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riflessioni

lq commercializzazione del tutto2 min read

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Ormai, specialmente su internet, che per molti è il rpimo approccio alla ricerca di qualsiasi cosa, ogni cosa viene fatta diventare oggetto di commercio, a partire dallo stesso funzionaento dei motori di riceerca, che vendono posizioni nelle serp e/o traducoo ogni ricerca in una congerie di proposte di merce più o meno collegata all’oggetto originale della ricerca, cerchi una città? ti vengono immediatamente proposti viaggi e tour turistici in quella città, voli per la città ecc. ecc., cerchi il numero di telefono di un medico?

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via ad una fila di altre informazioni su quel medico, basati sulla presunzione che se cerchi un ortopedico, allora ha sicuramente un osso rotto, o un dolore muscolare, se cerchi un allergologo hai, quasi per definizione una qualche allergia e via alle pubblicità di farmaci antiallergici ecc. ecc., cercare una qualsiasi cosa provoca una risposta orgiastica di risultati commerciali…. e cercare un brano musicale, idem, per non parlare delle forniture da ufficio, dalle più semplici, come carta e graffette, alle penne, è tutto un sovrapporsi di richiami all’attenzione di chi ha fatto la ricerca per convincerlo a cliccare e, trovare il prezzo più basso, oltre a inserire coookies che poi permettono ai motori di remarketing di seguire quella persona e riproporre altre pubblicità di quella stessa categoria di prodotti, hai cercato un libro?

scoprirai che proprio quel libro viene pubblicizzato anche sui tuoi social network?

E’ un complotto? ovvio che no, non è un complotto, è solo il combinato disposto della segmentazione degli utenti, della profilazione e delle sempre più sofisticate possibilità di targettizzazione offerte dalle piattaforme di online advertising, se hai cercato una scarpa, ne vedrai la pubblicità, insieme a quelle delle categorie correlate, ovunque per i mesi successivi, pensa un po’ se avessi cercato una bambola gonfiabile… Tutto questo è, secondo me, da ascrivere a una società sempre meno concreta e sempre più spinta alla virtualizzazione, e sempre più sganciata dalle cose concrete, ecco quindi che ogni, assolutamente ogni, interazione, diviene occasione per pubblicizzare qualcosa, agendo sulla base dell’idea della serendipity, ovvero la possibilità di trovare qualcosa che non stavi cercando e che, magari, nemmeno sapevi che esistesse. Come si combatte tutto ciò^ non ne ho la più pallida idea, ma qualcosa deve cambiare, intanto, con la pandemia e il lockdown in corso, il commercio elettronico è amentato, ovviamente, e quindi le persone sono e saranno ancor più sottoposte al bombardamento di pubblicità, allo stesso tempo i commercianti sono stati convinti che il commercio online sia la soluzione di tutti i loro problemi e che se avranno un sito internet con e-commerce, allora i loro problemi di fatturato saranno risolti, senza considerare che se l’economia è stagnante, la gente non ha soldi da spendere ne online ne nella realtà…

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