sono sfortunati e si ammalano è possibile che, nel giro di vari giorni, muoiano magari perchè hanno qualche patologia concomitante, se permettete è diverso dalla situazione di un soldato che, sporgendosi da una trincea per osservare il nemico, viene colpito in testa e ricade nella trincea morto.Certo sentirsi inviati sulla linea di un fronte immaginario può far sentire l’inviato più coraggioso e temerario ma il rischio per la vita è comunque non immediato, un po’ come dire che Paolo Brosio quando era di vedetta davanti al tribunale di milano all’apice di mani pulite, era in prima linea… non mi sembra il caso. Anche i direttori dei TG forse farebbero bene a moderare le richieste agli inviati altrimenti si continua a spingere sull’acceleratore della infodemia che è scoppiata con l’inizio della epidemia.

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