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Sociologia della leadership, Enrico Berlinguer

ho sostenuto a giugno, l’esame di Sociologia della Leadership, nel corso di laurea magistrale in Sociologia e Ricerca Sociale all’università di Firenze, al quale sono iscritto da settembre 2018, prima che qualcunosollevi l’obiezione, una magistrale dura due ani, quindi avrai già finito, rispondo, vi posterò la ricetta di un piatto che vi consiglio caldamente: la padellata di cazzi vostri!, non mi sono ancora laureato e mi ci vorrà ancora almeno un anno, forse due o più ma, ripeto, è un problema mio. comunque ho deciso di pubblicare la tesina che ho scritto come parte dell’esame predetto e che ho deciso di fare, appunto, su Enrico Berlinguer, perchè proprio Berlinguer? perchè non lo conoscevo e, in questo modo, mi sono obbligato a studiarlo, di seguito il testo:

Sociologia della Leadership, candidato Carlo Amoretti matr. 7017908- CDL Magistrale in sociologia e Ricerca Sciale- Curriculum Società contemporanea, mutamento e globalizzazione

Carriera nel partito

1956 Alla fine del’anno il PCI dovette affrontare le ripercussioni del XX congresso del PCUS, del processo di destalinizzazione e dell’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata Rossa. All’VIII Congresso del partito Berlinguer scelse una posizione defilata e dimessa, omettendo riferimenti all’URSS e concentrandosi sulla convinta difesa della politica postbellica dei comunisti italiani.

Nel corso dello  stesso anno si esaurì, non senza amarezza, l’esperienza di Berlinguer in una FGCI che in forte calo di iscritti negli ultimi due anni (-70.000). Alla guida dell’organizzazione giovanile subentrò Renzo Trivelli. 

957 Nonostante il diffuso giudizio sulla statura politica di Berlinguer, in quei mesi la sua stella è  in declino e Berlinguer viene spostato ad un incarico secondario, divenendo il responsabile dell’Istituto delle Frattocchie, la scuola quadri del partito situata in Provincia di Roma nella zona dei Colli Albani.

1957, dopo il matrimonio Berlinguer si trasferIsce con lA MOGLIE a Cagliari; era stato infatti scelto come vicesegretario regionale del PCI in Sardegna dopo il disastroso risultato ottenuto nell’isola dai comunisti alle Elezioni regionali, nelle quali il partito si era fermato al 17,6% dei voti. 

Nei pochi mesi di permanenza in Sardegna Berlinguer estese l’organizzazione del PCI nell’Isola, con la costituzione della Federazione della Gallura, con sede a Tempio Pausania, e si occupò dell’edizione sarda de l’Unità.

1958  in estate Berlinguer torna a Roma insieme alla moglie,  chiamato da Togliatti e dal vicesegretario Longo per collaborare con quest’ultimo nella direzione dell’Ufficio di segreteria  insieme a Salvatore Cacciapuoti, operaio metallurgico, già segretario della federazione napoletana.

1960 Si svolge a Roma il IX Congresso del partito, svoltosi a Roma tra il 30 gennaio e il 4 Enrico fa il suo ingresso a pieno titolo in Direzione e assume l’incarico dell’organizzazione. Insieme a lui, oltre a Togliatti e Longo, c’erano Giorgio Amendola, Giancarlo Pajetta, Pietro Ingrao ed Enrico Bonazzi.

1961 a Berlinguer intervenne in una riunione del Comitato centrale con una relazione che rivendicava l’autonomia del partito italiano dalvPartito Sovietico (PCUS). Questo durante la fase di tensione che seguì il XXII Congresso del PCUS, in cui Chruščёv aveva inaspettatamente accentuato i toni, riaprendo e aggravando il processo a Stalin. Morto ormai da  otto anni.

1962 Al X Congresso, tenutosi  FINE a Roma a fine annoBerlinguere fece un altro passo avanti nella dirigenza del partito: riconfermato in Direzione, divenne  anche membro della Segreteria e responsabile dell’Ufficio di segreteria. Quest’ultimo incarico, che avrebbe tenuto  per i successivi             uattro anni, fece di lui il diretto esecutore di tutte le risoluzioni prese dalla Segreteria. Assunse inoltre l’importante ufficio delle relazioni estere.

Intanto Chruščëv si trovava in grandi difficoltà all’interno del suo partito dopo l’insuccesso nella gestione della crisi dei missili di Cuba e a fronte del malcontento generato dai problemi dell’economia sovietica, ed in particolare dell’agricoltura.[62] 

1964 a ottobre, all’indomani della morte di Togliatti a Jalta,  fu portata a termine l’iniziativa, guidata da Leonid Brežnev e altri dirigenti del PCUS e del KGB, che portò alla deposizione del leader sovietico,[62] ufficialmente per motivi di salute.[64]

1964  Una delegazione del PCI composta da Berlinguer, Paolo Bufalini ed Emilio Sereni si recò a Mosca per avere dei chiarimenti in merito alla destituzione di Chruščёv. Il 30 ottobre si avviarono i colloqui: in rappresentanza del PCUS vi presero parte i membri del Praesidium del Comitato centrale Michail Suslov e Nikolaj Podgornyj insieme a Boris Ponomarëv,  «il cane da guardia messo dal Cremlino a sorvegliare il grande gregge dei partiti comunisti non al potere»nella definizione di . Berlinguer illustrò i dubbi del PCI riguardo ai metodi e le posizioni del PCUS, incluso il metodo di allontanamento di Chruščёv, che aveva sollevato nel partito italiano «riserve, perplessità e interrogativi». Berlinguer sottolineò inoltre la necessità di «liberarsi da ogni nostalgia» e trovare «una unità che riconosca come inevitabili ed ammetta le differenze, senza che questo debba dar luogo a condanne».La mattina seguente partecipò all’incontro anche Brežnev, che partecipò a una breve seduta finalizzata alla stesura di un comunicato neutro. Al ritorno, Berlinguer lesse ai giornalisti -che lo attendevano all’aeroporto di Fiumicino- una breve nota che spiegava come la delegazione italiana avesse «informato ampiamente i compagni sovietici delle reazioni e  delle preoccupazioni che ha suscitato nell’opinione pubblica del nostro paese la sostituzione del compagno Chruščёv. Con grande franchezza», aggiunse, «abbiamo inoltre esposto ai compagni del Pcus le perplessità e le riserve che il modo in cui i mutamenti sono stati annunciati e presentati ha sollevato nel nostro partito».

1966 Agli inizi dell’anno si tenne a Roma l’XI Congresso del PCI, durante il quale vennero riaffermati i temi della lotta per la pace, della distensione, della coesistenza pacifica e del disarmo, con l’obiettivo prioritario dell’organizzazione di un grande movimento unitario. Si trattò del primo congresso dopo la morte di Togliatti e si tenne in un contesto di elevata tensione internazionale, legata soprattutto alla guerra del Vietnam, mentre la fase “riformatrice” del centro-sinistra appariva esaurita. Al termine dei lavori Berlinguer non rientrò nella Segreteria nazionale, diventando invece segretario regionale del Lazio. Inoltre Entrò a far parte dell’Ufficio Politico, nuovo organismo voluto da Giuseppe Longo,nuovo segretario, E organo intermedio tra la Segreteria e la Direzione. In quel periodo, e fino al 1968, ebbe l’occasione di sviluppare l’esperienza internazionale attraverso alcune missioni per conto del PCI in Vietnam,[10] Cina, Corea del Nord e di nuovo a Mosca.

1968 Alle elezioni politiche del maggio la Direzione del PCI decise di candidare Berlinguer capolista nel Lazio (a verbale risulta il suo unico voto contrario alla candidatura).  Berlinguer risultò eletto con e divenne per la prima volta deputato (con 150 000 preferenze). Le elezioni costituirono un decisivo successo comunista e una secca sconfitta per il Partito socialista unificato: il partito guidato da Longo riuscì a ottenere 11 seggi in più rispetto alle elezioni di cinque anni prima. Mentre i socialisti ne persero 29. Buono fu anche il risultato della Democrazia Cristiana, che conseguì 6  seggi in più rispetto alle elezioni precedenti.

A novembre di Berlinguer fu di nuovo a Mosca su invito del PCUS, alla testa di una delegazione composta da Bufalini, Colombi, Cossutta e Galluzzi, mentre gli interlocutori, assente Brežnev in visita ufficiale a Varsavia, erano guidati da Andrej Kirilenko.

1969 Al XII Congresso, svoltosi a Bologna, a seguito del peggiorare delle condizioni di salute del sessantottenne Longo, parzialmente invalido a seguito dell’ictus che lo aveva colpito alla fine del 1968, si pose il problema di affiancare al leader un vicesegretario che subentrasse gradatamente alla guida del partito. Al segretario generale della CGIL Agostino Novella e al responsabile dell’Ufficio di segreteria Cossutta fu affidato l’incarico di sondare i membri della Direzione, a cui venne chiesto di esprimere una preferenza fra Berlinguer e  Napolitano. La larga maggioranza del gruppo dirigente scelse Berlinguer. All’inizio di giugno Berlinguer tornò di nuovo a Mosca come delegato, con Cossutta e Bufalini, alla Conferenza internazionale dei partiti comunisti. Li accompagnavano anche Galluzzi, Michelino Rossi, Boffa e Mechini. I lavori furono aperti il giorno 5 dal discorso di Brežnev, mentre Berlinguer tenne il suo intervento mercoledì 11 giugno.

 In quell’occasione il vicesegretario del PCI tenne quello che sarebbe stato ricordato come «il più duro discorso mai pronunziato a Mosca da un dirigente straniero». Tra l’altro, Berlinguer disse: «Noi respingiamo il concetto che possa esservi un modello di società socialista unico e valido per tutte le situazioni. In verità le stesse leggi generali di sviluppo della società non esistono mai allo stato puro, ma sempre e solo in realtà particolari, storicamente determinate e irripetibili. Contrapporre questi due aspetti è schematico e scolastico e significa negare la sostanza stessa del marxismo».

La segreteria

1972 Lunedì 13 marzo al Palalido di Milano si aprì il XIII Congresso del PCI.  Berlinguer lesse la relazione introduttiva di fronte ai 1 043 delegati, che rappresentavano 1 521 028 iscritti. Al termine del congresso venne eletto segretario nazionale del partito, mentre due mesi più tardi le elezioni politiche videro la sua rielezione a deputato (230 000 preferenze).

1973 All’inizio di ottobre Berlinguer si recò in Bulgaria per incontrare il capo di stato Todor Živkov. I colloqui non procedevano benissimo, tanto che Berlinguer decise di accorciare la permanenza. Mercoledì 3 ottobre mentre si dirigeva verso l’aeroporto di Sofia a bordo di un’auto preceduta da una scorta di polizia e seguita da una terza macchina con a bordo i dirigenti del PCI che avevano accompagnato il segretario. All’improvviso l’auto dove viaggiavano Berlinguer e i suoi accompagnatori fu investita da un camion militare. L’incidente provocò la morte dell’interprete e il ferimento grave di due dirigenti del Partito comunista bulgaro che viaggiavano con Berlinguer, che rimase ferito a sua volta.  Nel 1991 Emanuele Macaluso, senatore del Partito Democratico della Sinistra ed ex dirigente comunista, rilasciò un’intervista a Panorama dichiarando che il segretario del PCI, appena rientrato a Botteghe Oscure, gli avrebbe rivelato il sospetto che si fosse trattato in realtà di un “falso incidente”, orchestrato ad arte dal KGB e dai servizi segreti bulgari per celare un tentativo di omicidio dello  scomodo alleato italiano.

Compromesso storico ed eurocomunismo

Dopo la convalescenza seguita alle ferite riportate, Berlinguer scrisse tre famosi articoli “Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni”, “Via democratica e violenza reazionaria e” “Alleanze sociali e schieramenti politici” per la rivista Rinascita nei quali  abbozzavanla proposta del “compromesso storico” come soluzione preventiva dinanzi a possibili derive istituzionali di tipo sudamericano. Poche settimane prima, l’11 settembre, si era infatti consumato il golpe in Cile che aveva portato al rovesciamento del governo di sinistra di Salvador Allende ad opera del generale Augusto Pinochet.

Nell’ultimo dei tre articoli, pubblicato il 12 ottobre, si legge: «Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51 per cento dei voti e della rappresentanza parlamentare , questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51 per cento. Ecco perché noi parliamo di una “alternativa democratica” piuttosto che di una “alternativa di sinistra”. Cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico.

(…) La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande “compromesso storico” tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano» Iniziarono così a delinearsi le caratteristiche della segreteria Berlinguer: da un lato il tentativo di collaborare con la Democrazia Cristiana nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che il leader del PCI considerava indispensabili, Peraltro aveva già prefigurato un futuro non molto dissimile da quello che viviamo oggi Casa per casa Strada per Strada, la Politica delle Idee pag 133, 134 (2019 Zolfo Editore); dall’altro la volontà di rappresentare un nuovo comunismo indipendente dall’URSS, che in seguito sarebbe stato chiamato “eurocomunismo“, intendendo con tale termine il rapporto che avrebbero avuto i partiti comunisti italiano Francese e Spagnolo  dal 1975 in poi, con l’obiettivo di distanziarsi dal sistema sovietico e rivendicare maggiore autonomia da Mosca.

La proposta politica del compromesso storico sviluppava il tradizionale indirizzo di Togliatti, elaborato durante la Resistenza e il dopoguerra, rivolto a realizzare una stabile alleanza di governo fra le grandi forze popolari (DC, PCI e PSI), ma con alcune novità: da un lato la volontà di reagire ad una tensione internazionale drammatica che aveva portato all’appoggio americano al cruento colpo di Stato in Cile, dall’altro la prima ricerca di elementi programmatici nuovi da ascrivere al compromesso, come l'”austerità” nel consumo, in risposta all’emergere della questione ecologica.  Dal 18 al 23 marzo 1975 si svolse al Palazzo dello Sport di Roma il XIV Congresso del PCI, ribattezzato dai giornali il “congresso del compromesso storico”, ma già nella seconda giornata dei lavori Amintore Fanfani decise di ritirare la delegazione DC a causa delle ingerenze nelle elezioni portoghesi da parte del PCI: il partito italiano aveva infatti avuto un ruolo nella decisione del Consiglio militare della rivoluzione di escludere dalla consultazione il Partito democratico cristiano, responsabile di un tentato golpe.  Domenica 15 e lunedì 16 giugno si tennero le Elezioni regionali e amministrative, cariche di significato politico: furono infatti quaranta milioni gli italiani alle urne per rinnovare i consigli di 6 345 città, 86 province e 15 regioni a statuto ordinario; inoltre per la prima volta votarono anche i diciottenni. L’esito segnò una sostanziale vittoria delle sinistre, in particolare dei comunisti, che ottennero una media nazionale del 33,4%, con la DC al 35,4% e il PSI al 12%. Nel corso del 1976 Berlinguer precisò il proprio pensiero in due significative interviste: nella prima, curata da Carlo Casalegno per alcuni importanti quotidiani europei (La StampaDie WeltLe MondeTimes), il segretario del PCI ribadì la scelta democratica e l’autonomia della politica del partito italiano; nella seconda, firmata da Gianpaolo Pansa sul Corriere della Sera del 15 giugno, Berlinguer si soffermò invece sul rapporto tra l’Italia e la NATO e sull’atteggiamento dei comunisti verso l’Alleanza Atlantica. Fu invece in un incontro in Francia con il segretario del PCF Georges Marchais, il 3 giugno, all’indomani del XXV Congresso del PCUS, che Berlinguer nominò per la prima volta l’eurocomunismo.[98]

Alle Elezioni politiche svoltesi domenica 20 e lunedì 21 giugno uscirono vincitori sia la DC che il PCI: la prima infatti riuscì a guadagnare 1 297 000 voti rispetto alle elezioni precedenti, mentre i comunisti crebbero di ben 3 545 000 rispetto a quattro anni prima. I voti dei socialisti restarono invece sostanzialmente invariati.

Il 14 ottobre 1977 Berlinguer scrisse una lettera a monsignor Luigi Bettazzivescovo di Ivrea, che segnò una significativa apertura al mondo della chiesa. Nel testo si legge: «Nel PCI esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch’esso dunque non teista, non ateista, non antiteista».

Poco dopo si tennero a Mosca grandiose celebrazioni per il 60º anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, a cui Berlinguer prese parte con Antonio RubbiNilde IottiAntonio Roasio e Luciano Guerzoni, costituendo una delle 123 delegazioni presenti in rappresentanza di partiti comunisti, di partiti socialisti, di movimenti di liberazione, di sindacati, di stati. Il segretario del PCI nell’occasione disse, tra l’altro: «L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l’intesa con altre forze d’ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale».[100]

All’inizio del 1978 venne programmato per il mese di maggio un viaggio di Berlinguer negli Stati Uniti che non avrebbe avuto luogo. Intanto il 5 gennaio Berlinguer, accompagnato da Luciano Barca, incontrò Aldo Moro in casa di un consigliere di quest’ultimo,  Il 26 gennaio il Comitato centrale del partito sottolineò l’esigenza di una partecipazione diretta del PCI al governo del paese, posizione ribadita da Berlinguer nei successivi incontri per la formazione del governo. In un successivo incontro tra i due segretari, svoltosi il 16 febbraio, Moro affermò che avrebbe sostenuto presso i gruppi parlamentari democristiani la necessità dell’ingresso a pieno titolo del PCI nella maggioranza governativa. Le trattative furono tuttavia vanificate dagli eventi successivi. Il rapimento di Moro del 16 marzo 1978 fu commentato così da Berlinguer, cui a seguito dell’avvenimento venne affidata una scorta: «Il momento è tale che tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l’attacco eversivo sia respinto: con saldezza di nervi, non perdendo la calma, ma anche adottando tutte le iniziative e tutte le misure opportune per salvare le istituzioni e per garantire la sicurezza e l’ordine democratico». Il presidente della Democrazia Cristiana venne ucciso il 9 maggio, mentre il 15 giugno il Presidente della Repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi a causa delle accuse, poi rivelatesi infondate, riguardanti lo Scandalo Lockheed e fu sostituito l’8 luglio da Sandro Pertini.[97]

In un contesto aggravato dall’uccisione, il 24 gennaio 1979, del sindacalista Guido Rossa da parte delle Brigate Rosse,[102] il PCI celebrò il suo XV Congresso[103] e subì poi una dura sconfitta alle elezioni anticipate del 3 giugno: il partito scese dal 34,4 al 30,4% dei voti, a fronte del 38,3% ottenuto dalla DC alla Camera.[104] I comunisti persero voti tra i giovani, i ceti professionali e gli strati sociali disagiati. Berlinguer venne comunque eletto a Roma con oltre 238 000 preferenze[106] e una settimana più tardi divenne europarlamentare; alle elezioni europee il PCI ottenne il 29,5%, i democristiani il 36,4% e i socialisti l’11%.[107]

All’inizio di gennaio del 1980 l’intervento sovietico in Afghanistan[97] fu condannato dalla Direzione del PCI e portò Berlinguer a definire l’Unione Sovietica “una potenza imperialista al pari degli Stati Uniti.” Nello stesso anno le Elezioni regionali e quelle amministrative videro un grande avanzamento del PSI, che raggiunse il 13,3% dei voti, mentre il PCI rimase stabile al 31,1.

Berlinguer con Giorgio Napolitano

1980           La seconda parte dell’anno fu caratterizzata dagli effetti della crisi della FIAT, con la messa in cassa integrazione di migliaia di dipendenti e l’annuncio di quasi 15 000 licenziamenti. Queste misure portarono a uno sciopero che raggiunse il suo apice il 26 settembre quando Berlinguer, parlando davanti al cancello 5 di Mirafiori, promise l’appoggio del Partito comunista anche qualora si fosse arrivati ad occupare la fabbrica. La battaglia sindacale, che portò alla caduta del secondo governo Cossiga, si protrasse per 35 giorni ma si concluse con un accordo favorevole all’azienda dopo la cosiddetta “marcia dei quarantamila” del 14 ottobre.[110]

A novembre Berlinguer, in visita a Salerno dopo il terremoto in Irpinia, ridefinì la politica comunista dell’alternativa democratica rovesciando il compromesso storico e preconizzando un governo senza i democristiani. Tra gli episodi che spinsero il segretario del PCI ad abbandonare la linea della solidarietà nazionale, la notizia del coinvolgimento di politici democristiani, socialdemocratici e socialisti nella prolungata truffa petrolifera emersa a seguito dell’arresto a  dell’ex comandante generale della Guardia di Finanza Raffaele Giudice. La corruzione e il malcostume che dominavano i partiti di governo furono duramente condannati da Berlinguer in un’intervista, concessa ad Eugenio Scalfari e pubblicata su La Repubblica di martedì 28 luglio 1981, che apriva la cosiddetta “questione morale”. In essa si legge: «I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la RAI, alcuni grandi giornali».[112]Lo strappo con l’URSS  Il 12 ottobre 1980 Berlinguer incontrò Fidel Castro in un colloquio durato sette ore, in cui il leader cubano si confermò alleato fidato dell’Unione Sovietica e ostile alla Cina che, «passata dalla parte dell’imperialismo, ha una posizione controrivoluzionaria». Due mesi più tardi si consumò vlo strappo tra PCI e URSS, a seguito delle vicende polacche, che si avviavano ad una ripetizione potenziale dei fatti di Ungheria di quasi 30 anni prima.  Il 15 dicembre Berlinguer, ospite della rubrica televisiva Tribuna politica, disse: «Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società dell’est europeo è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha la sua data d’inizio nella Rivoluzione socialista dell’Ottobre 1917. Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità; e che d’altra parte vi sia tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti e debbono essere abbandonati e del resto sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, centrata su un tema che non era centrale in Lenin. Il tema su cui noi ci concentriamo è quello dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche, quali sono le società dell’occidente europeo. Da questo punto di vista, noi consideriamo l’esperienza storica del movimento socialista nelle due fasi fondamentali: quella socialdemocratica e quella dei paesi dove il socialismo è stato avviato sotto la direzione di partiti comunisti. Entrambe vanno superate criticamente con nuove soluzioni, cioè con quella che noi chiamiamo la terza via, terza rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e ai modelli dell’Est europeo».[24] Il 29 dicembre le ragioni dell’autonomia da Mosca e le critiche ai Paesi del socialismo reale furono ribadite dal segretario del PCI al Comitato centrale. Nella stessa sede,.

Il 30 aprile Berlinguer, partecipando ai funerali di Pio La Torre, ucciso dalla mafia, illustrò le proposte del partito contro l’installazione in Italia dei missili Cruise

 1983 fu caratterizzato dal XVI Congresso del PCI, in cui Berlinguer venne ieletto nuovamentesegretario, e dalle elezioni politiche di giugno, che videro un grosso arretramento della DC, il PCI stabile al 30% e un avanzamento del PSI. Berlinguer viene inoltre eletto, per la quarta volta nel collegio elettorale di Roma con oltre 221 000 preferenze.

1984 Berlinguer stava tenendo un comizio, il 7 giugno, a Padova nell’ambito della campagna elettorale per le elezioni europee. Durante il discorso fu colpito da un ictus che lo costrinse a una pausa mentre si apprestava a pronunciare la frase:

“Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, per azienda.”

pur palesemente provato dal malore, continuò il discorso fino alla fine, nonostante che anche la folla, gridasse: «Basta, Enrico!». Alla fine del comizio rientrò in albergo, dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all’ospedale Giustinianeo e ricoverato in condizioni drammatiche. La famiglia ed alcuni esponenti del partito furono convocati per l’ ultimo Addio,  Morì l’11 giugno per emorragia cerebrale.  Il comunicato del sovrintendente sanitario dell’ospedaleaffermò che il politico sardo era venuto a mancare alle 12:45.

5 Lo Stile di Leadership

Vista la lunga Militanza di Berlinguer nel partito, a partire  dal 1944, era difficile che in un qualsiasi momento della sua carriera, potesse giocare, credibilmente, la carta del presentarsi come “outsider” anche se, talvolta è stato presentato come tale per  posizionarlo come faceva comodo alle strategie di Togliatti, prima, e di Longo, poi, nei giochi interni al partito, in particolare durante la lunga partita giocata a cavallo degli anni 50 e 60 dal PCI  per l’indipendenza dal PCUS, rivendicando principalmente l’indipendenza dal PCUS inizialmente in seguito ai fatti di Ungheria nel 1956. E poi definitivamente agli inizi degli anni ’80 quando fu sancita l’indipendenza definitiva.

 Berlinguer, personalmente, non ha mai ambito a posizioni  di potere, anzi, in quasi tutte le occasioni che si sono presentate, si è dimostrato contrario anche fino al punto di astenersi dal voto o di votare perfino contro se stesso, Berlinguer non ha, infatti, mai dimostrato particolari ambizioni di ascendere al Potere, probabilmente per il suo carattere. Allo stesso modo non ha mai dato l’idea di voler apportare particolari cambiamenti nella politica italiana, limitandosi all’ambito del partito, dove ha sempre insistito sull’importanza dell’unità del partito, o l’unità di Fronte con la DC dopo il “compromesso storico”- esperimento a cui ha messo fine il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nel1978

Ritengo che Enrico Berlinguer vada inserito nella categoria dei Leader Ideologici. Pur dimostrando, spesso, anche tratti di Pragmatismo contemperati con una vasta sensibilità all’aspetto cooperativo in quanto ha sempre sentito l’esigenza di spiegare il proprio punto di vista, piuttosto che imporlo e in questo modo, spesso, convincendo anche l’interlocutore, un esempio preminente di questo aspetto è la vicenda de Il Manifesto, nella quale ha provato più volte a comporre le istanze delle parti, prima di rispondere con pragmatismo e tenendo fede alle conseguenze da lui stesso prospettate con l’espulsione dei “dissidenti” dopo vari tentativi di ricondurli nel partito a seguito della prospettiva di distacco per pubblicare, appunto, “Il Manifesto” nel 1968-69 che terminerà con la Radiazione di Rossana Rossanda decisa dal XII° Congresso del PCI, tenutosi a Bologna nel 1969.

Psicologia del Leader,

Sulla Psicologia di Berlinguer sono state fatte innumerevoli considerazioni ed ipotesi, tutte basate, come del resto necessario in quanto nessuno ha avuto accesso diretto a Berlinguer sia in vita che, a maggior ragione, dopo la sua morte. Sulle pochissime interviste che Berlinguer ha rilasciato e sulle testimonianze di compagni di partito, ma anche di avversari e del suo segretario Tonino Tatò. Che lo ha affiancato dal 1079 al 1984.

Big Five:

1) Energia Estroversione -Elevata Energia ma Estroversione limitata, al punto da giudicarlo quasi introverso, specialmente in alcune fasi della sua carriera politica, quando Berlinguer ha assunto atteggiamenti che hanno fatto portare alcuni a giudicare il suo atteggiamento “Ascetico”.

2)Amicalità/Coscienziosità la Coscienziosità di Berlinguer, insieme all’operosità non possono essere messe in dubbio, in quanto ci sono numerose testimonianze del suo lavorare indefessamente a completare i compiti assegnati o, più spesso, autoassegnati, come l’abitudine a scrivere da solo i propri discorsi in occasione di interventi in numerosi congressi e l’abitudine, quasi ossessiva, di annotare tutte le cose ritenute importanti su una serie di quaderni o taccuini.

4) Stabilità Emotiva

5) Apertura Mentale: Berlinguer non era Anticonformista e neppure conformista, quanto piuttosto era molto aperto al nuovo e orientato al futuro, come dimostrano le sue ipotesi di aperura alle opportunità e di informazione verso la tecnologia futura (cfr Casa per casa Strada per Strada, la Politica delle Idee pag 133, 134 (2019 Zolfo Editore).

Conclusioni

A fronte della politica attuale, totalmente priva di idee e di ideologie, e che  ormai si basa solo su una alternanza pratica di chi è la “Casta”, finché una nuova tornata elettorale non cambia gli equilibri e costringe a individuare una nuovo equilibrio, a seconda dei casi, dei ruoli e di “a chi tocca essere Casta” al momento in cui scrivo “Aprile 2020” Tocca al PD con una frazione di M5S che formano un governo tutt’altro che guidato da una qualsiasi ideologia ma piuttosto, simile ad  un gruppo di naufraghi che cerca di stare a galla su una zattera che la tempesta rappresentata dall’emergenza COVID19 ha minacciato di far affondare, in varie occasioni. Ovviamente, Salvini, da una Parte, e Giorgia Meloni dall’Altra, sperano che affondi con l’illusione di poterli sostituire al Governo. Circondati da varie fazioni di Partiti ormai minoritari che stanno “a bordo campo” in attesa che sia il loro momento. In questa situazione La “Politica delle Idee”- o quantomeno l’ombra di una qualche idea che vada oltre il “sopravvivere e mantenere la Poltrona fino alla pensione”- di Enrico Berlinguer fa sentire fortemente la sua Mancanza, a quasi 40 anni (36 per la precisione) dalla sua scomparsa.

Va anche considerato che il mondo attuale è completamente differente da quello in cui ha vissuto Berlinguer e nel quale è scorsa la sua parabola di vita e di politica, alcune opzioni che sono valide per i leader attuali non esistevano fino a pochi anni fa e non erano nemmeno ipotizzabili, ad esempio la strategia del Going Public su una qualche istanza o posizione è un fenomeno del “mondo attuale” e non è pensabile nel contesto degli anni 50 del 20° secolo. In quanto l’opinione pubblica e quella politica, si formavano in modalità  molto differenti, principalmente mediante la carta stampata e senza gli effetti moltiplicatori delle attuali dinamiche di rete, ma inesistenti prima del boom dei social network (a partire dal 2008) e prima della migrazione di buona parte della popolazione dal Personal Computer allo Smartphone come piattaforma principale dell’informazione, possibile solo dopo il 2009 con la diffusione, appunto, degli smartphone. Che fino ad allora non esistevano ancora e che quindi possiamo considerare, soprattutto nella loro diffusione globale, un fenomeno proprio degli anni ’10 del 21° secolo.

Bibliografia

Enrico Berlinguer Casa per Casa, Strada per Strada, La Politica delle Idee di Pierpaolo Farina Zolfo Editore 2019.

Enrico Berlinguer : antologia di scritti e discorsi (1969-1984) – a cura di Graziella Falconi

Pubblicazione: Frattocchie : Istituto Studi comunisti P. Togliatti, 1984

Enrico Berlinguer Francesco Barbagallo Carocci 2014


[1] Il Primo Smartphone, “Apple® Iphone®” è stato presentato al pubblico il 9 gennaio 2007 in occasione del MAcWorld di quell’anno.